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Lafcadio Hearn

Lafcadio Hearn (1850-1904) naque nell'isola greca di Lefkás, figlio di un militare britannico (un maggiore medico anglo-irlandese) sposato con una donna greca. Cresciuto a Dublino, in seguito si trsferì a Cincinnati, nell'Ohio, dove fece le sue prime esperienze con la scrittura intraprendendo una carriera di cronista. In seguito lavorerà anche a New Orleans e nell'isola di Martinica.
Nel 1889 decise di trasferirsi in Giappone dove giunse nel 1890 e incontrò Basil Hall Chamberlain. I due, in breve tempo, divennero amici. Mentre lavorava per l'università, nel 1894, Hearn riesce a completare il suo libro Glimpses of an Unfamiliar Japan (Lampi di un Giappone estraneo).
Conobbe una donna di cui si innamorò, la figlia di un samurai, e dopo poco la sposò. Hearn si sentì sempre più permeato da una cultura che lo affascinava e finì col prendere la cittadinanza giapponese. Secondo le leggi giapponesi, scelse un nome orientale: diventò Koizumi Yakumo.
Nel 1894 iniziò a scrivere per il giornale in lingua inglese Kobe Chronicle, ma ben presto il suo amico Chamberlain lo invitò presso la Tokyo Daigaku per insegnare Lingua e letteratura inglese, posizione che Hearn ricoprirà fino al 1903, quando sarà sostituito da Natsume Souseki.
Ci sono numerose opere che Hearn ci ha lasciato. Tra queste la sua più famosa rimane certamente una raccolta di conferenze universitarie intitolata Japan: An Attempt at Interpretation (Giappone: un tentativo di interpretazione, 1904), ancora oggi testo insuperato di introspezione psicologica nell'animo giapponese. Le parole di Lafcadio Hearn restano un monito per chi studia il Giappone quando descrive "l'enorme difficoltà nel percepire e comprendere ciò che è sotto la superficie della vita giapponese".
Altri libri sull'argomento sono: Exotics and Retrospectives (Esotica e retrospettive, 1898), In Ghostly Japan (Nel Giappone degli spettri, 1899), Shadowings (Ombre, 1900), A Japanese Miscellany (Miscellanea giapponese, 1901) e Kwaidan: Stories and Studies of Strange Things (1904).
Lafcadio Hearn amava sinceramente il Giappone, le sue storie popolari, il suo folklore. Fu fra i primi a studiare il vasto repertorio di mitologie fantastiche riguardanti gli spettri e i mostri nipponici. Visto con i suoi occhi, il Giappone è un luogo misterioso e romantico. Questo sguardo ha molto influenzato l'idea che l'Occidente si andava formando di una cultura esotica e ancora, tutto sommato, insondabile.
L'ammirazione degli scrittori giapponesi per Lafcadio Hearn era esplicita. Akutagawa Ryuunosuke lo chiamava "maestro Lafcadio Hearn" in "Tabako to akuma" (1916). Hearn si sforzò di comprendere il Giappone più di ogni altro occidentale di quel periodo. Probabilmente è per questo che è stato apprezzato molto dagli stessi giapponesi e i suoi testi letterari sono diventati un modello per molti giovani.
Sicuramente molti bambini a scuola hanno imparato le vecchie leggende shintoiste sui libri scritti da Hearn, senza sapere che si trattava di un europeo, perché veniva descritto come "Koizumi Yakumo, scrittore giapponese dell'epoca Meiji che sapeva scrivere anche in inglese".
Secondo Koizumi, del tempo speso in Giappone, il periodo in cui Hearn ha formato la sua visione del paese è stato l'anno vissuto a Matsue. Egli scoprì la sfumatura (kage), caratteristica della bellezza della natura giapponese, nelle vicinanze del lago Shinji e cominciò ad apprezzare la sensibilità dei giapponesi, scoprendo il loro amore per l'evanescenza (utsuroi).
Quello che colpisce di Hearn è la sua dignità, il suo atteggiamento composto, la sua coerenza nei confronti delle critiche che gli provenivano da Occidente e da Oriente, quel suo modo di sparire silenzioso. Forse Hearn era realmente giapponese, anche prima di ottenere la cittadinanza.
Ma il rapporto con il Giappone non fu così idilliaco. Hearn fu molto deluso dal fatto che i giapponesi con noncuranza si buttavano alle spalle quel Giappone rurale e shintoista da lui poeticamente descritto in una moltitudine di libri. La sua richiesta di cittadinanza fu considerata quantomeno inopportuna e fu approvata solo dopo molti anni, poco prima di morire.
Inoltre quando gli fu accordata, per punirlo della sua ambizione, il suo stipendio di professore universitario gli fu ridotto di due terzi. Hearn aveva perso poi il posto per il ritorno da Londra di Natsume Souseki, che aveva scritto in "Botchan" (Signorino) pagine abbastanza irriguardose nei confronti degli stranieri in Giappone. Natsume era rimasto alquanto disgustato dalla vita londinese.
Lafcadio Hearn morì povero e amareggiato. Murray Sale, un giornalista che vive in Giappone, dice che Lafcadio Hearn alla fine della sua vita si disse deluso per avere speso 14 anni della sua breve esistenza a cercare di comprendere il cuore del Giappone e di aver compreso alla fine che c'era ben poco da scoprire.

Bibliografia

Hearn, Lafcadio. 1959. Japan: An Attempt at Interpretation. Tuttle, Tokyo.
Hearn, Lafcadio. 1992. Ombre giapponesi. Theoria, Roma-Napoli.
Koizumi, Bon. Lafcadio Hearn and Japan. Japan Echo, vol. 25, n. 2, aprile 1998.
Terzani Staude, Angela. 1994. Giorni giapponesi. Longanesi, Milano.
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