 
Adattamento del capitolo 2 della tesina "Media, educazione e globalizzazione: le principali aree mediatiche a livello mondiale e i loro reciproci influssi" per il Master in Formazione Interculturale.
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La cultura pop dell'Estremo Oriente
di Silvia Galimberti
14 agosto 2007. L'Estremo Oriente ha sempre esercitato un certo fascino sul mondo occidentale, in quanto rappresentava rispetto al continente e al cittadino europeo l'esotico, il misterioso e "l'altro da sé"; nella seconda metà dell'Ottocento e nel primo Novecento, periodo in cui i contatti con i paesi di quell'area del mondo si sono intensificati (anche per via dei cambiamenti politici; nel 1858 il Giappone ha aperto i suoi confini dopo duecento anni di isolamento), questo interesse al riguardo è aumentato(1) e ovviamente anche la cultura e l'arte ne sono state influenzate. Basti pensare al fenomeno del giapponismo(2), oppure ad opere liriche come Turandot e Madama Butterfly. Tuttavia, l'Oriente presente nell'immaginario comune era spesso un insieme di stereotipi e di fantasie, proiezioni dei desideri degli Europei; nei decenni seguenti, grazie ai mutamenti politici ed economici, i paesi della zona in questione sono stati protagonisti di un forte sviluppo tecnologico e finanziario (soprattutto quelli retti da governi democratici; cioè - a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale - il Giappone e Hong Kong, e negli ultimi anni anche Taiwan e la Corea del Sud), che li ha condotti al livello odierno. Attualmente il Giappone - nonostante la crisi economica che ha investito il paese a partire dagli anni Novanta - rappresenta una delle nazioni più ricche, industrializzate e tecnologicamente avanzate a livello mondiale, mentre gli altri tre stati sono delle importanti potenze economiche emergenti (assieme a Singapore appartengono al gruppo delle cosiddette Tigri Asiatiche); tuttavia, la loro influenza non si limita al piano commerciale e finanziario, bensì investe anche quello culturale, specialmente quello della cultura di massa o pop(3). In questo settore il paese leader è indubbiamente il Giappone, seguito da Hong Kong, ma in questi ultimi anni anche Taiwan e soprattutto la Corea del Sud hanno raggiunto una notevole popolarità nell'ambito in questione. Insieme, questi paesi hanno creato una nuova cultura pan-asiatica metropolitana, prodotta e consumata attraverso l'uso di media moderni, la quale si è almeno parzialmente diffusa e sta tuttora continuando a diffondersi, oltre che nelle nazioni protagoniste del fenomeno, anche negli stati asiatici vicini (Thailandia, Filippine, Malaysia, Singapore, Indonesia), in Europa, negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, in America latina(4). Ultimamente è arrivata a lambire perfino le realtà più prospere della Cina continentale, le quali stanno attraversando un processo di accelerazione vertiginosa verso l'assorbimento di modelli di consumo esterni. Ma a cosa è dovuto questo sviluppo e successo in un numero così vasto di paesi? Per quanto riguarda gli abitanti delle nazioni asiatiche, gran parte dei giovani della "generazione X" e di quella successiva, ovvero la "Nintendo Generation", considerano il passato come qualcosa di lontano, chiuso, o più semplicemente ininfluente rispetto alla loro esistenza contingente; la contemporanea cultura pop asiatica (soprattutto quella nipponica) offre loro quella che la cultura dei padri o la stessa cultura di massa americana non riescono a garantire: un'identità asiatica che sia al tempo stesso un'identità culturale moderna, un'immagine moderna di sé stessi in quanto giovani orientali(5). Questo ovviamente non implica che i prodotti della cultura statunitense siano spariti dall'orizzonte del consumo infantile e giovanile: essi continuano a far parte del meticciato culturale di cui si servono i giovani e i meno giovani per i complessi processi di bricolage con cui prendono forma le costruzioni delle identità individuali e collettive. Tuttavia, come documenta Mc Carthy (1999):
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Nonostante la potenza di marketing delle compagnie discografiche e degli studios cinematografici americani, si registra un inevitabile declino in termini di presa culturale: gli asiatici continuano a guardare gli spettacoli americani, ma i corpi bronzei delle bagnine di Baywatch non sono qualcosa a cui la gran parte delle teenager asiatiche possa (o voglia) aspirare. Analogamente, i valori familiari espressi dagli artisti rap statunitensi non sono propriamente in linea con i valori asiatici in cui si riconoscono i liceali della regione. Molti di loro trovano più agevole rapportarsi agli idol e agli artefatti della cultura pop giapponese.(6)
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Ciò che sta emergendo, insomma, è una gioventù pan-asiatica che condivide condizioni di vita (in molti casi questi bambini sono figli unici, appartengono ad una classe media in espansione, frequentano un sistema scolastico strutturato secondo principi simili, subiscono - o si ribellano - agli stessi valori familiari di stampo confuciano)(7) e si riconosce in miti, pose e modelli di consumo comuni. Molti di questi modelli giungono dal Giappone, semplicemente perché la sua è l'industria culturale più moderna e sofisticata della regione - secondo flussi non dissimili a quelli che in Occidente hanno dettato o continuano a dettare la fascinazione per il pop londinese o il cinema hollywoodiano(8). Tuttavia, come è stato accennato in precedenza, la cultura pop asiatica si è diffusa anche in diversi paesi occidentali, soprattutto quella giapponese; ciò è avvenuto principalmente grazie ai suoi prodotti di animazione (anime), ai videogames e ai fumetti (manga)(9). In che modo è diventata popolare anche in zone così geograficamente e culturalmente distanti? Per quanto concerne gli Stati Uniti, negli anni '60 (epoca in cui è iniziata l'animazione televisiva nipponica; quella cinematografica esisteva già da tempo) la rete televisiva NBC importò due serie animate realizzate da Tezuka Osamu (1928-1989)(10), Astroboy (1963) e Kimba il leone bianco (1965), le quali ottennero uno strepitoso successo; quindi furono gli Stati Uniti il paese pioniere dell'importazione di cartoni animati giapponesi. Comunque, in seguito le reti statunitensi mutarono atteggiamento e le importazioni di prodotti televisivi nipponici - negli anni '70 e '80 - divennero sempre più rare. Un cambiamento al riguardo è avvenuto negli anni '90 e specialmente nel 1993, anno in cui la Saban decise di acquistare la serie Sentai(11) Kyouryu Sentai Juurenjaa (Dinosaur Task Force Beast Ranger) e di adattarla per il mercato americano, sostituendo gli attori giapponesi con attori statunitensi; nacque cosi Mighty Morphin Power Rangers, telefilm che riscosse un enorme successo negli Stati Uniti e in varie parti del mondo e che è diventato - nonostante l'enorme effetto kitsch - un'icona culturale degli anni '90. Non si trattava di un anime, bensì di un live-action (e oltretutto con attori sostituiti), comunque segnò il ritorno negli Stati Uniti di prodotti televisivi nipponici. Infatti, nel 1995, la stessa società che acquistò ed adatto i Power Rangers importò e trasmise la celebre serie animata Bishoujo Senshi Sailor Moon, la quale inaugurò il genere delle ragazze combattenti (unendo elementi del genere Majokko(12) e del Sentai); nel 1996 venne importato, tradotto e mandato in onda Dragon ball Z e nel 1998 Pokemon. Questi ultimi anime, specialmente Pokemon(13), ottennero un successo tale che spinse il mercato americano ad aprirsi ulteriormente all'animazione giapponese; infatti, in seguito vennero importati, doppiati e trasmessi in televisione diversi anime, i canali dedicati ai ragazzi (come Cartoon Network e Fox Kids) cominciarono a dedicare sempre più spazio ai cartoni provenienti dal Giappone, le serie più celebri vennero messe in commercio in VHS e in DVD(14), nel 2003 l'Oscar per il miglior film di animazione fu vinto da una pellicola nipponica (Spirited away di Miyazaki Hayao; segno che anche il mondo accademico stava iniziando a riconoscere il valore della produzione cartoonistica giapponese), ed anche in ambito fumettistico la situazione è mutata (varie case editrici hanno iniziato ad importare e tradurre manga); contemporaneamente si sono diffuse nelle principali città delle megaconvention dedicate al fumetto e all'animazione nipponica (quali AnimeCom, Otakon, o Anime America), su Internet si sono aperti moltissimi siti e forum di discussione al riguardo(15), e negli ultimi anni si è sviluppato anche il fenomeno del fansub (ovvero la sottotitolatura in inglese di varie serie in lingua originale - inedite nel mercato americano - da parte di gruppi di appassionati che conoscono il giapponese). In quest'ondata culturale giapponese che ha attraversato gli Stati Uniti, sicuramente hanno avuto un ruolo fondamentale i bambini, gli adolescenti e i giovani di origine asiatica (numerosi nei forum, nei siti e nel fansub); sono stati loro, nel corso degli anni '90, a far parlare i media statunitensi di "GenerAsian X" e di "Yellow Power". Con queste formule vengono indicati i giovani americani di origine orientale e la loro diversità rispetto alla generazione dei padri. Diversità in termini di rivendicazione culturale e identitaria: lo "Yellow Power" traduce una sorta di ritrovato orgoglio, una rivendicazone d'identità tesa a ribaltare gli stereotipi negativi che per decenni hanno bersagliato la comunità asiatico-americana e la cultura pop d'oltre Pacifico di cui quella comunità è referente. Sulla West Coast la loro rivista di riferimento è "Giant Robot", una pubblicazione esclusivamente consacrata alla celebrazione del pop asiatico: nata come semplice fanzine nel 1994 dalla penna di due studenti, Martin Wong ed Eric Nakamura, la rivista contava nel 2000 24.000 lettori, senza contare le migliaia di internauti che giornalmente si collegavano al suo sito web; ma il dato più significativo era costituito dal fatto che - secondo quanto calcolato dagli autori - almeno la metà dei suoi giovani aficionados erano di origine non orientale(16). Anche moltissimi appassionati americani di animazione nipponica e cultura pop asiatica sono occidentali, e questo processo ha indubbiamente influito sulla percezione dell'Estremo Oriente da parte dei bambini e dei giovani statunitensi d'oggi; infatti essi hanno sviluppato un'immagine positiva dell'Asia (soprattutto del Giappone), differentemente dai loro genitori e soprattutto dai loro nonni, i quali - a causa soprattutto delle vicende della Seconda Guerra Mondiale - erano fortemente anti-nipponici e generalmente anti-asiatici. Ma perché questo interesse verso la cultura pop orientale e i suoi prodotti mediatici? Come scrive il sociologo Steve Dubin, si tratta di nuovi flussi, di nuove geografie culturali:
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Le sottoculture giovanili sembrano aver esaurito il serbatoio della cultura pop americana per riciclarsi e tendono ormai a guardare globalmente.(17)
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Akio Igarashi e altri autori nel libro "Il Giappone e la nuova Asia: la penetrazione della cultura popolare giapponese nella società asiatica" si chiedono se sia possibile parlare di un processo di "giapponesizzazione" delle culture giovanili mondiali paragonabile a quello dell'"americanizzazione"; Igarashi, curatore del volume, sostiene che la differenza sta nel fatto che la penetrazione della cultura pop americana è stata appoggiata dalle strutture istituzionali, mentre nel caso nipponico si è creato uno sfasamento. Il governo e le istituzioni ufficiali, come la Japan Foundation, hanno infatti focalizzato i loro sforzi sull'esportazione della cultura giapponese con la C maiuscola - quella delle arti tradizionali - riservando attenzioni scarse o nulle alla cultura di massa o ai media più popolari (manga e anime, per esempio) che alla fine si sono rivelati come quelli vincenti(18). Secondo Koichi Iwabuchi era prevedibile pensare che alla diffusione di beni di consumo "Made in Japan" nell'Asia e nel resto del mondo avrebbe presto fatto seguito una penetrazione più graduale di forme culturali - dal design alla moda, dalla musica ai manga; la novità consiste nel fatto che se i primi prodotti culturali di esportazione erano "culturalmente inodori", oggi molti di essi al contrario vengono consumati proprio per la loro "giapponesità"(19). Infatti, benché i personaggi degli anime, dei manga e dei videogiochi non sembrino affatto - dal punto di vista etnico - orientali (occhi grandi e rotondi, capelli di vari colori(20)), in queste produzioni sono comunque generalmente presenti vari aspetti tipicamente nipponici che ne rendono immediatamente riconoscibile l'origine e che riflettono la vita quotidiana del Giappone(21) (scuola, cibo, templi shintoisti, abitudini, relazioni familiari, etc.), Inoltre, in Occidente - anche se in misura minore rispetto all'Asia - esistono appassionati di musica pop orientale e di drama(22) (giapponesi, coreani, taiwanesi, di Hong Kong, etc.), i quali riescono a seguire le loro opere preferite grazie ad Internet e ai gruppi di fansub (alcuni di essi - oltre agli anime - sottotitolano anche i drama); nel caso di questi prodotti, la "giapponesità" e la "specificità asiatica" sono ancora più evidenti. Per quanto concerne il Canada, l'Australia, il Regno Unito e l'Irlanda, le dinamiche della diffusione della cultura pop asiatica sono in media analoghe e contemporanee a quelle statunitensi, mentre nei paesi europei non anglofoni e in America latina il processo è stato in parte differente (anche se la situazione attuale è per certi versi simile); infatti l'animazione nipponica ha fatto il suo ingresso in Europa nella seconda metà degli anni '70, quindi circa un decennio dopo rispetto alla sua introduzione negli Stati Uniti, ma la sua influenza e diffusione è stata decisamente più rapida e massiccia: le serie robotiche e di fantascienza (Atlas Ufo Robot, Mazinga, etc.) e quelle classiche ispirate ai romanzi europei ottocenteschi (Heidi, Remì, etc.) ottennero uno strepitoso successo in Italia, Francia e Spagna(23). Ciò, assieme alla liberalizzazione delle reti televisive e all'introduzione dei canali privati nazionali e regionali, permise la "pacifica invasone"(24) sugli schemi europei da parte di moltissimi anime, di vari generi (oltre ai due citati in precedenza: sportivo, sentimentale, fantastico/magico, avventuroso, di azione/combattimento, etc). Tuttavia è stata soprattutto la produzione sbarcata negli anni '90 e dopo il 2000 (Ken il guerriero, Power Rangers(25), Dragonball, Sailor Moon, Pokemon, Digimon, Ojamajo Doremi, Hamtaro, ma anche serie cult più difficili e complesse come Evangelion, Ghost in the Shell(26), Lain) a innescare un'intensa fascinazione per la cultura di massa del Giappone e a determinare il sorgere, nei vari paesi europei (non solo in quelli latini, i quali sono comunque i più massicci acquirenti di anime e manga in Occidente) di vere e proprie comunità di "nippomaniaci" organizzate intorno a fumetterie, fanzine, fiere specializzate e siti Internet(27). Alcuni di questi anime, insieme a film della nuova cinematografia giapponese come Tetsuo o le opere di Kitano Takeshi, riusciranno a conquistare parte dei circoli "branchè" del mondo dei media e perfino degli intellettuali, tradizionalmente avversi - negli Stati Uniti come in Europa - alla cultura di massa "Made in Japan"; è così che a Los Angeles, come a Londra o Parigi, l'animazione nipponica diviene improvvisamente oggetto di celebrazione nelle mostre d'arte, nei party in discoteca, nei magazine, nei video di Mtv, nei libri di "cultural studies"(28). Anche nell'ambito universitario ed accademico, soprattutto nel mondo anglosassone, l'onda dei cultural studies ha investito il campo degli studi giapponesi: in alcuni dipartimenti di lingua e letteratura nipponica si sono attivate ricerche e insegnamenti sui testi della cultura di massa, dal cinema, alla televisione, ai manga, agli anime (questi ultimi costituiscono materia di insegnamento in vari college americani) e diversi antropologi specializzati nello studio della società e della cultura giapponese tradizionale sono passati del "premoderno" al "postmoderno", riconvertendosi allo studio dei media e della cultura pop contemporanea(29). Per quanto riguarda i paesi dell'Est e del Sud Est asiatico, la diffusione della cultura pop nipponica è iniziata negli anni '70, sempre attraverso i fumetti e l'animazione, ma ben presto ha riguardato anche la musica e i drama (telefilm di circa dieci-dodici episodi ciascuno molto popolari nell'Estremo Oriente; possono riguardare vari argomenti e sono divisi in generi, come la commedia, il sentimentale, il poliziesco, lo storico [Jidaigeki], il thriller e l'horror); un tipo particolare di drama è l'Asadora(30), un serial che viene mostrato quotidianamente dalla NHK(31) e si conclude in sei mesi; ogni Asadora è ambientato in un periodo storico differente e in una regione diversa del Giappone(32). L'intento - chiaramente educativo - di questo tipo di produzione consiste nel promuovere l'idea della riuscita sociale della donna attraverso il lavoro extra-domestico e, contemporaneamente, diffondere i tradizionali valori di sacrificio di sé, lealtà e pietà filiale; di solito la protagonista (la quale simboleggia il Paese stesso; l'asadora è spesso una riflessone sull'identità moderna del Giappone attraverso il veicolo della donna) è una ragazza che ha un sogno, ma trova molte difficoltà che si sovrappongono alla sua realizzazione; tuttavia, dopo aver superato con impegno e forza di volontà numerosi ostacoli, alla fine riesce a raggiungere il suo obiettivo(33). Alcuni di questi serial vengono esportati in vari paesi del mondo (normalmente non occidentali); in particolare Oshin (1983) - storia di una poverissima ragazza del nord del Giappone, la quale viene venduta come schiava ed è costretta a una vita di stenti, finche, grazie alla sua forza di volontà, riesce a riscattarsi aprendo una catena di supermercati - è stato acquistato e trasmesso in cinquantanove nazioni, fra cui anche quelle del Medio Oriente(34) (è stato mandato in onda tra l'altro in Iran, in Egitto e in Arabia Saudita) e in America latina, ottenendo ovunque un incredibile successo. Comunque, tra i giovani i programmi più popolari sono i trendy drama, ovvero serial incentrati sulle vicende sentimentali di ventenni che vivono e lavorano in un moderno contesto urbano (queste produzioni a volte affrontano anche questioni crude come la violenza adolescenziale, l'abuso infantile, e, più in generale, lo stile di vita contemporaneo. Oltre che in Giappone, i trendy drama (fra cui ricordiamo Tokyo Love Story, 101 Proposals, Love Generation, Long Vacation) nipponici ottengono buoni ascolti anche a Taiwan, Hong Kong e nelle zone del Sud Est asiatico; tuttavia il paese estero in cui la loro popolarità è massima è appunto Taiwan, nazione in cui le ultime restrizioni sull'importazione di materiale nipponico sono state totalmente abolite solo nel 1994(35). Una ricerca svolta nella prima metà degli anni '90 ha mostrato che i teenager e i giovani del luogo preferivano i serial nipponici sia rispetto a quelli americani, sia rispetto a quelli locali o di Hong Kong(36); in particolare erano stati messi a confronto Tokyo Love Story e il celebre telefilm cult statunitense Beverly Hills 90210. Gli intervistanti avevano risposto che, nonostante Beverly Hills fosse emozionante, era troppo distante dalla loro realtà affinché fosse possibile qualche identificazione, mentre Tokyo Love Story appariva loro molto più familiare (sia perchè gli attori erano asiatici, sia per il contesto sociale e culturale), e - benché neanche quest'opera fosse completamente realistica o corrispondesse pienamente alla loro esperienza quotidiana - rappresentava una vicenda a cui potevano aspirare(37). Invece i drama taiwanesi non incontravano molto il favore dei teenager in quanto considerati troppo tradizionali. In particolare, le ragazze adoravano e si identificavano nel personaggio di Rika, la protagonista, in quanto donna moderna, indipendente, forte, decisa, ma nello stesso tempo innamorata fedelmente e ostinatamente di un solo ragazzo(38), mentre odiavano Satomi (la rivale in amore di Rika), la quale presentava caratteristiche più tradizionali (la dipendenza, la passività, la sottomissione); inoltre,un altro motivo di preferenza dei drama nipponici (oltre alla maggiore prossimità culturale) era dato dal fatto che in essi - secondo gli intervistati - i sentimenti dei personaggi venivano espressi in modo veramente elegante e delicato. Tuttavia, come è spiegato in precedenza, la cultura pop asiatica, nonostante l'indubbio ruolo centrale svolto dal Giappone, non è a senso unico; infatti, soprattutto negli ultimi anni, anche gli altri paesi dell'Estremo Oriente hanno sviluppato dei prodotti culturali mediatici in grado di riscuotere successo e affascinare, anche al di fuori della propria nazione. In particolare, la Corea del Sud ha cominciato a produrre dei drama di successo(39) che - oltre ad essere popolarissimi in patria - sono stati esportati in Giappone e a Taiwan, ma anche a Singapore, in Malaysia, Thailandia, Vietnam, Filippine, Uzbekistan, Cina, Hawaii, paesi nei quali hanno ottenuto un elevatissimo indice di gradimento; alcuni dei più famosi, significativi e ben costruiti sono Autumn Fairy Tale, Winter Sonata (è stato trasmesso anche in Egitto), Success Story of a Bright Girl, Stairway to Heaven. Friends invece è il risultato di una coproduzione con il Giappone. La popolarità di questi drama ha portato anche a un incremento del turismo in Corea, in quanto molti fans vogliono vedere dal vivo i luoghi dove sono state girate le loro opere preferite. Inoltre, diversamente dai trendy drama giapponesi, essi riescono ad attirare, oltre al pubblico giovane, anche spettatori di età più avanzata, poiché i valori che esprimono e i problemi che affrontano sono maggiormente tradizionali (per esempio, il conflitto tra tradizione confuciana e modernità sociale, la presenza del maschilismo e di una forte disuguaglianza fra i sessi) e riflettono in modo più fedele la situazione e l'esperienza di molte donne. Anche il cinema coreano sta ottenendo molto successo di critica e di pubblico (Ferro 3 - La casa vuota, Old Boy, L'arco, My Sassy girl, Silmido, Taeguki), e negli ambienti fumettistici e musicali si stanno diffondendo rispettivamente i manwha (i manga coerani, alcuni dei quali tradotti in Occidente) e il Korean pop; riguardo a Taiwan, anche se in misura minore, anch'essa ha prodotto diversi drama, alcuni dei quali sono ispirati a dei celebri shojo manga, come Hana Yori Dango e Mars. Hong Kong(40), infine, ha la terza cinematografia più prolifica del mondo dopo India e Stati Uniti, ricca di generi (gongfupian(41), wuxiapan, melodramma, action movie ed heroic bloodshed(42), fantasy, commedia), la quale ha influenzato anche Hollywood (con Bruce Lee negli anni'70 , John Woo, Jackie Chan e Sammo Hung negli anni'90); in Giappone, fra un certo tipo di pubblico (soprattutto femminile) sono divenuti assai popolari - oltre agli attori - anche i cantanti e gli idol musicali provenienti dall'ex colonia britannica(43). E la collaborazione tra artisti, attori e cantanti asiatici è sempre più frequente: un esempio è il programma sulla ricerca di talenti artistici Asia Bagus! coprodotto nel 1992 da Giappone, Singapore, Malaysia, Indonesia, Taiwan e Corea del Sud(44). Come si può constatare, ciascuno di questi paesi ha aumentato la sua produzione mediatica dopo aver abolito le politiche di chiusura e protezionismo culturale ed avere permesso così il libero accesso di film, musica, fumetti, cartoni animati, drama, programmi televisivi provenienti da altre nazioni (la Corea del Sud ha liberalizzato solo recentemente l'importazione di prodotti culturali nipponici); del resto il Giappone è diventato il leader a livello globale dell'animazione (circa il 60% di tutti i cartoni animati trasmessi nel mondo sono di origine nipponica) e del fumetto, oltre che un instancabile produttore di drama, cinema e musica pop, anche grazie all'incontro/ibridazione/contaminazione con altre culture (in particolare, con quella americana) e all'assorbimento e adattamento delle loro influenze - pur senza stravolgere la propria mentalità. Il moderno immaginario giapponese si basa infatti non solo sulle religioni nazionali (buddhismo e shintoismo), sulle figure storiche, sulle ricche tradizioni marziali e sulle figure leggendarie della fantasia popolare, ma anche su buona parte della cultura occidentale (scientifico-tecnologica, letteraria, mitologica, teatrale, cinematografica, musicale, televisiva) ed orientale (mitologia e leggende cinesi(45), kung fu, cinema e idol di Hong Kong, drama e musica pop coreani). A questo proposito, senza l'influenza della cultura americana forse l'animazione giapponese così come è conosciuta oggi non sarebbe mai nata, oppure si sarebbe sviluppata in tempi e modi differenti: infatti Tezuka Osamu, per sua stessa ammissione era un grande fan dei lungometraggi cinematografici di Walt Disney e si è ispirato a Bambi per la sua celebre opera Kimba, il leone bianco. Purtroppo, in altri autori e produzioni è evidente l'influsso della civiltà occidentale in forme più negative, come nella ricerca eccessiva, spinta fino all'ossessione per il progresso scientifico - per il quale i giapponesi sono sempre in gara con gli Stati Uniti verso la supremazia tecnologica - e soprattutto, nell'incubo ancora vivo della bomba atomica, palese in Godzilla(46). Dunque, da un lato, i manga, gli anime, alcuni drama (come gli Asadora) si sono fatti automaticamente specchio audiovisivo del ricco retaggio di tradizioni autoctone, grazie all'ancoraggio dei giapponesi ai loro antichi costumi; dall'altro l'influenza culturale dell'Occidente si è resa evidente in vari modi, come ad esempio nell'estrema attenzione dedicata all'immaginario tecnologico contemporaneo: alla robotizzazione dell'industria pesante e all'avvento della computerizzazione, alla costante minaccia della catastrofe nucleare, all'incapacità dell'uomo odierno di amministrare il suo potenziale distruttivo, all'inquinamento, al rapporto/conflitto fra corpo "umano" e corpo "meccanico". Inoltre, moltissimi elementi dell'immaginario nord-americano ed europeo, sia classico sia recente - fate, maghi, mostri, guerrieri, supereroi - si sono mescolati con la cultura fantastica giapponese, dando vita a generi narrativi originali nati proprio con gli anime - è il caso di robot giganti tipo Mazinga - e rinnovando le potenzialità di altri generi non pienamente sfruttati - basti pensare agli anime di magia, che in parte derivano dall'idea base di serial americani come Vita da strega(47) (Sally la maga, la capostipite del genere majokko, è nata nella seconda metà degli anni '60 proprio grazie al successo riscosso in Giappone dal telefilm appena citato). Tutto ciò indica come spesso l'apertura ad altre culture e anche ai loro prodotti mediatici favorisca la creatività, e come la contaminazione reciproca, l'ibridazione e la fertilizzazione incrociata permettano di sviluppare nuove interessanti forme di cultura in grado di diffondersi a livello globale.
Note
1. Anche se comunque si trattava di un interesse di elìte, sviluppato dalle classi sociali più elevate, dagli studiosi e dagli artisti.
2. Tendenza artistica caratterizzata dalla ripresa di motivi e stili tipici dell'arte giapponese, sviluppatasi in Francia e poi diffusosi in Inghilterra e in altri paesi europei; convenzionalmente il suo periodo temporale viene indicato tra il 1854 e il 1914.
3. Quest'ultimo termine, contrazione e traduzione dell'inglese popular culture, è particolarmente significativo e adeguato in quanto indica una cultura che è al tempo stesso popolare (o si serve di linguaggi popolari) e contemporanea.
4. Comunque l'area in cui questa cultura è maggiormente diffusa rimane l'Asia.
5. Gomarasca, Alessandro. 2001. La bambola e il robottone. Culture pop nel Giappone contemporaneo. Einaudi, Torino, pag. 9.
6. Ibidem. Comunque Mc Carthy ha scritto queste parole nel 1999; oggi la situazione è un po' cambiata, in quanto - nonostante la produzione nipponica sia indubbiamente dominante - negli ultimi anni ha cominciato a diffondersi rapidamente anche la cultura pop degli altri paesi citati, specialmente quella della Corea del Sud, tanto che ultimamente si parla di "Korean Wave" (ondata coreana). Inoltre, anche la cultura pop di Hong Kong, soprattutto grazie al cinema - ma non solo -, è molto influente.
7. Questo vale soprattutto per le nazioni dell'Estremo Oriente, nelle quali il confucianesimo ha permeato la società, ovvero le fonti della diffusione di questo processi culturali (Giappone, Hong Kong, Taiwan e Corea del Sud), con l'aggiunta di Singapore. Per quanto riguarda gli stati del Sud Est asiatico (la Thailandia è buddhista, le Filippine sono un paese cattolico, l'Indonesia è musulmana, la Malaysia - pur con una lieve maggioranza islamica - ha una compresenza di varie religioni al suo interno), nei quali comunque la cultura pop asiatica è notevolmente diffusa, la situazione è un po' diversa. In realtà, anche in Giappone le religioni prevalenti sono il buddhismo e lo shintoismo, tuttavia la struttura della società e le relazioni familiari sono influenzate in gran parte dal confucianesimo.
8. Ibidem. Comunque non si tratta di un flusso a senso unico, bensì di un intreccio e di un interscambio tra le nazioni citate, pur con prevalenza della parte nipponica.
9. Tuttavia in questi ultimi anni in Occidente si è diffuso un certo interesse anche per gli altri aspetti della cultura asiatica moderna (Japan e Korean pop, drama, film), anche se in misura decisamente minore rispetto a quello per gli anime e i manga.
10. Celebre fumettista e disegnatore di cartoni animati, è considerato il "padre" dell'animazione nipponica.
11. Termine giapponese che significa task force; è usato comunemente per indicare un genere di telefilm, nato negli anni'70 e molto popolare, basato su squadre di supereroi che combattono contro mostri e nemici vari.
12. Termine che può essere tradotto con "maghetta" o "ragazza magica"; indica un genere popolarissimo negli anime.
13. Oltretutto Pokemon non è solo un anime, ma anche un videogioco, ed è collegato ad una notevole quantità di merchandising, a cominciare dalle trading cards. Comunque, per quasi tutti gli anime - ma questo vale anche i cartoni americani e di altri paesi, in primis quelli Disney - esiste un forte merchandising (pelouches, bambole, portachiavi, gashapon, videogames, figurine, card, modellini in metallo, etc.).
14. Questo permise anche di aggirare il problema delle censura, in quanto alcuni anime che in Tv - con grande disappunto dei fans - andavano in onda con tagli e modifiche, nell'edizione DVD erano in versione integrale.
15. Nei quali non si lesinano forti critiche alle case di produzione e ai canali televisivi nel caso di adattamenti poco fedeli, cambiamenti nelle storie e nei nomi dei personaggi, censure e modifiche varie.
16. Gomarasca, Alessandro, op. cit., pag. 10.
17. Gomarasca, Alessandro, op. cit., pag. 10. Comunque la cultura pop statunitense è ancora popolarissima, soprattutto negli Stati Uniti e in Europa (ma anche in altre zone del mondo ) ed è riuscita a rinnovarsi, inglobando nuove tendenze, interessi e bisogni e ispirandosi anche alle nuove aree mediatiche.
18. Comunque negli ultimi anni c'è stato un cambiamento di rotta e anche le istituzioni ufficiali giapponesi si sono aperte a una visione meno conservatrice della cultura.
19. Gomarasca, Alessandro, op. cit., pag 12.
20. Caratteristiche che hanno indubbiamente facilitato l'esportazione nei paesi occidentali.
21. Questi aspetti - che spesso fanno sorgere interesse e curiosità verso la civiltà nipponica e desiderio di saperne di più - sono tendenzialmente apprezzati dai fan occidentali, i quali desiderano il loro mantenimento anche nelle versioni importate e doppiate.
22. Sull'argomento si veda: http://en.wikipedia.org/wiki/Dorama.
23. In America latina la diffusione è avvenuta in modo più o meno analogo all'Europa.
24. Al successo ottenuto si accompagnarono tuttavia le forti polemiche da parte di gruppi di genitori, insegnati e opinionisti vari, i quali ritenevano i cartoni giapponesi troppo volenti e inadatti ai bambini occidentali.
25. Una delle poche serie live-action trasmesse sulle televisioni occidentali (ovviamente nella versione statunitense).
26. In questo caso si tratta di un film d'animazione anziché una serie a puntate.
27. Gomarasca, Alessandro, op. cit., pag. 15.
28. Gomarasca, Alessandro, op. cit., pag. 16. A questo proposito, è interessante notare come siano numerosi i libri in lingua inglese sulla cultura pop asiatica in generale e giapponese in particolare. I cultural studies si occupano dei media e della cultura popolare nella società contemporanea.
29. Gomarasca, Alessandro, op. cit., pag. 26.
30. Sull'argomento si veda: Martinez, Dolores. 1998. The World of Japanese Popular Culture. Cambridge Unversity Press.
31. La Tv di Stato giapponese.
32. Ciò avviene al fine di promuovere il turismo interno nelle diverse regioni del paese.
33. Tuttavia, dai primi anni '90 si sono aggiunte anche tematiche più intime e personali, come la relazione tra madri e figlie, tra sorelle oppure il problema del divorzio.
34. In Iran era straordinariamente popolare; un aneddoto sostiene che un intervistatore radio avesse chiesto a un'ascoltatrice iraniana quale fosse il simbolo della donna islamica e lei avesse risposto Oshin. Recentemente la serie è stata venduta alla Tv irachena.
35. Gomarasca, Alessandro, op. cit., pag. 8.
36. Invece ad Hong Kong, nonostante il buon indice di gradimento ottenuto dai drama nipponici tra i giovani, l'audience premiava i serial locali; infatti la fetta maggiore del pubblico televisivo nell'isola era costituita da bambini e casalinghe quarantenni, le quali preferivano i drama locali, più centrati sulla famiglia.
37. Iwabuchi, Koichi, op. cit., pag. 148.
38. Invece le eroine dei serial americani erano considerate troppo volubili in ambito sentimentale.
39. Sull'argomento si veda: http://www.koreanfilm.org/tvdramas/
40. Sull'argomento si veda: Nazzaro, Giona A. e Tagliacozzo, Andrea. 1997. Il cinema di Hong Kong. Spade, kung fu, pistole, fantasmi. Le Mani, Genova.
41. Film di kung fu e arti marziali.
42. Letteralmente significa "bagno di sangue" e racconta di gangster cinesi. E' un genere in cui, come la definizione stessa suggerisce, è la violenza a fare da padrona.
43. Sull'argomento si veda: Iwabuchi, Koichi, op. cit., pagg. 158-198.
44. Iwabuchi, Koichi, op. cit., pagg. 100-106.
45. Il celeberrimo Dragon ball si ispira a una leggenda cinese (la stessa che è servita da base anche per altre produzioni, come il recente Saiyuki).
46. Pellitteri, Marco. 2002. Mazinga nostalgia. King Comics, Roma, pag. 151.
47. Ibidem.
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