Qual è lo scopo di questo sito Dizionario enciclopedico Tesi di laurea Progetto Kaguya Guida ai ristoranti giapponesi in Italia Se vuoi prenotare un albergo in Giappone o altrove
<< Torna al Dizionario - Lettera: L

<< Torna a: linguistica


Commenta la pagina
scrivendoci una mail

Stampa la pagina
in versione testo

Segnala la pagina
ad altra persona


Esiste una decadenza della lingua?
di Massimiliano Crippa

17 settembre 2000. Quando chiesero a Yasushi Akashi quale fosse la lingua più comunemente parlata alle Nazioni Unite, egli rispose: "Broken english". Ogni lingua si evolve. Ogni regola viene poco per volta modificata dall'uso, fino a dar luogo ad un'altra regola. Quella che era trasgressione diventa norma. In questo senso non si può palare di decadenza. Ogni età, diceva Leopardi, è un'età di transizione, e ogni modello classico è destinato a tramontare, e a dar luogo ad un altro modello classico. Possiamo dunque cancellare dal nostro vocabolario la parola decadenza?
Non credo che sia mai esistito un tempo o un luogo in cui tutti parlassero in modo elegante e corretto, secondo i criteri di eleganza e correttezza dell'epoca. Ma credo anche che ci siano epoche in cui è veramente difficile parlare. Di fronte ad una tradizione ormai dimenticata, a regole grammaticali spesso ottuse, ad un parlare corrente privo di coerenza, aperto ad ogni più sciocco influsso straniero, stereotipato, inespressivo, mugolante, qual è l'uso che possiamo prendere a norma?
Non credo che mutazione di per sé sia decadenza, ma questo stato di incertezza è sconsolante. Non è che non si sappia più come parlare perché la lingua è decaduta, ma piuttosto la lingua è decaduta perché non abbiamo più nulla da dire. La comunicazione è povera perché il quotidiano è diventato squallido deserto su cui risuonano, minacciose, le grida della pubblicità. Abbiamo, in ogni istante, la lingua che ci meritiamo, quella più appropriata a comunicare i contenuti quotidiani dell'esperienza personale e comunitaria, la cultura.
La soluzione è semplice, ma difficile: costruiamo un contesto umano degno di questo nome e la lingua, come per magia, si evolverà per poter esprimere la ricchezza di esperienze che si vive.
Scrivere male è un errore? Io credo che si possa cambiare una regola per necessità o per ignoranza. Nel secondo caso, possiamo parlare di errore. E un errore che si diffonde non può diventare regola. Questa non è evoluzione della lingua.
Moralizzare la lingua è un male? Non dobbiamo stigmatizzare la cultura. Il vero pericolo è sempre e solo l'ignoranza. Non vogliamo condannare chi non ha una perfetta padronanza della propria lingua, ma quest'ultima, inevitabilmente, permette di saggiare la cultura di una persona, quindi chiunque ne sia capace deve seguire le regole, senza chiedersi il motivo. E' importante distinguersi in positivo e per farlo è necessario dimostrare di conoscere le regole.
Come ha detto Huizinga, ogni attività umana è ludica per eccellenza e nulla come il gioco ha le sue regole. Qualsiasi gioco o qualsiasi attività ha bisogno di regole condivise per funzionare. Ciò non esclude che tali regole possano venire cambiate, ma finché le regole non vengono cambiate, esse valgono. Nello sport come ovunque. Essere tanto dialetticamente abili e sofisti da negare questa verità, appellandosi al divenire della lingua, dimostra sì che le regole cambiano, ma che prima di tutto esistono, e quindi vanno rispettate. Nessuna forma di comunicazione fra esseri umani è possibile se non ci sono regole condivise.
Chi scrive su Nipponico Come previsto dalla nuova Legge sull'editoria Come funziona la trascrizione del giapponese su Nipponico Valuta la possibilità di fare pubblicità su Nipponico Inserisci Nipponico nel tuo bookmark