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Moratoriamu ningen
Con l'espressione moratoriamu ningen si indica una persona che ritarda la sua partecipazione alla vita adulta e non è propriamente matura. Spesso il vocabolo è abbreviato in moratoriamu che proviene dall'inglese moratorium, a sua volta dal tardo latino moratorius (che fa indugiare). Il vocabolo moratoriamu, in italiano moratoria, indica in generale una sospensione o dilazione nel tempo. Ningen significa persona, genere umano. L'accezione che indica un individuo che rimanda la sua vita adulta è dovuta all'uso che ne fece lo psicologo Erik Erikson (1902-1980). L'espressione ebbe estremo successo in Giappone verso gli anni '80. Come ci ricordano Massimiliano Griner e Rosa Isabella Furnari, essa apparve in un articolo del 1986 sulla rivista "Shouhi to ryuutsuu". La generazione della moratoria, che nel 1986 era attestata intorno al 5%, veniva definita come introversa, come personalità deboli, chiuse, isolate e instabili. Un uso scientifico del termine giapponese è però da attribuire allo psichiatra Okonogi Keigo che lo presentò in un articolo del 1977, Moratoriamu ningen no jidai, ripreso anche in altri testi. Okonogi accusava l'opulenza e il benessere del Giappone come cause dell'infantilismo dei giovani. La società opulenta e consumistica pretende che si sia temporanei, precari, effimeri, in altre parole degli eterni bambini. Il giovane della generazione della moratoria rinvia il suo accesso alla società adulta, dilazionando i tempi di ingresso e procrastinando l'accoglimento di responsabilità e obblighi. E soprattutto si chiude in se stesso disinteressandosi degli altri e privandosi delle relazioni interpersonali. La moratoria è stata in tempi recenti associata ad un altro fenomeno giapponese, la cosiddetta cultura kawaii (cultura del carino). Hoshino Katsumi descrisse accuratamente la gioventù giapponese nei suoi atteggiamenti di disimpegno sociale, di rigetto dei valori e dei ruoli e nel rifugio nell'immagine di eterno bambino. Un'interpretazione che servì ad autori come Sharon Kinsella, Anne Allison e Alessandro Gomarasca per sostenere l'esistenza della figura della shoujo, metà donna metà bambina, inconsapevolmente inserita in un'economia dello scambio che trascurava ogni rapporto interpersonale. A sostegno di queste teorie, ampiamente esposte in numerosi libri e articoli, si presentavano fenomeni scottanti come enjo kousai e pornografia (considerando però la prostituzione come un fenomeno recente e ignorandone le cause storiche). D'altronde Sharon Kinsella elaborava un'articolata indagine che forniva una rappresentazione complessa dell'effimero mondo delle shoujo. Ma non tutti erano d'accordo con questo quadro teorico. Cristiano Martorella reagì in modo deciso affermando che l'interpretazione del kawaii come moratoria fosse insostenibile. Innanzitutto fece notare l'incongruenza fra la realtà osservata e le definizioni degli autori che parlavano di giovani non integrati dal lontano 1977, senza notare quello che veramente stava accadendo. Cristiano Martorella definisce il kawaii come elemento propositivo e creativo che alimenta la società dei servizi e delle comunicazioni, una società che in questo senso si può definire postmoderna. Dunque la moratoria non sarebbe un disimpegno sociale, ma una fase di transizione dalla società industriale alla società dell'informazione. I giovani giapponesi si sarebbero disimpegnati nel vecchio mondo per impegnarsi con tutte le forze nel nuovo. Questo era quello che non vedevano gli studiosi. In conclusione il dibattito è ancora aperto. Soltanto il tempo potrà giudicare quale interpretazione della moratoria sia quella giusta.
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Schede correlate
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