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Il giorno degli hibakusha
di Paolo Blasi
29 agosto 2003. La fine del secondo conflitto mondiale diede anche inizio all'era nucleare che avrebbe cambiato la vita di tutti gli esseri viventi del pianeta terra. Nell'introduzione al loro libro, Hiroshima in America, Robert Lifton e Greg Mitchell scrivono che non si può capire il ventesimo secolo senza Hiroshima. Le stessa cosa può essere ben detta per il ventunesimo secolo: in verità, tutto il nostro tempo, compreso il nostro futuro, sono cambiati da questo passato. Ma a stento si può capire adeguatamente quello che accadde a Hiroshima e Nagasaki; non lo si può fare perché, fortunatamente, quest'evento non appartiene al bagaglio storico personale di tutti gli individui. Siamo costretti, nostro malgrado, a cambiare prospettiva nel vano tentativo di concepire l'inconcepibile; ed ecco, al presente, quello che accade. Sono le ore 8.15 del mattino, durante la prima deflagrazione del 6 agosto 1945.
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La temperatura dell'aria al punto di esplosione raggiunge molti milioni di gradi Celsius (la temperatura massima delle bombe convenzionali è approssimativamente 5.000 gradi Celsius). Alcuni milionesimi di secondo dopo l'esplosione una palla infuocata appare a 580 metri di altezza, mentre si amplificava il colore bianco tutt'intorno. La palla infuocata, dopo 1/10.000 di secondo, raggiunse un diametro di 28 metri ed una temperatura di 300.000 gradi Celsius; la radiazione fu rilasciata in tutte le direzioni. Il colpo di vento liberò un'onda d'urto di incredibile pressione [...](1)
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Come un risultato dell'onda d'aria generata si ebbe "l'onda d'urto" che rase al suolo tutti gli edifici salvandone pochissimi, divenuti poi i simboli dell'evento. Il calore generato seguì l'andamento della pressione incendiando macerie e superstiti; la città di Hiroshima fu livellata di vita e di oggetti, 140.000 persone che vi abitavano perirono quel giorno. Scuole, ospedali, uffici pubblici, mercati, tutto distrutto; dei superstiti, pochi sono i sopravvissuti che ancora oggi possono raccontare quanto videro quella mattina.
Il bombardamento di Hiroshima fu un atto di distruzione di massa della popolazione civile, la distruzione di una città intera con una sola bomba. Harry Truman, al tempo presidente degli Stati Uniti d'America, alla notifica del successo della missione, espresse il suo pensiero: "Questo è il più grande evento della storia". Sfortunatamente per noi non fu "il solo ed unico": tre giorni dopo avere distrutto Hiroshima, non essendo riuscito a trovare un'apertura nelle nubi del suo obiettivo primario, la città di Kokura, un B-29 statunitense attaccò il secondo obiettivo programmato: la città di Nagasaki. Impiegò per questa missione la terza arma atomica del mondo (la prima era esplosa nel deserto del New Mexico). Questa, diversamente da quella utilizzata ad Hiroshima, aveva un centro di plutonio ed una forza esplosiva di 22.000 tonnellate di dinamite. Era stata chiamata "fat man". L'attacco ebbe luogo alle 11.02 di mattina che, con effetti analoghi alla precedente, generò 74.000 morti. Anche questa missione ebbe pieno successo e fu un diretto messaggio all'Imperatore ed uno indiretto agli alleati, già pronti a spartirsi il bottino di fine conflitto. Nel suo primo discorso al pubblico americano dopo il bombardamento di Hiroshima, avvenuto il giorno della seconda bomba, Harry Truman affermò:
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Tutti sapranno che la prima bomba atomica è stata sganciata su Hiroshima, base militare giapponese. E' stata scelta Hiroshima perché desideravamo evitare per quanto possibile, con il primo attacco, l'uccisione di civili.(2)
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Tuttavia è oggi possibile affermare che Hiroshima aveva una base militare nella città, ma non fu la base ad essere designata quale bersaglio principale, bensì il centro cittadino, in modo da causare il maggior numero di vittime possibile. La stragrande maggioranza delle vittime, difatti, furono civili ed in gran numero, donne e bambini. Vi erano anche in città molti prigionieri di guerra, la stima ufficiale parla di 30.000 circa, tra cinesi e coreani. Truman proseguì:
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Ma quest'attacco è solamente un avvertimento per il futuro.(3)
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Non solo un monito per le nazioni sconfitte nel conflitto, ma anche per gli stessi alleati, usciti scomposti dalla guerra ed ancora in lotta per il dominio dei territori occupati. Inconsapevolmente fu un monito al mondo intero: da oggi la storia cambierà! Truman seguì a riferirsi alla responsabilità terribile che era stata donata ed ancora alla fortuna avuta nell'essere stati i primi, in anticipo sui nemici, ad aver potuto utilizzare gli ordigni atomici. "Prego Dio - ha proseguito - per essere guidato nel modo d'uso e negli scopi d'uso". Saranno proprio queste frasi che, all'ombra delle vittime giapponesi del secondo conflitto mondiale, daranno vita alla "guerra fredda", basata sugli spettri atomici di Hiroshima e Nagasaki. Un grande deterrente, addirittura oltre le aspettative auspicate dai vertici militari: la bomba continua ad uccidere anche ad anni di distanza. All'esplosione, quasi 140.000 persone morirono ad Hiroshima e 74.000 a Nagasaki. Altre decine di migliaia furono quelle sofferenti per gli effetti dell'esposizione alle radiazioni. Al termine della guerra continuavano ad esserci ancora morti e sofferenze per i superstiti. Noi, fortunatamente, non abbiamo vissuto quella esperienza, quindi non possiamo percepire che una pallida immagine degli eventi. Ancora maggiore è poi l'effetto del tempo su chi non è stato testimone diretto. Anche senza augurare a qualcuno di avere un'esperienza come quella, è ovvio che il ricordo di quegli eventi non deve scomparire. A testimoniare le sofferenze patite in quei giorni ci pensano i sopravvissuti. In giapponese hanno un nome specifico, hibakusha, e sono considerati dei diversi. Diversi per il proprio passato, diversi per il presente in cui sono costretti a vivere; delle persone simbolo che incarnano sentimenti variegati. Anche se la storia potrà ricordare i nomi di Hiroshima e Nagasaki, legati indissolubilmente ad eventi catastrofici, i racconti di queste persone sono ancora ignoti a gran parte della popolazione del mondo. Soprattutto perché per chi non c'era è meglio non sapere, non ricordare, così da non avere un peso sulla coscienza.
Nonostante il dolore, l'orrore e l'indifferenza, la preghiera dei superstiti è semplice e chiara: "Mai più!". Al cenotafio del Parco della Pace di Hiroshima è stata posta questa iscrizione: "Che possano tutte le anime qui rimanere in pace; che per noi non si ripetano questi eventi". Il "noi" dell'iscrizione si riferisce a "tutti noi", a "ognuno di noi", non solo a coloro che abitano quella città. Purtroppo, al di là delle parole, i fatti sono stati vicini dal ripetersi in diverse occasioni e non è detto che la memoria presto non serva più a garantire l'incolumità delle nuove generazioni, sempre più minacciate dall'allargamento del "club nucleare". La memoria dipende dalla volontà di chi la esercita. Se noi ricorderemo i bombardamenti di queste città solo come un momento della storia umana, per quanto drammatico e doloroso, nel futuro potrà mancarci la volontà e il raziocinio necessari alle sfide che saremo chiamati ad affrontare. L'alternativa, d'altra parte, è semplice: ricordare questi bombardamenti come una svolta nella storia umana, un momento dal quale la pace diviene un imperativo. In quest'ultimo caso, noi avremo ancora la possibilità di ricordare quel che successe, riusciremo a non dimenticarlo e troveremo la volontà per salvarci. Se l'atomica di Hiroshima ha potuto fermare una guerra, il ricordo di quei giorni non potrà sparire altrettanto facilmente. La guerra perpetua tra vinto e vincitore è una lotta d'informazione che ogni evento bellico propone al suo termine. La storia dei bombardamenti differisce radicalmente se guardiamo a quello che è stato detto e scritto in America rispetto a quello che i superstiti di Hiroshima e Nagasaki possono riferire. L'interpretazione americana è la storia di un trionfo; trionfo della tecnologia e trionfo nella guerra. Il punto di vista americano è quello degli aviatori che, incoscienti del potere distruttivo che trasportavano, sorvolarono il punto dell'impatto dopo l'esplosione vedendo un'enorme nuvola di fumo innalzarsi nel cielo. Per l'enorme maggioranza dei cittadini statunitensi, la creazione della bomba è stato un atto di valore tecnologico straordinario: era stata sviluppata la più potente arma della storia. Con questa prova di ingegno tecnico, fu possibile porre fine al conflitto mondiale che aveva logorato il mondo intero per anni. Nella stessa decisione di portare avanti il piano, pur conoscendone il potere distruttivo, fu operata una scelta di numeri: sacrificare alcuni per salvarne molti altri. Una scelta non alla pari, visto che gli "altri" non erano uomini americani o alleati, bensì giapponesi che, al momento della scelta, erano solo dei nemici. Nemici verso i quali il rancore e l'odio erano tanto alti da giustificare l'uso di armi non convenzionali. Nel pensiero di molti cittadini americani, le bombe atomiche avrebbero salvato le vite di circa un milione di soldati alleati, quelli che avrebbero dovuto essere impegnati nell'invasione del Giappone. La distruzione di Hiroshima e Nagasaki era un prezzo da pagare per salvare molte vite e mettere la parole fine su di una terribile guerra. Questa visione dei fatti lascia l'impressione che bombardare queste città con armi atomiche sia stato utile. I leader dell'epoca non ebbero riserve al riguardo, giustificando appieno l'impiego delle armi atomiche al fine di salvare molte più vite umane di quelle che sarebbero state perse nella deflagrazione. Questo è quanto affermò Harry Truman nel discorso radiotrasmesso il 9 agosto 1945:
Se il Giappone non si arrenderà, sganceremo altre bombe sulle sue industrie militari e, sfortunatamente, resteranno coinvolti migliaia di civili. Lancio il mio appello alla popolazione giapponese perché lasci subito le città industriali e si salvi dalla distruzione. Mi rendo conto del tragico significato della bomba atomica. La sua produzione e il suo uso non sono stati sottovalutati da questo governo. Sapevamo che i nostri nemici stavano lavorando alla stessa scoperta. Ora sappiamo anche che essi erano molto avanti nelle ricerche. Considerando quale disastro sarebbe stato per la nostra nazione, per tutte le nazioni in pace e per tutta la civiltà la scoperta della bomba da parte loro, ci siamo sentiti obbligati a intraprendere il lungo, incerto e costoso lavoro di ricerca e di produzione. In questa gara con i tedeschi, siamo arrivati primi. E poiché avevamo scoperto la bomba, l'abbiamo usata. L'abbiamo usata contro chi ci ha attaccato senza preavviso a Pearl Harbor, contro chi ha lasciato morire di fame, torturato e condannato i prigionieri di guerra americani, contro chi ha disdegnato di sottostare alle convenzioni militari internazionali. L'abbiamo usata per abbreviare l'agonia della guerra e per salvare migliaia e migliaia di giovani americani. Continueremo ad usarla finché non avremo completamente distrutto il potenziale bellico giapponese. La bomba atomica è troppo pericolosa per lasciarla in balia di un mondo senza leggi. Per questo, l'Inghilterra e gli Stati Uniti, che ne detengono il segreto, non intendono rivelarlo, finché non si siano trovati mezzi adatti di controllo, in modo da proteggere noi stessi e il mondo intero dalla distruzione totale.(4)
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Come lo stesso Winston Churchill ebbe modo di affermare in un discorso in parlamento del 16 agosto 1945:
La fine sollecita della guerra contro il Giappone è da attribuirsi più alla bomba atomica che a qualsiasi altro fattore. Prima di farne uso, abbiamo trasmesso ai giapponesi un ultimatum. Le garanzie offerte per il futuro del Giappone erano ragionevolmente generose. Fu fatto ogni possibile sforzo per assicurare l'evacuazione della popolazione dalle città minacciate. Abbiamo fatto tutto quanto era possibile per risparmiare la popolazione civile giapponese. Nel nostro Paese si è detto che quest'arma non avrebbe dovuto essere usata. Mi dispiace, ma non posso condividere queste idee. L'esperienza di sei anni di guerra mi ha convinto che se i giapponesi o i tedeschi avessero avuto la possibilità di annientarci, avrebbero fatto del loro meglio. Sarebbe un errore pensare che l'uso della bomba atomica abbia affrettato la dichiarazione di guerra della Russia. I miei accordi con Stalin prevedevano l'entrata in guerra contro il Giappone tre mesi dopo la resa della Germania. Questo perché erano necessari tre mesi al loro esercito per raggiungere il fronte della Manciuria al di là della transiberiana. I tedeschi si sono arresi l'8 maggio, la Russia ha dichiarato guerra l'8 agosto: un esempio ulteriore della puntualità con cui le valorose armate di Stalin hanno sempre tenuto fede ai loro impegni militari.(5)
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Nonostante anche la Germania avesse iniziato i suoi studi sugli armamenti atomici, studi che non furono mai completati, il Giappone non credette alle parole del Presidente Truman in merito alla nuova arma in possesso degli alleati, rifiutando così la resa. Alcuni degli alti ufficiali nipponici erano a conoscenza dell'ordigno e del suo potere - uno di questi era Okumiya Masatake, capo della difesa aerea giapponese - ma la maggioranza ne ignorava l'esistenza. Incredulità per questo catastrofico evento è la parola che esprime il pensiero giapponese. I vertici militari che avevano trascinato il Giappone in guerra, che avevano sviluppato i reparti scelti noti come kamikaze, che erano pronti a difendere l'intero territorio nazionale anche con tutti i civili se fosse stato necessario, queste persone ostentavano un'incredulità dettata dal fanatismo di quegli anni. Un fanatismo che presto si sarebbe trasformato in orrore. Un orrore che solo un editto imperiale radiotrasmesso dallo stesso Imperatore, per la prima volta nella storia, seppe fermare. Oggi, l'unico modo che abbiamo per tentare di capire il pensiero giapponese dopo la deflagrazione è rifarsi alla descrizione di chi quei giorni li ha vissuti in prima persona. Dagli appunti di Okumiya, sbarcato alcune ore dopo l'esplosione nella città di Hiroshima, leggiamo che:
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Niente può dare l'idea di cos'è, oggi, questa città, niente può raccontare le grida strazianti delle vittime, oramai al di là di ogni aiuto, niente può raffigurare la polvere e la cenere che turbinano su miseri corpi rattrappiti nell'agonia, niente può descrivere l'odore nauseabondo non dei morti, ma dei vivi in cancrena. Ho visto una giovane donna con il ventre squarciato, e vicino a lei il suo bambino, vivo e non partorito. Hiroshima è una lurida cicatrice grigia sul volto del paesaggio.(6)
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Ancora più adatti a descrivere quello che è accaduto non sono gli occhi di chi ha visto, ma i sensi di chi ha provato direttamente quell'esperienza. Le descrizioni fornite dagli hibakusha possono essere definite come "il punto di vista giapponese". Molti di loro non sono più tra noi, ma per tutti dalle 8.15 di quella mattina è riiniziata una "nuova vita":
Il 6 agosto il mio turno di lavoro sarebbe cominciato solo alle 10, perché avevo terminato il precedente, la sera prima, in ora molto tarda. Mi sono alzato alle 7 e, nel momento in cui è scoppiata la bomba, ero chinato sulla terra del mio orto a piantare sementi, protetto da un muro di mattoni non più alto di un metro. Mia moglie Ikuko era in piedi accanto a me e mangiava [...] in una ciotola di legno. Parlava in fretta, come tutte le donne. Poi ha smesso di parlare, di colpo: ha detto la prima metà di una parola e non ha detto la seconda metà. Per qualche secondo ho continuato a spargere semi, finché ho udito un boato spaventoso. Ho alzato la testa e ho visto Ikuko nera come un pezzo d'antracite, con le mani rattrappite attorno alla ciotola. Era morta senza sapere di morire. Ho pensato subito, non so perché, alle nostre gite in campagna, dai parenti. Mi pareva che fossero passati cento anni dall'ultima volta. (Shintaki Motomitsu, operaio specializzato della fabbrica Touyou Kougyou)
Avevo appena salutato mio marito che era andato al lavoro nel suo ufficio sulla Minamidanbara-chou. D'un tratto ho sentito una ventata di caldo insopportabile che veniva dal centro. Sono uscita all'aperto, incredula più che terrorizzata, e ho visto ciò che nessuno potrà mai credere: uomini e donne tutti neri, bruciacchiati, seminudi, senza capelli. Qualcuno aveva la faccia che si liquefaceva come cera. Non potevamo aiutare quegli sventurati a salire sui carretti, perché erano privi di pelle. Se solo li toccavamo, urlavano come folli. I cavalli dei soldati nitrivano e stramazzavano a terra, con gli occhi fuori dalle orbite. Ho pensato tutto il giorno, mentre Hiroshima era una palude di pece ribollente, alle visite ai templi di Nigitsu e di Gokoku. Ma ora Hiroshima è arsa, smaterializzata. Non c'è più nulla, non ci è rimasto neppure il passato. (Koyama Sutomu, 49 anni, casalinga)
Mi trovavo in municipio a controllare la distribuzione del riso e di altri generi razionati. L'edificio è rimasto in piedi, almeno nelle sue strutture principali, e non tutti sono morti. Io ho subìto delle ustioni, non gravi come quelle di altri. Ma presto un medico mi ha detto che, dall'aspetto dei colpiti, si capiva che la bomba aveva liberato delle radiazioni, e che anch'io certamente dovevo aspettarmi una forte perdita di globuli bianchi. L'ho ascoltato come in un incubo, ma non per me: fuori, Hiroshima era sparita sotto le volute di fumo, cosa m'importava più di vivere? (Hamai Shinzou, più tardi diventato per qualche tempo sindaco)
Il cielo fu oscurato da un denso fumo nero, greve di scintille. Si levavano lingue di fuoco maligno e il calore demoniaco provocò venti così impetuosi che sollevarono le lamiere di zinco, vibranti e mulinanti a mezz'aria. Tronchi e rami ardenti vennero proiettati in alto e ricaddero balenando, come rondini infuocate. (Hachiya Michihiko, scrittore)
Stavo preparando la colazione per me e per i miei diciassette colleghi della compagnia Sakura-Tai in un moderno e solido edificio, situato a non più di 700 metri dal punto dov'è scoppiata quella maledetta bomba. Una fiamma bianca ha riempito tutto l'appartamento e ogni cosa ci è crollata addosso. Sono svenuta e ho ripreso conoscenza dopo cinque o sei ore. Tredici miei compagni erano morti. Sono riuscita ad aprirmi un passaggio fra le macerie e a raggiungere, mezza nuda, le acque dell'Ota, che erano ancora calde. Ho nuotato per qualche chilometro e sono stata raccolta dai soldati di un natante di soccorso. Hiroshima era scomparsa, Hiroshima era qualcosa di antidiluviano. (Naka Midori, attrice bella e famosa, morirà il 24 agosto)
Sono vivo per miracolo e non saprò mai spiegarmi perché. Stavo aprendo il mio negozio, come ogni mattina, quando c'è stata la fine del mondo. Tutti, nella via, sono bruciati come zanzare alla luce della fiamma, in un attimo. L'asfalto si è trasformato in un fiume di olio bollente. Le mie terrecotte sono tornate ad essere argilla cruda, e io? Vivo, sano, senza neanche una scottatura. Ho sognato, forse. Eppure Hiroshima non c'è più e i miei ricordi del giorno prima, tutti i ricordi, non hanno senso. (Yainada Takayoshi, a tempo perso poeta, nella vita reale venditore di terraglie)
Ero a letto, immerso in un torpido dormiveglia. Sono tornato cosciente all'improvviso e ho visto con stupore che la mia camera era colma di luce. Una luce irreale, dove tutti i colori si mescolavano. Ma la casa è crollata quasi subito e mi sono sentito bagnato di sangue. Mentre ero sepolto ho pensato ai compagni di Università, ai commilitoni del 121° Gruppo di artiglieria che avevo lasciato a Kyushu, al mio amico Toshifumi con cui avrei dovuto andare a nuotare. Non sapevo cos'era successo, ma intuivo che attorno a me tutto era morto. Mi hanno disseppellito verso le 4 del pomeriggio. Appena all'aperto, sono stato sopraffatto dalla visione di un fuoco immenso, che si contorceva come un serpente e sibilava in modo spaventevole. Ho pensato che presso Hiroshima doveva essere caduto un meteorite gigantesco, come quello che aveva devastato una vasta plaga della Siberia nel 1908. Tutto era fuoco, solo fuoco, anche gli uomini ardevano come zolfanelli. Quelle torce umane fuggivano urlando e anch'io sono corso verso un bosco di bambù. I cadaveri erano sparsi ovunque, vicino a me barcollavano degli agonizzanti con la faccia mummificato e senza più occhi. Alla sera ho incontrato degli amici che mi hanno condotto in una casa fuori città, intatta. Nessuno riusciva a spiegarsi la causa del disastro, però era evidente che Hiroshima aveva cessato di esistere: non c'erano più case, né templi, né ospedali, né scuole, né negozi. In periferia c'era gente che camminava a tentoni, ma ad ogni piè sospinto qualcuno rotolava nella polvere, morto. Con gli amici ho cominciato ad accatastare cadaveri e a cremarli su delle pire improvvisate. Era tutto quello che potevamo fare. Fra le macerie dell'Università, il giorno dopo, non ho trovato altro che elmetti di soldati con dentro ceneri e pezzi di ossa. (Yokou Takehide, studente)
Quando il cielo è diventato bianco, per mia fortuna, stavo facendo il bagno in mare, a quasi mezzo chilometro dalla riva. Per me il 6 agosto era giorno di riposo e a questo devo la mia salvezza. Ho visto una colonna di vapore sollevarsi dalla città, e la città è sembrata sprofondare. Per ore non ho avuto il coraggio di tornare a terra. L'ho fatto solo quando mi sono sentita spossata. Poi sono fuggita lontano. Non ho voluto vedere niente, ma anche adesso ho paura di tutto. (Akagi Michiko, cameriera d'albergo)
Il fungo? Erano le anime dei nostri morti che salivano in cielo. (Muratami Shigeharu, sacerdote shintoista che un giorno parlerà con uno degli aviatori atomici, Bob Shumard)
Non posso parlare perché non ho visto né udito nulla. Sono un'ombra su tre scalini della banca, dove stavo entrando per fare un versamento. (L'uomo della Banca Sumitomo. Una testimonianza naturalmente inespressa)(7)
Io non avevo idea di quanto tempo restai incosciente, ma quando ripresi i sensi la brillante esplosione del mattino si era trasformata in notte. Takiko, che era restato in piedi vicino a me, era scomparsa semplicemente dalla mia vista. Io non potei vedere nessuno dei miei amici né alcun altro studente. Forse loro erano stati cancellati dall'onda. Il colorito rosa dei miei piedi mi sorprese. Tutti miei vestiti erano scomparsi ed anche i miei pantaloni da lavorano gonfi furono cancellati, rimase solamente la cintura ed alcuni pezzi di stoffa. Le uniche vestiti ancora sul mio corpo erano la biancheria intima sporca. Poi io compresi che la mia faccia, mani, e gambe erano bruciate e gonfie per le scottature, la pelle cadeva via appendendosi in giù con brandelli. Io stavo sanguinando e delle aree del mio corpo erano diventate gialle. Mi prese il terrore, ed io sentii che dovevo andare a casa. Un momento dopo, cominciai a fuggire freneticamente da dove mi trovavo cercando di dimenticare il calore ed il dolore che lì c'era. Sul mio cammino verso casa, vidi molte persone. Tutti erano quasi nudi e sembrarono personaggi di un film d'orrore con la pelle orrendamente bruciata e vesciche su tutto il corpo. Il ponte di Tsurumi era pieno di persone ferite. Tenevano sul petto le loro braccia per coprirsi il corpo. Stavano gemendo e maledicendo. Col dolore negli occhi e gli sguardi rabbiosi, stavano gridando verso le loro madri per avere un aiuto. Io stavo sentendo un caldo insopportabile, così andai giù nel fiume. C'erano molte persone che piangevano nell'acqua e gridavano per un aiuto. Innumerevoli cadaveri erano trasportati dall'acqua, qualcuno galleggiava, altri affondavano. I cadaveri erano orrendamente mutilati e segnati dall'esplosione nel corpo. Era una visione orribile, io dovevo ancora saltare nell'acqua per salvarmi dal calore, mi sentii morire... (Matsubara Miyoko, studentessa dodicenne)(8)
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Dopo avere descritto la sua lotta personale come superstite del bombardamento, Miyoko propose questo messaggio ai giovani del mondo durante una conferenza negli Stati Uniti, a molti anni dal termine del conflitto:
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Le armi nucleari non fermano la guerra. Le armi nucleari e gli esseri umani non possono coesistere. Noi tutti dobbiamo imparare il valore della vita umana. Chi non fosse d'accordo con me su questo, per favore, venga ad Hiroshima per vedere con i propri occhi il potere distruttivo di queste armi mortali al Museo della Pace.(9)
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Da entrambe le parti, i sostenitori e i detrattori dell'uso di ordigni atomici, esistono varianti notevoli con spesso voci fuori dal coro. Tuttavia, quanto gli atti possono portare alla luce in merito a quei giorni è chiaro: gli Stati Uniti avevano iniziato e avrebbero proseguito il proprio lavoro. Il Generale T. Handy, per il Capo di Stato Maggiore, ci fa conoscere altri elementi in merito al programma da seguire:
2. Altre bombe saranno sganciate sugli obiettivi sopra indicati, non appena messe a punto dal personale incaricato. Verranno diramate ulteriori istruzioni riguardanti obiettivi diversi da quelli sopra indicati. [...] 4. Quest'ordine è impartito dal ministero della Guerra e dal Capo di Stato Maggiore USA. Si chiede che Voi personalmente trasmettiate copia di quest'ordine al Generale MacArthur e all'Ammiraglio Nimitz, per conoscenza.(10)
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Le città a cui si allude nel documento sono quelle di Kogura e Niigata. Kogura costituiva l'obiettivo principale della seconda missione, quella di "Fat Boy", fu scartata per cattive condizioni meteorologiche; la seconda era un obiettivo di riserva della città di Hiroshima. Gli ordini erano chiari: altri ordigni presto pronti per i due restanti obiettivi e altri in allestimento per nuove missioni. Se le intenzioni dei vertici americani possono sembrare chiare, altrettanto non è possibile dire di tutti i membri dello Stato Maggiore. L'addetto militare di Truman, Ammiraglio W. D. Leahy espresse chiaramente il suo parere negativo rispetto all'uso delle armi atomiche, che non furono di alcun aiuto al fine del conflitto:
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Personalmente ero convinto che usare per primi la bomba atomica significasse adottare uno standard etico non dissimile da quello dei barbari del medioevo. Non mi avevano insegnato a fare la guerra in quella maniera, e pensavo che non si potesse vincere le guerre sterminando donne e bambini. L'impiego di questa barbara arma a Hiroshima e Nagasaki non ci fu di alcun concreto aiuto nella guerra contro il Giappone. I giapponesi erano già sconfitti e pronti ad arrendersi a causa dell'efficacia del blocco navale e dei bombardamenti.(11)
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Una tesi, questa delle pessime condizioni dell'esercito giapponese e dell'economia in generale, sostenuta anche da altri come lo storico e critico militare Basil Henry Liddel Hart:
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Gli Alleati non avrebbero avuto alcun bisogno di impiegare la bomba atomica. Con i nove decimi del naviglio mercantile affondato o messo fuori uso, le forze aeree e navali paralizzate, le industrie distrutte e le scorte di viveri in rapida diminuzione, il Giappone era già condannato, come lo stesso Winston Churchill ha ammesso. Il rapporto dello US Strategic Bombing Survey sottolinea questo punto aggiungendo: "Sembra assodato che, anche senza il lancio delle due bombe atomiche, la supremazia aerea alleata avrebbe potuto esercitare una pressione sufficiente a costringere il Giappone a una resa incondizionata e ad eliminare la necessità di un'invasione". L'ammiraglio King, comandante in capo della marina da guerra USA, affermò in seguito che, privandoli delle indispensabili forniture di petrolio, riso e altri viveri e materie prime, il blocco navale sarebbe bastato da solo "a costringere i giapponesi ad arrendersi per fame, se solo fossimo stati disposti ad aspettare". Perché, allora, la bomba fu impiegata? Due ragioni, in realtà, sono venute alla luce. Una è rivelata dallo stesso Churchill nel resoconto del colloquio da lui avuto con Truman il 18 luglio, dopo la notizia dei successo dell'esperimento atomico e dei pensieri che subito vennero loro alla mente. Dice tra l'altro Churchill: "[...] non avremmo avuto bisogno dei russi. La fine della guerra giapponese non dipendeva più dall'immissione delle loro armate [...] Noi non avevamo bisogno di chieder loro favori [...]". La richiesta avanzata da Stalin a Potsdam di partecipare all'occupazione del Giappone era molto imbarazzante e il governo americano era ansioso di trovare un modo per evitare che ciò accadesse. La bomba atomica poteva aiutare a risolvere il problema.(12)
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La seconda ragione del precipitoso impiego della bomba a Hiroshima e a Nagasaki fu rivelata dall'Ammiraglio Leahy:
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Gli scienziati e altri volevano fare questa prova perché alla realizzazione della bomba erano state devolute somme immense: 2 miliardi di dollari.(13)
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A prescindere dall'opinione che si possa avere in merito all'uso delle armi nucleari in questo conflitto bellico, è indubbio che le bombe di Hiroshima e Nagasaki rappresentano il passato. Benché tutti possano provare compassione per la sofferenza dei caduti e dei sopravvissuti, non si potrà in alcun modo cancellare quello che è già accaduto.
Tuttavia quello che noi tutti possiamo fare è imparare dall'esperienza di coloro che, loro malgrado, erano lì. Quello che ci possono insegnare è forse la più importante lezione dell'umanità: noi siamo di fronte alla possibilità di estinguere la nostra specie, non semplicemente come realtà individuale, ma come l'intera umanità, e questa possibilità è evidente fin da Hiroshima. Il grande scrittore esistenziale francese Alberto Camus scrisse immediatamente dopo il bombardamento di Hiroshima che "la nostra civiltà tecnica ha raggiunto il suo apice di barbarie". La scelta che presto dovremo affrontare sarà quella tra il suicidio collettivo e l'uso intelligente delle nostre conquiste scientifiche. La continua esistenza delle armi atomiche fa si che questa scelta sia presente ogni giorno che l'umanità si presta a trascorrere. Speriamo solo che la memoria dei sopravvissuti possa ancora aiutarci a ricordare una data non uguale alle altre.
Cosa scrivevano i giornali del tempo
Il giorno 6, verso le 7.50, due aerei B-29 hanno invaso lo spazio aereo della città di Hiroshima e hanno attaccato le installazioni della città con bombe incendiarie. Sembra che vi siano stati alcuni danni attorno alla città. (Asahi Shinbun, 7 agosto 1945)
Il 6 agosto, dopo le 8, pochi aerei B-29 hanno invaso lo spazio aereo di Hiroshima e hanno sganciato alcune bombe di nuovo tipo, che hanno distrutto un notevole numero di case e causato ovunque numerosi incendi. Sembra che le bombe siano state sganciate coi paracadute e siano scoppiate in aria. La forza dirompente di questi ordigni è apparsa eccezionale. E' in corso un'inchiesta per accertare che tipo di bombe siano state usate. Per il resto, siamo ancora in attesa di dettagli. E' comunque prevedibile che il nemico faccia ancora uso di questa potente arma, per cui bisognerà rafforzare i rifugi e preoccuparsi anche quando si vedranno pochi aerei che attaccano. (Mainichi Shinbun, 8 agosto 1945)
Al fine di porre termine al più presto alla guerra, i nemici hanno usato un nuovo tipo di bomba a Hiroshima, per farci perdere il desiderio di continuare a combattere. Il Comando generale per la difesa antiaerea ha diramato un comunicato su come comportarsi per difendersi da questa nuova arma: "La bomba viene sganciata coi paracadute; produce uno scoppio enorme e un gran vento; il vento ha una forza incredibile e provoca un grande calore; i danni si ripercuotono in un ambito molto vasto. Le misure per ridurre questi danni sono le seguenti: 1) non trascurare il basso numero di aerei; anche se l'aereo è solo bisogna ripararsi; 2) non uscire dai rifugi antiaerei; 3) i rifugi devono essere coperti, altrimenti occorre coprirsi con una coperta o con un materasso; 4) chi deve restare fuori può riportare delle bruciature; evitare di scoprire le parti dei corpo; 5) fare attenzione agli incendi". (Mainichi Shinbun, 9 agosto 1945)
La data del 6 agosto 1945 e il nome di Hiroshima saranno ricordati a lungo nella storia sanguinosa della guerra. Ieri l'uomo ha liberato l'atomo per distruggere i suoi simili, inaugurando cosi un nuovo capitolo dell'avventura umana: un capitolo in cui cose misteriose, strane e orribili diventano ovvie e trite. Ieri abbiamo ottenuto la vittoria nel Pacifico, ma abbiamo scatenato un uragano. In una guerra, soprattutto in questa, è quasi inutile parlare di "regole". La scoperta della bomba atomica perciò non è che la nostra vittoria in una gara per la sopravvivenza. L'uso di questa arma salverà probabilmente molte vite, americane, affretterà la fine della guerra e potrà persino costringere i giapponesi alla resa. Detto questo, bisogna ammettere che abbiamo scatenato un uragano. La maggior parte delle nostre operazioni militari erano dirette contro delle città, e quindi contro dei civili. Ma poiché i nostri bombardamenti sono stati più efficaci e più intensi, gli americani sono divenuti sinonimo di distruzione. Ora, per primi, abbiamo usato una nuova arma i cui effetti sono sconosciuti, che ci porterà alla vittoria, ma che seminerà odio come mai prima: potrebbe darsi che ci tocchi raccoglierne i frutti. (The New York Times, 7 agosto 1945)
Siamo scossi, ma non sorpresi. Abbiamo sempre sostenuto che se l'uomo non avesse posto fine alle guerre e organizzato la società su basi socialiste di collaborazione tra i popoli per il bene di tutti, avrebbe corso il pericolo di autodistruggersi. Non era una profezia priva di fondamento. L'uso della bomba atomica indica quale terribile collasso dei valori morali si è verificato sotto la pressione della guerra e mette anche a nudo tutta l'ipocrisia della condanna da parte degli Alleati delle armi naziste V1 e V2. Quando furono usate contro l'Inghilterra, tutta la stampa condannò all'unanimità il loro uso che testimoniava la crudeltà del popolo tedesco. Ora sappiamo che le ricerche per la messa a punto della bomba atomica erano iniziate molto prima che i nazisti usassero le loro orribili armi. Sappiamo anche che queste ricerche sono costate ufficialmente 500 milioni di sterline: quanto benessere avrebbe potuto creare una cifra simile! (New Leader, 11 agosto 1945)
Ora che abbiamo visto l'effetto quasi istantaneo della bomba sulle sorti della guerra, chi può mettere in dubbio che il suo uso, avendo salvato la vita di moltissimi uomini e avendo posto fine alle sofferenze di intere popolazioni, non fosse dei tutto giustificato? (Daily Telegraph, 11 agosto 1945)
L'inquisizione spagnola, una istituzione non poco censurata da tutti gli storici, riuscì a bruciare vive circa 32.000 persone. Ma ci vollero 230 anni per raggiungere questa cifra. Ora, noi siamo riusciti ad uccidere un numero di persone dieci volte superiore a quello, in un solo giorno. Ne deduco che l'eliminazione del fattore tempo e l'aumento della "produttività" costituiscano un progresso. (Lettera al direttore. Daily Telegraph, 10 aqosto 1945)
Abbiamo combattuto perché la luce trionfasse sulle tenebre, perché noi e coloro che ci seguono possano camminare nella luce. Ma per condurre questa lotta abbiamo dovuto attraversare anche noi le tenebre, usare le armi delle tenebre, rivolgere la nostra mente e i nostri cuori verso mete di distruzione e di morte. La bomba atomica è cosa nuova fisicamente. Moralmente non differisce, se non per la sua straordinaria potenza, dalle altre armi di guerra totale. L'orrore della sua potenza, capace di distruggere un milione di vite in un solo istante, giunge, alla fine di questa guerra, a ricordarci con evidenza terribile che la guerra è uno sporco affare e che nessuno può entrarci, anche se per una giusta causa, anche se - come noi - per difendere la santità della vita umana, senza esserne contaminato. (G. F. Flisher, Arcivescovo di Canterbury, 20 agosto 1945)
Malgrado l'orrore che tutti provano al solo pensiero che la bomba atomica possa essere usata contro il genere umano, l'uso di quest'arma contro i giapponesi è del tutto giustificato. E' illogico giudicare la moralità di un bombardamento dalla potenza dei mezzi usati. La R.A.F. ha sganciato su Colonia, dall'inizio dell'offensiva contro questa città sino alla fine della guerra, materiale esplosivo pari a una volta e mezzo la potenza della bomba atomica: quanto basta per creare un precedente. (The Guardian Manchester, 7 agosto 1945)
Ebbene no! La Terra non resisterà a questo genio della distruzione, a questo amore della morte spinto al parossismo, a questa bomba che il presidente Truman, con infernale ostensione, tiene levata su un mondo che fino a ieri credeva solo nella materia; e il mondo oggi sa che anche la materia perirà, il giorno in cui un solo uomo, forse, lo avrà deciso nel suo cuore. (Frangola Mauriac, Accademico di Francia, su Le Fígaro, 10 agosto 1945)
Tutto fa prevedere che stia per iniziare una nuova era, quella dell'energia atomica. Se da una parte è verosimile che le nostre possibilità aumentino enormemente, dall'altra è inutile nasconderci la gravità dei pericoli a cui andremo incontro. Il frastuono delle prime bombe atomiche, che hanno raso al suolo intere città, ci ammonisce sull'atrocità della guerra futura. Le scoperte scientifiche dimostrano la forza dell'intelligenza umana; ma se l'uomo vuole sopravvivere ai propri successi, dovrà ora dimostrare la saggezza della sua volontà. (Louis de Broglie, Accademico di Francia, su France Soír, 10 agosto 1945)
E' forse illusorio sperare che l'esplosione di questa bomba non sarà seguita da altre e che gli uomini, atterriti dalla proprio potenza, si metteranno finalmente d'accordo per una decente convivenza internazionale. Se il miracolo avvenisse, noi italiani in particolare dovremmo salutare con gioia la scoperta della nuova fonte di energia: benvenuto ogni ritrovato che può supplire alla nostra povertà di carbone e di carburanti. (Corriere d'informazione, 9 agosto 1945)(14)
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Note
1. Stralcio della descrizione presente su un opuscolo del Museo della Pace di Hiroshima.
2. Bonacina, Giorgio. 1972. I documenti terribili. L'atomica di Hiroshima. Mondadori, Milano, p. 155.
3. Ibidem, p. 155.
4. Ibidem, p. 156.
5. Ibidem, p. 158.
6. Ibidem, p. 56.
7. Ibidem, p. 59.
8. Matsubara, Miyoko. 1999. The Spirit of Hiroshima. Nuclear Age Peace Foundation, Santa Barbara.
9. Ibidem.
10. Bonacina, Giorgio. 1972. I documenti terribili. L'atomica di Hiroshima. Mondadori, Milano, p. 158.
11. Ibidem, p. 12.
12. Ibidem, p. 158.
13. Ibidem, p. 159.
14. Ibidem, pp. 149-154.
Bibliografia
AA.VV. 1994. The Outline of Atomic Bomb Damage in Hiroshima. Hiroshima Peace Memorial Museum, Hiroshima.
AA.VV. 1999. The Spirit of Hiroshima. An Introduction to the Atomic Bomb Tragedy. Hiroshima Peace Memorial Museum, Hiroshima.
Bonacina, Giorgio. 1972. I documenti terribili. L'atomica di Hiroshima. Mondadori, Milano.
Lifton, Robert Jay e Mitchell, Greg. 1996. Hiroshima in America: A Half Century of Denial.
Matsubara, Miyoko. 1999. The Spirit of Hiroshima. Nuclear Age Peace Foundation, Santa Barbara.
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