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Il grido silenzioso
di Ooe Kenzaburou
Garzanti, 1996
pagine 280


In questo romanzo del 1967, il cui titolo originale è "Man'en gannen no futtoboru", si intrecciano le vite di due fratelli dai caratteri contrastanti.
Mitsusaburou, quello più schivo, razionale, uno coi "piedi per terra", vede da un solo occhio (l'altro l'ha perso nell'infanzia per un incidente), rivolgendolo dritto sulla realtà. Pur avendo sulle spalle la sua croce, la affronta, seppur goffamente a volte, anche quando la situazione si fa più drammatica.
L'altro, Takashi, più euforico, ma a volte anche insidioso, è un energico "guerriero" volto a perseguire un suo ideale.

"Capanna di frasche" è il luogo immaginario e ideale di ritrovo dell'identità dei due che risale alle loro origini, avvenimenti o rivelazioni strazianti e sconvolgenti, sofferenze, conflitti e violenze...
I messaggi di Ooe sono, in realtà, racchiusi in queste vite dei personaggi e che incarnano una sua grande tematica, non solo dell'umanesimo, facendo riemergere anche qualcosa che lo stesso scrittore aveva inciso nel profondo dell'anima a causa delle sue esperienze di vita personali che comprendono la Seconda Guerra Mondiale e la nascita del figlio, affetto da gravi problemi mentali.
Quel figlio che non aveva la possibilità di esprimersi per mezzo di parole (ma che poi miracolosamente riesce ad acquisirla un giorno, con grande emozione, dopo tentativi ripetuti con registrazione e ascolto di voce di uccelli).

Lo scrittore, con una sensibilità palpitante, dà rilievo ad un panorama scenico a molti strati, anche di carattere politico-sociale.
Parla della vita in quella vallata, del destino di una famiglia stabilitacisi da generazioni, disegnando in sottofondo un'oscurità fluttuante impregnata di un'ineffabile ed immane tristezza stridente che tocca la follia fino ad un profondo dolore psicofisico.

Come lo stesso scrittore ha detto in qualche occasione, questo romanzo, in effetti, non ci porta affatto una spensierata allegria, ma è invece capace di incidere la sua impronta nell'animo di chi lo legge, e lascia una traccia amara e malinconica, ma forse ciò è segno che colpisce la vera e nuda essenza della vita umana stessa.

Bibliografia

Ooe, Kenzaburou. Japan, the ambiguous, and myself. Discorso tenuto alla consegna del Premio Nobel. Stoccolma, 7 dicembre 1994.
Autori vari. 1999. Gendai yougo no kiso chishiki 1999 (Encyclopedia of contemporary words). Jiyuukokumin sha, Tokyo.
Dyer, Richard. 1995. The scribe of the soul. Nobel Prize-winning author Kenzaburou Ooe uses pain, humor to speak to the world. The Boston Globe, 6 giugno 1995.
Mehegan, David. Japanese author wins Nobel Prize. The Boston Globe, 14 ottobre 1994.
Swedish Academy, The permanent Secretary. Press Release: The Nobel Prize for Literature 1994, Kenzaburou Ooe. 13 ottobre 1994.
Ooe, Kenzaburou e Kinsella, Sharon. Tolerance, politics and the japanese imagination. The Prometheus, n. 3, marzo 2000. Tokyo.
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