
|
Dobbiamo ricordare Hiroshima
di Massimiliano Crippa
11 agosto 2002. Hiroshima il 6 agosto 2002 ha commemorato nel Parco della Pace (Heiwa Kinen Koen) il 57° anniversario della sua distruzione ad opera della prima bomba atomica. La cerimonia, iniziata nell'ora precisa dello scoppio, alle 8.15 del mattino, chiede al mondo che le armi nucleari siano bandite. Sono venuti in 45.000 da tutto il mondo per commemorare l'avvenimento. Il sindaco di Hiroshima Akiba Tadatoshi, accompagnato da due cittadini in rappresentanza delle vittime della bomba, ha deposto vicino al cenotafio i libri che riportano i nomi delle 4.977 persone morte durante l'anno trascorso e che sono state riconosciute come vittime dell'attacco di quella mattina del 6 agosto 1945. L'anno precedente erano state 4.751 e l'anno prima ancora 5.021. Il numero totale delle vittime è, ad oggi, di 226.870 persone (140.000 il giorno dell'esplosione, su una popolazione totale di 350.000), mentre si stima che, dopo 57 anni, siano ancora 285.000 gli hibakusha, i colpiti dalle radiazioni del "maledetto fungo", come i superstiti chiamano ancora oggi la bomba. Il sindaco, nel messaggio letto subito dopo il minuto di silenzio, ha fortemente criticato l'operato dell'amministrazione Bush: non si sta facendo abbastanza per la pace.
|
Il governo degli Stati Uniti non ha il diritto di imporci la sua Pax Americana o di determinare unilateralmente il destino del mondo. La probabilità che le armi nucleari siano usate e il pericolo di una guerra nucleare stanno crescendo. Il patto di riconciliazione, che doveva interrompere la catena di odio, violenza e rappresaglia, è stato abbandonato.
|
Akiba ha chiesto anche al governo giapponese di preservare la Costituzione attuale, che rinuncia alla guerra, invece di "rendere il Giappone un paese normale, capace di fare la guerra come le altre nazioni". Il Primo Ministro giapponese Koizumi Jun'ichirou, smentendo così le voci che si erano diffuse in maggio su una possibile revisione della Costituzione(1), ha affermato che non ci saranno cambiamenti nei tre principi di non possesso, non costruzione e interdizione del suolo giapponese alle armi nucleari.
|
Ora che il pericolo del terrorismo è reale, noi (giapponesi) dobbiamo sforzarci per far abolire gli arsenali nucleari, in quanto unica nazione al mondo ad essere stata attaccata con quell'arma. Il Giappone deve dire al mondo quanto può essere terribile un attacco con armi nucleari.
|
D'altronde, come fa notare un editoriale sull'Asahi Shinbun, il Giappone si trova tutt'ora sotto l'ombrello difensivo americano, che è pur sempre un ombrello nucleare. In questo caso, la voglia di cambiare lo status quo non dovrebbe essere considerata solo un atto di riarmo e di rinascita del nazionalismo. Potrebbe anche andare, infatti, nella direzione di rendersi autonomi da un paese che fa delle armi nucleari un deterrente irrinunciabile. Kozumi ha ribadito, comunque, l'impegno del Giappone per l'eliminazione totale delle circa 30.000 testate nucleari ancora esistenti e ha ricordato l'importanza dei trattati che vanno in questa direzione, l'Anti-Ballistic Missile Treaty (ABMT) e il Comprehensive Nuclear Test Ban Treaty (CTBT). Problematiche quanto mai attuali ora, con il controverso progetto americano di scudo spaziale in via di definizione, che renderebbe vani entrambi i trattati. L'anno scorso, il sindaco di Hiroshima, aveva proprio parlato del progetto di scudo spaziale americano.
|
Proprio mentre Hiroshima riafferma il diritto del mondo a un secolo di pace e di vera umanità dopo il secolo di due guerre mondiali, qualcuno pensa ora di estendere allo spazio i campi di battaglia.
|
Fin dal 1988, Akiba aveva invitato gli ambasciatori dei sette paesi che posseggono armi nucleari a partecipare alla cerimonia, ma solo la Russia e l'India hanno accettato. Nessun rappresentante del governo americano era presente. Come ci ricorda Pio d'Emilia, nessun Presidente americano in carica ha mai visitato Hiroshima.
|
[...] gli Stati uniti non hanno mai offerto le proprie scuse per una strage dettata più da calcoli politici (impressionare gli alleati e bloccare qualsiasi pretesa sovietica di "comproprietà" sul Giappone) che da reali esigenze militari.
|
Della stessa opinione è Angelo D'Orsi, che parla di Hiroshima non più come di un luogo, ma di un "logo"; espressione di un potere e di una tecnica che sono moderni quanto inutili.
Modernità e gratuità, tecnologia e interessi industriali, potere militare e potere simbolico: soprattutto, Hiroshima è frutto e segno di un potere arbitrario, fuori dalle regole e dalle convenzioni, estraneo ad ogni prassi e logica dei rapporti internazionali, diverso dalle pratiche di sterminio delle guerre del Novecento, nella sua tragica grandiosità "finale". Auschwitz come Hiroshima non sono lì, alle nostre spalle, a dirci a quale livello possa giungere l'odio, tutt'altro: esse sono piuttosto manifestazioni autentiche della banalità del male, per dirla con la Arendt. Ci dicono come si possa realizzare il male assoluto eliminando i sentimenti, scientificizzando l'azione, programmando la distruzione di massa: i nazi vogliono semplicemente cancellare gli ebrei (e gli altri) perché nel "mondo nuovo" della svastica non v'è posto per loro, insignificanti esseri molesti, con la stessa scientifica naturalezza con cui si provvede a disinfestare una città dalle zanzare; analogamente i piloti di Hiroshima e Nagasaki non odiano mentre schiacciano i bottoni che recheranno morte e distruzione, compiono un gesto che è tecnico, non vedono il nemico; anzi il nemico nemmeno esiste: è una città, un punto sulla carta geografica.
|
L'ex sindaco di Hiroshima Hiraoka Takashi esprime, a suo modo, un pessimismo ancora maggiore:
|
Richiamare l'attenzione sull'orrore non è abbastanza, perché il mondo è pieno di orrori.
|
A conferma di questa indifferenza, Paul Tibbets, il pilota americano che sganciò la bomba il 6 agosto 1945, così ricorda l'evento:
|
Quel ricordo si allontana sempre più da me. E' stato tanto tempo fa, ha perso di significato. Penso di aver fatto la cosa giusta. Ciò che mi venne chiesto di fare, lo feci. Quando arriva il 6 agosto ogni anno, non succede niente di speciale. Non ho perso una sola notte di sonno per quel gesto. So cosa ho fatto e lo rifarei, in una situazione simile. Se non avessimo compiuto quella missione, l'umanità avrebbe perso molto.
|
Grazie a quel gesto, infatti, molti soldati americani già pronti a invadere il Giappone e a morire, poterono tornare a casa e ora hanno una loro famiglia. Quando alcuni di essi incontrano Tibbets, piangono e lo ringraziano per averli lasciati vivere. Egli è sempre stato convinto che molte più vite, sia americane che giapponesi, sono state salvate quel giorno. La guerra finì immediatamente. In un'ottica "americana", il ragionamento non fa una grinza. Fortunatamente, qualcuno conservava ancora un briciolo di umanità sul bombardiere B-29 "Enola Gay": il capitano Robert Lewis, dopo aver verificato con un binocolo gli effetti della bomba sganciata su Hiroshima, completava i suoi appunti con questa frase:
|
Dio mio, cosa abbiamo fatto?
|
Il 2 agosto, quel binocolo è stato donato alla città di Hiroshima da Araki Yae, 82 anni, che lo aveva acquistato per 13.200 dollari nel 1990 a un'asta di Christie's. Ma a Hiroshima, a fare compagnia al ricordo di Lewis, c'erano anche Barbara Lee, deputata della California e unico membro del Congresso ad aver votato contro la guerra in Afghanistan, e Rita Lasar, sorella di uno degli "eroi" dell'11 settembre e nota per aver diffidato pubblicamente Bush dall'utilizzare la sua memoria per "giustificare la morte e la distruzione che intende portare in giro per il mondo". Inoltre ogni anno, a partire dal 1986, l'U.S.-Japan Culture Center organizza un incontro tra un gruppo di studenti americani delle scuole superiori e alcuni hibakusha, che raccontano loro della storia che non hanno vissuto e li spronano a lavorare per la pace. Non tutti gli americani hanno dimenticato Hiroshima. Ma il problema riguarda anche i vicini asiatici. Un'inchiesta svolta tra gli atleti che presero parte ai Giochi Asiatici del 1994, tenutisi proprio ad Hiroshima, mostrò che la metà di essi considerava il lancio delle bombe appopriato. Ora che l'età media degli hibakusha è oltre i 70 anni e il loro numero continua a calare, tenere viva la memoria di quell'evento diventa sempre più difficile. Un sondaggio dello scorso anno tra gli studenti delle elementari della città mostrava che il 64,8% non conosce la data e l'ora esatta del bombardamento. Rispetto a cinque anni prima, si tratta del 20,5% in più. Resta ancora nella memoria, però, la storia di Sadako, una bambina ammalatasi di leucemia a causa delle radiazioni, che chiese come ultimo desiderio di ricevere 1.000 origami a forma di gru. E così accadde. Proprio per non dimenticare le tante storie come quella di Sadako, il primo agosto ha aperto il National Peace Memorial Hall for the Atomic Bomb Victims. Il costo di 4,7 miliardi di yen è stato interamente coperto dal governo. Lo scopo di questa nuova costruzione viene messo in evidenza da un grande pannello: ricordare coloro che persero la propria vita "a causa di una errata politica del Giappone". Un'affermazione molto esplicita, che alcuni non avrebbero voluto vedere. Nella prima stanza sono state ricostruite alcune strade della città bombardata. Ricostruite per modo di dire, nel senso che la distruzione era quasi totale nell'epicentro. Nella stanza seguente, invece, sono proiettate su 12 grandi monitor 4.791 fotografie delle vittime, mentre tramite un computer si può accedere ad un database che contiene le loro storie e quelle di altre vittime o testimoni, per un totale di circa 100.000 persone, compresi coloro che sono sopravvissuti. La raccolta dei materiali continuerà fino a che si sarà reso onore alla memoria di ogni vittima della bomba. Hiroshima aveva già oltre 200 monumenti dedicati alle vittime della bomba, ma siamo sicuri che questa nuova costruzione ha dato soddisfazione a molte persone, vive e non. Forse un po' meno considerata, Nagasaki ha commemorato il 9 agosto le sue vittime dell'olocausto nucleare. Il sindaco Itou Iccho se l'è presa con gli Stati Uniti, che non hanno partecipato ufficialmente alla cerimonia, e ha incoraggiato il governo giapponese a uscire dall'ombrello protettivo americano per favorire la creazione di una zona "nuclear-free" in Asia. Itou non è che una copia sbiadita rispetto al radicale Motoshima Hitoshi che, sindaco per quasi vent'anni, oltre a condannare gli Stati Uniti ha usato sempre parole molto forti contro l'Imperatore e tutti coloro che avevano gettato il Giappone nell'avventura della guerra. Per questo fu pugnalato alla schiena. Egli aveva definito le due bombe atomiche, insieme all'Olocausto, il peggior crimine contro l'umanità del XX secolo. Si è osservato un minuto di silenzio alle 11:02, momento esatto dell'esplosione. La bomba uccise all'istante circa 74.000 persone. I 2.564 hibakusha morti nel corso dell'ultimo anno hanno portato il totale delle vittime a 129.193. L'anno precedente erano stati 2.439 e l'anno prima ancora 2.603. Ma un'ombra pesa sulla città di Nagasaki. I cantieri navali della Mitsubishi Heavy Industries Ltd., dal 1956 a oggi, hanno prodotto 23 navi militari per le Marina giapponese. L'azienda è da sempre un appaltatore di primo piano della Difesa. Fondata nel 1884, produsse per la Flotta Imperiale la più grande nave di quei tempi, la Musashi (69.100 tonnellate), così come la Yamato. Le autorità si sono sempre guardate bene dal citare tale fatto. Il governo ha anche un altro problema. Si era impegnato a fornire una copertura medica mensile di 140.000 yen a coloro che venivano riconosciuti come malati di cancro e altri disturbi attribuibili agli effetti delle radiazioni, ma i critieri per accedere a tali rimborsi erano segreti fino al maggio del 2001, quando la Corte Suprema ha deliberato contro questa pratica. I critieri di selezione restano comunque molto severi e 76 esclusi, nel luglio di quest'anno, hanno fatto causa al governo. Al momento, solo allo 0,7% circa delle persone certificate come hibakusha è stata anche riconosciuta come sofferente degli effetti della bomba. Secondo il governo, non occorre cambiare i criteri di selezione. A 240.000 persone vengono già versati mensilmente 34.000 yen per curare malattie cardiache e del sangue, anche se una relazione diretta con le radiazioni non è ancora stata provata. Al di là delle giustificazioni, plausibili o meno, sembra mancare quella voglia di aiutare veramente queste persone che, spesso, non si sottopongono alla trafila per essere riconosciuti hibakusha, perché temono di soffrire una qualche forma di discriminazione. Da notare che, quest'anno, Koizumi non ha partecipato come rappresentante del governo all'incontro con gli hibakusha che precede di alcuni giorni l'annivesario di Hiroshima, una tradizione ormai dal 1976. E' l'unico Primo Ministro ad averlo fatto. Tra l'altro, nel 1998 Koizumi, in veste di Ministro della Sanità, aveva criticato la costruzione del Peace Memorial Hall appena inaugurato, definendolo "non necessario". Come se non bastasse questo a creare un po' di malumore, soltanto pochi giorni fa sono stati diffusi dei documenti che provano come anche il Giappone stesse preparando una sua bomba atomica nel 1945. I documenti erano stati consegnati nel 1949 da uno scienziato non identificato dell'Istituto di Ricerche Fisiche e Chimiche del Giappone al chimico Kuroda Kazuo, in partenza per gli Stati Uniti. Il Giappone non aveva mai negato l'esistenza di tali piani (alcuni ufficiali hanno ammesso il loro coinvolgimento nel progetto), ma non erano mai stati trovati i documenti. Kuroda insegnava all'Università dell'Arkansas e aveva mantenuto segreti i documenti, ma ora la vedova (Kuroda è morto nell'aprile del 2001) ha accettato di inviarli in Giappone. Il fisico Suzuki Tatsusaburo durante la guerra era tenente colonnello e partecipò al progetto per la costruzione della bomba atomica. Suzuki non ha dubbi che, con migliori equipaggiamenti, ci sarebbero riusciti e che non avrebbero esitato ad usarla. Ma è pronto a giurare che non l'avrebbero usata contro la popolazione civile. Ma non è finita. Purtroppo un altro fatto strano ha attirato l'attenzione della stampa più impegnata. Le Nazioni Unite hanno cancellato una mostra sulle bombe atomiche sganciate sul Giappone che doveva tenersi nella sede di New York dell'organizzazione a partire da settembre. I rappresentanti della Japan Confederation of A-Bomb and H-Bomb Sufferers Organizations (Hidankyo) stanno aspettando una spiegazione. La mostra doveva aver luogo dal 18 settembre al 27 ottobre nella sala conferenze al piano terra del palazzo e consisteva di 80 fotografie e alcuni oggetti risalenti al momento dell'esplosione. Durante un precedente incontro organizzativo avvenuto in maggio, i rappresentanti delle Nazioni Unite avevano fatto notare che alcune foto erano troppo macabre e quindi sarebbero state troppo angoscianti per un pubblico composto anche di bambini. I giapponesi si erano detti disposti a sostituire le fotografie incriminate, ma poi avevano ritenuto che la mostra ne sarebbe uscita sminuita e si erano attenuti al progetto originale. Come ho potuto constatare di persona, moltissime scolaresche visitano l'Hiroshima Peace Memorial Museum. E' proprio alle nuove generazioni che è rivolto questo luogo. Che i bambini americani siano troppo sensibili? Questo gesto lascia piuttosto allibiti, ma non è la prima volta che accade un fatto del genere. Nel gennaio del 1995, una mostra simile da tenersi presso lo Smithsonian Institution National Air and Space Museum era stata annullata per le proteste dei veterani americani. Nel 1994, sempre allo Smithsonian Institution, anche una mostra dedicata all'Enola Gay aveva subito la stessa sorte: secondo i veterani si voleva dare troppa enfasi ai morti e far passare i civili giapponesi come vittime senza colpa era imperdonabile. Come ha scritto Barton Bernstein nel suo saggio "The Struggle Over History: Defining the Hiroshima Narrative" (contenuto nel libro Judgement at the Smithsonian curato da Philip Nobile), il problema è culturale e non storico:
[...] la disputa era una questione simbolica all'interno di una "gerra culturale", nella quale molti americani univano l'apparente declino del potere americano, le difficoltà dell'economia interna, le minacce provenienti dal commercio mondiale e specialmente i successi del Giappone, la perdita di posti di lavoro, anche i cambiamenti nei ruoli tra i sessi e nella famiglia americana. [...] La bomba, rappresentando la fine della Seconda Guerra Mondiale e suggerendo il peso della potenza americana, andava celebrata. Era, quindi, un simbolo fondamentale della "guerra giusta" dell'America. Coloro che in qualsiasi modo mettevano in forse l'uso della bomba erano, secondo questa visione emozionale, i nemici dell'America.
|
Come se non bastasse, più volte gli Stati Uniti (insieme alla Cina) si sono opposti a che il "Bomb Dome" diventasse Patrimonio dell'Umanità. Queste decisioni si configurano come una preoccupante forma di censura. Forse l'impegno americano contro il terrorismo non può ammettere che un episodio sicuramente doloroso della recente storia mondiale incrini l'immagine di giustizia che gli Stati Uniti vogliono imporre al mondo. Conoscere la storia non può mai essere una cosa negativa ed è strano che, mentre si rinfaccia al Giappone di nascondere il proprio passato, si cada in certi errori. L'11 settembre è un grave problema per il movimento pacifista e antinucleare, non solo in Giappone. Comunque, vogliamo anche lanciare un messaggio positivo. Hiroshima viene ricordata solo per la bomba atomica che l'ha devastata, come se questa fosse una cicatrice incancellabile. Ma Hiroshima è rinata da quella catastrofe e non esiste niente di più forte della vitalità di Hiroshima per affermare che la vita è superiore, sempre e comunque, alla morte. Avevano previsto che il terreno contaminato non avrebbe permesso la crescita di nessuna pianta per almeno 75 anni. Ebbene, già dopo 45 anni, la natura è splendente e rigogliosa come in nessun posto. Ad Hiroshima non è facile toccare con mano la tragedia, perché i giapponesi hanno ricostruito tutto. Soltanto il monumento "Bomb Dome" è conservato nello stato di devastazione originale. Ma anche il "Bomb Dome" è un po' artificiale. L'erba del prato dove si trova è tagliata con precisione millimetrica e tutto è pulitissimo e lindo. Si vede che è conservato in condizioni perfette e restaurato. Insomma, non è una rovina. D'altronde, le case di legno della città furono completamente distrutte. Hiroshima era stata rasa al suolo. Non era rimasto che una distesa di terra bruciante. L'unico edificio in pietra che ha resisito era appunto l'attuale "Bomb Dome". Quindi, non c'era quasi nulla da conservare. Inoltre, era in gioco la vita degli esseri umani e si doveva riportare assolutamente Hiroshima, uno dei posti più belli del Giappone, in una condizione vivibile. Quindi, guardatevi attorno, e apprezzate anche quanto di nuovo i giapponesi hanno saputo fare per rendere omaggio alla vita. Al centro dell'Hiroshima Memorial Peace Park, c'è una torcia, simile a quella usata nei giochi olimpici. Ma il suo scopo non è rimanere accesa per sempre: si spegnerà in pace quando anche l'ultima arma nucleare sarà sparita dalla faccia della terra. E' lì a chiederci di esaudire il suo ultimo desiderio. Concludiamo citando un breve brano del discorso di Papa Giovanni Paolo II, tenuto a Hiroshima il 25 febbraio 1981, in cui credo che ognuno di noi possa riconoscersi.
La guerra è opera dell'uomo. La guerra è distruzione della vita umana. La guerra è morte. In nessun luogo queste verità si impongono con così tanto vigore come in questa città di Hiroshima, presso questo monumento alla pace. Due città, avranno per sempre i loro nomi uniti, due città giapponesi, Hiroshima e Nagasaki, come le sole città al mondo che hanno subito la cattiva sorte di essere un memoriale di come l'uomo sia capace di una distruzione incredibile. I loro nomi si distingueranno sempre come i nomi delle sole città del nostro tempo che sono state scelte per mettere in guardia le generazioni future su come la guerra possa distruggere gli sforzi umani intesi a creare un mondo di pace. [...] Ricordare il passato è impegnarsi per il futuro. Ricordare Hiroshima e aborrire la guerra nucleare. Ricordare Hiroshima è impegnarsi per la pace. Ricordare ciò che la gente di questa città ha sofferto è rinnovare la nostra fede nell'uomo, nella sua capacità di fare ciò che è buono, nella sua libertà di scegliere ciò che è giusto, nella sua determinazione di tradurre un disastro in un nuovo inizio. Di fronte alla calamità creata dall'uomo che è ogni guerra, dobbiamo affermare e riaffermare, ancora e ancora che il ricorso alla guerra non è inevitabile o insostituibile.
|
Libri per non dimenticare
Come ultima riflessione, vogliamo consigliare la lettura di alcuni libri.
The Ash Garden. Il primo romanzo del canadese Dennis Bock ruota intorno al dibattito morale sullo sgancio delle bombe atomiche sul Giappone. Lo scienziato atomico tedesco Anton Böll, che lavorava al Manhattan Project, incrocerà la propria vita con Amai Emiko, una donna giapponese sopravvissuta all'esplosione, ma rimasta sfigurata. Lo scienziato incontra la donna alla New York University, nel 50° anniversario del bombardamento di Hiroshima, mentre sta tenendo il suo solito discorso "celebrativo". Ella gli chiede di partecipare ad un documentario sulla bomba e così Böll prende coscienza dell'altra faccia della medaglia: "i sogni a volte diventano incubi" afferma. Böll guarda ad Amai per redimersi da ciò che ha fatto. Amai scopre nell'animo di Böll la stessa disperazione che provano i giapponesi sopravvissuti. Quello è il prezzo della sua vittoria. Ne sarà valsa la pena?
H: A Hiroshima Novel. Oda Makoto, nato nel 1932 ad Osaka, si laureò alla Tokyo Daigaku in Letteratura e filosofia greca per poi frequentare Harvard. Noto come attivista, divenne famoso come scrittore nel 1961, quando pubblicò un libro sui suoi viaggi da squattrinato intorno al mondo. Il libro, quell'anno, finì nella lista dei bestseller ed è ancora oggi un simbolo tra la generazione del dopoguerra. Oda ci offre uno dei migliori romanzi ambientati sullo sfondo della Seconda Guerra Mondiale. Il libro comincia negli anni '40 in una piccola città del sud degli Stati Uniti, dove una tribù indiana viene allontanata dal proprio territorio per lasciare spazio ad un progetto segreto del governo. Subito dopo veniamo catapultati nel Pacifico, dove si svolgono esperimenti altrettanto segreti, fino a quando l'autore non ci porta in vista della città di Hiroshima, ignara del suo trite destino. Il viaggio non è ancora finito, ma il finale apocalittico ve lo risparmiamo.
Hiroshima. John Hersey racconta le storie individuali di sei sopravvissuti all'esplosione della bomba: la signora Sasaki Toshika, il dotto Fujii Masakazu, padre Wilhelm Kleinsorge, il dottor Sasaki Terufumi, il reverendo Tanimoto Kiyoshi e la signorina Nakamura Hatsuyo. Egli narra gli anni seguenti alla fine della guerra e nella nuova edizione del libro, dove è stato aggiunto un capitolo, ci è offerta la possibilità di incontrare nuovamente i sei protagonisti 40 anni più tardi. Le loro storie erano molto diverse, ma tutti hanno dovuto trovare una motivazione per sopravvivere. Il loro impegno, però, finirà per rendere le loro vite degne di essere vissute. Pur non essendo un romanzo, la realtà saprà darvi le stesse emozioni, se non di più. Al di là della tragedia, resterà nella vostra mente una grande ammirazione per il coraggio che l'uomo è capace di dimostrare in una situazione tanto disperata. Il libro non punta il dito contro nessuno. Hiroshima è un testamento all'umanità dove sta scritto: sopravvivete, andate avanti e cercate di non ripete gli stessi errori.
Hiroshima Notes. Ooe Kenzaburou, Nobel per la Letteratura nel 1994, ci propone una collezione di sette saggi scritti tra l'agosto del 1963 e il gennaio del 1965 durante alcune visite alla città di Hiroshima. Nel 1963, lo scrittore si trovò di fronte ad una difficile decisione, sul piano personale e morale: suo figlio era nato con una lesione al cranio con fuoriuscita di materia cerebrale; le alternative erano lasciarlo morire o sottoporlo ad un'operazione che lo avrebbe lasciato comunque menomato. Hiroshima gli offrì la soluzione che Ooe definisce, senza considerazioni religiose, quasi una "conversione". Protagonista del suo primo saggio è infatti il dottor Shigeta Fumio, trasferitosi in città una settimana prima dell'esplosione atomica. Attraverso Shigeta, Ooe imparò cosa volesse dire dare tutto se stesso per aiutare gli altri. Shigeta è per Ooe l'uomo "autentico", umano "nel senso più profondo", modesto, paziente e perseverante. Il figlio di Ooe fu operato: se Shigeta si era dedicato a curare centinaia di sconosciuti per tuttala sua vita, egli poteva sopportare la sofferenza di crescere un figlio con un danno al cervello. Hiroshima Notes offre un punto di vista unico. Ooe esamina i sentimenti di vergogna e umiliazione della popolazione di Hiroshima, senza moralismi e sensazionalismi. Egli non accusa, spiega soltanto.
Note
1. E' stato il portavoce del governo, Fukuda Yasuo, a parlare il 31 maggio di una revisione della politica antinucleare del Giappone nata nel 1967.
Bibliografia
Asakura, Takuya. Hibakusha promotes peace through student encounters. The Japan Times, 6 agosto 2002.
Asakura, Takuya. Hiroshima mayor calls on the U.S. to "sever the chain of hatred". The Japan Times, 7 agosto 2002.
Azuma, Yasushi. Sept 11 was setback for antinuke movement. Japan Today, 5 agosto 2002.
Bennett, Brian. The Fallout of War. Time Asia, vol. 159, n. 6, 18 febbraio 2002.
Bock, Dennis. 2001. The Ash Garden. Harperflamingo Canada.
D'Emilia, Pio. Hiroshima, memoria scomoda. Il Manifesto, 6 agosto 2002.
D'Orsi, Angelo. La vittoria della Bomba. Il Manifesto, 8 agosto 2002.
Editoriale. Appeal from hibakusha. Asahi Shinbun, 13 luglio 2002.
Editoriale. Remember the A-bombs. Asahi Shinbun, 6 agosto 2002.
Funabashi, Yoichi. Peace philosophy needs historical awareness. Asahi Shinbun, 6 agosto 2002.
Greene, Bob. The Man Who Dropped the Bomb. Newsweek, 6 agosto 2000.
Hadfield, Peter. Dropping the nuclear bombshell. Japan Today, 12 agosto 2002.
Hersey, John. 1985. Hiroshima. Knopf.
Oda, Makoto. 1995. H: A Hiroshima Novel. Kodansha International.
Ooe, Kenzaburou. 1996. Hiroshima Notes. Grove Press.
Redazione. A Hiroshima il ricordo non è morto. Corriere della Sera, 6 agosto 2002.
Redazione. A place for silent remembrance in Hiroshima. Asahi Shinbun, 6 agosto 2002.
Redazione. A-bomb exhibit called too gruesome for display at U.N. Asahi Shinbun, 16 luglio 2002.
Redazione. Nagasaki mayor lashes out at U.S. Asahi Shinbun, 10 agosto 2002.
Sekimori, Gaynor e Shouno, Naomi e Marshall, George. 1986. Hibakusha: Survivors of Hiroshima and Nagasaki. Charles E. Tuttle.
Tainaka, Masato. Aug. 6: A day of remembrance. Asahi Shinbun, 7 agosto 2002.
Tainaka, Masato. New memorial honors Hiroshima victims. Asahi Shinbun, 2 agosto 2002.
Siti correlati
Enola Gay
The City of Hiroshima
Hiroshima Cover-up: How the War Department's Timesman...
Peace Declaration of the City of Hiroshima
|
|