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Isozaki Arata fa rivivere il suo Electric Labyrinth

Nel 2003, per la prima volta in Italia, è stato possibile ammirare, presso il Castello di Rivoli - Museo d'Arte Contemporanea, la ricostruzione dell'installazione multimediale originariamente creata dall'architetto giapponese nel 1968 per la XIV Triennale di Milano.
Il 30 maggio 1968, durante la conferenza stampa per l'inaugurazione, diverse centinaia di artisti, intellettuali e professori di architettura dell'Università di Milano presero d'assalto l'area della Triennale e la occuparono per i dieci giorni successivi. Al termine dell'occupazione, questa storica mostra dell'architettura di avanguardia degli anni Sessanta era quasi completamente distrutta: le sale di Archigram, Saul Bass, Georges Candilis, Aldo Van Eyck, Arata Isozaki, Gyorgy Kepes, George Nelson, Peter e Alison Smithson e Shad Woods erano state trasformate in rovine. La mostra non poté mai essere aperta al pubblico.
Isozaki così descriveva il suo progetto:

Non ho potuto seguire l'inaugurazione a causa dell'occupazione dell'edificio da parte del movimento di protesta. All'epoca, movimenti di quel tipo, diretti contro l'establishment erano in pieno fermento anche in Giappone. Dal momento che simpatizzavo con queste proteste, avevo tentato di rifletterne i sentimenti nella mia opera. Mi era stato messo a disposizione un certo spazio per creare un ambiente, e avevo richiesto la collaborazione di alcuni artisti ed amici. Uno di loro era Koe Siyura - uno dei più importanti grafici giapponesi. Un altro era un fotografo, Shomei Tomatzu.
Inoltre, avevo invitato un compositore, Toshi Ichiyanagi, e gli avevo chiesto di creare una sorta di installazione sonora. La mia idea consisteva nella creazione di dodici grandi pannelli curvi sulla cui superficie in alluminio erano serigrafate diverse immagini. Scelsi stampe ukiyo-e con argomenti quali le storie di fantasmi e alcune tragedie, poi ho chiesto a Tomatzu di trovare immagini di repertorio sui bombardamenti atomici del Giappone. Quindi, avevo portato con me un filmato e alcune immagini di Hiroshima e Nagasaki. Queste includevano la famosissima immagine dell'ombra permanente creata su una parete dall'esplosione della bomba. Feci serigrafare queste immagini sui pannelli, che ruotavano su sé stessi nel momento in cui qualcuno passava attraverso un raggio invisibile ad infrarossi. Il movimento di rotazione portava all'improvvisa apparizione dell'immagine di un fantasma o di un cadavere, il che avrebbe dovuto, nelle mie intenzioni, coinvolgere lo spettatore nel movimento di queste strane immagini.
Quasi tutte avevano a che fare con la tragedia della guerra o la crisi della società. Allo stesso tempo, c'erano anche sezioni di parete, su cui avevo creato una specie di collage sulle rovine di Hiroshima e sulla megastruttura che sarebbero poi divenute in seguito. A sua volta, avevo visualizzato questa struttura come una specie di rovina: una struttura in rovina come memoriale delle rovine, che ho intitolato Rovine: la città del futuro. Ero particolarmente interessato a questa visione delle rovine del futuro. Avevo previsto la proiezione di numerose immagini della città del futuro sulle pareti. Cercavamo di mostrare in che modo la città del futuro avrebbe continuato a cadere in rovina. Questa serie di immagini veniva proiettata sui pannelli in movimento, e il loro movimento era accompagnato dagli effetti sonori creati da Toshi Ichiyanagi. Ho chiamato l'installazione "Labirinto Elettrico".(1)

L'installazione di Isozaki, certamente uno dei lavori più importanti della Triennale, è stata ricostruita da Isozaki nel 2002, grazie al supporto di diversi musei europei: Castello di Rivoli, ZKM Zentrum für Kunst und Medientechnologie (Karlsruhe), Fundação de Serralves (Porto).
L'opera, presentata per la prima volta nel 2002 in occasione della mostra Iconclash (ZKM), è stata realizzata in collaborazione con il fotografo Tomatsu Shomei e il compositore Itchiyanagi Toshi, grande esponente della musica contemporanea giapponese, e rappresenta un momento fondamentale dell'utopia architettonica ed interdisciplinare degli anni Sessanta, nonché una riflessione critica sulle città del passato e quelle del futuro. Immagini proiettate, suoni e pannelli semoventi si incontrano nell'universo di Isozaki che propone la città come un luogo di mutazione.
Isozaki Arata, originario del Kyushu, classe 1931, vive e lavora in Giappone. Laureatosi alla Tokyo Daigaku con Kenzo Tange, di cui è considerato il successore, è anche un importante scrittore e teorico. Tra le sue opere architettoniche ricordiamo l'Oubun Prefecture Library (1967), la sede del museo d'arte contemporanea MOCA di Los Angeles (1986), la Kyoto Concert Hall (1995).

Note

1. Obrist, Hans Ulrich. 2002. Catalogo della mostra "Iconoclash", ZKM Zentrum für Kunst und Medientechnologie (Karlsruhe). The MIT Press, Cambride (Massachussets).
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