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Kazuyoshi Miyoshi

Il fotografo Kazuyoshi Miyoshi nasce nella prefettura di Tokushima nel 1958. Nel 1985 riceve il premio Kimura Ihei per la raccolta fotografica Rakuen (Paradisi). E' il più giovane artista mai insignito di tale onorificenza.
Dall'età di tredici anni, con un soggiorno a Okinawa, intraprende una ricca serie di viaggi fotografici, alla ricerca dei paradisi naturali nel mondo: Maldive, Tahiti, Africa, India, Himalaya e Antartide sono alcune delle sue mete.
Le sue opere fanno parte della collezione permanente del George Eastman House International Museum of Photography and Film, negli Stati Uniti. E' stato docente presso il Politecnico di Tokyo, consigliere economico nelle Marianne settentrionali e delegato speciale presso Awa (l'attuale prefettura di Tokushima). La raccolta fotografica Nihon no sekai isan (Il patrimonio mondiale dell'umanità in Giappone) comprende una cinquantina delle sue opere ed è stata pubblicata nel 1998.


Nella foto: il tempio Koufukuji(1).

Commento di Manuela Flore. Il fotografo fa un uso attento del suo obbiettivo per regalarci immagini armoniose e surreali, capaci di trasmettere sensazioni ovattate. Le costruzioni di legno sembrano riflettere lo spirito giapponese, tanto fragile all'apparenza, ma capace di ricostruirsi e di ricostruire il suo patrimonio artistico seguendo tecniche antiche, tramandate di padre in figlio. La stessa forza traspare nelle immagini dei vasti boschi dell'arcipelago con le piante millenarie (yasukugi), che resistono al gelo invernale per rifiorire più forti a primavera, e con i suoi sentieri immersi nel profumo della terra umida e delle sue foglie asperse.
L'armonia e la delicatezza delle fotografie è bruscamente spezzata dal Genbaku Dome di Hiroshima, testimonianza della violenza e della brutalità umana e oggi simbolo di pace e di condanna delle armi nucleari.
La mostra riprende con le immagini dell'antica città di Nara, perché la violenza umana non impedisca il gustare le bellezze che la natura ci ha regalato e quelle opere che mani esperte hanno saputo preservare e ricostruire.

Commento di Paolo Blasi. L'intento che l'autore si propone è quello di rintracciare un sentiero visivo attraverso quelli che sono ritenuti i maggiori patrimoni mondiali del Giappone, offrendo uno sguardo diverso nel contempo all'ambiente storico ed alle peculiarità artistiche ivi rappresentate. Ambito di lavoro, questo, molto vasto che sicuramente non permette di ripercorrere tutti quegli aspetti che meriterebbero una maggiore attenzione, tralasciandone di rilevanti. La lista delle opere comprende due differenti tipologie: la prima include i patrimoni culturali, la seconda quelli naturali. Ma questa diversità è solo apparente in quanto la sostanza dell'approccio proposto è unica; in breve, lo scopo di ogni opera: la ricerca.
In tale circostanza siamo di fronte ad un'espressione di ricerca dualistica, del tipo uomo/natura, riconducibile per lo più a forme di insediamento primitive. In queste, l'evolversi dei contesti abitativi, inseriti nel quadro storico, forniscono la cornice, in apparenza invisibile perché contestualizzate appunto, di tali opere. Ma è proprio grazie alle origini, unitamente ai fondamenti storici locali, che è possibile la comprensione visiva dell'opera; da questo non va escluso un termine del tutto estromesso da questo primo approccio visivo: la "base" della ricerca che si è voluta operare.
Anche per la base della ricerca valgono gli stessi metri essenziali visti prima: la storicità di un ambito paesaggistico e più propriamente il carattere espressivo di tutto un paese. Tale carattere racchiude quella cosmologia di fenomeni inerenti l'habitat nonché gli abitanti. Il fondamento di questo carattere è espresso attraverso la commistione, o apparente casualità, che dei due è possibile rintracciare nell'ambito fotografico. Ma se di casualità scenica si può parlare, ciò che esprime l'assetto antropico ripercorribile in tali luoghi non rappresenta che "il fine ultimo" permeante il popolo a distanza di secoli, attraverso il quale è possibile riappropriarsi, a ritroso nel tempo, del "patos": del luogo, dei costumi, degli eventi, che hanno caratterizzato secoli appunto.
Questo processo cognitivo può essere rintracciato pur analizzando un contesto statico/soggettivo, attraverso il quale è possibile ritrovare elementi costituenti la base del messaggio: la vastità dei luoghi, la febbrile minuziosità nei dettagli, più in generale il monito assoluto all'espressione. Si ha la sensazione di poter osservare un'immagine che ambisce a racchiudere molti aspetti in un solo, unico, che desidera essere finale e concludente. In tal modo, si ha la facoltà di attuare il processo logico visto in precedenza, potendo osservare un'opera intuitiva e diretta; una sostanziale ricerca storico/visiva, come detto, mirata al carattere più intimistico e proprio del luogo. Non a caso, molto di quello che è definito patrimonio mondiale è racchiuso in aspetti della cultura religiosa, definibili come "vitali", facenti parte della sfera di vita e permeanti la vita stessa. Sono questi aspetti che appaiono nel più ampio spettro delle opere, inerenti il proprio io nell'ambito della società. La realtà spesso però inganna in un ambiente nel quale le funzioni e lo stile legano in intrecci di legno protesi verso il celo. La maestria nell'uso del colore, primo simbolo funzionale di una struttura e, nel contempo, monito attento al rigido rigore, permette di ripercorrere espressioni di una classe dominante imposta nel tempo. Proprio nel tempo è stata ricercata la manifestazione dell'unicità dell'essere attraverso le forme del costrutto: in armonia con l'utilità, vera e somma, che rappresenta la capacità di agire in accordo con l'equilibrio dell'intelletto, del corpo e dello spirito. Ma questo non deve sviare l'osservatore! Una delle fondamentali distinzioni concepite dal pensiero dell'Asia orientale è quella riguardante la sostanza e la funzione. Oltre ciò, tale distinzione non è operata come un'astrazione filosofica bensì come una struttura pragmatica della percezione, della comprensione e dell'azione. Il luogo riveste un valore in quanto la funzione a cui è associato esprime di per sé una valenza supplementare al valore del luogo in se stesso. A questo proposito è da dire che delle 54 opere proposte, solo 2 presentano un'analisi contestuale dell'ambiente più "estremo" del Giappone (l'isola Yakushima nella prefettura di Aomori, e l'area montana Shirakami Sanchi nella prefettura di Kagoshima), mentre le 52 restanti analizzano come tale ambiente abbia impressionato e promosso lo sviluppo dell'insediamento antropico. In tale circostanza, "estremo" non è casuale, ma riferito parimenti alla relativa posizione limitrofa delle prefetture in questione rispetto al nocciolo del paese assunto come sede storico culturale, come anche alla tipologia di habitat in loco riscontrabile.
In conclusione ciò che stupisce, nella visione di tali opere è la raffinatezza nel cogliere le capacità che l'uomo ha mostrato plasmando ciò che è possibile definire come "arte naturale" e creando da essa opere uniche di notevole pregio. Se fosse unico questo non rappresenterebbe che uno dei passi da compiere per manifestare la naturale espressione umana, ma in tali circostanze colpisce il modo in cui tali opere integrano l'"ambiente domestico", raffigurando l'interno dell'ambito di vita, nel contesto esterno della natura. La stragrande maggioranza degli elementi minimi delle opere antropiche proposte usufruisce unicamente di legni finemente lavorati ed incisi dalle abili mani degli artigiani e della proverbiale saggezza del tempo. Quest'ultimo, solo in alcuni casi ha potuto trasmettere la sua suggestione intrinseca in quanto molte strutture hanno subito orrendi depauperamenti ad opera del fuoco. In molti casi si è di fronte ad opere giovani, ma ricostruite fedelmente secondo canoni e materiali originari, che fortunatamente per noi è possibile attualmente ammirare nella propria interezza carica di suggestioni.

La convenzione sul Patrimonio mondiale dell'umanità è un documento adottato nel 1972 durante una conferenza generale dell'Unesco tenutasi a Parigi allo scopo di conservare e trasmettere alle generazioni future i maggiori beni artistici e naturali del mondo. Al momento i patrimoni sono 721, presenti in 124 paesi.
Nel 1993 i monti di Shirakami Sanchi, l'isola Yakushima, il castello di Himeji e i monumenti buddhisti dell'area templare dello Horyuuji sono stati registrati come i primi luoghi d'interesse artistico e ambientale mondiale del Giappone.
Successivamente, il Genbaku Dome (l'edificio al centro dell'esplosione atomica su Hiroshima, la cui struttura portante è miracolosamente sopravvissuta), il santuario di Itsukushima, gli antichi reperti storici di Kyoto e Nara, i villaggi in stile gasshouzukuri di Shirakawa Go e Gokayama, e i templi e santuari di Nikko sono stati aggiunti alla lista.

I patrimoni naturali mondiali dell'umanità in Giappone

Arca montana Shirakami Sanchi, prefettura di Aomori
Isola Yakushima, prefettura di Kagoshima

I patrimoni culturali mondiali dell'umanità in Giappone

Tempio Horyuuji, prefettura di Nara
Tempio Hokkiji, prefettura di Nara
Castello di Himeji, prefettura di Hyogo
Santuario Kamigamo jinja, prefettura di Kyoto
Santuario Shimogamo jinja, prefettura di Kyoto
Tempio Touji, prefettura di Kyoto
Tempio Kiyomizudera, prefettura di Kyoto
Tempio Enryakuji, prefettura di Shiga
Tempio Daigoji, prefettura di Kyoto
Tempio Ninnaji, prefettura di Kyoto
Tempio Byoudouin, prefettura di Kyoto
Santuario Ujigami jinja, prefettura di Kyoto
Tempio Kouzanji, prefettura di Kyoto
Tempio Saihouji, prefettura di Kyoto
Tempio Tenryuuji, prefettura di Kyoto
Tempio Rokuonji (Kinkakuji), prefettura di Kyoto
Tempio Jishouji (Gingakuji), prefettura di Kyoto
Tempio Ryouanji, prefettura di Kyoto
Tempio Nishi Honganji, prefettura di Kyoto
Castello Nijou, prefettura di Kyoto
Villaggi Gokayama, prefettura di Toyama
Villaggi Shirakawagou, prefettura di Gifu
Genbaku Dome, prefettura di Hiroshima
Santuario Itsukushima jinja, prefettura di Hiroshima
Tempio Toudaiji, prefettura di Nara
Tempio Koufukuji, prefettura di Nara
Santuario Kasuga Taisha, prefettura di Nara
Tempio Gangouji, prefettura di Nara
Tempio Yakushiji, prefettura di Nara
Tempio Toushoudaiji, prefettura di Nara
Palazzo Heijoukyuu, prefettura di Nara
Tempio Rinnouji Taiyuuin, prefettura di Tochigi

Note

1. Fu originariamente costruito dalla vedova del nobile Fujiwara no Kamatori con il nome Yamashinadera. In seguito al trasferimento della capitale a Heijokyou nel 710, Fujiwara no Fuhito vi dislocò il tempio, dandogli il nome di Koufukuji. Nei secoli successivi divenne il luogo sacro prediletto della famiglia Fujiwara. Il Toukondou (Edificio orientale) è realizzato nello stile Yosemunezukuri e si ritiene sia stato commissionato dall'Imperatore Shouomu, sebbene la struttura odierna è una ricostruzione dell'epoca Muromachi, come la splendida pagoda a cinque piani. Si ritiene che lo Hokuendou (Edificio settentrionale) sia stato costruito dagli Imperatori Genmei e Genshou; l'ultima riedificazione risale comunque all'epoca Kamakura. Sebbene oggi non rimanga alcuna struttura originaria, tutte le ricostruzioni del Koufukuji sono ottimi esempi dell'architettura Tempyou.
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