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Italia in Giappone 2001
di Massimiliano Crippa
7 maggio 2001. Dal 19 marzo del 2001 alla primavera del 2002, le principali città giapponesi ospiteranno mostre, spettacoli e convegni che si prefiggono di trasmettere un'immagine positiva sullo stile di vita italiano. Un progetto che dovrebbe raggiungere i 90 miliardi, 80 dei quali coperti da sponsor nipponici, e al cui interno sono previsti una settantina di eventi. Che si svolgeranno lungo il corso dell'anno e sull'intero arcipelago giapponese con il comune titolo "Italia in Giappone 2001" (Nihon ni okeru Itaria). "Per la prima volta vogliamo tentare di rappresentare l'Italia all'estero in modo innovativo e completo, su un territorio vasto e in un periodo di tempo lungo, anziché con i soliti padiglioni fieristici che durano 15 giorni" spiega Umberto Donati, segretario generale dell'Associazione Italia-Giappone, da 18 anni attiva nel promuovere i rapporti tra i due Paesi. L'Associazione, che nel 1995-96 aveva contribuito all'imponente progetto "Giappone in Italia", ha da poco costituito con il ministero degli Affari Esteri italiano una nuova fondazione no profit a partecipazione, di cui lo stesso Donati è direttore generale, Umberto Agnelli presidente onorario e Uberto Pestalozza coordinatore per la Farnesina. Scopo della Fondazione, la prima a partecipazione pubblico-privata costituita dal ministero degli Esteri, è appunto l'organizzazione e le gestione della rassegna che si terrà l'anno prossimo. Secondo le parole di Umberto Agnelli, sarà la più grande manifestazione di promozione dell'Italia all'estero che sia mai stata realizzata:
Andremo a presentare in Giappone il meglio del nostro Paese. Per le piccole e medie imprese sarà un'occasione irripetibile per godere di una visibilità che altrimenti non potrebbero avere. I giapponesi sono il quarto gruppo per presenza turistica nel nostro paese, dove spendono 10.000 miliardi di lire. A Tokyo ci sono 2.000 ristoranti italiani. I giapponesi dunque ci conoscono abbastanza, ma noi oggi vogliamo portare un'Italia più completa, fatta non solo di un grande passato, ma anche di un importante presente. Si tratterà di una occasione unica non solo per i prodotti tradizionali del made in Italy, ma anche una opportunità per le piccole e medie aziende che mai da sole avrebbero la possibilità di accedere ad una tribuna così importante.
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Aggiunge Donati: "Il contributo pubblico italiano sarà limitato a 4,5 miliardi e accanto al ministero degli Esteri ci saranno quelli dei Beni Culturali e del Commercio Estero con l'Ice, vari enti locali e sovrintendenze, musei e teatri. L'associazione Italia-Giappone farà invece da capofila al settore privato italiano, dove stiamo riscontrando un grande interesse". Tra le aziende di casa nostra che hanno già risposto all'appello, e che sosteranno la rassegna nel suo complesso o singoli eventi, compaiono la Fiera di Milano, l'Ifil, la Banca di Roma, la Bracco, la Camera di Commercio di Brescia, Ferragamo, Pirelli, l'Eni e la Bnl. Altre se ne aggiungeranno ma l'esborso complessivo delle imprese italiane resterà comunque limitato, complessivamente, alla stessa cifra messa sul piatto dal settore pubblico. Il peso maggiore graverà infatti sui giapponesi. Non tanto sullo Stato, che si limiterà a mettere a disposizione strutture e musei, ma su colossi privati del calibro dei quotidiani Nihon Keizai Shinbun e Asahi Shinbun, nonché della Fuji, il più importante network televisivo. Questi tre giganti dei media, che avranno la parte del leone, hanno deciso di impegnarsi finanziariamente per quasi 45 miliardi. Secondo Pestalozza:
Ci sono tutti i presupposti perchè questa iniziativa sia un grande successo. Si colloca con molta tempestività in un momento di nuovo impulso alle relazioni bilaterali con il Giappone. Basti pensare che in meno di due anni hanno visitato il Giappone il presidente della Repubblica Scalfaro, il ministro degli Esteri Dini e il presidente del Consiglio Prodi, mentre più recentemente è venuto in Italia il leader nipponico Obuchi. La mostra, inoltre, è dedicata all'Italia nel suo complesso, coerentemente con l'intensificarsi delle nostre relazioni a tutti i livelli. Infine, la rassegna contribuirà a intensificare le relazioni tra Europa e Giappone, riequilibrando così i rapporti all'interno del triangolo mondiale che vede attualmente più intense le relazioni tra Stati Uniti e Giappone e tra Stati Uniti ed Europa".
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Ma c'è chi solleva dubbi sulla bontà dell'iniziativa. Pio d'Emilia parla di un'iniziativa che nasce "all'insegna dello scontato, del banale e degli sponsor". E il professor Giorgio De Marchis, ex-direttore dell'Istituto italiano di cultura, rincara la dose: "[...] mancanza totale di programmazione, sensibilizzazione, ricerca sul campo. Di serietà, insomma". Carente sarà la presenza ufficiale delle autorità italiane, ma le accuse più forti del giornalista sono rivolte alle manifestazioni:
Dei 200 e passa eventi annunciati, ad un mese dall'inaugurazione ufficiale, ne risultano confermati appena una settantina. Per carità, alcuni sono di rilevanza assoluta. Le mostre, ad esempio. Solo per la mostra sul Rinascimento, finanziata dal gruppo Nikkei, è previsto un afflusso di 400.000 persone, altrettante per quelle dedicate al Tiepolo ed il '700 veneziano, a Caravaggio e i caravaggeschi. Decine di miliardi che gli sponsor giapponesi incasseranno e che nessuno, pubblico o privato, ha pensato bene di legare (sull'esempio del governo francese per una analoga iniziativa) alla vendita di "pacchetti": la promozione di artisti minori e opere sconosciute ma di grande valore, settori e prodotti non ancora scoperti dal pubblico giapponese. Invece niente. Colpa da un lato della scarsa attenzione del nostro governo, dall'altro della scellerata decisione di delegare il più possibile agli sponsor giapponesi. Il risultato è che, nonostante il generoso impegno dei singoli Italia in Giappone 2001 è più un'occasione persa che un evento destinato a passare alla storia. [...] Una pessima pubblicità per l'Italia, che in questi ultimi anni, viceversa, ha goduto di ottima stampa e che avrebbe potuto sfruttare molto meglio questa occasione. Un vero peccato, perché l'idea dello sbarco è buona. Altri paesi, la Francia, in particolare, l'hanno realizzata con un certo successo. Ma la Francia è la Francia.
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Bibliografia
D'Emilia, Pio. La patacca dell'Italia in Giappone. "Il manifesto", 23 febbraio 2001.
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