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Il gairaigo
di Massimiliano Crippa
17 settembre 2000. La parola gairaigo significa "termine importato". I tre kanji che lo compongono si leggono secondo la lettura on.
Il primo kanji, nella lettura kun, suona soto, hoka. L'area semantica di soto è meglio percepita in soto de, dove il parlante esprime il concetto "di fuori", "all'esterno", "fuori". Il termine hoka, invece, ha spesso valore di locativo spaziale. Il parlante si avvale di no hoka ni per esprimere il corrispondente italiano di "tranne", "all'infuori di", "oltre a". E' ben vero che al suono hoka corrisponde anche un diverso kanji e un valore semantivo diverso: "altro". L'estraneità dei due kanji è sottolineata dall'uso della lettura on. Nei composti hoka ha il suono ta. Un esempio dei loro significati è riscontrabile nelle parole tanin e gaijin. Tanin è una persona fuori della nostra cerchia: forestiero. Gaijin è usato per indicare colui che viene da un altro paese: straniero. Foretiero nella lingua italiana viene dall'antico francese forestier, a sua volta derivato dal tardo latino foras, mentre straniero viene dal francese estrangier, latino extraneus. In inglese tanin è stranger e anche unrelated person, gaijin è foreigner e alien. E' pur curioso notare che stranger è entrato nella lingua inglese dall'antico francese estrangier e che foreigner è pure venuto dal francese forain, ma quest'ultima parola nel passaggio alla lingua inglese ha subìto uno slittamento di senso.
Nell'asse di selezione-combinazione con altri segni, il suono on del kanji ha un'area semantica più estesa, facendo suoi anche i significati originari: gai indica ciò che è al di là dei confini del paese, straniero, di altra terra. Al giapponese tanin corrisponde il cinese t'ajen (forestiero) e a gaijin corrisponde il cinese waijen, dal significato di straniero, barbaro, gente di un altro clan o di un altro paese. L'apporto alla lingua giapponese è avvenuto senza che i significati perdessero i loro valori originari, essendo ancorati al carattere simbolico della grafia cinese. Si confrontino i sostantivi di uso corrente: gaishi (capitale straniero),gaiteki (invasore).
Il secondo kanji ha, secondo la lettura kun, il suono kuru, che denota il significato di venire ed anche arrivare, raggiungere, visitare, essere importato, derivare. Il suono on è rai. Si usa nelle espressioni temporali: ad esempio raishu significa "la prossima settimana". Come suffisso unito a i in irai indica un tempo trascorso, come nell'italiano "dal...". Ha inoltre il significato di importato, venuto, quando viene usato in qualità di sostantivo. Lo studio della grafia on richiama un kanji più complesso, dal suono cinese lai. Nel lungo processo di acquisizione della scrittura cinese sono apparse estensioni di significato che paiono inspiegabili. La ricerca ortografica ci mostra spesso che il significato attuale il più delle volte era precedentemente unito ad un altro carattere più complicato e che questo è stato poi sostituito con un omofono di più semplice scrittura. E' questo proprio il caso del kanji cinese che anticamente indicava il grano e che aveva suono lai. L'omofono, con significato di venire, era un kanji più complicato e probabilmente per questa ragione prese in prestito il carattere usato per il grano. Oggi il kanji cinese che significa venire, è lo stesso che si usa per la trascrizione del verbo giapponese kuru.
Il terzo kanji, nella sua lettura kun, si rifà al suono kata(ru) che denota il significato di raccontare, recitare, dire con precisione e ordine, esporre fatti straordinari, leggendari. E' noto l'esempio "mukashi o kataru" riportato in molti dizionari per indicare il significato di "raccontare (dei fatti leggendari) del tempo antico". Nel lontano passato esistevano delle corporazioni che venivano chiamate kataribe, la cui funzione era di tramandare oralmente le tradizioni legate alle origini della civiltà dell'antico yamato. Queste confraternite avevano il compito di recitare durante le cerimonie più sacre le cosiddette furugoto, "le antiche parole", o meglio letteralmente "le antiche imprese". La parola furugoto sembra sinonimo di kamigoto richiamata nei due più antichi libri storici, il Kojiki e il Nihon Shoki. Secondo l'Engishiki, i kamigoto erano però pronunciate dalle sacerdotesse o dai sacerdoti quando erano posseduti dagli spiriti divini. Le kataribe incaricate di conservare queste tradizioni, si distaccarono dalla classe dei sacerdoti sebbene avessero una comune discendenza con coloro che avevano il compito di celebrare i riti. Si sa di Amajoto Muraji, noto membro di queste corporazioni, che fa ascendere, secondo la genealogia religiosa giapponese, la sua famiglia dal dio Ama No Hiwashi, lo stesso antenato della famiglia Inbe. Così come Katari no Muraji, discendente della divinità chiamata Ama no Koine, antenato dell'altra famosa famiglia Onakatomi, incaricata anch'essa della celebrazione del culto religioso e famosa per essere legata al sacerdozio più elevato. La vitalità di questa parola è pure riscontrabile nel Kojiki in molti poemi e testi di canzoni che terminano con le parole "koto no katarigoto no kotoba", che può venire tradotto all'incirca con "così si trasmetteva oralmente".
Il terzo kanji, nella sua lettura on, ha significato di termine, vocabolo, lingua. Nella dinamica di combinazioni con altri suoni, questo significato si fa più evidente: gogaku (linguistica), gogakusha (filologo), gokon (radice di una parola), gogengaku (etimologia). In finale di parola, go viene usato per indicare la lingua di un popolo, come in nihongo (lingua giapponese). Anche lo studio del kanji è interessante: contiene l'idea dell'azione del parlare. Il radicale richiama simbolicamente le parole che escono dalla bocca. Go ha un alto indice di uso.
L'unione di gai con rai dà luogo alla parola gairai, usata per esprimere la locuzione "venire dall'estero", "importato". Generalmente gairai si usa in funzione di attributo, come ad esempio "gairai no kotoba" (parola venuta da fuori). Sinonimo di gairai no kotoba è la frase "gaikoku kara kita kotoba". Nella lingua parlata si usa il sostantivo gairaigo. Grammaticalmente parlando si può indifferentemente usare l'uno o l'altro dei tre sintagma. Anche kikago e onyakushakugo sono sinonimi di gairaigo. L'economia della lingua fa sì che si preferisca gairaigo.
Appare chiaro che gairaigo nella sua trascrizione grafica così come nel suo valore semantico e fonetico è esso stesso un kango. Con questa parola si indicano tutti i termini provenienti dalla lingua cinese. Ne consegue che la scelta di questo termine, nella esposizione del pensiero in lingua giapponese, conferisce alla selezione paradigmatica un fukai imi, un più profondo significato.
Influssi orientali
Il gairaigo, inteso come l'insieme delle parole provenienti dalle lingue straniere, si suddivide in due gruppi: touyougo e seiyougo. Letteralmente touyougo significa "termine dall'oriente", ma sono inclusi in questa categoria le parole provenienti dalle lingue dei paesi asiatici. Si usa suddividerlo nelle seguenti classi: chosengo, ainugo, kango, indogo, parigo, sansukuritogo, nanpogo. Si noti che Chosen è il nome della Corea, Ainu quello dell'antico popolo di razza bianca che occupava l'arcipelago giapponese, Kan è l'antico nome della Cina, Indo dell'India, pari sta per la lingua pali e sansukurito per la lingua sanscrito, mentre nanpo, letteralmente il sud, richiama le lingue della fascia insulare maleo-filippina.
La classe di maggior interesse e con un imponente numero di vocaboli è quella del gruppo kango, detto anche shinago in tempi più recenti. A rigore, la parola shinago dovrebbe rappresentare una classe di parole proveniente dal cinese moderno. Poche sono le parole immesse nella lingua giapponese per i contatti con gli Ainu. I vocaboli venuti dai contatti con gli abitanti della penisola indiana e quelli della zona insulare a sud del continente asiatico, non sono numerosi, però sono legati a particolari esperienze di carattere religioso.
Lo studio del chosengo ha un suo particolare valore antropologico. La Corea fu il ponte obbligato per il passaggio di usi, credenze e idee dalle civiltà continentali al Giappone. I coreani furono i primi maestri nell'arte della forgiatura dei metalli, della tinteggiatura delle fibre tessili e della stessa tessitura. Molti di essi furono nazionalizzati giapponesi nei primi secoli della nostra era, come è detto in molti editti imperiali. I rapporti tra la popolazione dell'arcipelago e la Corea risalgono a tempi remoti, facilitati dalla vicinanza della penisola e da isole poste nel mezzo che, come Tsushima, permettevano degli scali intermedi di facile approdo. Anche la scrittura cinese, per tradizione, si dice fosse introdotta dai coreani Achiki o Aijiki (284 a. C.) e Wani (circa 285 a. C.). Ciò è confermato anche dal Kojiki sebbene ricerche più tarde non concordino con la data del loro arrivo. E' solo sotto il regno dell'Imperatrice Suiko che il Giappone invierà alla corte dei Sui (689-618 a. C.), l'allora dinastia che governava l'impero cinese, la sua prima ambasceria ufficiale e avrà così modo di avvicinare direttamente il pensiero cinese. Da questo momento, sia dal punto di vista culturale che dal punto di vista linguistico, l'influsso della Corea sul Giappone andrà sempre più affievolendosi fino a cessare nello spazio di pochi anni. Molte parole sono però tuttora in uso e testimoniano ancor oggi questo particolare momento.
La classe dirigente giapponese per anni ed anni fu l'allieva più umile e attenta della grande Cina. Affascinata dal pensiero buddhista e dall'arte dei Sung, di tanto in tanto allontanandosi, di tanto in tanto adottandone il pensiero politico e sociale, il Giappone fu, si può dire, sensibile al modo cinese fino al sorgere della nuova mentalità moderna nel periodo Meiji (1868-1912) in cui prese a modello il mondo occidentale. Il fatto di avere adottato come trascrizione grafica il sistema cinese e di essere stato costretto dalla natura della propria lingua a studiare e comprendere la dinamica combinatoria dei caratteri cinesi, ha dato al parlante giapponese la possibilità quasi illimitata di creare nuove parole. Il kango entrò in Giappone con l'impetuosità di una folata di vento, soddisfacendo l'esigenza metafisica dei nobili e la sete degli innovatori politici. Vettore fu il pensiero buddhista e l'etica confuciana.
Influssi occidentali
Il seiyougo rappresenta i vocaboli provenienti dalle lingue europee. Curioso è il fatto che i termini provenienti dagli Stati Uniti siano inseriti in questo gruppo. Nel seiyougo vi sono le seguenti classi: porutogarugo, supeingo, orandago, eigo (nelle varianti igirisugo e beigo), furansugo, doitsugo, roshiago, itariago, kirushago, latengo.
Le due definizioni touyougo e seiyougo indicano due distinte categorie, due sfere di cultura, l'Oriente e l'Occidente. La classe che raggruppa un numero maggiore di vocaboli e che ha un notevole influsso sul lessico moderno giapponese è l'eigogairaigo. Il seiyougo entra nella lingua giapponese nel delicato momento dei primi contatti con la razza bianca ed è indirettamente agente di disturbo e di formazione del nuovo concetto di stato moderno. Vettore è la scienza occidentale e non già il credo cristiano che come tale era troppo esotico e lontano dalla già profonda esperienza religiosa del Paese.
Il materiale di studio per il touyougo è abbondante: dal primo testo scritto coi caratteri cinesi e riproducente foneticamente la lingua giapponese sino alle prime opere in cui la lingua indigena utilizza la grafia cinese nel suo valore fonetico e semantico. Tutte le opere classiche sono fonte di studio e di ricerca. Per il seiyougo sono maggiormente interessanti i diari di viaggio e gli scritti sulla religione cristiana del periodo chiamato Kirishitan; i vocaboli scientifici del periodo Tokugawa; giornali e riviste, novelle e romanzi dal Meiji ad oggi.
Kango e yamatogo
Uno dei testi più interessanti per lo studio del kango è il Wameiruishuusho dello scrittore Shitago Minamoto, uno dei più eclettici studiosi di letteratura cinese e compilatore di antologie e di molte opere classiche. Le note al testo è quanto di meglio possa aspettarsi il ricercatore di touyougo in quanto in esse si rifà la storia di molta parte degli apporti avvenuti precedentemente. Le parole prese in esame si riferiscono ai più svariati campi e sono ragruppate in classi a seconda della loro appartenenza ad una o all'altra civiltà e al tempo della loro entrata a far parte del lessico giapponese. Così si sa per certo che molte parole cinesi erano usate all'inizio del periodo Nara non solo dai nobili, ma da tutta la popolazione. Un'altra prova dell'uso quotidiano di molte parole kango è dato dai risultati delle ricerche sui sutra del linguista moderno Nakata Iwao: molti termini erano usati anche ulteriormente al Nihon Shoki, a volte trascritti secondo la fonetica e non con il carattere cinese appropriato.
Il valore fonetico originario del carattere preso in prestito non sempre è fedelmente riprodotto nella lingua giapponese. Ciò è dovuto in buona parte al codice fonetico indigeno che riproduce, secondo la propria possibilità articolatoria, i suoni che giungono al suo orecchio. Le tappe più rilevanti di questo travaglio sono spesso mostrate in opere classiche. Tipico essempio è il Kojiki, il primo libro scritto in lngua giapponese, ma che utilizza i caratteri cinesi secondo il loro valore fonetico. Lo studio dei classici cinesi segnò l'inizio di una seconda fase che vide la ricerca del valore di ogni segno grafico e l'abbinamento a una parola giapponese di pari significato. Nacque in questo periodo la lettura kun e la accettazione del carattere cinese con lettura on. La fase conclusiva di questo lungo processo culmina con l'invenzione dei kana, simboli fonetici senza alcun risvolto semantico che, seppur apparentati ai kanji, possono definirsi segni alfabetici.
Si può notare che il kango è molto più interessante come portatore di un più profondo pensiero religioso, politico e sociale che non come un insieme di parole legate ad oggetti comuni. Il kango non influenzò solo il lessico giapponese, ma ebbe risonanza in campo grammaticale e influì sulla sfera psichica dei giapponesi. Questo lungo processo investì e condizionò il carattere giapponese e questo popolo, già di natura pronto alla ricerca e allo studio, fu spinto ad approfondire sempre più nozioni e concetti per comprendere e utilizzare i segni che man mano venivano a sua conoscenza.
Lo studio necessario per l'abbinamento della lingua indigena alla grafia cinese costituisce una vera e propria ricerca linguistica. Con il termine yamatogo si indicano quelle parole che sono ritenute originarie del popolo giapponese e con kango quelle che vennero create dall'abbinamento dei caratteri cinesi secondo la loro lettura on. L'insieme di questi due gruppi costituisce l'intero vocabolario giapponese ovvero il nippongo. Il kango per la sua natura temporale e spaziale, riporta il suono delle parole usate per lo più nella provincia di Honan, centro della cultura cinese, in maggior parte si tratta di apporti del periodo degli Han.
Sarebbe errato dire che l'insegnamento orale a quei tempi fosse secondario in quanto si sa che l'insegnamento esoterico è sempre stato tramandato dalle labra del maestro all'orecchio del discepolo preferito, ma bisogna però tener presente il ruolo che la scrittura ebbe in Cina: unico mezzo per la trasposizione di idee e di usi da un luogo ad un altro, dove gli stessi caratteri hanno suoni diversi a seconda che vengano parlati in una regione o nell'altra del paese. Nelle prime opere, come per esempio nel Fudoki, le parole formate da più caratteri cinesi erano per lo più delle gairaigo. Ancor oggi l'unione di due kanji con pronuncia kun è abbastanza raro. Tra le opere classiche il Manyoushu mostra una perfetta assimilazione del kango che già a quei tempi era ritenuto parte della lingua nazionale, era la lingua classica, spesso veniva anche scritto con i kana. Lo studio dei Monogatari, dal punto di vista linguistico, porta ad altre considerazioni molto interessanti: in quei tempi la lingua parlata non doveva essere stata molto diversa da quella scritta, tanto è vero che le poesie riportate nel Kojiki e nelle prime antologie non fanno pensare che vi dovessero essere differenze fra lo scrivere poesie e lo scrivere in prosa. I Monogatari sono anche opere in cui gli autori fanno sfoggio e selezionano le parole giocando sugli omofoni per più profondi significati. Esaminandone la struttura semantica delle frasi possiamo rilevare l'importanza che il kango ha in essi. Più che Genji Monogatari o Ise Monogatari, è Taketori Monogatari, probabilmente il più antico racconto in lingua giapponese, che riporta, evidenziandolo, il gergo originario dei popolani e il gairaigo dei nobili. E' di questo tempo l'apparizione di un considerevole numero di pronomi personali. Ai pronomi personali giapponesi si uniscono quelli cinesi, ad esempio chin, yo, sessha, boku, shou, shin ed altri.
Da kirishitan e katorikku
Il 1530 segna l'incontro del Giappone con l'Occidente: non si trattò di un incontro ufficiale sebbene grande importanza ebbe nella vita politica del tempo la scoperta dell'archibugio portato dai portoghesi che erano naufragati sulle coste dell'isola Tanegashima. Il 1549, diciottesimo anno dell'era Tenmon, vide lo sbarco di Francesco Saverio nel Kyushu. Le due date hanno una loro particolare importanza in quanto indicano la natura dei primi incontri con l'Occidente. La scienza e la religione bussavano ancora una volta alla porta del Giappone e si trattava in entrambi i casi di un apporto nuovo e rivoluzionario. Il nuovo caratterizza tutto il sottofondo culturale legato alle nozioni scientifiche e matematiche che dopo i potoghesi, gli spagnoli e gli olandesi porteranno al Giappone. Rivoluzionario si dirà il nuovo credo che viene seguito nella periferica provincia di Kagishima e Nagasaki e un pò ovunque nella lontana isola del Kyushu. Il cristianesimo parlava di uguaglianza fra gli uomini, di peccato e di perdono: un linguaggio difficile da intendere e contrario al senso della gerarchia e della nazione insito nel cuore giapponese. In questo primo incontro è la lingua potoghese che fa da vettore al nuovo gairaigo.
Il gairaigo proveniente dalla lingua potoghese si distingue oltre che dal nome porutogarugo come kirishitanyougo poiché i giapponesi identificarono nei potoghesi i portatori del credo di Cristo. Per la verità è considerato kirishitanyougo anche l'insieme delle parole che provengono dalla lingua spagnola. Questo nasce da una ragione logica in quanto molte parole dell'idioma portoghese si ritrovano inalterate nella lingua spagnola. Ad esempio idolos è uguale nelle due lingue e ha lo stesso valore semantico. Nella lingua giapponese entrò trasformandosi nel gairaigo indorosu.
Si può quini dividere gli apporti in porutogarugo e supeingo, ma per alcuni termini esiste una certa ambiguità: la parola tabako ad esempio si riferisce all'erba che tutti noi conosciamo, portata in Giappone originariamente dai portoghesi, ma commerciata poi dagli spagnoli.
Il sostantivo katorika deriva dal portoghese catholika. La parola katorikku sembra originarsi dall'olandese katholiek e pare essere stato usato per distinguere i seguaci del credo di Roma da quelli di Lutero dai primi mercanti olandesi. Questo termine è considerato un orandago. I due gairaigo kirishitan (dal portoghese christao) e katorikku (dall'olandese katholiek) sono usati dagli studiosi del gairaigo per indicare due periodi distinti: l'influsso portoghese-spagnolo e quello olandese. Sono due momenti particolari nella storia giapponese, momenti di stupore, di imitazione, di rigetto. Anche la classe dirigente trattò con grande prudenza questi primi incontri con la razza bianca, timorosa non tanto di perdere la sua libertà, ma di creare uno squilibrio nell'armonia del paese. Il Giappone era allora già consapevole di un'esperienza profonda che aveva toccato tutto il suo animo: l'esperienza del Buddha e della civiltà cinese.
Se riguardiamo tutto l'arco del tempo che interessa il seiyougairaigo si nota che, sebbene diverso sia stato l'incontro e il contatto con la civiltà occidentale, pure molte analogie richiamano l'incontro con la civiltà continentale asiatica. L'eigogairaigo, una esperienza simile all'introduzione del kango, influenzerà profondamente il pensiero giapponese.
Tra il kirishitan e l'avvento dell'eigogairaigo un'altra lingua sviluppò il ruolo di incubatrice delle nuove idee: fu Tokugawa Yeyasu che strinse, per fatti fortuiti, un durevole rapporto con l'Olanda che nel 1600 aveva iniziato i suoi viaggi nell'Estremo Oriente. Nonostante ciò, sotto i Tokugava lo scambio culturale e linguistico ebbe sempre un carattere di clandestinità anche per il fatto che la zona in cui si poteva incontrare lo straniero era quella di Nagasaki e anche in questa remota zona del paese era permesso alla sola colonia olandese un piccolo commercio di spezie e prodotti dell'Asia meridionale. L'orandago raggruppa termini per lo più legati alla medicina, dovuti all'insegnamento del medico tedesco Siembold che soggiornò a lungo a Nagasaki e che faceva parte della colonia olandese. La lingua tedesca fece così capolino con la lingua olandese ancor prima dell'apertura del Giappone a tutto l'Occidente all'inizio del periodo Meiji, portatrice della medicina occidentale e del pensiero scientifico legato ad esso.
Kokugo ed eigogairaigo
Il termine kokugo significa lingua nazionale: si tratta del dialetto di Tokyo che nella quasi totalità costituì la lingua nazionale, oggi parlata in tutto il Giappone. E' però facile trovare ancora oggi differenze di pronuncia e di forma grammaticale man mano che si procede verso il sud e verso il nord. Ciò è dovuto al perdurare delle forme dialettali che sono maggiormente vitali nei centri agricoli lontano dalla capitale. Il kokugo, come fatto sociale e linguistico, è il prodotto delle influenze più varie: un grande ruolo vi gioca l'eigogairaigo che, entrato trionfalmente nel periodo Meiji, è andato sempre più imponendosi. Con l'apertura del paese all'Occidente, questo è diventato il nuovo modello del Giappone moderno e come sia stata appresa questa lezione tutti possono giudicare dalla imponente affermazione negli ultimi decenni del popolo giapponese.
Come ha potuto l'eigogairaigo assimilarsi alla lingua giapponese? Il suono, la grafia, l'esatto significato, come riprodurli nella lingua locale? Per risolvere il primo punto fu necessaria un'analisi contrastiva della lingua e specialmente di quelle parole costruite dalle consonanti alveolari T, ND, N e R; dalle labiodentali S e V; dai diagrammi GL, GN, GR, ST, TR e SP, che non hanno riscontro nella lingua giapponese e che si trovano abbondantemente nelle lingue occidentali. Per il secondo punto furono tentate più vie, ma prevalse l'ortografia del katakana. L'esperienza della trascrizone dei caratteri cinesi non parve aiutare molto lo studioso giapponese. Egli si comportò dinnanzi al fluire dei termini nuovi con tutti i ripensamenti e le prove che in un certo senso aveva già esperimentato all'arrivo del kango. Possiamo indicare questo travaglio in tre fasi ben distinte. Una prima fase riguarda la trascrizione del gairaigo mediante i kanji presi in base al loro suono e senza soffermarsi sull'intrinseco valore semantico. Un secondo momento si ha nell'uso dell'hiragana per indicare la lettura dei kanji di un gairaigo. A causa delle letture kun e on del kanji, la nuova parola era assai difficile da leggere senza l'indicazione della sua lettura in kana. In ultimo si adottò come trascrizione il katakana, abolendo la trascrizione con i kanji. Il testo Suuzokugahou scritto nel ventiduesimo anno dell'era Meiji riassume con dovizia di particolari l'avvicendarsi evolutivo di questo processo e dei motivi che portarono all'abbandono della trascrizione con i kanji. La trascrizione con il katakana, che non è usato per le variazioni morfematiche, oltre a dare il suono nel modo più vicino all'originale, indica in pari tempo che la parola presa in esame non è legata al codice giapponese, ma è venuta dall'Occidente. Già nell'anno ventesimo dell'era Meiji, molti giornali e diversi testi scientifici usavano scrivere il seiyou con il katakana, bisogna però ricordare che solo l'anno ventiduesimo del periodo Meiji segnò ufficialmente l'uso di questo kana nella trascrizione del gairaigo. Il terzo punto, il significato dei nuovi termini, fu motivo di articoli, saggi e persino di polemiche che portarono un nuovo mondo, l'Occidente, a contatto con il pensiero tradizionale giapponese. Attenti ai valori semantici che nasconde il gairaigo, pare dire il katakana.
Nippongo e pseudo-inglese
Oggi il parlante giapponese si avvale della lingua giapponese che egli definisce nippongo utilizzando tutti i segni che linguisticamente compongono il kokugo: yamatogo, seiyougairaigo, toyougairaigo. In più ha a sua disposizione un gruppo di kanji inventati dai giapponesi che egli definisce kokuji (caratteri nazionali). Un esempio di kokuji è il kanji touge (passo di montagna), formato dal radicale yama e da una parte che non è fonetica, ma semanticamente complementare, simbolizzata da ue (sopra) e shita (sotto). I dizionari specialistici più completi ne elencano più di 2.700, ma solamente sette kokuji fanno parte dei jouyou kanji (kanji di uso comune). Ancora minore è il numero di kokuji presenti tra i gakushuu kanji (kanji ad uso scolastico), studiati nel corso della scuola elementare: sono solo due. Quattro kanji, infine, fanno parte dei jinmeiyou kanji (kanji per i nomi propri). Da questi dati, appare evidente quanto limitato sia il loro uso nella vita quotidiana. Inoltre, a imitazione dell'eigogairaigo ha creato nuovi termini che chiama "English made in Japan" e che trascrive con il katakana. Un esempio di English made in Japan è dato dal termine ene-jisuto, che significa uomo energico e corrisponde all'inglese "strong man": il termine è derivato dal parlante giapponese dalla precedente invenzione di "energetic person", che non ha riscontro nella lingua inglese. Un esempio molto conosciuto ed entrato nell'uso comune anche all'estero è sarari-man, che sta a significare "salaried worker" ossia lavoratore salariato. Questa tendenza è aumentata notevolmente negli ultimi anni. Eccone altri esempi:
parashu-ta --> parachuter, con il significato dell'inglese parachutist
o-rudo misu --> old Miss, con il significato dell'inglese old Maid
o-ru bakku --> all back, con il significato dell'inglese straight back
go-sutoppu --> go-stop, con il significato dell'inglese traffic signal
sekochan --> second champion, con il significato dell'inglese substitute
te-buru supi-chi --> table speech, con il significato dell'inglese tale talk
Eigogairaigo
Una analisi condotta dallo studioso Yazaki Genkuro è di valido aiuto, poiché prende in esame il vocabolario Genkai del 1889, il Reikaikokugojiten del 1956, il Kindainippongo ni okeru kango no mondai del 1958 e l'Iwanami Kokugojiten del 1963. Ci si può inoltre avvalere del Kokugo Mondaironsoshi di Tsuneari Fukuta, del Gairaigojiten di Arakawa nell'edizione del 1941, del Gairaigo Kojiten di Uogaeshi nell'edizione del 1959, del Gairaigo Gaisetsu di Arakawa nell'edizione del 1943, del Gairaigo no hanashi di Shinura nell'edizione del 1944, così come della rivista di linguistica Gengo no kenkyu (Saggi linguistici).
Yazaki nota che dai 39.103 vocaboli del Genkai, 551 sono seiyougairaigo con una percentuale dell'1,4% circa. Percentuale più che raddoppiata nel Reikaikokugojiten (3,5%) sin a giungere nell'edizione del 1963 del Iwanami Kokugojiten in cui i seiyougairaigo sono 2.718, pari al 5,2% dei vocaboli elencati. Questi soli dati danno una idea del sempre crescente afflusso delle parole straniere nell'idioma giapponese. La maggior parte è eigogairaigo.
Bilinguismo
Il patrimonio fonetico giapponese è sensibilmente differente da quello inglese. In più l'ipotesi che per giungere alla lingua inglese il parlante possa avvalersi totalmente o quasi, dei valori fonetici precedentemente acquisiti con il contatto con la lingua portoghese e olandese, non ha che un fondamento soltanto potenziale. Infatti, sebbene il seiyougairaigo sia entrato in Giappone nel sedicesimo secolo e con queste nuove parole si accendesse l'interesse allo studio del portoghese, dello spagnolo e dell'olandese, non si può parlare di un multilinguismo perché l'apprendimento di questi idiomi rimase circoscritto a pochi studiosi. E' nel periodo Meiji che inizia, assieme al consolidamento di una lingua nazionale, la possibilità di un arricchimento dei valori semantici mediante l'apporto di un lessico legato alla scienza e ai valori propri del mondo occidentale.
Nella storia della cultura giapponese per un lungo periodo il bilinguismo era assai diffuso nelle classi intellettuali, ma si trattava della lingua cinese il cui apprendimento era di una necessità vitale per l'interessante apporto filosofico, politico e linguistico. Questo bilinguismo aveva permesso di poter scrivere e leggere nella lingua cinese in misura tale che era costume scrivere le opere classiche in questa lingua. Nonostante questo, non si può parlare di un vero e proprio appropriarsi del patrimonio fonetico cinese, in quanto le difficoltà di comunicazione impedivano contatti diretti e questi avvenivano, per lo più, attraverso la scrittura.
Nel mondo moderno i contatti con l'esterno sono numerosi e giornalieri, portati in casa dalla radio e dalla televisione. Si rende così accessibile ad un vasto pubblico l'apprendimento di suoni fino ad ieri estranei al proprio codice fonetico. E' il momento di un multilinguismo potenziale e della instaurazione di un bilinguismo reale e diffuso in tutti gli strati sociali a causa del riconoscimento della lingua inglese come lingua seconda nel curriculum scolastico. L'inglese oggi è divenuto, in un certo senso, la lingua franca che serve nelle comunicazioni con lo straniero, nel commercio, nel turismo e in ogni aspetto socio-economico e socio-culturale. E' la lingua che il giapponese parla con persone che non appartengono alla sua etnia. La impara (o almeno ci prova) già nei primi anni della sua vita scolastica, per approfondirla man mano che egli prosegue negli studi. Poiché l'inglese è una delle grandi lingue in uso nelle comunicazioni a livello internazionale, se ne deduce che questo bilinguismo in terra giapponese, rende più facile l'apprendimento del gairaigo dall'inglese che non dalle altre lingue europee.
Uso dell'eigogairaigo
Il parlante ha a sua disposizione per la trascrizione dell'eigigairaigo il katakana. Secondo il sistema Hebon, la lingua giapponese ha suono e grafia "latina" per quanto attiene le vocali e "inglese" per quanto attiene le consonanti. Una prima difficoltà è data dal diverso modo di riprodurre le vocali: la stessa vocale nella lingua inglese può avere più letture, a seconda della sua posizione sillabica aperta o chiusa. Nel campo consonantico il problema è ancora più arduo in quanto i kana riproducono suoni sillabici fissi mentre le consonanti inglesi hanno più letture. Noi sappiamo che le sillabe sono dei segmenti fonici con una sola emissione di voce e in giapponese sono anche rappresentate da un unico grafema, ne risulta che l'intera sillaba può differenziarsi nelle due lingue sia graficamente che foneticamente. Mancano nella lingua giapponese digrammi e trigrammi consonantici. In più nel giapponese i segni linguistici iniziano per vocale o per consonante, ma terminano esclusivamente per vocale. Poiché la lingua inglese appartiene al gruppo delle lingue che possono terminare con alta percentuale in consonante, esiste una notevole diversità fonetica. Quando le parole inglesi terminano per vocale questa serve per lo più ad esprimere che la sillaba precedente è sillaba aperta.
Il divario fra il modo di scrivere e quello di pronunciare una parola è spesso molto rilevante nella lingua inglese. Basterebbe a dimostrare ciò la lunga serie degli omofoni e degli omografi esistenti nella lingua. I suoni della lingua inglese sono poco più di quaranta e debbono essere rappresentati dalle sole 26 lettere dell'alfabeto. In più, sebbene sin dal XVI secolo l'ortografia della lingua inglese si sia stabilizzata nel codice valido ancora oggi, il codice fonetico ha continuato ad evolversi subendo continui cambiamenti. Il processo di formazione dell'eigogairaigo non prende in esame la grafia della parola inglese, egli tende ad immetterla nel vocabolario giapponese secondo il suono che ha percepito. Si evidenzia la difficoltà di pronuncia del parlante giapponese nella dizione della lingua inglese. Egli percepisce le onde sonore dei suoni inglesi in un dato modo e in base all'uso dei propri organi articolari il parlante giapponese traduce nel proprio codice fonetico il suono che originerà l'eigogairaigo. Esso si discosta dall'originale tanto quanto è diversa la corrispondenza fonetica delle due lingue.
Quali dunque gli errori tipici di trasposizione? Prendendo ad esempio gli studi di Wissermann e Sato sul contenuto espressivo delle vocali, scopriamo che molto spesso per le vocali si determinano variazioni apparentemente inspiegabili nel passaggio da una lingua all'altra: ciò è dovuto in parte al diverso timbro e altezza del suono vocalico. Uno stesso suono a seconda se debole, duro, sonoro, prolungato o tronco può presentarsi all'orecchio con diversa sfumatura e interessare più gruppi di consonanti: nasali, occlusive e così via. Un panorama completo sui problemi e sui tentativi per risolverli al meglio richiederebbe, naturalmente, un studio dettagliato non solo del campo fonetico-grafico, ma anche in quello del simbolismo fonetico strettamente legato ai valori semantici.
L'essenza della lingua
L'uso di una parola, così legata al pensiero, produce una reazione psichica. Fabre d'Olivet separa nella lingua ciò che costituisce la forma da ciò che egli definisce l'essenza. L'essenza è il pensiero, la facoltà razionale dell'intelletto. E' il genio di un popolo. La forma è l'abito di cui si serve l'essenza per adattarsi all'esperienza della vita, per comunicare, per intendere e farsi intendere. Ambedue queste forze riflettono le alterne vicende del popolo che le ha fatte sue e dell'ambiente in cui si manifestano.
Tipologia delle mutazioni
Gli antichi credevano che ad ogni suono corrispondesse una forza misteriosa. Oggi questo pare essere condiviso da diversi studiosi. Il meglio sarebbe poter armonizzare la forza arcana celata nelle parole, la proiezione mentale dell'immagine che la evoca con la vita che si conduce. Jakobson disse che la più avanzata biologia è il linguaggio della vita: codice genetico pari a prima espressione della vita materiale. Così il codice linguistico è pari alla prima espressione della vita spirituale. E' pertanto facile intuire che un popolo, venendo a contatto con altre mentalità e usandone le parole, si trovi diverso da quello che era prima che una tale esperienza lo interessasse profondamente. Le nuove espressioni sono frutto della posizione di forza o di debolezza dell'essenza nei confronti delle forze esterne. Un'altra serie di mutazioni saranno legate alla forma. Di per sé stesse, queste non hanno valore di vera e propria innovazione, in quanto rigidamente controllate dall'essenza. Ecco, ad esempio, un gruppo di parole derivate da precedenti forme tutt'ora in uso:
| Prima forma |
Seconda forma |
Parola originaria |
|
|
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| aian |
airon |
iron |
| appiru |
api-ru |
appeal |
| inki |
inku |
ink |
Le differenze sono minime, ma significative: il gairaigo più recente riporta con maggior approssimazione il valore fonetico della parola madre. Ciò significa che è stato svolto un più accurato studio della profondità fonetica sia della lingua materna che della lingua seconda. Il codice fonetico della lingua giapponese non subisce alcuna variazione. Ecco, invece, un gruppo di parole derivate da precedenti forme, più vicine alla parola originaria, e non più in uso:
| Prima forma |
Seconda forma |
Parola originaria |
|
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| aparutamento |
apa-to |
apartment |
| o-tomachikku |
machikku |
automatic |
| konpani |
konpa |
company |
| kosumechikku |
chikku |
cosmetic |
| shinpasaiza |
shinpa |
sympatic |
| daiamondo |
daia |
diamond |
| deparuto sutoa |
depa-to |
department store |
| banisu |
nisu |
vanish |
| aruminyumu |
nyumu |
aluminium |
| negatibu |
nega |
negative |
| furaneru |
neru |
fannel |
| hazubando |
hazu |
husband |
| maikurohon |
maiku |
microphone |
| misutoresu |
misesu |
mistress |
| repo-ta- |
repo |
reporter |
| positibu |
posi |
positive |
L'eigogairaigo più recente è notevolmente diverso dalle parole originarie inglesi che pure hanno dato vita al gruppo più antico. La differenza fra i due gruppi segnala una divergenza nell'apporto a scapito della parola madre. L'abitudine ai kanji e alla loro dinamica combinatoria ha influenzato la rielaborazione del gairaigo: una modifica che chiama in causa l'essenza della lingua giapponese. Esiste anche un eigogairaigo in forma di sigla, che deriva da più parole inglesi unite assieme in forme diverse. L'amore per il simbolo, la ricerca di un "fukai imi" nel kanji, si ritrova perfettamente nella creazione di eigogairaigo. Qui di seguito alcuni esempi:
business girl --> bi ji
public relation --> pu re
Tv --> ti bi
Bi ji e ti bi nascono dallo spelling inglese delle consonanti iniziali delle due parole madre. Pu re riporta le due sillabe iniziali delle due parole originarie. La formulazione di questo gairaigo mostra una perfetta assimilazione dell'apporto da parte del parlante giapponese: l'essenza della lingua giapponese predomina nella formulazione del nuovo termine, utilizzando delle forme che le sono proprie. Questo processo è ancor più evidente negli esempi seguenti:
curey and rice --> raisu kare
general strike --> zenesuto
body building --> bodibiru
note book --> no-to
In raisu kare l'inversione dei vocaboli allontana completamente l'eigogairaigo dal termine inglese, anche se bisogna dire che questa forma è oggi in disuso, a favore del suo opposto kare raisu. Esiste anche un gairaigo derivato dalla unione di più vocaboli del seiyougairaigo. Fin dai tempi antichi i giapponesi hanno adottato parole straniere per arricchire la lingua indigena. Considerandole subito dopo come voci giapponesi, esse sono state abbinate con altri termini. Due esempi sono: kuri-mu pan (pane con crema pasticcera), formato dall'eigogairaigo kuri-mu e dal porutogaru pan; to-suto pan (pane tostato o pane per toast), formato dall'eigogairaigo to-suto e dal porutogarugo pan. Nell'acquisizione del gairaigo l'aumento di sostantivi porta inevitabilmente ad una cristallizzazione di alcune idee facilmente espresse dalla natura sostantivale del nuovo apporto. E' come dire che esiste un certo distacco tra il verbo della lingua indigena e il sostantivo derivato dalla lingua occidentale. Questo distacco è minore se il seiyougairaigo si abbina con un toyougairaigo. La funzione del katakana è qui senz'altro vista in opposizione all'uso del kanji. Non sembra azzardato notare una analogia.
Nell'età antica la trascrizione con il carattere cinese e l'acquisizione delle nuove parole modificò in parte l'essenza della lingua giapponese, dando ad essa indubbiamente una ricchezza di espressioni astratte che prima non possedeva. Ciò contribuì però ad ostacolare una evoluzione naturale della lingua indigena. Dopo secoli e secoli, sembra oggi di trovarci davanti ad una svolta. Sarà il katakana in grado di liberare l'essenza dalla cristallizzazione operata dai kanji e di dare una nuova svolta alla lingua nazionale? La lunga e vivace polemica sulla abolizione del carattere cinese trova, nell'uso sempre crescente del katakana, un modo per tentare ambedue le correnti, a favore o contro l'abolizione dei kanji.
Esiste poi, come già ricordato, un eigogairaigo che non ha alcuna corrispondenza con la lingua inglese, detto English made in Japan, e ugualmente scritto con la grafia del katakana. Un esempio che mostra come l'essenza della lingua giapponese risulti modificata dall'apporto dell'eigogairaigo.
Oltre all'influsso sul patrimonio lessicale, la lingua giapponese ne riscontra un altro, altrettanto profondo, nel codice fonetico. E' recente l'uso dei suoni she, je, ti, di, fa, fi, fe, fo entrati con il moderno gairaigo nella lingua e nella scrittura giapponese. Questi suoni, non ancora perfettamente recepiti, sembrano all'orecchio giapponese dei suoni misti e come tali li trascrive, utilizzando il grafema dei suoni contratti, con l'aggiunta di vocali in carattere più piccolo:
shaker --> she-ka
shade --> she-do
gesture --> jesucha
gentleman --> jentoruman
tea --> ti-
diesel --> di-zeru
furniture --> fa-nichiua
filter --> firuta-
face --> fe-su
forward --> fo-wa-do
Sono suoni che sono venuti maturando attraverso l'esperienza: in altre parole il modello mentale che si è formato nell'acquisizione di queste nuove parole e la traccia fonetica che è rimasta nella psiche, ha arricchito l'essenza della lingua giapponese di un nuovo apporto fonetico.
Necessità dell'eigogairaigo
Forma ed essenza di una lingua sono interessate da una varietà di cambiamenti, i cui effetti paiono a volte slegati dalle loro cause. Spesso le conseguenze di tali modifiche entrano in sordina nelle strutture della lingua e all'inizio passano inosservati. Cercare una parola, isolarla, studiarla, vedere come e perché si unisce ad altre, valutarne la forza e l'iflusso sul complesso linguistico in cui entra a far parte, vuol dire analizzare e tener presente altre forze che, con la linguistica, si intrecciano e si uniscono nell'azione quotidiana di un popolo.
Che ruolo ha l'eigogairaigo nella lingua e nella psicologia del giapponese medio? Probabilmente quello di lessico legato al bisogno di idee nuove. La ricerca della frequenza di uso dei vocaboli ha permesso di accertare la vitalità dell'eigogairaigo e quanto esso, almeno per il passato, possa considerarsi elemento di rinnovamento e potenziamento della lingua nazionale giapponese. Ecco perché anche il gairaigo merita e deve essere studiato al pari degli altri aspetti. Tutto è movimento, mutazione, cambiamento. Nulla è mai perduto: il seme di oggi sarà il frutto di domani, in un continuo ciclo di nuovo e di vecchio. E' in questa dinamica che l'uomo trova la sua essenza di vita e la forma per esprimerla: il linguaggio.
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