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Museo Chiossone
Il Museo d'Arte Orientale "Edoardo Chiossone" di Genova, progettato dall'architetto Mario Labò e inaugurato nel 1971, sorge nel luogo un tempo occupato dalla distrutta villa neoclassica del Marchese Di Negro, all'interno del parco comunale che ancor oggi ne porta il nome. La collocazione nel centro della città, poco sopra l'ottocentesca ed elegantissima Piazza Corvetto, e la posizione panoramica, che consente una vista incantevole della distesa dei tetti di ardesia della città antica prospiciente il porto, fanno del museo un luogo immerso nel verde di facile accesso e di sosta gradevolissima. Le collezioni formate dall'incisore e pittore genovese Edoardo Chiossone (1833-1898) durante il suo soggiorno in Giappone (1875-98), dove diresse l'Officina Carte e Valori del Ministero delle Finanze per 16 anni (1875-91), comprendono raccolte di oggetti artistici dell'Estremo Oriente, in grandissima prevalenza giapponesi (dipinti, stampe, sculture, porcellane, lacche, armi e armature, bronzistica, maschere teatrali, strumenti musicali, tessuti), ma anche cinesi. L'esposizione permanente, allestita nella forma attuale dalla data di inaugurazione si articola in due sale al piano terreno ed offre una campionatura delle raccolte presentate per classi di materiali. Al piano ribassato la sala didattica ospita periodicamente le mostre temporanee. Edoardo Chiossone nacque ad Arenzano (GE) nel 1833. Compì gli studi presso l'Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, diventando professore di disegno e incisione nel 1855. Già durante gli anni di studio mostrò doti d'artista fine e intraprendente, ottenendo premi e riconoscimenti. Lavorò presso la Banca Nazionale del Regno d'Italia a Firenze, quindi fece importanti esperienze professionali all'estero, in Inghilterra e Germania, sviluppando tecniche particolarmente raffinate nell'incisione e stampa della carta moneta. Nel 1874 il governo giapponese lo invitò a Tokyo e gli offrì un contratto per fondare e dirigere la nuova Officina Carte e Valori del ministero delle Finanze. Chiossone, trasferitosi in Giappone nel gennaio 1875, vi rimase tutta la vita. Egli fu non soltanto l'autore delle prime carte valori del Giappone moderno - banconote, francobolli, titoli di Stato e altro - ma anche il ritrattista ufficiale dei più alti rappresentanti dello Stato, dall'Imperatore e consorte a prìncipi e ministri. Nel 1883 i suoi disegni di banconote furono inviati dalla Stamperia Imperiale del Giappone alla Esposizione Internazionale di Boston. Fin dall'inizio del suo soggiorno Chiossone sviluppò un profondo interesse per l'arte giapponese - grazie anche ai consigli di noti orientalisti europei, quali il Brinkley e l'Anderson - e raccolse attivamente in grande quantità opere che all'epoca il mercato antiquariale offriva in abbondanza: tutti i settori delle arti figurative e decorative sono rappresentati nelle collezioni, che Chiossone destinò nel testamento alla sua città natale. Morì a Tokyo nel 1898 e fu sepolto nel cimitero di Aoyama, dove le sue spoglie si trovano ancora oggi. Il museo é uno dei più importanti in Europa nel suo genere. Esso custodisce l'intera raccolta: dipinti, stampe, sculture, armi e armature, bronzistica cinese e giapponese, lacche, ceramiche e porcellane, smalti e tessuti. Tutti questi pezzi furono acquisiti in epoca e circostanze oggi impensabili. Infatti, all'esperienza e alla sensibilità che sorressero il collezionista, si aggiunsero condizioni storiche estremamente favorevoli: il crollo dell'antico regime Tokugawa; la persecuzione religiosa ai danni del buddismo e la conseguente diffusa volontà di disfarsi degli oggetti religiosi; la facile reperibilità sul mercato di armature, armi e ceselli ad esse connessi, in seguito alla soppressione delle milizie feudali (1868) e alla proibizione di indossare armi. Secondo le volontà del Chiossone, alla sua morte (1898) le 96 casse che racchiudevano circa 15.000 pezzi orientali furono spedite a Genova per essere ordinate in un museo d'arte giapponese, che fu infatti inaugurato nel 1905 nella sede dell'Accademia Ligustica, in occasione della visita a Genova del Re e della Regina d'Italia. Il Museo funzionò nella sede dell'Accademia dal 1905 al 1940, ma gli eventi bellici determinarono uno stato di necessità. La custodia, la schedatura, i restauri del materiale museale, nonché la progettazione e la costruzione dell'attuale sede del Museo nella Villetta Di Negro, dovettero essere assunti dal Comune di Genova. L'ordinamento espositivo attuale - per ragioni di selezione, conservazione e spazio - comprende solo una campionatura dei settori principali per classi di materiali. Le stampe e i libri illustrati, per evidenti cautele conservative, sono custoditi in apposite cassettiere, consultabili a richiesta degli studiosi.
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