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Araki Nobuyoshi

A due anni dal grande successo e dalle molte critiche per la mostra presentata al Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, all'inizio del 2002 Araki torna in Italia, presso il Padiglione Italia nei Giardini di Castello e alla Fondazione Querini Stampaglia di Venezia, con una retrospettiva intitolata "Suicide in Tokyo" e curata dal critico Filippo Maggia (sua è anche l'intervista al Rouge Bar di Tokyo del dicembre 2001), che comprende circa 750 fotografie, 2.000 polaroid ("scatti d'istinto", il momento più puro e intenso della sua produzione), dei video e uno slide show di 160 diapositive, ai quali si è affiancata una speciale sezione intitolata "Araki in Venice", composta da circa 60 fotografie realizzata dall'artista giapponese nei giorni del Carnevale di Venezia.
Araki Nobuyoshi nasce nel 1940 a Tokyo, la città dove vive e lavora e a cui è dedicata la sua opera fotografica. Nel 1963, dopo aver completato gli studi di ingegneria e aver conseguito un master in fotografia e cinematografia presso la Chiba Daigaku, entra a far parte della Dentsu Advertising Agency. Nel 1964 vince il premio Taiyo, a sostegno dell'attività dei giovani fotografi giapponesi. Nel 1965 realizza la sua prima mostra personale al Shinjuku Station Building di Tokyo. Nel 1971 sposa Aoki Youko (1947-1990) e insieme pubblicano "Sentimental Journey", il diario fotografico privato realizzato durante la loro luna di miele. Nel 1972 Araki lascia la Dentsu.
La sua opera viene presentata in numerose mostre a Tokyo e in altre città giapponesi, ottenendo un notevole successo di critica e di pubblico.
Dagli anni '80 le sue fotografie vengono esposte in tutto il mondo, nei più importanti musei: le sue personali fino ad oggi sono state oltre 200 e quasi 150 le collettive. In Italia abbiamo pochi precedenti, tra cui la mostra "Viaggio Sentimentale" al Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato nel 2000. La sua bibliografia è sterminata: più di 270 i volumi pubblicati in tutto il mondo.
Araki è il fotografo giapponese più provocatorio, dissacrante e allo stesso tempo ricercato dai collezionisti di tutto il mondo. Egli scatta continuamente, usa apparecchi semplici, spesso le scene sono realizzate in case private, illuminate da colpi di flash per ottenere un effetto più vero, quasi da istantanea di altri tempi.
Le donne sono da sempre protagoniste delle fotografie di Araki. Lo scandalo è garantito di fronte a una personalità come quella di Araki, un uomo buffo, sempre entusiasta, quasi infantile, di una simpatia travolgente, vestito sempre con assurde magliette (in cui è ritratto col viso di un maiale). Uno dei suoi temi fondamentali è il sottile confine che separa la vita dalla morte, il bene dal male, il sacro dal profano. Le sue donne sono quasi sempre poco vestite, legate o imbavagliate, ammiccanti, provocanti e persino demoniache. Ma sia quando ritrae la sensualità più pura che l'erotismo più estremo, egli vuole essere non volgare, non voyeuristico. Esprime la piacevolezza della vita, che sta anche nelle donne non molto belle, le sue preferite.
Sono circa 16.000 le immagini scattate nell'arco di un decennio, suddivise grosso modo in cinque cicli: uno dedicato ai fiori, uno ai cieli, le serie interminabili di Tokyo Nostalgy, 90's Diary e Polamandara, l'installazione Araki's Paradise e il Viaggio in Italia. L'ultimo interesse di Araki è la Corea, la sua gente e i suoi splendidi paesaggi. Il fotografo ha visitato la Corea varie volte fin dal 1983. La serie Shousetsu Seoul (Racconto di Seoul) mostra donne con costumi tradizionali, bambini, mercati e strade di Seoul. I cicli più ampi (Tokyo Diary, Tokyo Nostalgy, Tokyo Nude) hanno come soggetto la vita quotidiana degli abitanti di Tokyo. Nell'intervista, Araki dice:

Sono nato a Tokyo, la mia città natale. Paragonandola al corpo femminile, Tokyo coinciderebbe con l'utero. E' il luogo dove sono nato e cresciuto, ma in realtà io non mi sento ancora cresciuto, è come se fossi rimasto legato all'utero e mi sento ancora un bimbo appena nato. Non so perché, ma Tokyo mi attira e ne avverto la tenerezza. Per questo continuo a viverci. Inoltre, non voglio abitare in un luogo puro: a me piace la città opaca. [...] prediligo Tokyo e il suo ambiente caotico con tutto quello che ne deriva nei rapporti fra le persone [...]

Situazioni tutt'altro che speciali, come confermato dall'autore:

Per me appartengono alla vita di ogni giorno, quindi non sono speciali. [...] Sono tutti episodi di una giornata normale. [...] Voglio essere testimone del Tempo. E sento, percepisco dentro me tanti sentimenti diversi che voglio manifestare. Il sesso come il male. Tutto. Ad esempio, descrivere il tragitto dal sacro al profano, sino alla volgarità. Il giorno come la notte: sono convinto che la vita possa venir osservata meglio durante la notte. Sì, di sicuro: il giorno è abbagliante. [...] Fotografare significa scegliere: in questo senso si è portati a fotografare una sola parte di un tutto ma, nel mio caso, Tokyo è interamente rappresentata. Anzi, rendendo visibile anche ciò che altri ritengono vergognoso io sento di esprimermi pienamente. Così, Tokyo e il suo tempo vengono narrati per quello che sono veramente e la fotografia non si limita a mostrare solo una parte di me o della città cui appartengo. L'atto del fotografare vuole mostrare tutto."
Il critico Monty Dipietro (Japan, n. 2, dicembre 2001-gennaio 2002) si schiera tra coloro (un discreto numero) che non condividono il successo e la legittimazione che la sua arte ha ricevuto, perché spesso basata sulla degradazione dell'immagine della donna. D'altronde molte donne sono entusiaste di lavorare per l'occhialuto Araki e i suoi libri sono molto popolari in tutto il mondo. Secondo Moriyama Daido, il lavoro di Araki è stato determinante per far conoscere all'estero la fotografia giapponese contemporanea:

Non mi sento un maestro, ma i giovani che mi seguono confermano che ho seguito la strada giusta.

Ma quali donne fotografa Araki?

Negli ultimi tempi non lavoro più con attrici perché sono come prodotti già confezionati e dunque non mi interessano. Al contrario, scelgo una donna che vedo attraverso il finestrino dell'auto mentre sono fermo a un semaforo, oppure una donna che si siede in treno davanti a me. Spesso sono persone che incontro casualmente e che suscitano in me un'emozione drammatica o misteriosa che mi spinge a fotografarle. [...] Ma siccome recentemente vengo considerato un maestro le donne arrivano da sole e addirittura aspettano in fila per farsi fotografare.

Egli afferma di non conoscere il peccato. Il suo sguardo non condanna e non giudica. A nostro modesto parere, la preponderanza dell'erotismo nel suo lavoro, almeno a giudicare da quello che viene esposto, è più un venire incontro ai gusti del pubblico, che non può quindi esimersi dall'avere una parte di colpa in tutto ciò, se di colpa si può parlare. Ma Araki stesso, persona piuttosto schiva e che il successo non ha cambiato minimamente, sembra in parte contraddirci, facendoci capire che nel suo lavoro si sente libero di fare ciò che vuole:

A me, del pubblico, importa relativamente quando lavoro. In quei momenti la comprensione da parte del pubblico dell'opera che verrà non mi interessa proprio. Anzi, desidero che le mie fotografie suscitino molte possibili letture, diverse fra loro. La varietà di interpretazioni può così indicare alcuni elementi ancora ignoti anche a me stesso. Nel mio caso, lascio la comprensione dell'opera completamente aperta. Ma è però assolutamente necessario che il mio pensiero sia chiaro alla modella con cui lavoro. Prima di trasmettere al pubblico quell'idea, per me è fondamentale trasmetterla alla donna che fotografo.

Comunque, al di là del giudizio morale che ognuno di noi può dare, alcune fotografie sono eccezionali per quello che riescono ad esprimere. Le immagini più provocatorie e sconvolgenti non sono quelle di plateale rappresentazione, sono proprio le altre che appaiono ingenue. Fissate l'attenzione sugli occhi delle giovani donne, alcune addirittura bambine, e scoprirete che Araki vi ha ingannato con sublime malizia. Attratti dall'evidenza del sesso, rischiate di perdere la parte più erotica.
Le pulsioni erotiche e violente che molti occidentali pensano si svolgano nel privato dei giapponesi, sono svelate dalle fotografie di Araki, facendo storcere il naso agli ipocriti. Noi siamo convinti che Araki si diverta a presentare all'estero un'immagine perversa del Giappone e noi così ingenui da credere che le donne giapponesi pratichino comunemente queste perversioni. Se gli occidentali ormai si sono fissati che il Giappone sia un paradiso del sesso, il minimo che possano fare i giapponesi è prenderci in giro. E persino Araki, colui che può essere considerato il massimo esperto di questo mondo, confessa a Maggia:

Dirò una cosa che potrà sembrare estrema, assurda: io non so nulla circa la natura delle donne. Tutte sono diverse, ognuna ha il suo fascino e per questo io le fotografo. Attraverso l'obiettivo io cerco di estrarre l'essenza delle cose e, nel caso delle donne, ciò che esse sono, il loro vivere quotidiano, oppure la loro sessualità. Tutte sono però differenti l'una dall'altra, e per questo io continuo a scattare.

Concludiamo scegliendo come migliore serie "Suicide in Karuizawa" (21 foto in bianco e nero), in omaggio alla cultura tradizionale e alla visione del suicidio come momento "romantico". La serie più erotica, invece, è per noi la recentissima "L'amant d'Août" (36 foto a colori e 35 in bianco e nero). Infine, alcune curiosità: nelle foto più erotiche, Araki ha l'abitudine di posare sul corpo delle modelle piccoli animali in gomma (lucertole, iguana, coccodrilli, mosche, granchi, serpenti, etc.); alla fine della sessione di lavoro, Araki applaude sempre la modella.
Fra le personali più recenti vanno senz'altro ricordate:

1994. Tokyo Nude: Private Diary, Luhring Augustine (New York)
         Tokyo Cube - Unconscious Tokyo, White Cube (Londra)
1995. Journal Intime, Fondation Cartier pour l'Art Contemporaine (Parigi)
1996. The Face, The Dead, Pace Wildenstein and Macgill (Los Angeles)
         Private Tokyo, Museum fur Moderne Kunst (Francoforte)
1997. Araki Retrographs, Hara Museum of Contemporary Art (Tokyo)
         Tokyo Comedy, Wiener Secession (Vienna)
1998. Tokyo Shijyo, Deichtorhallen (Amburgo)
         Portraits and Flowers, The Photographers Gallery (Londra)
         Story Portraits, Chulalongkorn University (Bangkok)
1999. Sentimental Journey, Sentimental Life, Museum of Contemporary
         Art (Tokyo)
         Alive, Taipei Fine Arts Museum (Taipei)
         Nobuyoshi Araki, Contemporary Art Gallery (Vancouver)
2000. Voyage Sentimental, Centre National de la Photographie (Parigi)
         Nobuyoshi Araki, Damasquine Art Gallery (Bruxelles)
2001. Tokyo Still Life, Ikon Gallery (Birmingham)
         Nobuyoshi Araki, Jablonka Gallery (Colonia)
2002. Araki Retrospective, a-d Miami (Miami)

Bibliografia

Corà, Bruno (a cura di). 2000. Araki. Viaggio sentimentale. Maschietto & Musolino.
Filippo Maggia (a cura di). 2002. Araki. Suicide in Tokyo. Baldini & Castoldi, Milano.
Totale immagini: 2                                       
Copertina del volume realizzato per l'ultima mostra a Venezia (2002)
Ultima di copertina del volume realizzato per l'ultima mostra a Venezia (2002)
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