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Murayama Yuka

Nata a Tokyo il 10 luglio 1964, si è laureata alla Rikkyou Daigaku. Dopo aver fatto l'impiegata, l'insegnante e tanti altri lavori, ha cominciato a scrivere.
Nel 1993, vince alla settima edizione del premio Shousetsu Subaru Shinjinshou per scrittori esordienti, col romanzo "Tenshi no tamago" (Uovo d'angelo) che racconta dell'amore puro di un diciannovenne.

Dopo aver attirato l'attenzione su di sé con questo romanzo, ha lavorato per un anno come reporter nella trasmissione mattutina della NHK "Murayama Yuka no tabi essei" (Racconti di viaggio di Murayama Yuka).
Dall'aprile 1995, per un anno e mezzo ha lavorato nella redazione di Yomiuri Shinbun, recensendo libri per la rubrica "Maruchi dokusho network".

Vive a Kamogawashi, nella provincia di Chiba, da circa sette anni. Coltiva i campi e si gode una vita vicino alla natura.

Le opere principali sono:

         Bad kids (Ragazzi cattivi)
         Yasei no kaze (Vento selvaggio)
         Ao no fermata
         Kimi no tame ni dekiru koto (Quello che si può fare per te)
         Tsubasa (Ali)
         Yoake made ichi mairu (Manca un miglio all'alba)
         Bad kids umi o daku (I ragazzi cattivi abbracciano il mare)
         Inochi no uta (La canzone della vita)

Tra i saggi, ricordiamo Umi kaze tsushin. Kamogawa kaitaku nikki, Shousetsuka Buuko Igirisu o iku (La scrittrice Buuko gira l'Inghilterra) e Are toki doki nekoze.

Il 10 novembre 2000 si è tenuta a Milano, presso l'Hotel dei Cavalieri, una conferenza a cui hanno partecipato gli scrittori Murakami Ryuu e Murayama Yuka. Ecco una sintesi del discorso di Murayama Yuka:

Il mio ultimo libro, Inochi no uta, racconta la storia di due balene, madre e figlio, che si perdono durante il loro viaggio verso i mari del sud. Lontani dal branco, incappano in acque inquinate. La madre, per proteggere il figlio, mangia la pellicola di sporco che li circonda e si ammala. Nel frattempo, cerca di insegnare al piccolo a cantare. Il canto, per le balene, è molto importante: cantano per fare la corte e comunicare con i compagni. Il libro è accompagnato da un cd dove io leggo la storia e la accompagno con una colonna sonora composta e suonata da me. La morale di questo racconto per tutti è che ognuno deve camminare e vivere da solo, perché tutti sono soli e nessuno può pensare di dipendere dagli altri. Il balenottero deve imparare a cantare.

Esiste nel mondo una tendenza a cambiare il finale delle favole. In Giappone, nel finale de La cicala e la formica, la cicala non muore: la formica viene in suo aiuto e la salva. Questo è sbagliato, i bambini imparano dalle favole i concetti della vita, compresa la paura e le brutte cose che esistono. Inoltre, se diventa tutto meno crudele, troppo pacifico, il bambino perde la voglia di riascoltare o rileggere di nuovo la storia. Le scene forti si ricordano, senza di esse il bambino perde interesse. I bambini sono più svegli di quanto si pensi, io stessa mi ricordo che cercavo di leggere i libri dei miei genitori, magari per trovarvi una scena di sesso. Per fare un altro esempio, è stato detto che la festa di Hina Matsuri non va bene perché le bambole sono su una scala gerarchica. Lo stesso vale per la festa di Koi nobori perché anche le carpe seguono un ordine, insomma c'è discriminazione. In America hanno criticato Biancaneve e Il brutto anattroccolo. Nel 1994 è uscita una favola detta Favola politicamente corretta, che prende in giro questa ondata di perbenismo. Il libro ha avuto molto successo, questo vuol dire che la gente non è completamente impazzita. Non si deve nascondere la verità, fare finta che non esistano le differenze è anch'essa una discriminazione. E porta alla criminalità.

Mi viene in mente ad esempio Miyazaki Tsutomu, un serial killer che ha ucciso molti bambini. La colpa di tali delitti non è dei media. E' l'ambiente che sta intorno ai bambini il colpevole. Dividere due bambini che si picchiano non è un bene. Devono imparare a controllare le emozioni da soli. I genitori devono incoraggiare i bambini a provare, non impedire. Devono anche insegnare l'importanza di fallire. I genitori devono accettare i bambini, qualunque cosa facciano. Quando succede qualcosa di brutto, si cerca solo di trovare un colpevole, non la causa; in giapponese tale processo si chiama kizokushori to setsudansousa (attribuzione e distacco). Se uno si comporta da criminale, si dice che è diverso, pazzo, e che noi normali non abbiamo colpa di ciò. Non dobbiamo pensare di non essere coinvolti.

Sono stata discriminata in Inghilterra, negli Stati Uniti e in Australia. Sono stata insultata, mi hanno sputato in faccia, chiamata yellow monkey. Ho capito che anche i giapponesi sono considerati gente di colore. I giapponesi sono insensibili alla discriminazione, perché non l'hanno mai provata. Eppure hanno molti complessi di inferiorità, ma questi non sono negativi, servono come molla. Per spiegare questo mio pensiero, basti pensare che in Giappone esiste un gruppo musicale che si chiama Yellow Monkey: negli Stati Uniti sarebbe impossibile per un gruppo di neri chiamarsi Nigger.

Mio padre è stato arrestato per spionaggio industriale, imprigionato per dieci giorni, sbattuto in prima pagina, umiliato dalla polizia. Alla fine venne assolto e i giornali riportarono solo un trafiletto in una pagina interna. Penso che questa sia stata un'esperienza positiva per me, ora non credo più ciecamente a ciò che dicono i mass media.

Ho fatto molti lavori. In particolare, mi ricordo l'esperienza come insegnante in una juku (scuola di recupero serale). Una mia studentessa si è suicidata e forse questa è stata una molla che mi ha spinta a scrivere. Un'altra molla è stata sicuramente una frase di Murakami Ryuu: con un romanzo non si può salvare il mondo dalla fame (una cosa decisamente troppo grande, ndr), ma si può salvare la vita di un giovane, evitare un suicidio. Magari uno lo si può salvare. Per questo scrivo per i giovani, spero di dare loro coraggio.


Durante la conferenza, abbiamo raccolto alcune istantanee dell'autrice.
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