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Che c'entra il calcio con la civiltà?
di Lucio Pazzanese

13 luglio 2002. Sì, finalmente sono finiti questi Mondiali di calcio. Questo, molto probabilmente, è quello che sta pensando la stragrande maggioranza di giapponesi e coreani. E anche il sottoscritto.
Infatti, alla fine di questa kermesse pseudo sportiva, non resta altro che l'eco del suonare continuo dei cellulari, dei lamenti degli inviati e del fiume di inchiostro che è stato usato per scrivere enormi scemenze su prestigiosi quotidiani, specialmente quelli italiani e tedeschi.
Spesso ho dovuto fare i conti con la maleducazione e l'arroganza dei turisti venuti qui per assistere alle partite. E' veramente sconcertante constatare come la tanto, giustamente, condannata filosofia degli hooligans sia stata giornalmente (e lo è ancora) utilizzata per fare del vero e proprio terrorismo giornalistico. Gli hooligans si sfogano con le persone degli insuccessi delle varie squadre nazionali, così come questi giornalisti sportivi lo fanno con un popolo e con una civiltà.
Il problema fondamentale è sempre quello: l'ignoranza, l'invidia e la scostumatezza che hanno sempre caratterizzato una gran parte delle popolazioni europee ed occidentali, con l'incredibile appoggio dei media, nel confronto con l'Oriente. Infatti, da sempre, l'invadenza è considerata espansività; l'arroganza e la scostumatezza, invece, allegria di carattere.
Questi Mondiali di calcio sono stati organizzati forse male, ma con una tale forza ed entusiasmo da parte di due nazioni, unite come mai prima, che del calcio, beate loro, non ne sapevano nulla. Sono stati impiegati molti volontari che, inconsapevolmente, hanno accettato qualsiasi volgarità e cattiveria da parte degli inviati e rappresentanti stranieri.
Solo il dio calcio e i suoi vari sostenitori sono rimasti scontenti, sputando veleno e giudizi vigliacchi, solo perché le loro nazionali hanno deluso (e non se ne vergognano nemmeno).
Alcuni articoli, apparsi su blasonati quotidiani e firmati da penne prestigiose, fanno pensare a quanto sia caduto in basso il livello culturale e civile di quelle che un tempo erano le culle della cultura mondiale, tra cui certamente vi è l'Italia.
Nel paese dove io abito da circa quattro anni, il Giappone appunto, forse si costruiscono stadi inutili perché non è il Brasile, ma state tranquilli che non faranno la fine delle cattedrali del calcio (le chiamarono così) costruite in Italia, che comunque Brasile non è, in occasione dei Mondiali del 1990. Per non parlare delle varie infrastrutture, delle quali alcune non sono mai state terminate. Forse se lo ricordano solo quelli che sono andati in galera.
Addirittura hanno scritto e deriso gesti come l'inchino, che sono parte della tradizione millenaria di questa gente. Qui non si stringono e non si "baciano" mani. Si saluta come la più semplice delle regole di buona educazione impone, solo che in maniera diversa dall'Occidente, dove è molto più difficile invece sentire parole come "grazie" e "scusi".
E che dire dei soliti articoli(1) sulle "formiche" delle metropolitane giapponesi? Forse che la demagogia è stata inventata sulle coste del Mar Mediterraneo.
Qui la mattina si va a lavorare in tanti, nonostante la disoccupazione, e si usano mezzi pubblici che funzionano, non scioperano mai e sono puliti. Non si prende il cappuccino o si va a fare la spesa durante l'orario di lavoro, non ci si mena allo stadio o quando si attende in fila, magari per comprare i saldi.
Il Giappone è un paese di poche centinaia di kilometri quadrati più grande dell'Italia, con circa il doppio della popolazione, ma questo non sembra creare problemi.
Fa male sentire degli italiani parlare dei cittadini di un paese che li ospita con considerazioni come "sono dementi, stupidi". E' quanto è stato detto al sottoscritto in un ristorante di Sapporo ed in altre occasioni durante il Mondiale.
Negli alberghi che hanno ospitato i giornalisti stranieri, sono sparite ben 45 yukata (a Narita) e pezzi di Playstation (ad Oita). Si è taciuto degli italiani arrestati (quattro) ed espulsi dal paese (due) dopo la partita con la Croazia(2). Ci si è lamentati del nuovo stadio chiuso di Sapporo (dove l'Italia ha vinto), ma anche di quelli tradizionali (dove ha perso).
Forse nel mondo nessuno parla male degli altri (e degli italiani stessi) quanto gli italiani.
Il Mondiale è stato giudicato un flop da chi lo ha perso. I debiti? Tranquilli, il Giappone i suoi li ha sempre pagati.
Vorremmo sapere invece chi pagherà per i debiti italiani. Il parcheggio dello stadio S. Paolo di Napoli, ad esempio, dopo il 1990 non è più stato utilizzato ed è costato una finanziaria al governo.
Il Mondiale del 1994 in Francia ha visto un'analogo scandalo dei biglietti; le vittime, guardacaso, erano i giapponesi, truffati dalle agenzie turistiche (alcune naturalmente italiane).
Perche se ne è taciuto? Perché l'abbiamo dimenticato?
Forse bisognerebbe giocare i Mondiali di calcio sempre in Brasile, così come tempo fa si propose di svolgere le Olimpiadi sempre in Grecia. Quale campionato sarebbe più culturalmente appropriato per l'Italia?
Per quanto mi riguarda, fino a quando i miei figli potranno andare tranquillamente per strada da soli, come avviene qui in Giappone, per me questo resterà sempre il mio paese ideale, anche se non sa giocare a pallone.
Vorrei sapere da quei signori che ora scrivono come se fossero profeti, quanti drogati hanno visto per strada, quante donne sono state molestate, a quanti borseggi hanno assistito e quante auto rubate hanno contato in un solo giorno.
Queste mandrie di giornalisti non hanno fatto altro che creare problemi a noi stranieri che viviamo qua. Alcuni dei famosi clichet italiani hanno avuto la loro ennesima conferma grazie a loro.
Ma finalmente è finita.
Non rimane altro che portare a conoscenza della gente del mio nuovo paese, con la traduzione dei vari articoli e la loro pubblicazione sui quotidiani giapponesi, cosa pensa l'Occidente di loro, in modo tale da fare capire a questa gente che quelli di cui continuano ancora ad invaghirsi li disprezzano.
Sì, il vero difetto dei giapponesi è che amano smisuratamente l'Italia. Forse il risultato sarà che queste persone, che in massa vengono in Italia a farsi truffare dai tassisti, ci penseranno un po' su prima di farlo nuovamente.

Il parere dei lettori

Io credo che tutto ciò che ci avvicina agli altri sia un elemento da approfondire, l'unico da prendere veramente in considerazione, mentre sono da bandire i luoghi comuni, che fanno solo "giustizia sommaria".
Non dobbiamo fermarci all'ignoranza propugnata dal "senso comune", perchè questa, purtroppo, ci sarà sempre e aiuterà solo a produrre danni in un mondo che, per diventare più civile e arricchirci di umanità, deve apprezzare o almeno rispettare le differenze. Questo è uno sforzo che dobbiamo fare tutti.
Forse lo scopo di questo sito dovrebbe essere appunto far conoscere di più e meglio la cultura giapponese, ponendosi però non in un confronto/scontro, ma in un confronto/incontro, aprendosi alla curiosità e all'intelligenza dei lettori, ognuno con i propri limiti. (Lidia Meriggi)


Sicuramente l'Italia ha parecchi difetti, e molti di più ne ha l'Occidente. Però adesso non mi si venga a dire che i giapponesi e i coreani sono dei cherubini.
Come spiegare altrimenti, se non con l'odio tribale che separa i due popoli da secoli, che abbiano avuto bisogno di due comitati organizzatori distinti e separati per organizzare i Mondiali? O la brillante assenza delle autorità giapponesi all'inaugurazione a Seoul? Come negare che questi Mondiali siano stati, in certi momenti, una truffa?
Cosa c'è, non possiamo neanche prendercela per quello che è successo?
Ho viaggiato qualche volta nell'area asiatica (mai in Giappone però) e vi assicuro che i giapponesi si comportano ovunque come i padroni, veri e propri colonizzatori. Per carità, sono mediamente assai più educati e formali di noi occidentali, ma la sottigliezza dei modi non riesce a celare il "piglio" del conquistatore.
E parlando di corruzione non posso dimenticare che la Corea è universalmente conosciuta come il luogo dove è più diffusa la corruzione, non solo politica, ma a tutti i livelli della società. E non possiamo chiudere gli occhi su una realtà tutta giapponese come la yakuza, di cui tutti sanno ma nessuno parla (sarà paura?).
In definitiva, pur accettando le critiche sollevate (anzi, magari tutti fossero in grado di analizzare i nostri difetti così dettagliatamente, per cercare di porvi rimedio), non posso non notare che l'aria di superiorità con cui vengono espresse è del tutto ingiustificata.
Il Giappone non è il Paradiso, ma un posto bellissimo (e per questo, almeno, provo invidia), ma popolato di uomini pieni di difetti, magari differenti dai nostri, ma non meno gravi.
E' appena il caso di aggiungere che anche i pregi sono differenti. Fantasia, creatività, allegria potranno sembrare poca cosa rispetto alla precisione e a tutta un'altra serie di pregi dei giapponesi, che io non ho conosciuto di persona ma non voglio certo negare, però sono importanti, assolutamente da non disprezzare.
Se l'Europa e gli Stati Uniti chiudessero i loro mercati ai prodotti giapponesi, esattamente come loro fanno con quelli occidentali, pensate che il Giappone sarebbe così florido? (Pierluigi Ruzzi)


Lungi da me parlare di paese e gente perfetta. Ci sono molti difetti anche qui e tante contraddizioni. Ma ne sono consapevoli anche gli autoctoni. Qui veramente non esiste la presunzione. Lo so che anche in Giappone esiste la mafia, ma per quanto deprecabile essa sia, non spara sui bambini, tanto per dirne una.
Se vogliamo parlare di economia, mi si spieghi perché, per esempio, per avere la patente internazionale in Italia ci vogliono 10-15 giorni e circa 150.000 delle vecchie lire, mentre in Giappone ci vogliono dieci minuti e 40.000 lire. (Lucio Pazzanese)

Da millenni la Corea fa da tramite verso il Giappone della cultura cinese. Le nuove generazioni di entrambi i paesi non manifestino risentimenti per l'altro, perché il ricordo della guerra si è affievolito.
Prima di parlare di truffa, bisognerebbe avere le prove. Inoltre, se si comincia a insinuare il dubbio della truffa, uno può pensare che anche i Mondiali precedenti fossero dello stesso tenore, magari con truffe meglio camuffate. Io preferisco non attribuire le colpe agli altri prima di aver fatto un'adeguata autocritica. Gli errori sono una cosa, le truffe un'altra.
Prendiamocela finché vogliamo, ma non mi sembra molto utile, soprattutto se non intervengono gli organi competenti in materia. Menando le mani e alzando la voce facciamo solo brutta figura, con l'Amministratore Delegato del Perugia Alessandro Gaucci citato ormai a livello mondiale addirittura come esempio di xenofobia al pari di Le Pen!(3)
Giapponesi colonizzatori in Asia? Può essere, ma il problema è il potere del denaro che hanno le industrie giapponesi, ma anche quelle americane ad esempio. Non è certo un'inclinazione del loro carattere. Il capitalismo è sempre il capitalismo.
Ma siamo seri, l'Occidente non è secondo a nessuno in fatto di colonialismo. Fino alla guerra russo-giapponese, il Giappone non aveva mai messo il naso fuori dal paese. E la causa dell'inversione di tendenza è stata un certo Commodoro Perry (americano) che, a cannonate, li costrinse ad aprirsi e ad apprendere l'arte della guerra.
Ma vi pare che la mafia giapponese sia uguale alla nostra? E la corruzione coreana? Sono sicuro che l'acqua nel Sud Italia ci sarebbe e le ferrovie non sarebbero a binario unico se avessimo gli oyabun della yakuza al posto dei capifamiglia di Cosa Nostra e i politici coreani al posto dei nostri.
Attribuire caratteristiche quali fantasia, creatività, allegria o i loro contrari ad un intero popolo sia sbagliato. Bisognerebbe evitare di generalizzare su queste cose.
Il discorso sull'economia è lungo. Faccio solo un esempio. Io ho una macchina giapponese, ma la fabbricano in Europa perché l'Europa ha già chiuso da tempo il nostro mercato alle auto giapponesi, che sono contingentate. Non mi risulta, invece, che le auto occidentali siano contingentate in Giappone.
Ovviamente, per altri prodotti le cose vanno diversamente, ma non crediate che basti avere un mercato aperto. Perché il Giappone è invaso dal caffé americano e non da quello italiano? E' colpa del mercato chiuso? Non sarà che anche in questo caso sappiamo solo attribuire colpe agli altri senza vedere le nostre? (Massimiliano Crippa)

E' giusto criticare la stampa, ma non si può generalizzare; anche un buon giornalista può cadere vittima dei luoghi comuni, sopratutto quando descrive una realtà che non conosce appieno, ma questo non è sufficiente per bollarlo come ignorante, o peggio: ha commesso un errore.
Per quanto riguarda i coreani, resta il fatto che un/una giapponese di buona famiglia non sposerebbe mai un/una coreano/a e che i coreani in Giappone vivono in quartieri solo per loro. Posso definirli ghetti? Tutti i coreani insieme, che fanno lavori umili, che nessun giapponese farebbe, viene da pensare ad un ghetto. Ovviamente queste informazioni le ho avute leggendo i quotidiani.
Sulle truffe "Mondiali", niente prove ovviamente. Certo, io penso che anche in altri casi ci siano state delle truffe e che siano state organizzate meglio. La Corea del Sud in semifinale semplicemente non è credibile.
E' vero, l'Occidente è stato maestro nell'arte della guerra, ma i giapponesi hanno imparato bene però.
Sulla mafia, stando a quel poco che so, le periferie del Giappone sono in condizioni peggiori del Sud Italia. Parlo della gente che vive in campagna.
Posso capire il fastidio dell'autore nel veder scrivere del Giappone da parte di persone che lo conoscono solo in modo superficiale, però non vorrei cadesse nell'eccesso opposto.
Ho viaggiato abbastanza per accettare ciò che vedo in giro per il mondo cercando di non giudicare. Mi piace molto l'Oriente e ogni due-tre anni ci vado. Non conosco bene i giapponesi, purtroppo, ma non mi si può accusare di essere anti-giapponese.
Il mercato aperto è condicio sine qua non per fare i soldi. Ovviamente poi servono capacità imprenditoriale, lungimiranza, conoscenza del mercato e dei gusti della popolazione, un pizzico di fortuna, ingenti capitali ed altre cose. (Pierluigi Ruzzi)


L'errore del giornalista non è scrivere cose più o meno false, quella è solo la conseguenza. L'errore sta a monte, nel modo di porsi, nel credere di poter descrivere una realtà che non si conosce adeguatamente. E' perché considero importanti i giornalisti che mi sembra giusto pretendere che non cadano vittima dei luoghi comuni.
I "ghetti coreani" non esistono: come accade in tutto il mondo, vedi le varie Chinatown, le comunità asiatiche preferiscono stare unite.
E' vero, i giapponesi hanno imparato molti dei nostri difetti, così come noi ci ostiniamo a non imparare i loro pregi.
Le considerazioni sullo stato delle campagne giapponesi, in riferimento alla criminalità organizzata, sono prive di qualsiasi fondamento. Sarebbe interessante sapere su quali quotidiani sono state pubblicate tali notizie. Comunque, consiglio di cambiare letture. (Massimiliano Crippa)

Per quanto riguarda le auto occidentali, i nipponici sono assai esterofili. Dopo le marche giapponesi, le più vendute sono sicuramente le tedesche (BMW in testa), ma il sogno delle persone sta diventando possedere un'auto italiana (Alfa Romeo e Fiat). C'è da dire tuttavia che qui le marche straniere sono carissime, anche tre volte di più.
Non c'è nessun pregiudizio verso i prodotti occidentali e italiani. Vorrei dire però che quando compro la pasta italiana mi accorgo che le "marche famose" non mandano qua lo stesso prodotto che si vende in Italia: è un poco più scadente.
Non ho nessun rancore verso i giornalisti. Mi sono semplicemente risentito perché, in quella ed in altre occasioni, i miei parenti giapponesi sono stati offesi, pur stando a casa loro, e senza motivo. In Italia io sono ancora un "terrone". Non credo che qui i coreani siano più discriminati dei cinesi in Italia. (Lucio Pazzanese)

Visito spesso Nipponico e l'ho sempre trovato interessante, utile ed equilibrato. Proprio per quest'ultima caratteristica, mi sono stupito nel leggere lo sfogo di Lucio Pazzanese.
Excusatio non petita: premetto che anch'io ho a che fare con il Giappone per lavoro e per interesse, parlo e scrivo correttamente il giapponese e da dieci anni mi reco spesso in quel paese, oltre a avervi soggiornato a lungo.
Ritengo che proprio l'interesse e/o l'amore per un paese e la sua cultura non devono impedire di coglierne le caratteristiche che meno vanno a suo onore. Lucio, nel suo intervento, ha tralasciato (inconsapevolmente o a ragion veduta? Spesso il troppo amore rende ciechi) alcuni particolari che, se aggiunti, renderebbero il paese tanto amato molto più simile alla terribile Europa e alla pessima, maleducata, irriverente e, in fondo in fondo, ignorante Italia.
Riguardo alle nazioni "unite come mai prima", ma come Lucio, nei quattro anni di permanenza in Giappone non hai avuto il tempo di leggere sui quotidiani giapponesi l'aspra polemica per il nome (il nome!) da attribuire a questi Mondiali? Non ricordi che il forte e entusiasta comitato giapponese, dopo aver accettato dalla Fifa di denominare i Mondiali 2002 "Korea-Giappone" in cambio della finale su suolo giapponese, ha poi cercato con aspre polemiche travestite da filologia ("non esiste un composto Korea-Giappone, ma solo Giappone-Korea") di accaparrarsi pure la denominazione?
Ma giustamente, come tu affermi, il Giappone è pure il mitico paese del lavoro. Certo, col sistema del surplus di personale per ogni compito, col conseguente aumento del costo generale del lavoro e dei prezzi (pur con i servizi offerti di qualità sempre più scadente, vista la tipologia prevalentemente part-time degli addetti) e un farneticante sistema nel quale chi scrive trova dall'altra parte del telefono colleghi giapponesi in ufficio alle 23.30, pur se con una famiglia che aspetta a casa.
Non facciamo dei luoghi comuni un'esclusiva italiana, dal momento che nove giapponesi su dieci (e ne ho conosciuti tanti, fidati) a proposito dell'Italia mi parlano invariabilmente della sacra trinità Mafia-Papa-Cicciolina, suvvia!
Ma gli italiani non sono solo ignoranti e preda dei luoghi comuni: sono pure ladri! Forse faresti bene a fare due chiacchiere con albergatori di Venezia (la mia città), per esempio, e chiedere loro che cosa trovano o non trovano quando gli irregimentati gruppi giapponesi (ne ho accompagnati molti) lasciano le loro stanze. La "simpatica" abitudine del "ricordino" è diffusa a livello planetario.
Però è diffuso un po' meno il malcostume tipicamente giapponese di fotografare sempre e comunque, anche quando i cartelli e l'ammonimento degli stessi accompagnatori chiedono il contrario. Salvo poi accorgersi che in Giappone il divieto di fotografare è assoluto e spesso presente anche all'esterno, nel caso di alcuni giardini. Naturalmente questo divieto è rispettato con estrema solerzia dai visitatori giapponesi.
Scusate il mio sfogo, ma proprio perché amo il Giappone e l'Italia non sopporto le persone che idolatrano qualunque aspetto della cultura giapponese né, d'altra parte, i pastasciuttari "Italia-culla-della-fantasia-e-delle-bellezze-artistiche". Ritengo invece che i migliori strumenti per raggiungere finalmente una convivenza civile siano un po' di sano distacco e di lucidità. (Simone Guerra)


Servizi scadenti? L'esempio della patente internazionale voleva proprio dimostrare l'opposto. Turisti giapponesi ladri? Mia moglie li accompagna da dieci anni e ho sentito parlare solo ogni tanto di posaceneri o cose del genere. Ma i giornalisti non dovrebbe fare informazione e cultura? Se il divieto di fotografare in Giappone è assoluto, cosa diavolo fotografano i giapponesi tutto il tempo? E come scatto io le foto per il sito?
Dopo quest'ultima lettera viene da chiedersi quali siano, in fondo, gli aspetti positivi del Giappone: verrebbe da dire che non ce ne sono. E di quale tenore poteva essere la risposta di chi, al contrario dell'autore, non amasse il Giappone?
L'impressione è che si stia perdendo di vista il succo dell'articolo, impegnati come siamo a trovare esempi che sminuiscano i difetti di noi italiani e i pregi dei giapponesi.
Attenzione a non scadere anche voi nei luoghi comuni e a basarsi solo su esperienze personali, che per alcuni sembrano troppo fortunate e per altri troppo sfortunate.
(Massimiliano Crippa)

Siamo tutti uguali nella propria diversità. Cercare altrove la panacea ai mali che ci affliggono è un'illusione, nel senso che si finisce con l'accettare implicitamente e senza discussione altri mali, magari diversi da quelli della propria terra di origine, ma che pur sempre mali sono.
Se è certo lecito preferire la pulizia e la puntualità dei treni giapponesi (anche in Italia c'è stata un'epoca in cui i treni arrivavano in orario e spero che nessuno la rimpianga!), basta però, per amor di verità, far capire a che prezzo ciò sia stato raggiunto dalla società giapponese.
Proprio come direi a chi esalta la "fantasia" di noi italiani di dare un'occhiata a come siamo ridotti, noi popolo di poeti, santi e navigatori.
I ghetti coreani in Giappone non esistono, ma molta della forza lavoro nel mondo della prostituzione è costituita proprio da giovani coreane e cinesi, di recente insidiate dalle russe e dalle numerose australiane e neozelandesi. Guarda caso come le ragazze nigeriane e dell'Europa dell'Est che popolano di notte le nostre strade.
Mi fermo qui, poiché gli interessanti saggi socio-antropologici citati qua e là nelle pagine di Nipponico puntano il dito su questi problemi molto meglio di quanto possa fare io. (Simone Guerra)


Che la società giapponese abbia i suoi problemi non si potrebbe nasconderlo neanche volendo.
Ma non voglio credere che in Italia l'unico modo per fare arrivare i treni in orario sia il ritorno del fascismo. I treni non arrivano in orario solo in Giappone. Non credo nemmeno che i dipendenti delle ferrovie giapponesi stiano peggio dei nostri.
Sono felice di vedere che anche altri non condividono, come me, il mito della "fantasia" italiana. Non penso, infatti, che sia per ostentare originalità che il primo convoglio della metropolitana milanese con l'aria condizionata sia entrato in funzione solo nel 2002.
I problemi sociali giapponesi almeno non pregiudicano lo sviluppo tecnologico.
Resta l'ipotesi che sia lo sviluppo tecnologico a creare i problemi sociali. Qualcuno lo vuole affermare?
(Massimiliano Crippa)

Note

1. Cfr. Crosetti, Maurizio. Come formiche nel metrò di Tokyo. La Repubblica, 26 giugno 2002.
2. La notizia degli italiani la sentii la mattina dopo la partita al telegiornale delle 6.30 della NHK. Dopo non ne hanno dato più notizia, ma qui in Giappone esiste la censura sulle manette e certe notizie le rendono pubbliche con molto pudore. Sta di fatto che la televisione riportava che due erano stati denunciati ed espulsi perché avevano "menato" due poliziotti che stavano facendo defluire la gente nel dopo partita, mentre gli altri due sono stati denunciati e multati perché avevano rotto un semaforo. Io stesso, con mia moglie, ho visto alcuni italiani prendere a calci le aiuole e i cartelli stradali.
3. Cfr. Redazione. Crude patriotism easily turns to xenophobia. Asahi Shinbun, 22 giugno 2002.
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