
|
Il nonno lo assiste il cane-robot
di Massimiliano Crippa
29 ottobre 2000. Piccoli automi parlanti a forma di orsi, gatti e perfino tigri saranno i futuri compagni degli anziani giapponesi, il cui numero, come accade in molti paesi, è in progressiva crescita. Un microprocessore piloterà i robot perché interagiscano col padrone pronunciando, magari, un cordiale buongiorno. Al posto degli occhi ci saranno due piccoli schermi a cristalli liquidi in grado di mimare un'aria sorridente o un'espressione assonnata. Nella versione full-optional, magari, potrebbe essere inserito un telefono cellulare che permetterà la sorveglianza ininterrotta degli anziani che vivono soli: un lungo periodo di silenzio del padrone attiverà l'automa che chiamerà al cellulare i parenti o l'ambulanza avvisandoli di una possibile emergenza. Sembra ancora impossibile? E invece, dimenticati ormai i trionfi del Tamagotchi, il Giappone ha lanciato sul mercato mondiale nel giugno 1999 il primo cane-robot. L'ultimo nato dello zoo elettronico è della Sony. Il nome del nuovo concentrato di alta tecnologia è Aibo, sigla inglese per "Artificial intelligence robot", ma anche parola giapponese che significa "compagno". Il robot è lungo 27 centimetri, alto 26, pesa poco meno di un chilo e mezzo, ed è dotato di una microtelecamera e di sensori per recepire gli stimoli esterni e di un altoparlante miniaturizzato attraverso il quale può abbaiare e addirittura cantare, in inglese o in giapponese. Ma l'animale sarà anche in grado di esprimere "diverse emozioni" e "crescere con l'apprendimento", sempre che il padrone gli dedichi il tempo e le attenzioni dovute. Il robot è stato inizialmente commercializzato solo in 5.000 esemplari, di cui 3.000 in Giappone e 2.000 negli Stati Uniti, a un prezzo di 250.000 yen. Lo stock per il mercato giapponese è stato venduto su Internet nel giro di 20 minuti, tra lo stupore perfino della multinazionale giapponese che sperava in un successo, ma forse non immaginava che ci fosse un vero e proprio assalto. Gli esemplari per il mercato statunitense sono andati a ruba in quattro giorni. L’animale virtuale può essere portato al guinzaglio. Se accarezzato, dà la zampa e scodinzola. Aibo sa distinguere una carezza da un rimprovero. Ma non capisce gli ordini vocali e per questo la Sony ha messo a punto un telecomando, che amplia le sue capacità. Può fare tutto ciò che fa un cane vero, tranne mordere e fare i propri bisogni. Passa molto tempo a giocare con una palla arancione (per ora è l'unico colore che è in grado di riconoscere) e voi potete ovviamente giocare a palla con lui. Quando siete stufi, lo potete lasciare solo. Un cucciolo di Aibo non sa camminare, non è capace a dimostrare il suo affetto, non risponde se viene chiamato e non riporta la palla. Ma è in grado di impararlo crescendo: gradualmente riesce a esprimere emozioni, a correre, rotolarsi, scondinzolare. Secondo la Sony, un Aibo può raggiungere la piena maturità dopo circa tre mesi, ma naturalmente la velocità di apprendimento dipende dall'ambiente in cui cresce. Insomma, come ogni cane in carne e ossa, avrà un carattere diverso a seconda di come verrà educato. Osserva le situazioni e memorizza. Se viene sgridato, per esempio, mentre sta guardando una pallina, dopo un po' non gli piacerà più, e quando gli verrà mostrata una seconda volta diventerà di cattivo umore fino ad arrabbiarsi. Al contrario, se viene elogiato davanti alla sua palla, inizia a scodinzolare e lo farà ogni volta che la rivedrà. Ma essendo di metallo, non potrà darvi il calore di un animale vero. Bravissimo ad abbaiare e scodinzolare, non sa che cosa voglia dire passare la lingua sulla faccia del padrone. Il primo cagnolino-robot della storia è un'amabile creatura a mezzo servizio. Seppur definito "affettuoso e vivace", resta un tontolone confinato ai margini dalla razza canina "vera". Con una pelle argentata, lunghe orecchie e coda affilata, oltre a un muso a visiera con occhi lampeggianti: verdi quando è di buon umore, altrimenti rossi di rabbia. Insomma, un livello di realismo tale da renderlo piacevolmente ridicolo. Un passo avanti rispetto al Tamagotchi è l'eliminazione dell'irrealistico bottone di reset. Ma a Tokyo sperano che sia la prima macchina semi-intelligente di cui si riesca ad innamorarsi. La prospettiva, secondo i responsabili del gruppo giapponese, è quella di aprire con Aibo un nuovo mercato dei robot per il divertimento. "Cammina e gioca, si siede e si stira. E prova emozioni e istinti, oltre ad avere la capacità di imparare", spiega la Sony, che ha comunque bruciato la concorrenza di parecchio. La Matsushita Electric, per esempio, è ancora indietro con il proprio gatto-robot (probabilmente la produzione comincerà nel 2001), mentre l'americana Is Robotic studia "esseri sensoriali" che sfruttano la stessa tecnologia di "Sojourner", la celebre sonda esplorativa marziana. Anche in questo caso si tratta di prototipi, alle prese con problemi che, dopo sei anni di ricerche, solo la Sony è riuscita a risolvere pienamente. Primo problema, eliminare le antiestetiche ruote testate in precedenza e far camminare e correre Aibo sulle quattro zampe. Secondo, un programma che gli consente di spostarsi in ambienti sconosciuti, riconoscendo una serie di ostacoli. Per esempio, Aibo non solo evita di mordicchiare i mobili di casa, ma sa anche come evitarli. Terzo elemento, quello probabilmente decisivo: i designer sono riusciti a strappare ad Aibo l'aura di mostro e a conferirgli il look rassicurante di simpatico giocattolone per famiglia. Dicono che con lui si riesca a stabilire un certo affettuoso rapporto, un quasi-dialogo addirittura, dato che Aibo agisce secondo una logica animal-elettronica che incrocia sei emozioni (felicità, tristezza, rabbia, sorpresa, paura e antipatia) con quattro istinti di base (affetto, curiosità, irrequietezza e appetito). Seppure lontano dalle furbizie dei fratelli biologici, quando ha fame se ne accorge, eccome. La sua è fame di energia elettrica e Aibo si accomoda nella cuccia attrezzata con spina di ricarica, in attesa che qualcuno, impietosito, gli accarezzi il microsensore piazzato sul muso. In fondo, si accontenta di poco. E in più non sporca e non mette in disordine la casa (virtù apprezzate in particolar modo negli appartamenti nipponici e forse ragioni del suo successo presente e futuro). E' stato un decisivo test di mercato, con copie a tiratura limitata, attrazioni soprattutto per collezionisti. Confrontando Aibo con i loro pastori tedeschi, i primi clienti americani non si sono lasciati intenerire e come prima cosa hanno chiesto: "Ma come se la cava ad afferrare il giornale e a portarmelo in poltrona?". Una volta il massimo per i bambini erano le automobili telecomandate, i trenini, e i cani (quelli veri) erano i migliori amici dell'uomo. Oggi, come spiegano nel sito della Sony, Aibo è stato pensato e progettato "per avvicinare i robot all'uomo, per farli sembrare sempre più veri; Aibo è un vero e fidato amico". Toshitada Doi, 58 anni, è il responsabile del gruppo che ha assemblato il cane virtuale, il "Laboratorio Creature Digitali Sony", e ci garantisce che entro un decennio ogni famiglia avrà in casa due, forse tre Aibo. Secondo Doi, è un grave errore pensare che un robot debba servire un fine utilitaristico. Creare un oggetto per il divertimento è altrettanto importante.
Il nuovo modello
Dovrebbe essere nei negozi il prossimo dicembre, si chiamerà ERS 210, avrà un prezzo più basso del suo predecessore e linee molto più affusolate, più leonine, per rendere Aibo una creatura unica. Le caratteristiche sono molto migliorate in termini di movimento, grazie a nuovi sensori, e di capacità di espressione, con riconoscimento vocale ampliato e la possibilità inaspettata di fare fotografie. Il robot può così essere chiamato con un suo nome, al quale risponderà sempre, mentre sono possibili anche il riconoscimento di ben 50 parole o funzioni, con le quali guidarlo attraverso l'ambiente che lo circonda. Basterà dirgli "fammi una foto" per vedersi memorizzati all'interno delle sue memorie. Esiste poi la possibilità di scambiare dati con un PC, tramite Memory Stick, ma Sony, ben sapendo che non sarebbe stato sufficiente in tema di interattività, ha dotato il robot anche di un dispositivo di rete di tipo wireless, senza fili. E' così possibile controllare ogni movimento del piccolo robot direttamente dal PC. Il gruppo Sony ha deciso di far entrare il nuovo Aibo nelle attività consumer dell'azienda, creando una divisione apposita denominata "Entertainment Robot Company", allo scopo di sviluppare al meglio soluzioni hardware e software per simili prodotti. Per questo motivo, il prezzo si è sensibilmente ridotto, passando da 250.000 yen a 150.000 yen. In Europa, il prezzo previsto è di circa 1500 euro.
|
|