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Natsume Souseki
Natsume Kinnosuke (1867-1916), in arte Souseki. Romanziere, ma anche noto studioso di letteratura inglese. Nato a Tokyo, ottavo e ultimo figlio di Natsume Kohyoe Naonatsu e sua moglie Chie, Souseki fu dato in adozione immediatamente dopo la nascita e trascorse l'adolescenza in continui spostamenti dalla casa adottiva a quella paterna. La morte della madre nel 1881, quando aveva solo 14 anni, e dei due fratelli maggiori nel 1887 aumentò in maniera considerevole il suo senso di insicurezza. L'educazione ricevuta in giovane età comprendeva studi intensivi di cinese classico. Nel momento in cui entrava a far parte del Dipartimento di Inglese della Tokyo Daigaku, aveva già deciso di diventare uno studioso di letteratura inglese. Qui cominciò a comporre poesia haiku sotto l'influenza di Masaoka Shiki. Nel 1895 insegnò in una scuola media della prefettura di Ehime e l'anno seguente in una scuola superiore della prefettura di Kumamoto. Durante la prima fase della sua attività, egli prese in esame le contraddizioni del Giappone, un paese arretrato in un'età ormai moderna. Lo stile, al principio appariscente e pedante, unisce il metodo tradizionale Haibun (componimento proprio dei poeti haiku) con il Kanbun (prosa cinese). Il tutto filtrato da una sensibilità di tipo europeo. In seguito, nella sua scrittura, svilupperà un approccio più flessibile e colloquiale, maggiormente indicato per l'esplorazione e l'approfondimento della psicologia umana. Natsume Souseki, insieme a Mori Ogai, è considerato una figura di estremo rilievo nella letteratura giapponese.
Si trasferì in Inghilterra nel 1900 come studente. Qui, come risultato della povertà e della solitudine, soffrì di violenti attacchi di depressione che però divennero di lì a poco le basi sulle quali costruì l'intera opera intitolata Bungakuron (1907, Teorie letterarie). Al suo ritorno a casa nel 1903, rimpiazzò Lafcadio Hearn alla scuola superiore di Kumamoto e alla Tokyo Daigaku, dove tenne varie conferenze sulla teoria e critica letteraria. Durante tale periodo, Natsume continuò a collaborare al periodico di poesia haiku Hototogisu (fondato dall'amico Masaoka Shiki e in seguito diretto da Takahama Kyoshi), componendo poesie e bozzetti letterari. Nel frattempo, la prima parte del romanzo Wagahai wa neko de aru (1905-06, Io sono un gatto) fu completata nel dicembre 1904 e fu ben accetta dai membri della testata Hototogisu e pubblicato nell'edizione di gennaio. Scrisse anche piccole storie, tra cui Rondon to (1905, La torre di Londra). Le due seguenti opere del 1906, Botchan (Signorino) e Kusamakura (Il guanciale d'erba) confermano la sua reputazione di romanziere. Nel 1907 lasciò tutti gli incarichi da insegnante per collaborare stabilmente al quotidiano Asahi Shinbun. Nel periodo trascorso presso l'Asahi, scrisse quasi un intero romanzo all'anno. Nell'estate 1910 vomitò sangue a causa di un ulcera gastrica e fu quindi costretto a letto fino all'anno seguente. Durante la malattia, scrisse Omoidasu koto nado (Le cose che ricordo), testo introspettivo sul tema della morte. Si interessò molto anche alle nuove generazioni letterarie, collaborando attivamente con i membri della Scuola Shirakaba e del Gruppo Shinshicho. In tempi più recenti Akutagawa Ryonosuke, Kume Masao, Matsuoka Yuzuru ed altri ancora diventarono fedeli seguaci delle sue teorie letterarie e crearono quel circolo letterario che venne in seguito denominato "The Souseki Mountain Range" (Le vette di Souseki).
Io sono un gatto, divertente resoconto scritto dal punto di vista di un gatto, contiene una satira critica nei confronti della vita degli esseri umani deformata dalla civiltà. Mentre l'opera veniva pubblicato a dispense, Natsume scriveva i sette piccoli aneddoti poi riuniti in volume nel 1906; si tratta principalmente di fantasie vergate con stile misurato ed elegante. Uzurakago (1906, Il nodo della quaglia), nuova raccolta di opere romanzate dopo Yokyoshu, include Botchan, Kusamakura e Nihyakutoka (210 giorni). Viaggi e persone idealiste sono motivi ricorrenti in queste opere. I maggiori interessi letterari di Natsume cominciarono a evolversi e svilupparsi nelle opere uscite a dispense con l'Asahi Shinbun, la prima delle quali, Gubijinso (1907, Papavero rosso), censura la civiltà moderna attraverso i ritratti delle varie espressioni della gioventù. Simili temi vengono ripresi sia in Sanshirou (1908) che in Sorekara (1909, Inoltre). Sanshirou è il pretesto per utilizzare la tecnica del "monologo interiore" che aveva già sperimentato in Kofu (1908, Il minatore). Qui descrive lo stato psicologico fluttuante del personaggio principale, Sanshirou, e i suoi rapporti con intellettuali di epoche differenti in una città moderna. L'amarezza dell'amore perduto che pervade il giovane moderno Sanshiro contrasta con l'assurdità delle esperienze giovanili raccontate dal suo mentore Hirota e riflette le intuizioni e la partecipazione di Natsume per i tempi che cambiano. Tra i lavori di questo periodo, sono da ricordare Mon (1908, Dieci notti di sogni) e Eijitsu Shohin (1910, Piccoli frammenti delle giornate di primavera), in cui lo stile narrativo diventa sempre più raffinato e versatile.
La grave malattia segna il principio dell'ultimo periodo creativo di Natsume Souseki, nelle cui opere si snoda la condizione febbrile di una mente appasionata, solitaria e occasionalmente demente. L'opera seguente, Michikusa (1915, Erba sul sentiero), contiene elementi autobiografici impressionanti e sviluppa ulteriormente il tema delle sofferenze di un intellettuale in un contesto di relazioni umane in continuo cambiamento. In Meian (1916, Luci e oscurità), ultima e incompiuta opera, si penetra una visione a cavallo tra oggettività e soggettività esasperata. Con la sua forte visione, Meian afferma il potenziale del romanzo del periodo Meiji (1868-1912) nell'approfondire l'analisi della società. Durante la stesura di quest'ultima opera, Natsume compose ogni giorno una poesia in cinese classico. Si dice che tali poesie esprimessero il concetto così ardentemente desiderato in quegli anni chiamato sokuten kyoshi (seguire il cielo e lasciare l'io)(1).
Note
1. La traduzione è di Takeshita Toshiaki. Il senso di questo motto va trovato nella letteratura di Natsume Souseki. Egli era in polemica con il romanzo dell'io, shisousetsu, che era e sarà tanto in voga in Giappone. Natsume desiderava una letteratura universale e non piegata su se stessa. Questo appare chiaro in Kokoro, dove i conflitti dell'io si risolvono in un connubio spirituale fra discepolo e maestro che non termina nemmeno con la morte (soluzione che supera il consueto pensiero giapponese che considera la morte un termine inevitabile). Il cielo di cui si parla (ten) è il cielo delle regole universali, così come lo pensano i confuciani (non dimenticate gli studi classici cinesi dello scrittore). Il cielo di cui parla è il cielo degli ideali dell'uomo. Ideali universali e immortali.
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