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Il Giappone dovrebbe adottare l'inglese come lingua ufficiale?
di Massimiliano Crippa

17 settembre 2000. Un importante uomo politico di Singapore ha affermato, nell'ottobre del 1999, che i problemi del Giappone nei rapporti con i paesi asiatici sono causati dalla scadente conoscenza dell'inglese e dalla mancanza di un approccio "globale". Tre mesi più tardi, una commissione rese note alcune proposte, tra cui la possibilità di rendere l'inglese seconda lingua ufficiale. La proposta ha sollevato un dibattito a livello nazionale piuttosto acceso.

I giapponesi devono essere in grado di ottenere informazioni dal resto del mondo, in modo libero ed efficiente, ed ovviamente di farsi conoscere a loro volta, potendo esprimere le proprie idee. I giapponesi devono cambiare la situazione attuale, in cui "l'abilità e il talento vanno sprecati solo perché non è possibile comunicare in inglese" ha detto Funabashi Yoichi, giornalista di Asahi Shinbun e promotore della proposta fin dal giugno del 1999. Funabashi pensa che ciò rafforzerebbe l'influenza del Giappone nel mondo e migliorerebbe la capacità dei giapponesi di pensare e discutere logicamente. Egli è mosso dalla disperazione al pensiero che l'abilità dei giapponesi nel parlare l'inglese sia ad un livello così basso da mandare a fondo l'intero paese.

Secondo le statistiche dell'Educational Testing Service americano, 100.453 giapponesi hanno sostenuto il TOEFL (Test of English as a Foreign Language) tra il luglio 1998 e il giugno 1999. Il punteggio medio è stato 501, classificando il Giappone al diciottesimo posto tra le 21 nazioni asiatiche partecipanti. L'anno precedente, con un punteggio medio di 498, era arrivato venticinquesimo, cioè all'ultimo posto, insieme alla Corea del Nord. Thailandia e Mongolia, che erano sempre state dietro al Giappone, hanno entrambe superato la barriera dei 500 punti, raggiungendo quota 502.

Funabashi ha scritto parecchi articoli su come riformare l'insegnamento della lingua inglese, ma senza ottenere risultati. Molti lettori hanno applaudito la sua presa di posizione. Egli è stato invitato a tenere discorsi o a rilasciare interviste. Il nocciolo del discorso di Funabashi è che la voce e la presenza del Giappone in ambito internazionale si sta affievolendo, così come la possibilità di dipendere da americani ed europei. Con l'eccezione del Giappone, è ormai cosa normale vedere ministri e funzionari governativi dei paesi asiatici parlare inglese con una certa facilità. Se i giapponesi non riescono ad esprimere cosa pensano in un modo comprensibile agli altri, sarà per loro impossibile partecipare al processo di formazione dell'opinione a livello internazionale.

Yamamoto Ichita, segretario di Stato per gli Affari Esteri, è uno dei pochi politici giapponesi ad essere invidiato per l'ottima conoscenza dell'inglese. Egli afferma che alcuni politici sono convinti che una buona conoscenza dell'inglese sia sintomo di una voglia di internazionalismo e di mancanza di orgoglio per la cultura, la lingua e le tradizioni giapponesi. Queste obiezioni furono rinfacciate ad esempio all'attuale ministro delle Finanze Miyazawa Kiichi nel settembre 1991, dopo i suoi colloqui con Henry Kissinger.

La trasformazione dell'inglese in un linguaggio globale ha subito un'accelerazione con il diffondersi di Internet. Gli organi di informazione, le organizzazioni non governative e le istituzioni accademiche rischieranno di finire in un angolo se non riusciranno a comunicare in inglese. Il Giappone deve riconoscere l'inglese come un elemento essenziale e legiferare per renderlo lingua ufficiale a fianco del giapponese. L'insegnamento dell'inglese deve cominciare nelle scuole elementari e il TOEFL deve sostituire gli attuali test universitari. Anche gli insegnanti di inglese devono rientrare in questo processo di modernizzazione. Funabashi ammette che occorrerebbero dai 20 ai 30 anni perché l'inglese diventi veramente la lingua ufficiale, ma se ciò si realizzasse trasformerebbe il Giappone. Fino a non molto tempo fa, ogni appello a dare maggiore importanza all'inglese avrebbe sollevato accuse di "anglo-imperialismo". Questa volta, però, non ci sono state reazioni negative. Funabashi è rimasto sorpreso della reazione, forse l'idea sta finalmente prendendo piede.

Secondo alcuni, ufficializzare l'inglese come seconda lingua porterebbe ad un indebolimento dell'identità e della cultura giapponese. Secondo altri, l'inglese è solo un comodo strumento linguistico per comunicare con il mondo esterno, ma niente di più. Bisogna considerare quanto verrà a costare tale rivoluzione. Inoltre, se il sistema educativo non è riuscito ad insegnare l'inglese finora, come potrebbe sopportare un impegno ancora più oneroso come l'introduzione ufficiale dell'inglese ad ogni livello? Miglioriamo prima l'insegnamento, dicono, assumendo insegnanti madrelingua e mandando gli studenti all'estero. In questo modo, non avremmo controindicazioni. C'è poi la questione di quale sia l'inglese ufficiale da introdurre.

Tokuoka Takao, giornalista ed un tempo corrispondente dall'estero per Mainichi Shinbun, si oppone alla proposta, perché "produrrebbe giapponesi che non comprendono la propria cultura e non hanno una propria identità nazionale". L'autore Inoue Hisashi afferma che è un'illusione pensare che la gente possa comunicare a livello internazionale, una volta che abbiano imparato l'inglese: abbracciando l'inglese, si perderebbero le fondamenta del pensiero giapponese. Anche Yamamoto è cauto nell'appoggiare la proposta:

Alcuni temono che la cultura occidentale possa arrivare a dominare il Giappone, poiché la lingua rappresenta la cultura.

Questo dibattito ideologico sul ruolo dell'inglese non è nuovo. E' iniziato nel periodo Meiji (1868-1912), quando il primo moderno ministro dell'Educazione propose l'adozione dell'inglese come lingua nazionale. Mori Arinori spiegava che conoscere l'inglese era necessario per commerciare ed apprendere la conoscenza occidentale.

Funabashi crede che questa scelta rafforzerebbe anche la lingua giapponese. Ultimamente, il giapponese è diventato molto intollerante e le espressioni di avversione, disgusto, malcontento e disapprovazione come mukatsuku (essere disgustato) e kireru (dare fuori di matto) arrivano frequentemente alle nostre orecchie. E' aumentato anche l'uso di espressioni conclusive piuttosto vaghe come ja nai desu ka (Non è così?). La gente tende ad evitare ogni conversazione profonda che potrebbe implicare anche un minimo di tensione e sta perdendo l'abilità di costruire un ragionamento logico:

La cosa migliore sarebbe correggere il nostro giapponese prima del nostro inglese, ma ciò non produrrebbe risultati abbastanza velocemente. Usando l'inglese, invece, affineremmo i processi del pesiero, migliorando nel contempo il nostro giapponese. Sarebbe una sorta di terapia shock.

Ma cosa cambierebbe e come?

I documenti ufficiali verrebbero scritti in entrambe le lingue e sarebbe permesso parlare in entrambe le lingue durante i dibattiti in Parlamento e nelle altre assemblee rappresentative. Anche i nostri rapporti con l'Asia cambierebbero. L'inglese è già la lingua ufficiale negli incontri dell'ASEAN (Association of Southeast Asian Nations), ma sarebbe anche più facile sviluppare relazioni con la Cina e la Corea del Sud avendo l'inglese come lingua ufficiale. Il numero di studenti stranieri che vengono in Giappone, attualmente in declino, crescerebbe sicuramente, la musica pop giapponese e i manga probabilmente conquisterebbero il mondo.

Funabashi è convinto che l'inglese diventerà la lingua globale da qui a 50 anni. Una persona che ha scritto subito a Funabashi per esprimere la sua totale adesione è stata Terasawa Yoshio, ex-direttore dell'EPA (Economic Planning Agency) ed ex-parlamentare. Egli parla inglese molto bene, avendo trascorso 22 anni negli Stati Uniti, come presidente della divisione americana della Nomura Securities e come direttore della Multilateral Investment Guarantee Agency. Terasawa è l'autore di Eigo onchi ga kuni wo horobosu (La mancanza di abilità nella lingua inglese sta distruggendo la nazione):

Chiunque può farcela durante le riunioni ufficiali di un congresso, poiché tutto è stato predisposto in anticipo da qualche funzionario, ma è durante le chiacchierate informali alle feste che i leader possono interrogarsi l'un l'altro sui loro veri sentimenti. I leader giapponesi non sono all'altezza di condurre queste chiacchierate. Con un interprete di mezzo, non c'è speranza di scambiare una conversazione a voce bassa. Io penso che il Giappone si senta escluso.

Fine della confusione in Parlamento? Terasawa afferma che anche un pensiero english-style produrrebbe risultati positivi. Il giapponese è pieno di espressioni vaghe, così la gente raramente parla in termini di bianco e nero, nascondendo con felicità le responsabilità. Succede spesso che i ministri impieghino dieci minuti per rispondere ad una domanda, senza dire praticamente niente. Se i parlamentari potessero porre le domande in inglese, sarebbe possibile sbarazzarsi di questo linguaggio burocratico, che è troppo vago per essere tradotto in inglese:

Non si potranno più confondere le carte in tavola, non solo in politica. Fino ad ora, siamo stati adulati da tutti grazie alla nostra ricchezza, ma con l'abilità nella lingua inglese che ci ritroviamo oggi, finiremo come degli orfani dell'Asia e del mondo, sia in economia che in politica.

Secondo l'ufficio del Primo Ministro, nessuna legge stabilisce che la lingua ufficiale sia il giapponese, quindi basterebbe una decisione per rendere anche l'inglese lingua ufficiale. Ma ciò può accadere veramente?

Suzuki Haruo, presidente onorario della Showa Denko, mette in guardia sul fatto che qualsiasi mossa per adottare l'inglese come lingua ufficiale sarebbe una bomba a livello politico, perché innescherebbe la reazione dei nazionalisti. Tuttavia, egli accoglie il dibattito:

Non si può trascurare l'importanza dell'inglese. Sollevare la questione avrà un impatto profondo sul Giappone.

Cosa ne pensano i membri del Parlamento e dell'LDP (Partito Liberal Democratico)? Takemi Keizo, vice-ministro degli Affari Esteri, è probabilmente il più esperto nella lingua inglese di tutto il Nagatacho (parlamento):

Concordo con Funabashi sul bisogno di una riforma nell'insegnamento della lingua inglese, ma non sono molto sicuro sul fatto di renderla lingua ufficiale. Sarebbe estremamente difficile costruire il consenso intorno a questa proposta. L'unico modo per farlo sarebbe che qualcuno lo dichiarasse come un fatto compiuto.

L'idea di Funabashi ha stimolato l'Industrial Vitalization Center for Tohoku a farsi portavoce di un'interessante proposta politica:

Porsi l'obiettivo di rendere l'inglese lingua ufficiale, insieme al giapponese, in 10 anni per raccogliere la sfida della globalizzazione nel prossimo secolo. I membri del Parlamento dovrebbero unire le forze per promuovere una legislazione a questo fine ed aiutare la formazione di un consenso a livello nazionale.

Un comitato di esperti ha redatto una proposta di riforma dell'insegnamento della lingua inglese nel luglio del 1999, affermando che la poca abilità nell'utilizzare la lingua inglese sta deprimendo il paese. Uno dei 27 suggerimenti è adottare l'inglese come lingua ufficiale. Con un occhio all'elezione del presidente dell'LDP, l'attuale segretario generale del partito, Kato Koichi, ha chiesto l'introduzione del TOEFL nelle università come primo passo di una riforma dell'insegnamento dell'inglese. Questo fatto e il suo appoggio all'introduzione dell'inglese nelle scuole elementari ha fatto una grande impressione nei circoli politici.

Nakamura Kei, docente di inglese alla Seijo University, ritiene che rendere l'inglese seconda lingua ufficiale produrrebbe come risultato l'abbandono del giapponese: l'inglese diventerebbe la prima lingua ufficiale. E non c'è motivo perché ciò avvenga.

Secondo Nakamura, la ragione per cui i giapponesi del periodo Meiji potevano capire l'inglese meglio di oggi (basta leggere le autobiografie di Fukuzawa Yukichi o Sugimoto Etsu) è la loro profonda conoscenza della lingua e della cultura giapponese. Solo così ci si può confrontare su un piano di parità, senza divenire "schiavi" della lingua inglese. Nakamura parla anche di imperialismo linguistico dell'inglese e di stranezza nell'atteggiamento giapponese: anche se le altre nazioni asiatiche danno molta importanza all'insegnamento della lingua inglese, quasi nessuna pensa di adottarla come lingua ufficiale. Nakamura dice anche:

Storicamente esistono tre motivi per dare lo status di lingua ufficiale: un popolo dominante vuole imporre la propria lingua ad un popolo dominato; un popolo dominato vuole ripristinare l'uso della propria lingua; la lingua in questione è usata in un paese multiculturale, come gli Stati Uniti. Il Giappone attuale non rientra in nessuno di questi casi.

La differenza di abilità che si riscontra con gli altri paesi asiatici può derivare, sempre secondo Nakamura, dal fatto che "l'inglese non è mai stata la lingua usata nella vita quotidiana". Gli inglesi e gli americani hanno colonizzato molti paesi asiatici e qui l'inglese è stato per un certo tempo usato dalla popolazione. Così non è per il Giappone.

Nel gennaio 2000, il ministro dell'Educazione Nakasone Hirofumi ha dato vita ad un gruppo di studio per riformare l'insegnamento della lingua inglese, che ha proposto di insegnarla nella scuola primaria a partire dal terzo anno. La proposta è stata inserita all'interno di una riforma che entrerà in vigore nel 2002. Già ora si sta sperimentando questa riforma in alcune scuole. Un'altra proposta riguarda lo spostamento dell'attenzione dalla grammatica alla comprensione e dalla traduzione all'abilità nel parlare. Inoltre, nelle università il livello dell'insegnamento deve essere alzato, per venire incontro alla maggior motivazione degli studenti. Ma la velocità del cambiamento non potrà che essere bassa.

Nel mondo del lavoro e degli affari, la spinta a migliorare il proprio inglese ha basi più pragmatiche, ma per questo più solide. L'abilità nel parlare inglese è sempre stata considerata un bene di valore nel campo del lavoro, ma ora molte aziende la stanno facendo diventare un prerequisito. Come nel caso della Nissan, ora controllata da Renault, dove le riunioni di alto livello sono tenute in inglese, così come sono in inglese gli originali dei comunicati stampa. Alla IBM Japan, a partire dal marzo 2001, i dipendenti che vorranno aspirare al posto di kacho (capo sezione) dovranno ottenere almeno 600 nel TOEIC (Test of English for International Communication). Un punteggio di 730 apre le porte della dirigenza. Anche altre aziende utilizzano politiche simili. Nel 1999, Toyota ha deciso di escludere dalla corsa ad un posto di kacho i dipendenti che non superano il punteggio di 600. Takahara Junichi, portavoce dell'azienda costruttrice di componenti elettronici SMK, afferma:

Per noi lingua ufficiale significa che i dipendenti non potranno più dire di no se qualcuno chiede loro di parlare o scrivere in inglese.

Dal 2001, l'inglese sarà la prima lingua ufficiale all'interno dell'azienda:

Abbiamo clienti in ogni parte del mondo, se non impareremo ad usare l'inglese non potremo far fronte alle richieste ancora per molto.

Funabashi afferma con grande convinzione:

Non è che i giapponesi siano stupidi. Il ministro delle Finanze è sotto accusa per aver perso la guerra economica, ma il ministro dell'Educazione ha fallito nell'insegnamento della lingua inglese. E' persa la guerra con l'inglese? Non c'è più scopo ormai nell'insegnarlo meccanicamente. Dobbiamo raccogliere la sfida di adottarlo come lingua ufficiale come una delle cose più importanti per il futuro della nazione. E' una sorta di rivoluzione culturale.

I giapponesi gestiscono la paura di perdere la propria identità, usando parole straniere come scudo. Così come nel teatro esiste il fenomeno "hikitateyaku" (difficilmente traducibile se non come "ruolo condiscendente"), dove un personaggio mediocre è intenzionalmente messo sulla scena per far risaltare il protagonista, le parole straniere più strane sono come uno specchio che riflette l'unicità giapponese, rendendola più definita. Lo stesso può essere per le persone straniere, che appaiono così spesso nelle pubblicità giapponesi. Almeno un terzo di tutte le pubblicità contiene almeno un'immagine di una persona non giapponese. Non è certamente casuale e non è detto che sia un segno di ammirazione o di creazione di modelli. Ciò spiegherebbe anche la partecipazioni di stranieri agli show televisivi.

Secondo Edwin Reischauer, i giapponesi hanno chiaramente dimostrato di non essere capaci di imparare a parlare le lingue straniere o di comprenderle uditivamente. E' vero che i giapponesi non sembrano molto bravi nel parlare altre lingue. Una delle cause è il metodo usato per insegnare l'inglese in Giappone, che trascura l'aspetto uditivo ed orale in favore della grammatica e della scrittura. La mancanza nella vita quotidiana di un bombardamento uditivo da parte delle altre lingue è probabilmente un'altra causa.

Ma Yamada Haru spiega che la credenza secondo cui i giapponesi non possono essere o parlare altro che giapponese è un meccanismo difensivo. Per questo una nazione con 6 anni di inglese obbligatorio è per il 98% monolingue. I giapponesi non possono imparare l'inglese, perché ciò minerebbe la loro vera identità, che definisce chi loro "non sono". Non riuscire ad imparare un'altra lingua è una prova dell'essere giapponese.

Allo stesso tempo, aggiungiamo noi, i giapponesi pensano che la vera comunicazione, ciò che essi chiamano "ishin denshin" (concetto zen che si potrebbe tradurre con "dal cuore al cuore", una comunicazione senza parole), non potrà mai avvenire con uno straniero.

Questo atteggiamento ha gravi conseguenze nei rapporti internazionali. Il Giappone e gli Stati Uniti sono molto vicini politicamente ed economicamente, ma sono molto lontani dal raggiungere una comprensione reciproca. Le incomprensioni rendono inutili i migliori sforzi delle due culture per lavorare insieme. Gli stereotipi abbondano: gli americani vedono i giapponesi come evasivi e inscrutabili, mentre i giapponesi vedono gli americani come invadenti ed egoisti. Qual è la causa di queste incomprensioni e cosa possiamo fare per evitarle?

Parlando correntemente entrambe le lingue e conoscendo entrambe le culture, Haru Yamada mostra una prospettiva, anche linguistica, sul problema. L'autrice spiega che l'organizzazione sociale modella il modo in cui parliamo. Poiché americani e giapponesi danno importanza a differenti tipi di relazioni sociali, essi utilizzano differenti regole linguistiche. Il linguaggio di entrambe le culture è ideato per mostrare e rafforzare i valori, così che parole, frasi ed espressioni di un linguaggio possono avere una connotazione completamente diversa nell'altro. Comprendendo come e perché ogni cultura parla in un certo modo, potremo imparare come evitare le incomprensioni.
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