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Hostess
di Massimiliano Crippa
8 agosto 2001. Sicuramente la hostess non è la versione moderna della geisha. La hostess non ha la professionalità e la consapevolezza di una geisha e lo status che è loro riconosciuto nella società giapponese non è assolutamente paragonabile, ma è sicuramente la persona che le si avvicina di più. Inoltre, volenti o nolenti, le loro storie si incrociano. Quindi ci permettiamo di cominciare l'esposizione con questo paragone. Sebbene non siano istruite come le geisha, molti uomini le trovano altrettanto rilassanti. Il calo del numero delle geisha è dovuto al calo della domanda: molti giapponesi preferiscono, ma soprattutto possono permettersi, le hostess. D'altro canto, il declino è dovuto anche al calo dell'offerta: per le donne è più facile, e altrettanto remunerativo, diventare una hostess. Inoltre, le donne diventavano geisha per avere una maggiore indipendenza e liberarsi del ruolo di moglie e madre; ora possono farlo avendo successo nel mondo del lavoro. Cynthia Gralla, laureata in Letteratura comparata alla University of California, a Berkeley, ha lavorato per sei mesi come hostess in Giappone nel 1999. Ci serviremo soprattutto del suo resoconto per illustrare la professione di hostess che, così come è svolta in Giappone, è quasi unica al mondo. La figura della hostess si è evoluta negli anni del dopoguerra, facendo tesoro dei quattro secoli di vita della figura della geisha. Anche la hostess è diversa dalla prostituta, così come lo era la geisha. E, come la geisha, viene pagata per intrattenere una sorta di relazione con uno o più clienti, cosa che avviene comunque senza un legame diretto col lavoro svolto nel club, il luogo preposto all'incontro col cliente. Molti club sono gestiti da una donna, la mama-san, così come lo erano molte case per geisha. Le hostess non sono prostitute. In genere non vendono sesso, ma fantasie. Sono un po' come delle fidanzate che intrattengono un rapporto platonico: sta a loro decidere se dormire con un cliente oppure no. Le ragazze devono per lo più fare dei complimenti ai clienti, che amano sentirsi glorificati. Il prezzo è più alla portata di tutti, rispetto a una geisha, ma comunque piuttosto elevato. Il cliente che si innamorasse di una hostess potrebbe veder dilapidato il proprio patrimonio senza avere quasi nulla in cambio, se non un po' di attenzione nei suoi confronti. Il cliente sa che la ragazza sta recitando, sta mentendo quando lo lusinga, ma si sente lo stesso meglio, gli dà fiducia. E' impossibile avere la sincerità pagando, ma una parvenza di sincerità per molti è più che sufficiente. Negli anni '80, grandi aziende come la Mitsubishi avevano un rimborso spese per il divertimento dei propri clienti e dei dipendenti che li accompagnavano che superava anche il milione di yen per dipendente, ogni anno. Ora la crisi ha ridimensionato tutto questo.
Gli uomini frequentano un club per molti motivi: bisogno di attenzione, di affetto, di avere conferma del proprio fascino, di qualcuno con cui bere. E di sesso, ovviamente. Vogliono qualcuno che versi loro da bere, che rida delle loro battute, dica loro quanto cantano bene, etc. Vogliono un viso carino che sorrida loro. E soprattutto non vogliono sentire lamentele. Ma molti cercano anche amore. L'idea non è tanto strana se pensiamo al rapporto madre-figlio che, in Giappone, viene bruscamente interrotto solo quando i ragazzi vanno all'università, dopo tutta una vita in cui le madri non hanno fatto altro che coccolarli. L'uomo giapponese sviluppa un sentimento di dipendenza e ha dei problemi a relazionarsi in seguito con la moglie, a vederla sullo stesso piano. Non la vede come una donna, ma come una madre. In genere, dopo che la moglie ha avuto dei figli, tra i coniugi cessa ogni relazione di tipo sessuale, la moglie perde completamente la propria identità sessuale. In Giappone la gerarchia è importante e, in genere, è l'uomo ad essere in cima, ma nelle relazioni coniugali e amatorie è la donna che comanda. Un cliente serio tratta la hostess come un superiore, anche se è lui a pagare. Egli sa che, sebbene il denaro possa guidare le azioni della hostess, esso non può far nascere in lei l'amore; anche se lo facesse, non sarebbe l'amore che egli desidera. Questi clienti raramente chiedono del sesso: proposte di matrimonio o relazioni durature sono le richieste più comuni. Ciò rispecchia la situazione del matrimonio, dove la moglie controlla il portafoglio del marito. Nasce il dubbio che gli uomini giapponesi si vendichino delle mogli spendendo soldi con le hostess. Però la moglie deve anche sottostare a una serie di regole e tradizioni mentre la hostess, lavorando nel "mizu shoubai" (letteralmente "commercio dell'acqua"; è la parola che descrive il mondo dei locali notturni), ha maggiore libertà. Fa un lavoro che le permette di guadagnare molto in poco tempo, una rarità in Giappone, sia per gli uomini che per le donne: c'è chi ha lasciato il proprio lavoro da impiegata, ma non solo, per fare la hostess. Nonostante la crisi, infatti, il mizu shoubai ha avuto un boom eccezionale negli ultimi dieci anni. Fukushima Mizuho, una parlamentare, ci spiega che "alcune hostess non si considerano appartenenti al mizu shoubai, perché non fanno del sesso, ma chi le vede dall'esterno le associa a questo commercio".
Il mondo dei club è in genere sicuro, ma provoca assuefazione. Si rischia di perdere contatto con se stessi e con la realtà, di dare più peso ai rapporti simulati con i propri clienti che a quelli sinceri con le persone reali. Non sempre si fa questo lavoro per il denaro, spesso si cerca l'approvazione degli altri, l'adorazione, un ambiente emozionante. Dopo un po' di tempo passato a fingere, la vita normale sembrerà piatta. Ma anche molto più romantica. Il cliente vorrà sempre dalla hostess più di quello che è disposta a dargli. E' sicuramente una scelta migliore per una ragazza straniera, che ha intenzione di fermarsi in Giappone solo per alcuni mesi. Lavorando in questi locali possono fare un sacco di soldi. La crisi economica ha ridotto le entrate che possono venire dall'insegnamento dell'inglese e fare la hostess rimane quasi l'unica possibilità. Si calcola che vi siano molte donne straniere (anche asiatiche ovviamente) che lavorano come hostess in Giappone, ma una cifra esatta è impossibile da trovare, poiché molte lavorano illegalmente. Dei circa 300.000 lavoratori stranieri illegali presenti in Giappone, circa un terzo dovrebbero essere donne che lavorano nei club come hostess. Fukushima, nel 1989, ha contribuito all'apertura di un centro che ha aiutato più di 2.000 donne che hanno sofferto di abusi in relazione al loro lavoro nel mizu shoubai, non solo da parte dei clienti e dei gestori, ma anche della polizia, che non ha molta simpatia per i lavoratori illegali. Le retate della polizia sono rare, ma non assenti. Se si viene presi senza visto, l'espulsione è immediata e non si può fare ritorno in Giappone per parecchio tempo.
Secondo la Gralla, simulare un orgasmo è più facile che simulare amore e affetto. E, forse, è più onorevole. La capacità di simulazione è forse la più importante tra quelle richieste a una hostess. Gli uomini vogliono lasciare a casa la realtà e far parte di una favola. E in parte sembra veramente una favola. Almeno per qualche ora. Anche per la ragazza. Entrare nel club al braccio di un cliente fedele, dopo un "douhan" (la cena con il cliente, che precede e facilita l'ingresso del cliente nel club), è come andare ad un ballo con il proprio cavaliere; le ragazze che non sono arrivate con un uomo guarderanno con invidia queste fortunate. I clienti fissi sono una gran cosa, vogliono veramente essere apprezzati, bisogna solo capire come legarli a sé. Non è facile, comunque. Si deve essere più interessanti della donna che il cliente frequenta regolarmente, sia essa la moglie o una fidanzata. Per la loro mentalità, c'è sempre posto per un'altra donna ancora. Nonostante sia ovvio che l'amore nei loro confronti è artificioso, molti clienti si invaghiscono della loro hostess preferita e si aspettano che il sentimento sia ricambiato, non importa se la differenza d'età tra i due è imbarazzante. Per loro, la hostess è quasi come la propria ragazza. E la hostess ha tutta la conveninenza a farlo credere, a rimanere sempre a metà tra il sì e il no, a far sborsare al cliente più soldi possibile, prima che si accorga che in verità la risposta è no.
Dal punto di vista letterario, il tipo di amore che i giapponesi preferiscono è quello segnato da una profonda tristezza: una moglie morente, un amore impossibile che sfocia in suicidio, etc. Sotto questa prospettiva, il mondo dei club può essere attraente, perché in esso vi è l'impossibilità del vero amore. Per far funzionare il tutto, la ragazza deve essere una perfida calcolatrice o una sognatrice, magari un po' di entrambe. La ragione per cui molte hostess non vendono sesso è tutt'altro che nobile: vendere sesso è meno remunerativo, nel lungo termine, che vendere compagnia. Il cliente continua a venire al club per quella remota speranza che la hostess esaudisca un giorno i suoi desideri. Se la ragazza accettasse, il cliente perderebbe interesse. Se la ragazza è brava nel proprio lavoro, non dovrà mai fare sesso con un cliente. Ma i clienti stanno cambiando, vogliono avere di più con i propri soldi. Nuovi club a basso costo nascono un po' dappertutto e l'hostess di alta classe sta diventando una cosa del passato, come la geisha. Le fantasie non bastano più nel Giappone di oggi.
Una hostess alle prime armi, senza clienti fissi, guadagna in genere 350.000 yen al mese, non molto in una città come Tokyo o Osaka, a cui bisogna togliere un 10% trattenuto dal club. Una hostess di classe superiore può guadagnare 600-800.000 yen, lavorando cinque notti a settimana, per cinque o sei ore a notte. Oltre al salario, però, vi sono degli extra: cene nei migliori ristoranti, vestiti, gioielli, viaggi, magari un appartamento e, per le ragazze straniere, uno sponsor che permetta loro di rimanere legalmente nel paese. Inoltre, con i clienti giusti, si possono trovare anche altri lavori al di fuori del club. Anche i clienti, a volte, attraverso le ragazze o la mama-san, possono conoscere persone importanti. Alcuni vedono le ragazze come delle colleghe di lavoro. I club sono una componente del sistema economico, in tutti i sensi. Sono centinaia di migliaia le persone che lavorano in questo campo e il giro d'affari è di centinaia di miliardi di yen.
Molti clienti sono sposati e affermano che alle loro mogli non importa se vanno al club. Uno si giustificava dicendo che, se fosse andato direttamente a casa dopo il lavoro, si sarebbe portato dietro molta tensione, mentre al club poteva eliminare questa energia negativa prima di tornare dalla propria moglie, che sicuramente sarebbe stata più contenta di vederlo rilassato. Un altro aveva un atteggiamento più pragmatico: alla moglie andava bene che egli andasse al lavoro, mentre lei si occupava dei soldi. E se avesse avuto una storia con una hostess? Un accordo con la moglie prevedeva che, in caso fosse stato colto sul fatto, avrebbe dovuto versarle 100.000 yen. Probabilmente, lei sperava che il marito avesse un'amante! Altri, sia giovani che anziani, non sono sposati. Il club è come la loro famiglia, le hostess sono viste in parte come figlie, in parte come compagne. Essi vogliono veramente aiutarle, quasi come farebbe un vecchio zio, ma le desiderano anche. Ma è ovvio che, per i giovani, i locali più esclusivi sono poco interessanti. E troppo costosi. Soprattutto durante una crisi economica. Ma non è solo un luogo per divertirsi: per alcuni è il posto ideale dove concludere un affare. In Giappone, gli affari più importanti spesso si concludono dopo l'orario di lavoro, mentre ci si rilassa. Per alcuni c'è il golf, per altri il club. In Giappone, gli uomini passano più tempo con i colleghi che con la famiglia e molti vanno anche al club coi colleghi.
Si può dire che, in Giappone, il business è piacere e il piacere è un grosso business. Solo a Tokyo, circa mezzo milione di donne lavora nei club come hostess o in locali molto meno puliti. Ci sono molti tipi diversi di club. In alcuni si va solo per fare sesso, in altri l'argomento non è nemmeno ammissibile nella conversazione. In alcuni locali, basta una voce sul fatto di aver dormito con un cliente per essere licenziate. Acconsentire a queste richieste non aiuta il club, perché se il cliente può uscire con la ragazza non frequenterà più il locale. E' anche vero che non conviene a nessuno far sapere che dietro i club vi sono attività legate alla prostituzione, che è pur sempre illegale. Sicuramente le hostess dei club più esclusivi non fanno mai sesso con i clienti. Non ne hanno bisogno, perché guadagnano già abbastanza.
Ma anche in questa professione esistono dei rischi. Inoltre, il fisico è messo a dura prova dal bere e dal fatto di lavorare di notte. Per le ragazze che lavorano in questo mondo da anni, l'alcolismo è un rischio tutt'altro che remoto. E poi ci sono le droghe, in particolar modo cocaina. Lo stress è anche causa di disordini quali anoressia e bulimia. Non ultimo, la hostess deve anche sopportare da alcuni clienti certi comportamenti poco piacevoli, soprattutto quando sono ubriachi. Questo lavoro rende forti e sicuri di sé, ma può inaridire il vostro cuore. Vi cambia senza che ve ne accorgiate. Nella visione buddhista, tutte le passioni del mondo sono un'illusione. Questa è una buona lezione. Fare la hostess si può rivelare un incubo in cui ognuna delle due parti cerca di superare in astuzia l'altra, attraverso un falso corteggiamento: lei fa finta di amarli per avere i loro soldi e lui fa finta di amarla per fare del sesso. Ma anche la Gralla confessa che ogni tanto le manca quel lavoro. Era come un sogno, un dolce inganno. Sebbene fare la hostess possa rendere il consueto amore meno eccitante, si capisce anche quanto dolce possa essere una relazione meno manipolata. Amare una sola persona sembra già abbastanza difficile. E forse, in fondo, è già abbastanza.
L'altra faccia della medaglia: il caso Lucie Blackman
La Tokyo che conobbe Lucie non era quella della stagnazione economica, ma quella degli appetiti carnali, del piacere e del consumismo. Quello che non aveva capito era che tutto quel luccicare era frutto della disperazione e non dell'ottimismo. Lucie era stata attirata dalla facilità dei guadagni derivanti da un ancora più facile lavoro. A partire dagli anni '80, hanno cominciato a lavorare nei club anche donne occidentali. Le più pagate, spesso per fare meno, sono le europee e americane che parlano inglese e hanno capelli biondi. Come Lucie. L'orario di lavoro è più o meno dalle 9 di sera alle 2 di notte. Il salario è alto e poi ci sono i regali dei clienti. Quando faceva l'assistente di volo per la British Airways, Lucie guadagnava 18.700 dollari l'anno; qui la stessa cifra può essere raggiunta in due mesi. E solo facendo finta di ascoltare le stupidaggini che dicono i clienti. Lucie Blackman, una ragazza inglese di 21 anni, arrivò in Giappone il 4 maggio 2000. Due mesi dopo, il primo luglio, era scomparsa. Il suo corpo è stato ritrovato solo il 9 febbraio 2001. La polizia ha arrestato il colpevole, Obara Joji, il 12 ottobre 2000. Egli è stato condannato alla pena di morte il 6 aprile 2001. Si sospetta che abbia rapito circa 200 donne negli ultimi 25 anni, probabilmente il caso più ecclatante per questo tipo di reato. Lucie è il simbolo dell'insicurezza del Giappone di oggi. Le ragazze scomparse o ritrovate morte erano parecchie, ma nessuno faceva attenzione a questo fenomeno. Poi è arrivata Lucie e le luci dei riflettori si sono accese. Ogni giapponese ha conosciuto il viso di questa ragazza. E molte domande hanno cominciato a sorgere su come la società giapponese si comporti con gli stranieri e con le donne e se esista ancora una morale a guidarla. Obara Joji è nato nel 1952 da una famiglia di origine coreana che, partendo dal nulla nel dopoguerra, raccolse una discreta fortuna, così che il figlio potè entrare in una scuola superiore molto prestigiosa di Yokohoma affiliata alla Keiou Daigaku. Laureatosi alla Keiou nel 1981, si naturalizzò e abbandonò il suo cognome coreano Kim. Invece di seguire la carriera che tutti si aspettavano da un laureato della Keiou, si diede alla speculazione immobiliare e condusse un'esistenza dissoluta che lo portò, allo scoppio della bolla, ad avere 33 milioni di dollari di debiti. Per salvare il salvabile, si alleò con la yakuza nel riciclaggio di denaro sporco. Nei suoi diari sono registrati, tra il 1983 e il 1995, i nomi di oltre 200 donne, insieme a farneticanti minacce di vendetta verso le donne. In seguito alle indagini su Lucie, gli è stato attribuito senza ombra di dubbio un caso sospetto, la morte avvenuta nel 1992 di una hostess australiana di nome Carita Ridgeway, con cui egli aveva cenato. Obara è secondo Oda Susumu, professore di psichiatria alla Gakuin Daigaku, il simbolo di una generazione di uomini, ossessionato dalle donne bianche, dal successo, dal consumismo. Non c'è dubbio, comunque, che fosse pazzo: teneva il suo cane congelato nel frigorifero, in attesa di una medicina in grado di salvarlo dalla malattia, mentre su oltre 200 videocassette conservava le sue violenze su donne incoscienti.
Bibliografia
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