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Hentai ovvero il sesso strano
di Cristiano Martorella

10 gennaio 2004. La repressione sessuale è nociva quanto l'abuso sessuale. Purtroppo la sessualità non è mai stata svincolata dalla politica, e nonostante l'affermazione dell'avvenuta liberazione sessuale del 1968, continua l'uso ideologico del sesso ampiamente sfruttato a fini esclusivamente commerciali. Così non sono affatto garantite le libertà individuali e la sfera personale che sono continuamente aggredite dalle mode e dalle tendenze imposte dai media controllati dalla politica.
Il consenso è il metodo politico delle democrazie liberali, esso sostituisce la coercizione dei regimi autoritari. Ma il consenso non garantisce la libertà di pensiero e di espressione, ed avere idee che non siano corrispondenti all'opinione della maggioranza è osteggiato in tutti i modi possibili. Il principio astratto della libertà di pensiero non trova riscontro in nessuna applicazione concreta mostrando le falle del regime democratico che non ha bisogno della coercizione per censurare, ma applica il metodo del consenso, l'omologazione del pensiero, l'eliminazione concettuale della diversità.
Nell'ambito della sessualità avvengono fenomeni altrettanto inquietanti. Abbandonando ogni criterio scientifico di ricerca e analisi, si inquadra la sessualità in maniera ideologica, distinguendo una sessualità buona e una sessualità cattiva. Si usano così le stesse categorie politiche ormai in auge nel XXI secolo, buoni contro cattivi, santi contro malvagi, liberatori contro oppressori.
In questa autentica caccia alle streghe è risaltata immediatamente la minaccia dell'erotismo giapponese con le sue perversioni codificate in un'arte tradizionale secolare: lo shikidou (via dell'eros). Immancabili sono gli articoli della stampa scandalistica che denunciano la minaccia costituita da orde di studentesse affamate di sesso, maniaci palpeggiatori della metropolitana, acquirenti depravati di mutandine usate, feticisti delle più bizzarre parti anatomiche e oggettistica varia, e così senza alcun limite alla fantasia.
Dopotutto la produzione cinematografica aiuta moltissimo a rinforzare il mito della perversione giapponese. L'impero dei sensi, titolo occidentale dato al film Ai no koriida (La corrida dell'amore, 1976) del regista Ooshima Nagisa, è diventato un'icona rappresentativa che caratterizza tramite un cortocircuito logico i due temi: la politica e l'eros. Il Giappone è l'impero dei sensi, un sistema ideologico ritenuto perverso. Ciò che più terrorizza non è l'immagine del siluro sganciato dai bombardieri Nakajima a Pearl Harbour, piuttosto il membro maschile che si erge imponente dalle stampe shunga di Hokusai.
D'altronde la sessuofobia è connaturata ai sistemi politici occidentali che riutilizzano il senso del peccato codificato nelle religioni monoteiste. Le religioni pagane, al contrario, hanno sempre un dio fallico che viene venerato. Nell'antica Grecia e nell'Impero Romano c'era Priapos. In India il membro di Shiva era una divinità chiamata Lingam. Così era nel Giappone shintoista dove nell'altare domestico era riposto il simbolo fallico portafortuna in forma di amuleto (engi). Il membro maschile era una divinità chiamata Konsei e rappresentava la fertilità.
La repressione sessuale è una forma di controllo politico ancora vigente perfino nei governi che si fanno chiamare liberali e democratici. Viceversa l'uso commerciale del sesso corrisponde alla politica vigente che tutela gli interessi economici delle multinazionali a discapito delle libertà individuali. Così si teorizza un sesso buono da diffondere e un sesso perverso da reprimere. Però chi è competente per giudicare, chi ha l'esperienza e quali titoli per farlo? Comunemente chi fa affermazioni sul sesso non fornisce dati empirici e non conduce un'analisi scientifica, rifacendosi unicamente al senso comune che è spesso ottuso. I sessuologi non vengono mai interpellati e a volte, quando scomodi, sono addirittura osteggiati, come nel caso di William Masters e Virginia Johnson, i pionieri della moderna sessuologia.
Hentai significa in giapponese perversione, deviazione sessuale, desiderio sessuale anormale, ma negli ultimi anni l'espressione è stata usata per indicare la produzione fumettistica erotica. La connotazione di anormalità ha assunto un valore distintivo di provocazione e stimolo, ma mai con quelle caratteristiche depravate che alcuni psicologi e sociologi hanno voluto trovare, o addirittura inventare come nel caso di Sharon Kinsella.
Oggi l'hentai è un genere affermato anche in Italia grazie alla pubblicazione di varie riviste che hanno avuto vita molto difficile e sono riuscite a sopravvivere soprattutto grazie al sostegno e incoraggiamento dei numerosi fan. La storia del manga erotico in Italia comincia però agli inizi degli anni '90. Nel luglio 1993 è pubblicata "Lemon" delle Edizioni Another Life. Sempre nel 1993 appare la collana "Blue Japan" pubblicata dall'editore Blue Press e diretta da Francesco Coniglio, un'autorità del settore. Circa nello stesso periodo la Play Press lancia le sue testate, fra cui ricordiamo "Sniff" e "Kicca". Questi primi albi utilizzavano i volumetti serializzati dalle case editrici Fujimi e Tatsumi. Si trattava di materiale di buona qualità editoriale. Furono però accolti da una raffica di polemiche guidate da giornalisti disinvolti e disinformati. Nonostante indicassero la dicitura "vietato ai minori di 18 anni", l'accusa più forte fu quella di traviare le giovani generazioni. Questo genere di accusa non è stata mai esplicitata chiaramente perché si rifaceva ai concetti vaghi del comune senso del pudore, dell'immoralità, e anche dell'offesa alla religione. Mario Ferri, allora direttore responsabile di varie testate manga erotiche, venne in proposito intervistato da Sandro Paternostro in televisione ("Diritto di replica", RAI 3, 20 maggio 1994).
Nessuno si poneva però le domande cruciali, e nessuno indagava l'argomento nell'ambito della sessualità. Eppure è ben noto che l'aspetto più importante dell'erotismo è legato al gioco. La valenza ludica del sesso non può essere ignorata con tanta indisponenza. Ciò che i sessuologi hanno esposto nelle loro ricerche viene viceversa occultato. L'hentai non ha nulla di strano tranne il nome stesso. Piuttosto le forme più estetizzanti dell'hentai sono entrate a far parte dell'arte grazie al lavoro del fotografo Araki Nobuyoshi. Ignorare anche ciò equivale a non voler guardare la realtà ad ogni costo.
Ma il nostro discorso sull'hentai non termina qui. Il potere liberatorio del sesso non può essere represso da nessun istituto culturale perché il suo potere proviene dalla natura. La sessualità corrisponde a un cortocircuito fra la socialità e l'istintualità che va ben oltre le categorie formali della scienza analizzate finora. Perciò l'analisi della sessualità investe il settore della politica e implica una dialettica democratica capace di coinvolgere il senso civico dei cittadini. Purtroppo la rottura del contratto sociale avvenuta nel XXI secolo, e la sua sostituzione con i contratti commerciali spesso non rispettati, non permette più una simile dialettica.
I risultati sono ben evidenti a tutti. La sessualità assume dunque un valore rivoluzionario perché mette in discussione le stesse istituzioni politiche incapaci di governare, così come esposto nella teoria di Wilhelm Reich. L'idea di ridurre i cittadini a semplici consumatori si scontra con la realtà essenziale della natura umana, ossia il vertice dell'esistenza umana e vitale che è espressa dalla sessualità. La strategia di ridurre il sesso a un commercio si sta rivelando controproducente perché emergono tutte le contraddizioni irrisolte.
Infine, strano ma vero, sarà lo stesso uso consumistico del sesso a innescare la dissoluzione dei sistemi di controllo repressivi, creando nel contempo un vuoto istituzionale che verrà occupato da nuove e rigenerate forme politiche.

Bibliografia

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Martorella, Cristiano. I fumetti del ciliegio in fiore, in "Il Golfo. Quotidiano dell'area sorrentina e Capri", anno VI, 1 marzo 1996.
Martorella, Cristiano. La rivoluzione invisibile, in "Sushi", n. 3, ottobre 1996.
Martorella, Cristiano. 1999. Quando Uzume salvò il mondo con una risata. Relazione del corso di Linguistica. Facoltà di Lettere e Filosofia. Università di Genova.
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Prainito, Consuelo. Il Giappone e la cultura postmoderna: il manga e l'arte di comporre il fumetto. Tesi di laurea. Facoltà di Sociologia, Università La Sapienza di Roma, A.A. 1996-1997.
Prainito, Consuelo. Il Giappone postmoderno e i manga, in "Italia Giappone Oggi", anno XV, n. 58, dicembre 1997.
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