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Museo Stibbert
La collezione giapponese
a cura di Paolo Blasi
Tra i primi collezionisti italiani di opere giapponesi, ma anche a livello mondiale, è possibile annoverare Frederick Stibbert (1838-1906)(1). E' la più grande collezione esistente fuori dal Giappone e conta materiale che va dal periodo Momoyama (1573-1599) al periodo Edo (1600-1867). La sua ammirabile collezione coincide con il periodo, seconda metà del XIX secolo, nel quale il Giappone riscoprì il commercio e lo scambio culturale e nel quale ebbe termine, in modo cruento, il dominio della casta guerriera. Periodo di mutamenti, offrì ai collezionisti di tutto il mondo magnifiche opportunità per acquisire opere di immenso valore. Il sistema feudalizio per secoli aveva costretto il Giappone ad una chiusura verso gli altri stati, impedendo di fatto la possibilità di scambi, non solo economici ma anche culturali. Caduto questo, il Giappone vide letteralmente "traboccare" dai propri confini tutto quanto era stato per così lungo tempo gelosamente custodito e mantenuto come propria eredità perpetuata nel tempo. Questo in quanto notevoli riforme, come l'abolizione del sistema feudale (1871) o l'abolizione della casta dei samurai (1877) in seguito alla rivolta degli stessi soppressa nella battaglia di Kagoshima, furono rese necessarie per ritornare al passo con i paesi occidentali. Si crearono così gravi scompensi all'interno del paese, che non era pronto ad un taglio così netto con il passato. Conseguente alla loro destituzione è la necessità, per i feudatari, di procurarsi un reddito. Ciò costituì la premessa al fiorire della vendita d'oggetti e manufatti giapponesi in tutto l'Occidente, in cambio di materiali e manufatti occidentali necessari per la crescita economica. In un quadro storico, così intenso e vivace per un paese estraneo agli avvenimenti mondiali da molti secoli, si inserì l'inizio della storia del collezionista Stibbert che diede vita, di lì a poco, ad una vera e propria "collezione giapponese" in terra italiana. L'interesse dello Stibbert per l'arte e la cultura nipponica non si limitava solo alle opere più rinomate e preziose quali armature, spade o statue, annoverate anche in patria come tesori. In questo, la sua ammirazione, eccedeva il comune senso del "bello" e si diramava nella cultura propria, sino ad approdare all'acquisto di oggetti d'uso comune curati nei dettagli e ornati da sapienti mani con lavoro artigianale.
I primi acquisti, risalenti al 14 febbraio 1870 presso un antiquario fiorentino, tale Janetti, denunciano anche il ruolo della Toscana ed in particolare di Firenze nel commercio e nello scambio con i paesi dell'Estremo Oriente. Gli stessi giapponesi ebbero pensieri analoghi in merito a quanto era disponibile nel "mercato fiorentino". Nel caso specifico, la visita presso Firenze il 10 maggio 1873 dell'ambasciatore Meiji, Iwakura Tomoni, durante la quale egli stesso affermerà (con buona approssimazione riferendosi allo stesso fornitore, Janetti, dello Stibbert):
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[...] anche se in altri paesi si possono trovare talvolta negozi dove appare in vendita la produzione giapponese, si tratta di oggetti grezzi e dozzinali. Questo negozio raccoglie invece oggetti eleganti e raffinati. Abbiamo notato lacche, ceramiche, oggetti di rame, intarsi, smalti, ventagli, lavori in avorio e perfino pitture del tipo nishiki-e. Ce sembra che questo negozio non scomparisca a confronto degli altri negozi artistici d'Europa [...](2)
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Solo in un secondo momento Frederick Stibbert, svegliato dal tanto interesse, volgerà il suo sguardo ad altri mercati (parigini, londinesi, etc.), dove avrà la possibilità di ampliare notevolmente i termini della collezione acquisendo opere di elevata finitura. Questi mercati erano mete per acquisti più consistenti di intere armature o set completi di ceramiche come anche le prime sciabole ed armi da fuoco, quest'ultime riadattate abilmente dagli artigiani giapponesi. Gli acquisti proseguiranno ancora nel 1879, 1889 e 1890 presso i principali fornitori di Firenze, Milano, Parigi, Nizza, Rotterdam e Londra. Entrano nella collezione svariate tsuba, katane, wakizashi, bardature per cavalli ed elmi straordinari come quello dell'armatura moderna "tosei gosoku", decorata con peonie. Quest'ultimo, nello specifico, è il rappresentante di uno stile particolare detto Kawari-kabuto e firmato da Haruta Shigesada. Esso risale alla fine del periodo Momoyama, inizio del periodo Edo, e sarà ripreso successivamente da vari artigiani. Gli elmi costituiscono forse i pezzi più spettacolari e straordinari tra quelli che è possibile ammirare nella collezione Stibbert. Considerati opere d'arte per la loro raffinatezza, erano utilizzati in battaglia per distinguere gli alti ufficiali dalla truppa anche a grande distanza. E' facile supporre come questi oggetti non siano passati inosservati nell'ambito culturale, ma anche sociale, italiano e più genericamente europeo o occidentale. Difatti, la comparsa nei negozi di oggetti e stampe orientali ha favorito anche altri interessi, come quello più propriamente stilistico degli artisti. In questo periodo è possibile rintracciare quella corrente culturale che prende il nome di giapponismo e che travalica, ben presto, il senso artistico per riversarsi anche nell'artigianato e in altri settori più della vita quotidiana. Sulla scia del senso artistico, in Occidente si riscopre la raffinatezza degli usi e dei costumi che il popolo giapponese perseguiva da secoli. Vogliamo accennare solo alla sua influenza più vistosa, quella delle stampe xilografiche nipponiche sugli impressionisti e post-impressionisti, massimamente francesi, attraverso le quali parte del lavoro svolto per lunghi anni da artisti giapponesi è ripreso nel concetto stilistico e riproposto in una interpretazione più diretta. Sicuramente nella collezione Stibbert sarà possibile notare, dal raffronto diretto degli oggetti esposti, quello che è stato l'approccio degli artisti maggiori del tempo, basti pensare ad alcuni lavori di Van Gogh sul tema di Hiroshige "Ponte sotto la pioggia". Questi processi hanno contribuito a favorire la diffusione e la conoscenza dello stile e dell'approccio differente degli artisti giapponesi e dell'abile adattamento ed interpretazione di quelli occidentali, in particolare francesi. Per concludere si può affermare che quella proposta, nel museo Stibbert, deve essere letta come una parziale testimonianza di quella che è stata l'ammirazione verso un intero popolo, in un periodo di fermento ed intensa attività da parte dei giapponesi. Testimonianza parzialmente ammirabile nelle circa 2.000 opere in catalogo, come ci ricorda Francesco Civita, curatore della sezione giapponese:
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La collezione è distribuita in quattro sale e consiste di circa 2.000 numeri d'inventario. Il nucleo principale è costituito da armi bianche, da fornimenti di sciabola, da armature ed elmi; la parte dedicata alle armi è completata da un piccolo ma significativo numero di armi da fuoco. Lacche, suppellettili, mobili, porcellane, stampe e costumi costituiscono la parte restante della Sezione. Quasi tutti gli oggetti sono rappresentativi del periodo compreso tra la seconda metà del XVI secolo e la seconda metà del XIX, periodo in cui il Giappone fu governato dalla classe militare dei Samurai; alcuni oggetti sono anche anteriori, degli inizi del XVI secolo, ed altri ancora decisamente più antichi, a partire dalla metà del XIV secolo. Il nucleo delle armi bianche è rappresentato da 230 unità, costituito da sciabole lunghe, corte, daghe ed armi in asta. Sono rappresentate tutte le tipologie di sciabola e di daga: tachi e katana, in molte loro varianti, wakizashi, tanto, aikuchi, hamidachi. Gran parte delle lame della collezione sono firmate, ed alcune lo sono da maestri di grandissima fama. Alcune delle lame sono molto antiche, risalenti alla metà del XIV secolo.
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La raccolta, purtroppo, è da anni inaccessibile al pubblico, per motivi tecnici. L'ultima occasione per apprezzarne una parte è stata la mostra "Draghi e peonie", tenutasi tra l'ottobre del 1999 e il luglio del 2000, dove erano esposti oltre 180 pezzi tra i più rappresentativi. Il titolo sintetizza il tema centrale della mostra, il contrasto tra "feroce" e "sublime" evidente in ogni forma artistica giapponese che riesce a far convivere tecniche e decorazioni, raffinatissime e aggraziate, con la destinazione spesso crudele dell'oggetto prodotto. Tra gli oggetti più importanti si trova la "sublime" statua del Buddha Amida, del secolo XV, e una rarissima katana dello stesso periodo, che porta il drammatico nome di "Kaminari" (fulmine). La mostra comprende importanti esemplari di katana e daisho, elmi e armature complete, nonché oltre 40 tsuba, armi realizzate da grandi maestri, ognuno caposcuola della sua arte, ricercate da chi, tra i samurai di alto rango, desiderava possedere oggetti di grande pregio. Particolarmente interessante è l'armatura della scuola Sansai, fondata dal daimyo Hosokawa Tadaoki, signore di Etchu, che porta la decorazione di peonie sul busto e una camelia rossa sull'elmo. Così scriveva Domenico Guarino sul sito Exibart:
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[...] Tadoki, dopo un'intera esistenza passata tra le efferatezze della guerra ed i costumi sanguinolenti delle caste guerriere, sul finire della sua vita, si diede alla meditazione buddista, cambiando il suo nome in Sansai. La sua armatura è summa assoluta di tutte queste contrastanti tensioni che proprio nella sua esistenza terrena si trovano carnalmente a convivere. Senza soluzione di continuità. Una bellissima e delicatissima camelia d'oro ne rappresenta il fregio all'elmo; la marzialità della tenuta, perfettamente adatta a qualsiasi battaglia, si stempera nei motivi floreali dell'intarsio. E l'estrema raffinatezza della foggia copre la perfezione tecnica di una veste destinata innanzitutto a proteggere il corpo dell'uomo dedito alla guerra.
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La mostra offre poi lacche e porcellane, sete ricamate e kimono che fanno rivivere sia l'elegante semplicità delle case giapponesi che il gusto per le tecniche decorative complesse e elaborate, in molti casi con risultati di incredibile modernità.
Museo Stibbert. Via Stibbert, 26; Firenze. Tel: 055475520.
Note
1. Pittore, studioso di storia del costume, punto di riferimento tra gli stranieri di Firenze, potente massone, Stibbert lasciò le sue collezioni all'Inghilterra. Il governo inglese le retrocesse alla città di Firenze che, nel 1908, istituì la fondazione comprendente il museo, la villa e il parco. Composto da più di 60 sale tra il museo e gli appartamenti, lo Stibbert raccoglie circa 50.000 pezzi che vanno dalla fine del Quattrocento al Primo Impero e provengono da Europa, Medio Oriente e Asia. I filoni caratterizzanti la collezione sono l'araldica, i costumi e le armi. Anche la quadreria e la libreria furono finalizzate a questo scopo. Il parco della villa è in stile romantico all'inglese, realizzato su disegno di Giuseppe Poggi.
2. Museo Stibbert. Draghi e peonie. Capolavori dalla collezione giapponese. Catalogo della mostra. Edizioni Polistampa, p. 26.
Bibliografia
Museo Stibbert. Draghi e peonie. Capolavori dalla collezione giapponese. Catalogo della mostra. Edizioni Polistampa, Firenze.
Turnbull, Stephen. Le battaglie dei samurai. Feltrinelli, Milano.
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