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Kimochi
Kimochi significa letteralmente sensazione, sentimento. Ha anche il senso esteso, e frequentissimo, di umore, stato d'animo. Può anche intendere il cuore o la mente di qualcuno, concetto consueto per i giapponesi che identificano, con la parola cuore (kokoro), la mente e l'anima dell'essere umano. Il termine kimochi è scritto utilizzando due kanji: ki (spirito, energia vitale) e mochi (dal verbo motsu che significa tenere, avere, possedere). Un breve repertorio fraseologico può essere utile per comprenderne l'uso.
Kimochi ga kawaru.
Sentire un cambiamento nel cuore.
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Jibun no kimochi o osaeru.
Avere il controllo di se stessi.
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Iyana kimochi ni suru.
Dare un'impressione sgradevole.
Aikosan wa kimochi no ii hito desu.
La signorina Aiko è una persona piacevole.
Anata no hontou no kimochi o shiritai no desu.
Voglio conoscere i tuoi veri sentimenti.
Kin medaru o totta toki wa donna kimochi deshitaka.
Come ti sentivi quando hai vinto la medaglia d'oro?
Se l'uso grammaticale della parola kimochi non presenta particolari problemi, molto più complicati sono invece gli aspetti filosofici. Kimochi si presenta infatti come l'autentico principio fondamentale dell'essere giapponese.
Se per l'occidentale la ragione è il principio ordinatore dell'universo, per il giapponese la conoscenza avviene invece tramite il sentimento e la sensazione, per l'appunto il kimochi.
Illuminante è in tal caso la conversazione fra Martini Heidegger (1889-1976) e Tezuka Tomio (1903-1983) nel libro In cammino verso il linguaggio. I filosofi individuano una insufficienza della lingua giapponese e l'incapacità di fornire concetti per definire gli oggetti. Tezuka Tomio lo afferma con chiarezza:
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[...] nell'incontro col pensiero europeo, emerge infatti una insufficienza della nostra lingua [...] l'incapacità di descrivere gli oggetti.
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Come appare dall'intero dialogo fra Tezuka e Heidegger, il pensiero giapponese si poggia su concetti estetici (sensazioni e sentimenti), quindi percepisce più che spiegare, mentre il pensiero occidentale seziona e divide la realtà per spiegare (sarebbe più autentico dire "piegare") tramite la ragione.
Bibliografia
Heidegger, Martin. 1990. In cammino verso il linguaggio. Mursia, Milano.
Kuki, Shuuzou. 1992. La struttura dell’iki. Adelphi, Milano.
Maraini, Fosco. 2000. Ore giapponesi. Corbaccio, Milano.
Yamagishi, Katsuei e Gunshi, Toshio. 1991. The New Anchor Japanese-English Dictionary. Gakken, Tokyo.