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Mori Mariko
All'inizio del 2002, presso il Museum of Contemporary Art di Tokyo, si tiene Mariko Mori Pure Land, l'ultima personale di Mori Mariko curata da Shioda Jun'ichi, responsabile del museo, e da Germano Celant, direttore della Fondazione Prada e critico d'arte. L'esposizione è la prima personale dell'artista in Giappone e presenta una retrospettiva che, partendo dai primi lavori fotografici, realizzati nel 1994, arriva a un'opera tra le più recenti, Miracle (2001). Ideata dall'artista, la mostra si svolge come un viaggio immaginario che il visitatore è invitato a percorrere al fine di giungere ad un più elevato livello di conoscenza. I primi lavori rispecchiano la sua condizione personale, in quanto donna all'interno della società giapponese: Subway (1994), Play with Me (1994), Tea Cerimony III (1995), Birth of a Star (1995). In seguito è passata dalla persona ai luoghi, trattati come metafora di un incontro fra universi contrastanti: la sirena di Empty Dream (1995), l'esistenza quasi irreale di Miko no Inori (1996), Nirvana (1996-1997). Infine, compie un viaggio nei territori della magia e dell'ignoto: Entropy of Love (1996), Burning Desire (1996-1998), Kumano (1997-1998), Alaya (1998). Il punto d'arrivo è Dream Temple, con il quale si allontana dalla "spettacolarizzazione di se stessa" e cerca di abbozzare un linguaggio architettonico mediante il quale sia possibile "entrare" nella sua coscienza.
E infatti il nucleo centrale dell'esposizione è rappresentato da due complesse e monumentali installazioni: gli spazi visionari di Garden of Purification (1999) e quelli del Dream Temple (1999). Garden of Purification consiste in un ampio ambiente chiuso, che crea un impatto quasi sacrale, attraverso il quale il visitatore è portato ad annullare la relazione convenzionale tra mondo interiore ed esteriore. Attraverso il Garden si entra nello spazio della meditazione, mentre l'imponente architettura multimediale del Dream Temple, un'opera d'arte globale realizzata da una originale fusione di conoscenza scientifica e mistica, consente di percepire una più elevata consapevolezza spirituale. Germano Celant, nell'intervista all'artista realizzata nel 2001, spiega che il Dream Temple aspira a ricreare il "luogo della meditazione buddista, è qualcosa di reale e insieme di astratto, di fisico e di metafisico". Mori paragona l'opera allo Yumedono ("Padiglione dei sogni") di Horyuuji, il tempio più antico del Giappone fondato nel 607 dal principe Shoutoku (574-622), un luogo di meditazione e di studio:
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Di fatto è un centro virtuale, nel quale si possono vanificare tutte le tensioni, nel quale ci si può liberare dai conflitti e dai residui per giungere al massimo grado di felicità con se stessi. Da sempre ogni civiltà, da Occidente a Oriente, ha sognato il luogo ideale della Bellezza e della Purezza, uno spazio immaginario che è un non luogo (ou-tópos) e un luogo felice (eû-tópos).
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Riguardo all'uso nelle sue opere delle più moderne tecnologie per comunicare e creare, l'artista spiega:
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Anche la tecnologia insiste nel definire l'assente, il centro sconosciuto che si nasconde dentro di noi. [...] L'arte e la tecnologia cercano il nuovo o il futuro imminente, condividono le stesse ansie e le stesse condizioni, aspirano a risolvere l'essenza dei problemi esistenziali. [...] In questo senso lo sviluppo della tecnologia sembra legato al fatto di rendere possibili le utopie umane. Anzi, il pensiero di un luogo utopico è stata la vera spinta allo sviluppo tecnologico. [...] L'idea del Dream Temple è legata all'interesse a immergermi sempre più nella coscienza; questo è il fulcro centrale del lavoro. Quasi a raggiungere un livello sotterraneo della consapevolezza, come quando i filosofi parlano di un'esperienza subconscia della realtà. [...] La visualizzazione attraverso le tecnologie, come la computer graphic e i sistemi virtual reality, mi serve a concretizzare uno spazio in cui sia possibile, mediante un'esperienza visuale e uditiva, guardare in se stessi - uno spazio meditativo.
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Mori inizia a lavorare intensamente nella metà degli anni '90, realizzando fotografie di grandi dimensioni che la ritraggono in abiti da lei stessa disegnati mentre rappresenta diversi ruoli di giovane donna nello spazio urbano contemporaneo. Questi lavori innovativi, che da un lato esprimono una visione critica della società e dall'altro possono essere considerati come una sorta di allegorie, hanno rapidamente fatto di lei la più promettente giovane artista giapponese. In seguito Mori ha proseguito la sua attività introducendo significativi cambiamenti nel suo stile e espandendo i propri confini di espressività. Per questo motivo si è servita della tecnologia più avanzata, come fibre ottiche, per realizzare oggetti e immagini tridimensionali, alla quale affianca, in opere quali Nirvana e Dream Temple, elementi tratti dalla cultura tradizionale giapponese. Il lavoro di Mori Mariko, sebbene basato su una profonda riflessione dedicata al significato del fare arte, esprime un forte senso di libertà nell'uso dei media e dell'immaginario caratteristico della sua generazione. Le sue immagini sono di una bellezza ricca e seducente che dona grande piacere a chi le osserva. Il linguaggio dell'artista, che ha presentato le sue opere in tutto il mondo riscuotendo un forte consenso, è fondamentalmente radicato nell'osservazione attenta e nella profonda comprensione della società e della cultura giapponese. Per questo motivo questa mostra rappresenta un evento particolare perché offre al pubblico giapponese l'opportunità di esaminare il suo lavoro proprio in relazione a questo particolare aspetto.

Mori Mariko ha partecipato a rassegne internazionali come la Biennale di Venezia e la Biennale di Lione e ha presentato mostre personali al Centre Pompidou di Parigi, alla Serpentine Gallery di Londra, al Museum of Contemporary Art di Chicago e alla Fondazione Prada a Milano.
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