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Kaki

Il kanji che compone la parola kaki Frutto autunnale di una ebenacea, Diospyros kaki, volgarmente chiamata kaki. I frutti del Diospyros kaki si diffusero sui mercati europei solo verso la metà del XIX secolo, quando si cominciò a importarne dal Giappone le varietà più pregiate. Il kaki ha una buccia sottile arancione chiaro; dello stesso colore è la polpa, in cui a volte sono immersi dei semi. I kaki a maturità hanno polpa molle e zuccherina. La varietà Hacia deve essere consumata a maturazione piena, altrimenti è fortemente astringente; se ne ricavano anche marmellate e confetture. La varietà Fuyu può essere mangiata anche quando la polpa è più consistente.
Nella lingua giapponese si distingue amagaki, la qualità dolce del frutto del kaki, e shibugaki, la qualità aspra. Kakishibu è invece il nome del succo astringente del kaki che contiene tannino. Hoshigaki e tsurushigaki sono kaki essiccati. Jukushi è il nome del frutto maturo e molle.
Quest'ultima parola è usata in una tipica espressione:
    Jukushi no ochiru no o matsu
    Aspettare che cada come un kaki maturo
    (aspettare l'occasione propizia)
Il sapore aspro del kaki rimanda al termine shibumi che ha molte connotazioni estetiche e filosofiche. Shibumi è il sapore allappante che resta in bocca mangiando un kaki aspro, la sensazione di ruvido al tatto, ma anche una eleganza sobria che denota animo riservato.
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