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Imperatrice, sogno o realtà?
di Massimiliano Crippa
17 giugno 2001. L'annuncio ufficiale della gravidanza della principessa Masako è stato dato il 15 aprile 2001. Masako Owada (9 dicembre 1963) e il principe Naruhito (23 febbraio 1960) sono sposati dal 9 giugno 1993 e il 30 dicembre 1999 la principessa aveva avuto un aborto spontaneo, gettando nello sconforto una nazione, che ora dibatte sull'opportunità di dare alle donne la possibilità di salire al trono, nel caso che il nascituro si riveli una femmina. La gravidanza sta andando bene, Masako è in buona salute. Già dall'inizio di aprile tutte le sue apparizioni ufficiali erano state annullate per precauzione. Il bambino (o la bambina) nascerà a fine novembre o all'inizio di dicembre.
La principessa, 37 anni, laureata in economia alla Harvard University e in legge alla Tokyo Daigaku, Master in relazioni internazionali alla Oxford University, parla inglese, francese e tedesco. Ha vissuto la prima parte della sua vita all'estero. Era una brillante diplomatica presso il Ministero degli Esteri, pronta a seguire le orme del padre Hisashi (già ambasciatore negli Stati Uniti).
Masako aveva ceduto, dopo alcuni rifiuti (il corteggiamento è durato dall'autunno del 1986 al dicembre del 1992), alla proposta di Naruhito, accettando il ruolo subalterno imposto dalla tradizione e dall'etichetta. Una condizione che ha fatto di lei la "principessa che soffre silenziosamente", che vive un'esistenza appartata, "tre passi dietro il consorte". Il popolo l'aveva presa in gran simpatia, sperava che modernizzasse la vita di corte e fosse di esempio alle donne in cerca di emancipazione, ma invece, per evitare di ofuscare la figura del marito, non molto brillante, è stata relegata all'interno del Palazzo Imperiale, con ben poche uscite pubbliche. Seguendo alla lettera la regola che prevede l'estraneità alla politica della famiglia imperiale, Masako non ha mai preso posizione su nulla, se non in occasione di una visita insieme al marito ai terremotati di Kobe nel 1995, visita giudicata in alcuni ambienti "inopportuna". Visto che la loro eroina si rivelava una principessa qualsiasi, il popolo finì col desiderare l'unica cosa che si è sempre chiesto in passato: un figlio.
Stranamente, pare che non sarà condotto l'esame per determinare il sesso del nascituro. Se il bambino sarà maschio, il Giappone tirerà un sospiro di sollievo per la scampata crisi nella successione imperiale. Ma nel caso in cui venisse alla luce una bambina, il mondo politico giapponese, con il premier Koizumi Jun'ichirou in testa (nel suo governo sono presenti 5 donne, un record), è pronto a proporre una modifica dell'articolo 1 della legge imperiale, riveduta l'ultima volta nel 1947, che limita ai discendenti maschi la successione al trono del crisantemo (un'altra regola che potrebbe essere abolita è l'impossibilità per l'imperatore in carica di abdicare di sua spontanea volontà). Il cambiamento sembra appoggiato non solo dal movimento femminista, che vuole abbattere l'ultimo baluardo di discriminazione verso la donna, e dai politici di stampo progressista, ma anche dai più conservatori come la Nihon Seinensha (Lega della gioventù giapponese), la più importante lobby di estrema destra, che vogliono comunque conservare l'ininterrotta successione imperiale che dura da 2.600 anni. Un sondaggio effettuato nel 1998 vedeva il 49,7% favorevole al cambiamento, mentre il 30,6% era contrario. Nel 1992 il risultato era stato opposto, con il 32,5% a favore e il 46,8% contrario. Non è chiaro se questa inversione di tendenza sia dovuta a una maggiore attenzione verso il tema delle pari opportunità o alla paura per la mancanza di eredi. La revisione, però, non si preannuncia semplice, poiché molte sono le sfumature che può assumere l'estensione del diritto di successione al ramo femminile della famiglia imperiale. Watanabe Midori, professoressa presso la Bunka Women's University nonché esperta della famigla imperiale, fa notare in un suo libro che tutte le monarchie europee permettono la successione femminile, anche se alcune hanno introdotto questa possibilità molto recentemente (Svezia, Norvegia e Belgio).
Sembra naturale che in un paese le cui origini vengono fatte risalire a Amaterasu Omikami, dea del sole, le donne debbano avere un ruolo di primo piano. E così è stato per un certo periodo della storia giapponese. Si narra che 7 dei 125 regnanti che si sono susseguiti finora furono donne (tralasciamo la mitologica Himiko del regno Yamatai), anche se spesso con funzione di reggente in attesa di un membro maschile della famiglia. La prima imperatrice, Suiko, risale al VI secolo. Regnò per 36 anni (592-628), contribuì a stabilire rapporti diplomatici con la Cina della dinastia Sui e aiutò la diffusione del buddhismo. L'ultima imperatrice, Go Sakuramachi, risale al XVIII secolo. Il suo regno durò dal 1762 al 1770. Il cambiamento di rotta sulla successione femminile avvenne nel 1889, con la Restaurazione Meiji. Inoue Kowashi, un burocrate considerato "la mente del governo", giustificò la decisione col fatto che tale possibilità era in contraddizione con l'impossibilità delle donne di votare. Inoue era invece d'accordo all'abdicazione, affermando che "anche l'imperatore è umano", ma Itou Hirobumi, il primo capo del governo del periodo Meiji (1868-1912), si dimostrò contrario.
L'ultimo maschio nato nella casa imperiale più antica del mondo è il fratello minore di Naruhito, Fumihito (30 novembre 1965), che ha già avuto dalla moglie Kiko due figlie femmine: Mako, 9 anni, e Kako, 6 anni.
E che sia una femmina è però molto probabile, perché pare che il ginecologo della Tokyo Daigaku che la segue, il professor Tsutsumi Osamu, il mago della cura della sterilità femminile, abbia studiato con l'équipe di Saneko Satoshi della Keiou Daigaku, quindici anni fa diventato famoso per una sua cura della sterilità che faceva però nascere soltanto femmine. Il sospetto di una manipolazione e di un'inseminazione di questo o di altro genere più sofisticato, non turba tuttavia gli animi dei giapponesi. Anzi, il gioioso evento dovrebbe spingerli a spendere. In passato, alcuni eventi legati alla famiglia imperiale hanno cambiato l'umore nazionale e dato un impulso all'economia: ad esempio, il matrimonio dell'allora principe Akihito con Michiko Shouda spinse molti a comprare la prima televisione per poter guardare la cerimonia. Oggi gioiscono soprattutto le aziende di prodotti per la maternità. Solo in Giappone una gravidanza potrebbe diventare un indicatore macro-economico. Gioiscono anche i demografi che, per ribaltare l'inevitabile declino del Giappone, secondo paese al mondo dopo l'Italia per bassa natalità, sperano in un boom delle nascite.
Ma basterà una principessa con il pancione a convincere all'estremo passo, cioè al matrimonio, le donne giapponesi emancipate le quali, sempre più numerose, optano per una vita gloriosa da single? Elegantissime, in carriera, amanti dei piaceri della vita e dei viaggi, le nuove donne giapponesi diffidano del matrimonio che, inevitabilmente, le vincolerà alla casa e alle funzioni di cura, non tanto dei bambini ma dei suoceri.
Bibliografia
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