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Koutoku Shuusui

Koutoku Shuusui (1871-1911), terzogenito di una famiglia di mercanti di Tosa, fu un giornalista radicale e autore di scritti politici. Ebbe la sua formazione alla scuola democratica e ispirata alle idee di Rousseau di Nakae Choumin.
All'inizio del secolo si avvicinò al socialismo e, nel 1901, fu tra i fondatori dello Shakai Minshutou (Partito Socialdemocratico). Nel 1902 entrò a far parte della redazione del giornale operaio "Roudo Sekai" (Mondo del lavoro). Nel 1903 rinunciò definitivamente alla prospettiva di una brillante carriera presso un grande quotidiano di Tokyo, e assieme al suo collega Sakai Toshihiko, fondò la Heiminsha (Società del popolo), di cui diresse l'organo di stampa, il settimanale "Heimin Shinbun".
Durante la guerra russo-giapponese animò l'opposizione socialista contro il militarismo. Nel 1904, in collaborazione con Sakai Toshihiko, tradusse per la prima volta in giapponese il Manifesto del Partito Comunista.
Negli anni che seguirono, maturò la sua adesione all'anarchismo. Dopo essere tornato da un viaggio negli Stati Uniti nel 1906, partecipò alla fondazione del Nihon Shakaitou (Partito Socialista Giapponese) del quale guidò la tendenza anarchica favorevole all'azione diretta. Venne arrestato nel 1910 sotto l'accusa di dirigere un'organizzazione terroristica, e fu condannato a morte nel 1911.
Koutoku Shuusui si ispirava ai principi di libertà, uguaglianza e fraternità, attaccando l'autorità dello stato burocratico Meiji con scritti in uno stile dal quale traspariva la sua educazione classica.
Nel suo Nijisseiki no kaibutsu teikokushugi (Imperialismo, mostro del XX secolo) del 1901, egli denunciò le deformazioni del nazionalismo e del militarismo, affermando che "l'imperialismo ingrandisce lo stato e sminuisce la sua gente".
La sua seconda opera teorica, Shakaishugi shinzui (L'essenza del socialismo) del 1903, fu un tentativo di analizzare la struttura sociale per comprendere i fenomeni politici. Quest'opera risentì enormemente l'influsso del metodo marxista. Fra le proposte di riforma, egli suggerì il suffragio universale.
Koutoku Shuusui si oppose anche alla guerra con la Russia, ma per motivi diversi dai suoi colleghi. Non soltanto condannò la guerra come strage collettiva, ma sostenne che essa "fosse stata condotta per favorire il capitalismo".
Fu anche estremamente favorevole alla partecipazione femminile alla politica, affermando che si doveva parlare alle donne dello stato fin dall'inizio e non soltanto quando gli si chiedeva di sacrificarsi e prodigarsi nelle situazioni d'emergenza come le guerre. Condannò anche il lassismo di un certo giornalismo giapponese dicendo che i "giornalisti invece di essere la guida della società, inneggiavano alla guerra", denunciando il servilismo e la retorica della stampa.
Koutoku Shuusui rifiutò la violenza gratuita anarchica durante la guerra, suggerendo una maggiore partecipazione parlamentare come rimedio alle distorsioni dello stato. Ma dopo il suo viaggio negli Stati Uniti, dove incontrò la corrente socialista rivoluzionaria, cambiò idea. Gli sembrava impossibile cambiare la società soltanto tramite il suffragio universale e la politica parlamentare.
Questo suo atteggiamento lo portò inevitabilmente ad essere riconosciuto come un nemico dello stato, e fu giustiziato il 24 gennaio 1911.
Kawakami Hajime spiegò il senso dell'esecuzione degli anarchici giapponesi sulle pagine del numero di marzo del "Chuuoukouron". Il Giappone non permise che gli anarchici vivessero non perché temeva le loro violenze, ma perché lo stato temeva la loro devozione all'idea. Nella concezione imperialista, non poteva esserci nulla di superiore allo stato e la paura maggiore era la distruzione di questa adorazione. Le parole di Kawakami furono molto dure, ma venivano espresse in un contesto in cui le tensioni e le emozioni erano molto forti.
Durante la prigionia, Koutoku Shuusui scrisse Kirisuto massatsu ron (L'eccidio di Cristo) apparso postumo nel 1911. Anche quest'ultima opera era una critica durissima al sistema imperiale dell'epoca. Scrisse infine Shikei no mae (Prima dell'esecuzione), una raccolta di note dal carcere rimasta in gran parte incompleta per ovvi motivi. In queste note egli scrisse:

Morire non è un problema per l'uomo: il problema è quando e come si morirà, o meglio ancora sapere come si è vissuto. Visto che la morte viene una sola volta, spero di affrontarla a mente tranquilla e con un senso di pienezza.

Durante la prigionia scrisse anche delle poesie che esprimevano un grande spirito d'indipendenza e di volontà.

Bibliografia

Katou, Shuuichi. 1996. Storia della letteratura giapponese. Marsilio, Venezia.
Marx, Karl e Engels, Friedrich. 1998. Manifesto del Partito Comunista. Edizioni Lotta Comunista, Milano.

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