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Kukai

Via Carlo De Cesare, 55/56
Tel: 081411905
Orario: 13.00-15.00 19.30-24.00
Chiusura: lunedì
Coperti: 35
Aria condizionata: sì
Parcheggio: mediamente difficile
Disabili: mediamente difficile

Prezzo medio: 20 euro
Coperto: no
Servizio: no
Carte di credito: le principali e Bancomat

Kukai è il nome di un famoso monaco buddhista e letteralmente significa "cielo e mare". E' anche il nome di un localino a due passi da Piazza Trieste e Trento, aperto l'11 dicembre 2003 e gestito da Massimiliano e Monica Neri, fratello e sorella dal respiro cosmopolita.
La parola d'ordine di questo locale è Total Quality Food, che privilegia la qualità degli ingredienti.
Entrando in questo locale, l'atmosfera partenopea si ferma agli elementi di contorno - soffitti con travi di legno a vista, archi e muri di tufo - mentre ci si immerge in un microcosmo apolide, che richiama il tipico ambiente da sushi bar giapponese con bancone e tavoli spartani, ma con spunti innovativi.
Sul tatami, al centro della sala, ci sono famose riviste provenienti da tutto il mondo. Il sushi man, poi, è una donna, Kunihisa Yoko, cosa veramente rara in Giappone.
Il personale è multietnico, la clientela anche.
Kukai non è un bar, non è un ristorante né una caffetteria; è invece un luogo piacevole per rilassarsi dopo una giornata di lavoro e per prendere un aperitivo, o l'ancora di salvezza per chi la pizza ce l'ha oramai fuori dagli occhi.
Al Kukai troverete sushi (nigiri, hosomaki, uramaki, futomaki), sashimi, chirashi, misoshiru, onigiri, piatti di pasta, donburi. Per chi ha nostalgia del frappuccino al matcha degli Starbucks giapponesi, tra i dessert il menu offre il frappé al tè verde.
Da bere ci sono birre giapponesi, pochi vini e sake.
Nell'angolo supermercato sono in vendita alcuni prodotti giapponesi.
E' disponibile un servizio di consegna a domicilio in città e provincia al costo di 2,50 euro. Si può ordinare dalle 17.00 alle 22.30, mentre le consegne avverranno dalle 19.00 alle 23.30. Sentiamo come è nata l'idea di aprire un posto del genere dalla voce del proprietario:

Il mio primo incontro con la cultura giapponese avvenne a 17 anni. Ero a Miami, e fu qui che mangiai sushi per la prima volta.
[...] La seconda volta in un ristorante giapponese fu a New York [...]. Fu proprio nella trattoria giapponese di New York, che avevo sotto casa, che ebbi i miei primi contatti con i giapponesi: diventai amico stretto di alcuni di loro e ed accettai il loro invito ad andarli a trovare in Giappone. Era l'estate del 1997 [...].
Sfortunatamente, in quella prima occasione rimasi a Tokyo per soli tre mesi. [...] Raccontai di che posto magnifico fosse il Giappone a mia sorella, che partì due anni più tardi. [...] La mia università aveva un accordo con la Waseda University di Tokyo, e così riuscii a tornare a Tokyo senza pagare né università né alloggio. Lì mi rincontrai con mia sorella che non vedevo oramai da più di un anno. Lei, a Tokyo, aveva costruito legami ben più solidi: si era fidanzata con un giapponese-brasiliano titolare di un sushi bar.
Fu proprio grazie a lui che imparai a fare il sushi: praticamente tutte le sere andavo ad aiutarlo al sushi bar. All'inizio non mi lasciavano che lavare il riso e sventagliarlo, poi iniziarono a farmelo condire, e solo dopo tre mesi mi lasciarono mettere le mani sul pesce. Mi accorsi che sfilettare il pesce era l'attività che meglio riusciva a rilassarmi dopo una giornata di studio. Ripetere quei movimenti meccanicamente era una vera e propria pratica zen: nonostante ogni tipo di pesce necessitasse movimenti differenti per essere sfilettato, dopo sole tre settimane la mia mano era già in grado di muoversi da sola.
[...] Nonostante rimasi a Tokyo per 10 mesi, ebbi la sensazione che quel periodo volò. [...] Ricordo ancora la telefonata lunghissima con mia sorella, io a Londra lei a Parigi, quando decidemmo che il nostro destino era quello di aprire un sushi bar a Napoli [...].
La nostra idea era quella di creare un sushi bar in stile newyorkese, che portasse a Napoli un'ondata di sapori internazionali. Un locale che disubbidisse alla tradizione partenopea, dando ampio respiro all'innovazione.
Dopo soli 4 mesi da quella telefonata, avevamo già creato il nostro sushi bar ed avevamo i nostri primi clienti a mangiare sushi.(1)

Dal primo marzo 2007 è possibile affittare la stanza tatami. In pratica, è come essere in prima classe.
Ad esempio, avrete una cameriera in kimono esclusivamente al servizio del vostro tavolo, che sarà sempre presente per soddisfare ogni vostra esigenza, un cocktail giapponese a base di vino di prugna offerto, la priorità sull'uscita dei piatti dalla cucina, stovigliame di pregio, esezione dal pagamento del coperto e ai titolari di carta American Express Centurion sarà offerta una bottiglia di Champagne Veuve Cliquot Ponsardin.
La cena avviene nella stanza tatami disegnata dallo studio RGGF Architetti. Progettata per un massimo di 6 persone, è separata dal resto del ristornate, garantendo ai commensali riservatezza.
Prenotando con congruo anticipo è possibile ottenere piatti fuori menu, predisporre diversi tipi di massaggi da effettuarsi ad inizio pasto su uno o più commensali direttamente sul tatami.
L'affitto della stanza tatami è di 100 euro.

Note

1. Come fare affari con il Giappone. L'esperienza di Massimiliano Neri a Napoli. Japanitaly.com, novembre-dicembre 2004.

Sito ufficiale

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