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Kyougen

I kanji che compongono la parola kyougen Si tratta di un genere teatrale inseparabile dal nou, malgrado se ne distingua e mantenga, quindi, una sua indipendenza. La sua origine e il suo sviluppo sono paralleli al nou e l'abitudine di inserire un'opera kyougen tra due opere nou risale al primo periodo di evoluzione del nou.
Da qualche anno accade che i programmi comprendano unicamente opere kyougen, ma è un'eccezione alla regola, che considera principalmente il kyougen come un'opera nata per essere inserita tra due drammi nou.
Il kyougen è principalmente una farsa mimica, il cui scopo primario è la risata, che si può trovare a diversi livelli. Alcune opere, infatti, sono semplicemente piacevoli e ben costruite, altre posseggono uno humor fatto di motti arguti e altre ancora hanno un carattere fortemente satirico.
Ve ne sono alcune, poi, in cui il sorriso è vicino alle lacrime e altre che, pur nel loro umorismo, mettono in risalto la solitudine dell'uomo e il suo isolamento. Si tratta, quindi, di opere non sempre destinate a provocare la semplice ilarità e non possiamo quindi classificarle semplicemente come "commedie".
Sarebbe preferibile dire che il kyougen è un genere che cerca in vari modi di essere in contrasto con il nou. Le stesse risate che provoca sono uno dei risultati di questa ricerca del contrasto. Anche il suo caratterte di opera dialogata, in cui due personaggi o gruppi di personaggi si oppongono l'un l'altro, è in netto contrasto con il nou, che possiede, invece, un personaggio centrale.
A questo dobbiamo aggiungere che il kyougen usa il linguaggio familiare e che anche i costumi e i gesti, che si sono stilizzati con il passare degli anni, hanno un tocco più realistico di quello che si può trovare nel simbolismo puramente estetico del nou.

L'attore del kyougen è un professionista che si è specializzato esclusivamente in questo genere d'arte; oggi ve ne sono circa settanta e anche qui, come per il nou, si tratta solo di uomini.
Gli attori del kyougen possono anche prendere parte al dramma nou sotto una forma conosciuta con il nome di "ai-kyougen" (ai significa intervallo). Uno dei casi più semplici è quello in cui l'attore kyougen appare in scena per riempire lo spazio in cui lo "shite" cambia costume tra la prima e la seconda metà di un'opera nou.
In questo caso, l'attore non fa altro che spiegare l'identità del personaggio principale, oppure commenta lo svolgimento della vicenda. Usa un linguaggio familiare più semplice della poesia esoterica del testo nou.
Certo, questo tipo di linguaggio appartiene ad un'epoca ormai trascorsa, l'epoca Muromachi (XVI secolo), e non corrisponde al parlare di oggi; eppure, questa lingua ci è ancora oggi familiare, anche se apparteneva alla gente comune dell'epoca e non alla classe dirigente dei samurai.
Vi sono però dei casi, per esempio nelle opere "Matsukaze", "Kantan" o "Funa-Benkei", dove l'attore kyougen appare contemporaneamente allo "shite" e al "waki" e interpreta anche un ruolo determinante nello svolgimento della storia, ma non va dimenticato che il ruolo non può mai essere quello di un personaggio di ceto elevato.
Anche se veste i panni di una donna, l'attore kyougen non indossa maschera. Vi è pero un'eccezione per quanto riguarda il ruolo di "masshajin", che rappresenta generalmente una divinità o un folletto umoristici. La sua maschera, tuttavia, è ben diversa da quella nou, ed ha caratteristiche adattabili soltanto ad un'opera kyougen. Alcune possono anche essere degli adattamenti delle maschere nou classiche, ma con delle trasformazioni che leghino con il realismo e l'umorismo del kyougen, senza però mai cadere nella volgarità.
Anche la maschera kyougen risale al primo periodo del nou. Ma mentre la maschera del nou ha conosciuto uno sviluppo rapido e una differenziazione in tipi diversi, ciò non è accaduto per il kyougen. Ciò non sorprende affatto, visto che la maschera kyougen non riveste la stessa importanza di quella nou; guadagna però in semplicità e naturalezza ciò che perde in qualità artistica.

Nel dialogo viene utilizzato il linguaggio di tutti i giorni, ma ciò non toglie che anche nel kyougen il modo di parlare sia stereotipato ed esagerato. Le frasi sono scandite, parola per parola, ponendo particolare enfasi in punti specifici.
Le risate e i pianti hanno anch'essi una forma ben stabilita. E, mentre nelle opere normali i rumori di fondo sono ottenuti grazie a procedimenti speciali dietro le quinte, nel kyougen è l'attore stesso che, nel bel mezzo del dialogo, imita il suono da riprodurre.
Un altro tipico esempio degli usi kyougen è dato dall'enunciazione della parola "hikari" che significa "luce". Il pubblico deve capire che quando l'attore pronuncia questa parola, un lampo è apparso nel cielo.

La posizione adottata dall'attore del kyougen, rassomiglia un pò a quella dell'attore del nou. Nella posizione che viene considerata fondamentale, le anche sono protese all'indietro per assicurare la stabilità, il mento è rientrato e le braccia sono leggermente protese in avanti ricurve. I movimenti partono dai gomiti e dalle spalle, dato che le mani seguono sempre la curva formata dai gomiti.
Quando un attore segue con gli occhi un oggetto, è tutto il suo viso che in realtà deve seguire la posizione degli occhi. Come per gli attori del nou, i piedi sono avvolti da delle calzature di stoffa, i "tabi", ma mentre il tabi adoperato dall'attore del nou è bianco, quello dell'attore del kyougen può essere o in tinta unita o a disegni. In passato il tabi del kyougen era in pelle di daino.

A parte alcune eccezioni, un'opera kyougen non ha accompagnamento musicale. In caso contrario, i suonatori sono visti di lato e non di fronte e gli strumenti vengono suonati in sordina, come se si volesse far notare la differenza tra il kyougen, opera dialogata, ed il nou, dramma danzato.

In questi ultimi anni il "Shinsaku kyougen no kai" (Gruppo del Neo-kyougen), costituitosi attorno all'autorevole figura di Yataro Okura (attuale capostipite della scuola Okura, assieme alla Izumi una delle due uniche scuole oggi esistenti), sta cercando di svecchiare il kyougen arricchendone il repertorio con lavori moderni giapponesi e occidentali.
Nel 1972 il gruppo ha presentato a Venezia due kyougen, uno tratto dall'Apprendista stregone di Paul Ducas e l'altro da una favola di Esopo.
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