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Il dialetto di Osaka guadagna ammiratori
di Massimiliano Crippa
17 settembre 2000. Quasi tutti lo comprendono. Già da tempo viene usato dalla stampa per enfatizzare le sensazioni di volgarità, comicità o drammaticità. Ma alla fine degli anni '80, alcuni attori televisivi originari del Kansai, tra cui Akashiya Sanma, cominciarono ad usare il proprio dialetto al posto del giapponese classico: parlare in dialetto, secondo loro, permetteva alla gente di sentirsi più vicini, rendeva le parole d'amore più passionali (dicendo ad esempio sukinanya o sukiyanen). Il vero boom scoppiò quando Akai Hidekazu e Miyazawa Rie recitarono insieme nello sceneggiato Tokyo elevator girl e l'attore usò senza remore il dialetto. Tra l'altro si ricorda un episodio in cui l'attrice, fuori scena, chiese al collega di insegnarle qualche espressione tipica e lui, per tutta risposta, le disse in un dialetto piuttosto offensivo: "nani nukashite ketsukannen" (che diavolo dici?). Onoe Keisuke, assistente alla Toudai, ha pubblicato un libro intitolato Osaka kotobagaku (Studio sul dialetto di Osaka). Secondo l'autore, il giapponese standard non è in grado di esprimere tutti i sentimenti della vita quotidiana: i giovani pensano che il dialetto abbia in sé maggior forza ed energia. Al contrario, i più anziani pensano che sia troppo volgare e violento. Il dialetto di Osaka è più conosciuto e più usato dai suoi abitanti, anche quando si trovano in altre località. Ad esso viene associata un'immagine di anticonformismo, individualismo e ribellione antisociale. Alla televisione, di solito sono gli yakuza a parlare questo dialetto. In realtà, ha anche un lato dolce. I poemi di Shimada Youko sono scritti in dialetto e da oltre 10 anni sono pubblicati nei libri di testo per le scuole elementari.
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