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Infanzia in tre culture
Giappone, Cina e Stati Uniti
di Joseph J. Tobin, David Y. H. Wu, Dana H. Davidson
Raffaello Cortina, 2000
pagine 300
Giudizio della redazione: 8,0
Giudizio dei lettori: 7,1
Si tratta di una ricerca condotta in tre paesi e pubblicata dalla Yale University nel 1989. Descrivendo e analizzando la vita negli asili nido e istituti pre-scolastici (fino ai 5-6 anni d'età), si prende in considerazione l'atteggiamento di insegnanti e bambini cercando di capire le strategie educative. Tobin si occupa di un servizio per l'infanzia nei pressi di Kyoto chiamato hoikuen, che potremmo paragonare ad un asilo nido. Il metodo seguito può essere definito della "vivacità flessibile". Infatti le espressioni dei bambini sono tollerate più di quanto si è soliti pensare. Caso emblematico è il "pestifero" Hiroki che si diverte a fare il prepotente e arriva addirittura a scherzare con i pastelli colorati paragonandoli ai propri genitali. Gli insegnanti giapponesi cercano di giustificare il suo comportamento (Hiroki non ha la madre) e considerano sbagliato e negativo punire il bambino. I bambini devono imparare a sviluppare l'autocontrollo per proprio conto. Inoltre hanno grande attenzione a fare in modo che non resti isolato dal gruppo, nonostante disturbi gli altri bambini con i suoi eccessi. Tobin non si ferma esclusivamente al caso dell'hoikuen nei pressi di Kyoto, ma analizza anche le altre istituzioni giapponesi, riconoscendo la varietà di didattiche pedagogiche e di servizi. Nell'introduzione all'edizione italiana, Susanna Mantovani esprime bene il senso di questo libro che per il panorama editoriale italiano costituisce una gradita novità:
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Non si tratta di una proposta di relativismo culturale bensì di un esercizio di revisione critica e di approfondimento della propria cultura, così come essa si esprime attraverso i servizi per i cittadini più piccoli; di un modo attivo per accostarsi alle "altre" culture, riconoscendone la complessità e l'occasione che offrono per rivisitare e far crescere valori fondamentali per l'educazione: non solo la tolleranza, il rispetto e la comprensione, ma anche la curiosità critica e la passione del confronto".
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Il parere dei lettori
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Mi ha molto colpito l'educazione che ricevono i bambini giapponesi, molto diversa dalla nostra. Le insegnanti avevano un certo autocontrollo a non intervenire nelle discussioni più o meno vivaci dei bambini. Si dà molta più importanza al concetto di gruppo piuttosto che all'individuo. Per i bambini giapponesi sentirsi parte integrante di un gruppo è talmente essenziale che addirittura il non sentirsi parte di esso è avvertito come una minaccia, qualcosa di mortificante, nonostante siano così piccoli. (Rosita)
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