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Morimura Yasumasa

Il camaleontico artista di Osaka, classe 1951, è famoso per i suoi autoritratti che fondono autore e soggetto. Egli, grazie al suo talento e alla tecnologia, abbatte in modo radicale i confini tra le categorie maschile e femminile e pure tra Occidente e Oriente. Con le sue performances, mostra l'impatto che i miti occidentali hanno avuto sulla cultura giapponese. Morimura è capace di trasformarsi nelle icone della femminilità occidentale.
La fotografia mette in luce il fondamento illusorio del nostro senso di realtà. Morimura dichiara di voler iniziare una vera "rivoluzione estetica". Egli oltrepassa la semplice produzione di copie o la parodia per calarsi egli stesso nei panni di soggetti pittorici o cinematografici del passato, facendoli rivivere attraverso il suo corpo giapponese per poterli commentare dall'interno, anche con un pizzico di narcisismo e ironia. E senza fare a caso al sesso del soggetto originale. Egli crea un'immagine che è fedele all'originale e, nello stesso tempo, ne decostruisce e stravolge il senso in modo creativo. Autenticità e artificiosità insieme. In un'intervista realizzata da Monty DiPietro nel 1998, Morimura affermava:

L'arte è sostanzialmente spettacolo. Anche Michelangelo e Leonardo da Vinci erano intrattenitori. [...] Io non dipingo sulla tela, dipingo sulla mia faccia.

La cura che Morimura mette nelle sue reinterpretazioni offre in un primo momento conforto allo spettatore, che riconosce l'opera l'originale. Tuttavia, non si può rimanere indifferenti alle alterazioni introdotte dall'autore, che rispecchia le pressioni della società a che l'individuo si conformi alla cultura dominante. La cultura fa affidamento sui propri miti per formare un'identità collettiva, la cui forza sta nel desiderio degli individui di incanalare i propri desideri in un sogno comune. Morimura ci spinge a porre la nostra attenzione sul condizionamento subliminale che altera la nostra lettura delle immagini proposte dalla società. Morimura gioca, ad esempio, con i miti del cinema, manipolandoli, per esprimere una critica dei concetti occidentali di celebrità, genere e cultura.
E' impossibile non riconoscere nella sua opera anche i tratti della tradizione giapponese, soprattutto nel trucco e nella pratica dell'onnagata, la rappresentazione del ruolo femminile da parte di attori maschili, ispirate al teatro kabuki. Morimura esplora l'ambiguità nell'autoritratto Ambiguous Beauty/Animai no bi (1995), imitando Marilyn Monroe ma assomigliando a una bijin ga, una pittura con un particolare tipo di bellezza che viene utilizzato per decorare i ventagli e altri oggetti tradizionali. Il tema del travestimento, poi, ha radici antichissime, ma anche oggi assume grande rilevanza, in quanto espressione di ambiguità e perdita di identità, "mali" del nostro tempo. Sul tema della copia e del travestimento, l'artista ha affermato:

Parlavo a un amico di Kukai, un prete buddhista del periodo Heian che è considerato il padre della cultura giapponese, pensando alla sua visione del mondo. Kukai viaggiò per tutto il Giappone come un eremita itinerante, ma è impossibile che abbia visitato tutti i posti che dice di aver visto. Una delle ragioni che ha portato alla nascita della leggenda di un Kukai superuomo era la sua strategia di mandare in giro persone che si spacciavano per lui. Oltre a questo, vi erano anche impostori non ufficiali che affermavano di essere Kukai. [...] a quel tempo, questo genere di cose era permesso. Tuttavia, ciò accadeva perché era un periodo ancora culturalmente immaturo - in un periodo più maturo, nessuno tranne il Kukai originale sarebbe stato considerato accettabile. In altre parole, è diventato evidente che l'originalità è importante. Oggi, chi impersonasse qualcuno della levatura di Kukai andrebbe incontro a problemi di copyright e diritto d'immagine, e sarebbe trattato come un criminale. [...] Il problema che mi assilla è che mentre abbiamo meccanismi sociali che richiedono originalità, lo stato d'animo dei tempi mostra un permissivismo verso la copia. [...] Quando scrissi di Andy Warhol nel mio libro Art History Losing its Footing, ho preso in prestito delle illustrazioni, ma dopo la morte dell'artista che incarnava lo spirito dell'era della copia, incontrai problemi perché la gente accampava diritti di copyright sui lavori di Warhol."(1)

Morimura è sicuramente il più brillante esponente contemporaneo di questa tendenza.
Morimura vive a Osaka, si è laureato presso la Kyoto Daigaku nel 1978. La prima personale risale al 1983, mentre il successo internazionale arriva alla fine degli anni '80, a partire dalla 44° Biennale di Venezia (1988).
Morimura presenta in quell'occasione la sua prima serie "Self-Portrait as Art History" (1985), che riproduce i quadri fondamentali della storia dell'arte occidentale: Leonardo, Rembrandt, Manet, Van Gogh, etc. Scioccante la sua interpretazione dello scandaloso dipinto di Manet, Olympia. Egli conduce un'analisi approfondita dell'artista e della società in cui viveva per scoprire l'essenza dell'opera, dopodiché la reinterpreta in modo eccentrico e moderno, inserendovisi prepotentemente. Attraverso l'inserimento del proprio corpo, Morimura avvia una dialogo critico con l'opera e ciò che rappresenta, facendo piazza pulita di ogni mitizzazione. Morimura collabora nel 1996 con Issey Miyake (1938-) per la serie "Guest Artist", che comprende anche cinque abiti su cui sono state stampate opere dell'artista raffiguranti quadri di Ingres, pittore francese del XVIII secolo.
Verso la metà degli anni '90, il suo interesse si sposta sulle icone della modernità: Madonna, Michael Jackson, le star del cinema. Nascono così "Psychoborg" e "Self-Portrait as Actress" (1996). Nelle foto di Actresses Morimura fa il verso a una certa visione della femminilità, tipica dell'Occidente. Vi sono raffigurate Audrey Hepburn, Vivien Leigh, Elizabeth Taylor, Catherine Deneuve, Brigitte Bardot e Marilyn Monroe. Con "Actress", Morimura analizza i somboli della sessualità occidentale, criticando il modo in cui i media creano un feticcio del corpo umano.
La produzione artistica di Morimura non è limitata alla fotografia, ma spazia dagli eventi live alla moda, dall'editoria alla televisione.
Il lavoro dedicato a Frida Kahlo, l'indimenticabile artista messicana morta nel 1954 e la cui vita è stata segnata da grandi passioni e sofferenze (mentali e fisiche), rappresenta l'apice dell'artista. Intitolato "An Inner Dialogue with Frida Kahlo", esso è stato presentato in contemporanea dal 20 luglio al 30 settembre 2001 presso l'Hara Museum of Contemporary Art (Tokyo), il Luhring Augustine (New York) e il Thaddaeus Ropac (Parigi). Morimura posa come la Kahlo in 13 fotografie. I quadri della Kahlo sono "un dialogo con se stessa, la sua propria sessualità e il sesso femminile, i suoi sogni e desideri" (Bethany A. Pappalardo). Il progetto, iniziato nel 1985, include anche il video e altri media.
Per realizzare le sue foto, Morimura mischia le antiche tecniche di incisione su legno, la pittura e la tecnologia digitale di Jon Cone e dei suoi Studios. Lo si può considerare un artista multimediale; fotografo sarebbe un dispetto.

Note

1. Morimura, Yasumasa. The Relationship between Original and Copy. 20th Meeting of "Media Acceptance and Social Change" Research Group (Atti del), 22 settembre 1998.

Bibliografia

Beith, Malcolm e Dehghanpisheh, Babak. Japan's Man of Many Faces, in "Newsweek", 6 agosto 2001.
Brunetti, John. Deconstructing Cultural Myths, in "Notre Dame Review", n. 6, 1998.
Gumpert, Lynn. Glamour Girls, in "Art in America", vol. 84 n. 7, 1996.
Itoi, Kay. Beauty Is Commotion. ArtNet Magazine, 8 marzo 2001.
Madoff, Henry. Daughter Of Art History, in "Time", 27 settembre 1999.
Weiermair, Peter e Gerald, Matt. 1997. Japanese Photography: Desire and Void. Edition Stemmle, Zurich.
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