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Family Game
Lo spettacolo "Family Game" del noto regista giapponese Ida Kuniaki è liberamente ispirato a "Kitchen", il libro di Yoshimoto Banana che tanto successo ha riscosso nel mondo. E' il ritratto di una gioventù diventata specchio della società in cui viviamo. Dice il regista:
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Può sembrare strano ma in Giappone i giovani sono bravissimi a comunicare con i mezzi tecnologici a loro disposizione (dal cellulare a Internet), ma hanno una grande difficoltà a creare relazioni e contatti personali. E così anche verso gli amici, che dovrebbero colmare il vuoto creato dalla famiglia, non c'è fiducia e i rapporti che nascono solitamente sono ambigui."(1)
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La morte, la solitudine, il nichilismo dell'età contemporanea segnano inesorabilmente la personalità dei giovani protagonisti i quali, alla ricerca disperata di punti di appoggio, scoprono negli oggetti più semplici e più vicini un'ancora di salvataggio. E' il caso della giovane Mikage che, rimasta sola dopo la morte della nonna, passa il suo tempo nella cucina del suo appartamento, spazio che rappresenta molto di più di un semplice luogo fisico. Assurge, infatti, a metafora di una famiglia perduta e intensamente desiderata. Le carenze affettive sono comuni ad ogni cultura e l'esperienza di Ida è illuminante:
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Nel mio corso di teatro sette ragazzi su dieci hanno letto Kitchen e affermano di rispecchiarsi nei sentimenti di Mikage [...] oggi, a differenza di 50 anni fa, tra le nuove generazioni giapponesi e italiane, non ci sono più grandi differenze."(2)
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Ma esiste comunque una differenza tra Italia e Giappone. Il regista, che vive in Italia da quasi trent'anni, afferma:
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In Italia i valori tradizionali sono più forti, anche perché il cattolicesimo è radicato. In Giappone invece il capitalismo ha cancellato ogni traccia del passato ed ora la situazione non può essere che questa."(3)
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Note
1. Cfr. Salvini, Giulia. Yoshimoto, da Kitchen una pièce per il teatro. Il Nuovo, 15 aprile 2002.
2. Ibidem.
3. Ibidem.
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