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Giapponesi analfabeti?
di Massimiliano Crippa

25 luglio 2002. In un articolo dedicato all'ultima opera di Miyazaki Hayao, Sen to Chihiro no Kamikakushi (Spirited Away), il giornalista del New York Times James Brooke si lascia andare ad affermazioni pesanti.

Le opere illustrate in Giappone sono popolari a tutte le età, dice Isao Matsuoka, presidente della Toho, che distribuisce i film di Miyazaki. I manga ammontano al 60% di tutto ciò che viene pubblicato in Giappone, un riflesso del basso tasso di alfabetizzazione dovuto alle difficoltà nell'imparare i kanji. L'animazione abbassa anche i costi per un'industria che raramente produce film che possano generare entrate aggiuntive facendo successo fuori dal Giappone.(1)

Raggiunto al telefono dall'agenzia giapponese Kyodo News, James Brooke precisa:

Ciò che volevo dire - e molti anziani giapponesi me l'hanno confermato - è che l'abilità di leggere e scrivere i kanji si sta deteriorando. Questo è ciò che intendo con basso tasso di alfabetizzazione. In altre parole, un sacco di giapponesi legge i manga perché non vogliono sedersi in metropolitana con davanti un lungo libro pieno di kanji.(2)

Non ci sentiamo di screditare le idee di Brooke basandoci sui dati forniti dallo stesso Dipartimento di Stato americano, secondo cui il Giappone ha un tasso di alfabetizzazione del 99%, mentre quello degli Stati Uniti è solo del 97%, ma è fuor di dubbio che le sue conclusioni sono poco circostanziate.
Antonio Moscatello, corrispondente dal Giappone per ApBiscom, afferma:

E' strano un paese in cui il 60% delle pubblicazioni sono fumetti. Magari detto da un italiano, che appartiene a un paese di teledipendenti che non leggono né libri né quotidiani né fumetti, può suonare strano, ma tant'è. In Giappone c'è un fortissimo dibattito in questi ultimi anni sulla diminuzione delle capacità d'apprendimento delle giovani generazioni. Come mezzo per veicolare i messaggi, viene ormai proposto sempre più il manga, l'unico che riesca a catturare la loro attenzione. Nelle librerie, il fenomeno "tachi yomi" ("leggere stando in piedi") è più diffuso nei settori dove si trovano manga e riviste che non nel settore letteratura o storia. Il che può essere anche caratteristico, ma implica un modo di fruizione in cui la concentrazione è minima. Finché il manga è uno degli strumenti della comunicazione, in una pluralità, non c'è problema. Anche la televisione veicola cultura, ma se diventa l'unico veicolo o quasi, allora un problema c'è. Quando si raggiungono proporzioni come quelle giapponesi, probabilmente qualche domanda uno se la può porre. Che il manga sia un'espressione della cultura nipponica non vuol dire che sia per forza da ammirare.(3)

Ci sono manga che trasmettono ottimi valori, altri che riflettono semplicemente la mancanza di valori e certezze che affligge la società stessa. Forse i giovani, più che dimuinita capacità di apprendimento, mostrano una rivolta contro il sistema scolastico.
Anche a noi preoccupa un paese in cui la comunicazione passa prevalentemente per un canale. Per questo motivo ci dà i brividi lo strapotere del mezzo televisivo in Italia, uno dei paesi con il minor numero di lettori di quotidiani nel mondo occidentale e con un analfabetismo di ritorno in grande aumento, come segnalato dall'allora ministro dell'Istruzione Tullio De Mauro.

[...] l'Italia è un paese a rischio di analfabetismo dal momento che un terzo della sua popolazione adulta è sostanzialmente analfabeta e un altro terzo sta uno o due gradini più in alto, ma è nel costante pericolo di regredire. [...] Al di là, infatti, delle tradizionali statistiche ufficiali, che parlano di un 10% persone non scolarizzate [...] noi ora sappiamo con certezza, in base alle più recenti ricerche dell'Ocse, che un terzo degli italiani adulti ha difficoltà di lettura, di scrittura e di conteggio, ed è quindi praticamente analfabeta. Un altro terzo supera queste difficoltà, ma non procede oltre nei livelli di alfabetismo, e quindi si trova in una situazione che psicologi e sociologi definiscono eufemisticamente a rischio, mentre la realtà è molto più cruda.(4)

Qui non si parla di manga, ma del pericolo di un impoverimento culturale. Però se quello che vogliamo verificare è l'impoverimento culturale del Giappone, fissarsi sui manga mi sembra limitativo (parlarne poi in un articolo dedicato a un anime è piuttosto fuorviante).
Puntiamo l'attenzione sui libri: che si vendano più manga non mi sembra negativo di per sé(5).
C'è stato un calo nelle vendite di libri anche in termini assoluti o semplicemente le vendite di manga sono cresciute di più? Che importerebbe dei fumetti, a quel punto? Sarebbero solo un di più e non il sintomo di una mancanza. Quanto tempo della giornata i giapponesi dedicano ai manga? Quanto ai libri? Quanti se ne vendono? Queste sono le domande che bisogna porsi e a cui bisogna rispondere. E se si scoprisse che i giapponesi leggono in media più libri degli americani o, perché no, degli italiani?
Perché Brooke non ci ha parlato della crisi del libro in Giappone? Perché, in effetti, esiste una crisi di questo tipo.

Dopo cinque anni consecutivi di vendite calanti, il mondo dell'editoria non può più ignorare la presenza di un problema strutturale. Come messo in luce dalla chiusura della rivista Focus in agosto, dalla bancarotta in dicembre di Suzuki Shoten, un distributore di medie dimensioni specializzato in libri scientifici, nonché la pubblicazione lo scorso anno di quattro volumi che analizzano la crisi del libro, a partire da Dare ga hon o korosu no ka (Chi sta uccidendo i libri?) di Sano Shin'ichi. [...] Nel mondo dei quotidiani, Sankei Shimbun ha annunciato che da aprile verrà sospesa l'edizione serale nell'area di Tokyo.(6)

Tra le cause proposte possiamo annoverare: la contrazione del mercato pubblicitario; l'ampia disponibilità di informazioni presente su Internet; le catene di negozi come Book Off, che offrono libri e manga a prezzi scontati; le biblioteche; i manga coffee shop, dove si possono leggere manga pagando una quota oraria.
Altri, come Antonio Moscatello, puntano il dito contro le troppe ore di lavoro, che lasciano poco tempo a disposizione per leggere. E soprattutto poche energie, spingendo i fruitori verso letture meno impegnate.

Il parere dei lettori

Un amico di mio figlio ha come hobby lo shodou (la scrittura dei kanji col pennello) e al liceo gli hanno concesso una specie di insegnamento volontario, che viene frequentato ogni settimana da circa 150 persone sue coetanee.
Non penso che le nuove generazioni siano disinteressate alla propria lingua, da scrivere e da leggere. Qualche volta sono però consapevoli che, in un'epoca di comunicazione "globale", può rappresentare una barriera comunicativa con il resto del mondo.
Tra l'altro, i manga (che io non amo) sono scritti in kanji, là dove la grammantica giapponese li prevede. (Lucio Pazzanese)

Note

1. Cfr. Brooke, James. A Wizard of Animation Has Japan Under His Spell. The New York Times, 3 gennaio 2002.
2. Cfr. Redazione. New York Times blames comics for Japan's low literacy rate. Japan Today, 4 gennaio 2002.
3. Parere rilasciato sul forum di discussione del sito Giappone Giappone.
4. Cfr. Redazione. De Mauro: "L'Italia a rischio analfabetismo". La Repubblica, 27 novembre 2000. In un altro articolo, leggiamo anche che "[...] il 32 per cento degli italiani ha, nel 2000, difficoltà nel leggere e scrivere. Questo dato, anticipato oggi in un convegno dal ministro della Pubblica Istruzione, Tullio De Mauro, è risultato dalla seconda ricerca internazionale (la prima a cui partecipa l'Italia) promossa dall'Ocse sulle competenze alfabetiche della popolazione adulta. Anche se la scuola italiana, ha ricordato il ministro, ha comunque trasformato le competenze della popolazioni (dal censimento del 1951 risultò che gli analfabeti erano circa il 60 per cento) il dato che emerge dallo studio dell'Ocse è tuttavia piuttosto preoccupante." (Redazione. Quasi un terzo degli italiani ha difficoltà nel leggere e scrivere. La Repubblica, 13 maggio 2000). Cfr. anche Redazione. Allarme analfabeti in Italia sono 2 milioni. La Repubblica, 24 novembre 1999.
5. Nel 1996, i manga ammontavano al 38,5% di tutti i libri e periodici venduti in Giappone.
6. Cfr. Ashby, Janet. No recovery in sight for Japanese book publishing industry. The Japan Times, 13 gennaio 2002.

Bibliografia

Brooke, James. A Wizard of Animation Has Japan Under His Spell. The New York Times, 3 gennaio 2002.
Redazione. Japan's love of comics due to low literacy rate. The Japan Times, 5 gennaio 2002.
Redazione. New York Times blames comics for Japan's low literacy rate. Japan Today, 4 gennaio 2002.
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