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Macchia mongolica

La macchia mongolica, detta in giapponese mou kohan (meng guban in cinese e mongolian spot in inglese), di diametro variabile e colore tra il blu e il grigio, posizionata all'altezza dell'osso sacro e nella parte alta delle natiche (raramente su spalle, schiena e gambe), piatta e pigmentosa, dai bordi nebulosi e dalla forma irregolare, non è nient'altro che una concentrazione di melanociti nel derma, intrappolati durante la loro migrazione verso l'epidermide.
In genere il colore sbiadisce gradatamente e la macchia scompare completamente già dopo il primo anno, ma in alcuni casi molto rari rimane anche in età adulta.
Documentata per la prima volta nel 1885 dall'antropologo tedesco Baelz col nome appunto di "Mongolische Flecken", macchia mongolica, non è esclusiva del popolo mongolo (o dei popoli da questi invasi nel corso del tempo) e non ha relazione con la sindrome di Down.
Secondo alcuni sarebbe di origine semitica. E' conosciuta per la sua diffusione tra i popoli asiatici, ma non sono i soli ad averla.
L'incidenza varia in base alla colorazione della pelle: è più comune nei popoli di pelle scura: 96% circa tra i neri, 80% tra gli asiatici, 46% tra gli ispanici, solo il 9,5% tra i caucasici.
Molti giapponesi e coreani hanno questa caratteristica, ma tra i cinesi è molto più rara. Stesso discorso, ad esempio, per turchi (molto presente) ed egiziani (poco presente).
A quanto pare, gli Ainu, popolazione indigena del Giappone, non presentano tale particolarità morfologica, dimostrazione ancora una volta della loro origine non asiatica.
Sul numero del giugno 1963 di National Geographic, si parla di un popolo del Kalihari, nell'Africa meridionale, molto diverso dagli altri popoli africani e che presenta la macchia mongolica.
Anche tra alcune tribù degli indiani d'America, i Navajos ad esempio, la macchia è presente, a conferma forse della loro origine asiatica.
Spesso l'ignoranza della gente comune e dei medici, in particolare occidentali, attribuisce questo aspetto naturale del corpo ad abusi compiuti sui bambini, cosa decisamente imbarazzante per i genitori. E' un'utile precauzione far mettere in evidenza, sulla cartella clinica del neonato, la presenza di tale macchia.

Bibliografia

Cordova, A. 1981. The mongolian spot: a study of ethnic differences and a literature review. Clin Pediatr, Philadelphia. 714-719.
Igawa, H., Ohura, T., Sugihara, T. e altri. 1994. Cleft lip mongolian spot: mongolian spot associated with cleft lip. J Am Acad Dermatol. 566-569.
Kawara, S., Takata, M., Hirone, T. e altri. 1989. A new variety of neurocutaneous melanosis: benign leptomeningeal melanocytoma associated with extensive mongolian spot on the back. Nippon Hifuka Gakkai Zasshi. 561-566.
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