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No One's Perfect
Koudansha International
2000


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Nessuno è perfetto
di Ototake Hirotada
TEA Libri, 2001
pagine 240


Alla nascita, a sua madre fu detto che non poteva vederlo subito perché era troppo debole. Nei giorni seguenti, i medici accamparono altre scuse.
Ella cominciò a capire che qualcosa non andava, ma non osava chiedere, poiché in Giappone la parola di un medico è sacra.
Soltanto dopo tre settimane, sua madre potè vedere Hirotada e apprendere del suo handicap, circondata dal personale medico che temeva potesse svenire.
Così inizia il libro autobiografico che sta scuotendo il Giappone.
Scritto nel 1998, quando l'autore aveva 22 anni, "Gotai Fumanzoku" è stato al primo posto nella lista dei bestseller dal dicembre 1998 al novembre 1999, per un totale di 4,5 milioni di copie.
Secondo la Koudansha, è il secondo libro più venduto dal dopoguerra ad oggi.
Il titolo, inventato dall'autore, significa "un corpo non completo e sano". Come nel resto del mondo, anche in Giappone i genitori ripetono una frase di rito: "Non importa se è maschio o femmina, basta che sia sano", che si dice "gotai manzoku" (con tutti gli arti a posto).
Il messaggio veicolato dal libro ha sbigottito (e forse spaventato) i giapponesi: anche un disabile può avere una vita pienamente felice e completa.
La casa editrice, preoccupata dei possibili risvolti legati ad un argomento tanto delicato, aveva stampato una prima edizione di sole 6.000 copie, credendo che il libro sarebbe stato ignorato.
Questo libro ha mandato in frantumi una convinzione profonda dei giapponesi, mostrando un Ototake che vive in modo fin troppo normale la sua situazione.
Il libro è pieno dei racconti di persone qualunque, eroi di tutti i giorni, che l'hanno stimolato a non farsi mettere sotto da una società che, secondo il pensiero comune, non mostra molto comprensione per chi è sfortunato.
Particolare attenzione va ai suoi genitori. Avere un figlio disabile è generalmente fonte di vergogna in Giappone, ma essi l'hanno accettato completamente, adattando le proprie vite ai suoi ritmi.
Il personaggio principale rimane ovviamente Ototake. E' proprio il suo personale impegno che gli ha permesso di ottenere sempre ottimi risultati in ogni impresa.
Essere sé stessi, questo era il segreto. Sebbene a lui facciano piacere le luci della ribalta, ci tiene a dire che non si sente assolutamente un eroe. Vuole essere considerato semplicemente un essere umano. In proposito, dice:

I miei genitori erano scioccati, ma non tristi o depressi. Ho sempre pensato che mi amassero. Ciò significa che sono stati forti? Anche a me è stato detto più volte che sono forte. Io penso che, semplicemente, nessuno di noi si è reso conto di quanto la situazione fosse difficile. Non abbiamo cercato di superarla. Siamo soltanto una famiglia felice.

La sua umiltà è disarmante. Ancora più oggi, che Ototake si può considerare una celebrità.
Il successo del libro ha sorpreso i sociologi che sanno quanto poco i giapponesi avessero mostrato consapevolezza per i disabili fino ad allora. Kawanishi Yuko afferma:

Molti giapponesi non sanno realmente molto su come sia la vita di un disabile. Non li vedono spesso, perché sono persone con una scarsa visibilità. A causa di ciò, si crea una incomprensione, dovuta principalmente all'ignoranza.

Come risultato, i disabili raramente arrivano all'attenzione del grande pubblico. Come dice lo stesso Ototake:

Ciò non significa che siano confinati. Spesso, sono loro stessi a pensare che sia troppo problematico uscire fuori. I giapponesi tendono a fissare intensamente le persone disabili.

Esiste poi un problema di scarsa accessibilità in moltre strutture pubbliche giapponesi, che non facilita certo le cose.
Piuttosto che creare problemi od imbarazzo negli altri, molti disabili accettano la situazione ed anche il pregiudizio. Ma le cose stanno cambiando, sia tra la gente che tra i disabili stessi.
E questo libro ha sicuramente contribuito. Ototake è un bravo scrittore e mostra di essere una persona che dà il massimo, cosa che non passa inosservata in Giappone.
Siamo però convinti che il libro sia anche troppo positivo. Egli non affronta mai il tema del pregiudizio. Certe esperienze così perfette rischiano di non sembrare vere e sicuramente non possono essere estese a tutti gli altri.
Pur essendo gravemente menomato, Ototake ha un viso e un attegiamento allegro, spendibile presso un pubblico poco avvezzo al confronto con un disabile.
Ma un passo avanti è sempre un passo avanti. Anche Ototake si ritiene comunque un fortunato: non tutti quelli nelle sue condizioni possono vantare di essere arrivati fino alla Waseda Daigaku.
Nonostante ciò, siamo convinti che, con il catalizzatore adeguato, anche la società giapponese e i suoi pregiudizi possano cambiare.
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