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Michele Andolfo Siciliano d'origine e milanese d'adozione. Paesaggista e bonsaista di talento, conosciuto dal grande pubblico per la metodologia tipicamente artistica che adotta nella realizzazione dei suoi lavori. Istruttore Nazionale riconosciuto dal Collegio Nazionale degli Istruttori del Bonsai e del Suiseki (IBS) e dall'americana Bonsai Club International (BCI)...
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Antonio Ricchiari Palermitano, si occupa dal 1969 di coltivazione di piante succulente. L'interesse per il bonsai risale al 1974 e nel 1983 collabora alla fondazione del Bonsai Club Palermo. E' Istruttore Nazionale riconosciuto dal Collegio Nazionale Istruttori del Bonsai e del Suiseki (IBS). Scrive il primo libro, Il manuale del Bonsai, nel 1985. Dal 1987 in poi tiene periodicamente corsi di formazione e di tecniche bonsai...
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Bonsai
Corso base
di Michele Andolfo e Antonio Ricchiari
2003
Michele Andolfo e Antonio Ricchiari, istruttori IBS, sono particolarmente noti per la loro dedizione ad una didattica sempre più ampia e mirata alla diffusione del bonsai in Italia. Insieme hanno pubblicato, in collaborazione con l'Unione Bonsaisti Italiani, questo libro. Esso è rivolto a chi inizia a muovere i primi passi nel mondo del bonsai. Si distingue per l'estrema chiarezza, semplicità ed efficacia espositiva. Il testo è arricchito da più di cinquanta disegni estremamente esplicativi. In sole 84 pagine, è racchiuso un corso base sull'arte del bonsai, con capitoli che trattano argomenti di storia, botanica, tecnica ed estetica. La scioltezza con cui viene trattata quest'arte millenaria e le belle illustrazioni, lo rendono uno strumento didattico di facile consultazione e adatto a qualsiasi livello di apprendimento. Per i profili degli autori, nostri collaboratori, vi rimandiamo alle schede che li riguardano. Qui vi proponiamo alcuni stralci del libro.
Le origini del bonsai
Pensiamo che ancora oggi il bonsai si presenti ai più come un fenomeno artistico vicino ed al contempo difficile da accettare, quindi lontano, spesso estraneo, anche ostico alla massa. Quest'arte per lo meno originale si è diffusa in Giappone a partire dal XIII secolo e ha cominciato ad essere conosciuta in Occidente a far tempo dal 1878, quando alcune piante furono esposte in occasione della Terza Esposizione Universale di Parigi. Gli archeologi ci hanno dato una mano, nel 1971, quando scoprirono nella tomba del principe cinese Zhang Huai della dinastia Tang (morto nel 705 d.C.) un dipinto raffigurante due valletti che tengono in mano, rispettivamente, un paesaggio in miniatura con rocce e piante, ed un albero con foglie verdi e frutti rossi. E' questa la prima testionianza di uno Shan Shui Penjing (paesaggio in vaso con rocce e piante) e di un She Zhuang Pen jing (pianta in vaso). La tradizione orale vuole che un poeta, Tou- Yenming (vissuto tra il 365 e il 427 d.C.) per primo abbia trapiantato dei crisantemi. Un occidentale parlerebbe di successo commerciale o di moda, ma è una moda che dura da quasi duemila anni; un orientale parla invece di illuminazione e di stile di vita e per questo la nostra civiltà ha dovuto comprendere che l'intervento dell'uomo sulla pianta è dettato anche dall'amore. E' durante la dinastia Sui che ebbe inizio la pratica colturale di miniaturizzare gli alberi; i monasteri buddisti dove la cultura taoista profondamente radicata, furono terreno fertile per la divulgazione. L'arte penjing (così si chiama il bonsai cinese) si sviluppò e assunse, verso la fine del VII secolo, le caratteristiche che ancora oggi sopravvivono. Cominciarono ad essere esposti paesaggi in vaso nei giardini privati, fra viottoli e laghetti. Nello stesso periodo nacquero importanti fabbriche produttrici di vasi per la coltivazione di alberi, proprio nelle zone in cui oggi vi sono due importanti scuole, Iojiangsu e il Guangdong e dove ancor oggi si producono splendidi vasi. Durante la dinastia T'ang poco prima dell'anno Mille, venne scritto il primo testo in cui si hanno notizie certe della coltivazione dei penjing. L'autore è Féng Zhi e il testo, Jì Shi Au, "Annotazioni su avvenimenti importanti", descrive usanze del tempo, certamente "novità" scientifiche. In questo testo tuttora conservato nella biblioteca di Pechino, si parla diffusamente di tecniche botaniche atte a ridurre le dimensioni di un albero. Nel VII secolo ebbero inizio le grandi esportazioni commerciali. Anche la trasmigrazione del bonsai dall'Impero Celeste a quello nipponico non può contare su eventi accertati con precisione storica: è pensabile che lo abbiano fatto i monaci buddisti, ma anche questa è una ipotesi. Sappiamo che è circoscritto all'élite che lo cominciò a praticare come una delle tante vie allo zen come lo erano il cerimoniale del tè in cui lo stesso bonsai rivestiva un ruolo nella scenografia del rituale, l'ikebana, il tiro dell'arco, il kendou e così via. La natura in Giappone era misteriosa e fantastica, un ambito sacro davvero abitato dagli dei. La tradizione shintoista parla del Kami no Yo, "l'Età degli Dei", quando l'uomo era puro e gli dei dimoravano sulle alture e tra gli alberi. E' probabile che una forma di coltivazione simile si sia praticata in Giappone nel periodo Heian (794-1185) e viene vissuto come una sorta di astrazione dalla propria fisicità, evocando "paesaggi dello spirito": questo concetto lega il bonsai alle due religioni praticate, il buddhismo zen e il tao. Nel 1644 l'impiegato cinese Chu-Shun-sui, che abitava nella signoria Madschu, in Cina, fuggì in Giappone portando con sé tutta la letteratura sui bonsai che aveva raccolto. Costui contribuì alla diffusione del bonsai in Giappone proprio con la diffusione dei documenti trafugati. Durante il periodo Edo appaiono gli stili dei bonsai che possiamo ammirare sulle stampe e sulle pubblicazioni che illustrano episodi di vita e paesaggi; queste piante spesso erano impostate in stili effimeri con forme ritorte o quanto meno davvero strane. Queste scarne notizie costituiscono l'antefatto di tutto quello che definiamo il "bonsai contemporaneo", che nasce all'inizio del secolo scorso. La storia di Omiya risale a molti anni addietro; sebbene questa città sia descritta come la porta nord dell'area metropolitana di Tokyo, è un agglomerato urbano indipendente. L'Omiya Bonsai Village fu creato quando alcuni coltivatori di bonsai della regione di Kanto vi si stabilirono a seguito di un terremoto verificatosi nel 1923. Nel 1927 organizzarono la loro prima mostra a Tokyo e, grazie al loro impegno, nel 1934 fu allestita la famosa Kokufu Exhibition al Tokyo Metropolitan Art Museum. Nel 1964 nacque la "Nippon bonsai Association" e successivamente molti club che fanno capo all'Associazione. Le Olimpiadi del 1964 e l'Esposizione Mondiale del 1970 furono altre due occasioni importanti per fare conoscere ai turisti il mondo del bonsai. A differenza della Cina, il Giappone ha oggi trasformato la coltivazione del bonsai, cercando di unire l'amore artigianale con una produzione a livello industriale; il rovescio della medaglia è che la quantità ha inevitabilmente peggiorato la qualità. Ciò nonostante vengono ancora creati esemplari di bellezza ineguagliabile ed i giapponesi rimangono indiscussi maestri, superando gli stessi cinesi. Permane la differenza di stile fra questi due paesi: i bonsaisti cinesi sono più liberi dagli stili canonizzati, danno più importanza alla vegetazione che ai rami stessi, ogni palco è una massa compatta di foglie con una fitta ramificazione mentre, in Giappone, al contrario, si dà molta importanza alla forma del tronco e dei rami con una lavorazione accurata che rasenta la perfezione.
Il bonsai approda in Europa
E' difficile stabilire con precisione la data di arrivo dei primi bonsai in Europa; è solo intorno alla fine del XIX secolo che si ha qualche notizia di isolati esemplari pervenuti nel Vecchio Continente. Abbiamo una descrizione di prima mano di queste piante fatte al lettore italiano dell'epoca che, in occasione della Esposizione Universale di Parigi, nel 1898, potè leggerne il resoconto minuzioso ed emozionato del giornalista che la visitò. Nel 1902, Albert Maumené - illustre botanico francese e membro della Società di Orticoltura di Epernay e della Società Nazionale d'Orticoltura di Francia - pubblicò il primo esauriente volume scritto in Occidente sull'argomento, con il titolo "La formazione degli alberi nani giapponesi". In ogni caso, l'interesse verso queste piante cominciò ad essere più generale, coinvolgendo studiosi e botanici che pubblicarono molti articoli in Inghilterra ed in Francia. Nel 1909 fu inaugurata a Londra la prima mostra che contribuì notevolmente alla diffusione ed alla conoscenza del bonsai in Europa. Lo sviluppo del bonsai in Europa si comincia a registrare negli anni '60 e precisamente nel 1962 con la prima mostra ufficiale tenuta presso la Chelsea Flower Show, in Inghilterra, con un inaspettato successo di pubblico e critica; nel 1981 e nel 1983 hanno avuto luogo le prime due Bonsai Convention, che porteranno alla fondazione dell'EBA (European Bonsai Association) che riunisce tutte le associazioni nazionali dei paesi europei.
Il bonsai in Italia
Nel 1970, con il sacrificio e l'impegno di pochi italiani (eravamo in un periodo di vero pionierismo), si comincia a muovere anche a casa nostra un interesse più vasto nei confronti del bonsai. In questi anni nascono le prime due associazioni nazionali (Bonsai Club d'Italia, Associazione Italiana Bonsai) che avrebbero riunito diversi club di tutta la penisola. Il livello qualitativo del bonsaismo italiano comincia a crescere grazie anche al contributo di maestri giapponesi spesso invitati a tenere seminari e dimostrazioni. Dopo anni di duro lavoro e proselitismo portato avanti dalle tre associazioni italiane (la terza associazione è l'ABAN), si arriva nel 1995 alla fusione in un'unica fondazione, l'UBI (Unione Bonsaisti Italiani) che negli ultimi anni ha contribuito notevolmente alla crescita dell'immagine del bonsaismo italiano in tutto il mondo. L'anno successivo nasce l'IBS (Collegio Nazionale Istruttori del Bonsai e del Suiseki), che raccoglie attorno a sé i maggiori esperti nazionali di bonsai e di suiseki e che, in questi anni, ha fortemente supportato sia l'associazione nazionale che le associazioni minori con un sempre più corretto e professionale insegnamento di queste arti. Oggi, il livello artistico del bonsaismo italiano viene pienamente riconosciuto dai maestri giapponesi come uno dei migliori fuori dal loro paese.
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