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Nihon Keizai Shinbun

Un giornale controllato al cento per cento dai dipendenti. Fa venire in mente un quotidiano di estremisti politici o un prodotto di nicchia di una cooperativa di giovani volonterosi.
Invece si tratta del maggiore quotidiano economico del mondo, che diffonde ogni giorno quasi 5 milioni di copie (in edizione mattutina e serale, oltre a pubblicare altri tre quotidiani e un settimanale).

Il Nihon Keizai Shinbun, detto popolarmente Nikkei, non è un'eccezione in Giappone, dove precisi vincoli legislativi ingessano la struttura dell'azionariato, sottraendo i giornali a eventuali tentativi di scalata.
I dipendenti ricevono azioni del giornale in proporzione al loro ruolo (i membri del board sono tenuti ad acquistarne una quota minima prefissata), e quando si ritirano in pensione devono cederle alla società, senza possibilità di capital gain, ma dopo aver staccato una cedola annuale che al Nikkei in genere è stabile intorno al 15 per cento.

La situazione sta però cambiando. Due potenti fattori modificheranno lo scenario del business, con potenziali riflessi anche sulla configurazione del capitale dei giornali.
Uno è la prima timida deregulation: dal marzo del 2001 si passerà da un regime di prezzi amministrati alla vendita libera, che costringerà tutti ad attrezzarsi per l'inevitabile guerra dei prezzi.
L'altro è l'esplosione dei nuovi media: non si può restarne fuori, ma ciò comporta il moltiplicarsi delle joint venture e, in prospettiva, spin-off e quotazione in Borsa delle attività estranee alla carta stampata.

La timida deregulation in corso ha consentito, per la prima volta dal dopoguerra, di offrire abbonamenti incentivati, il che ha contribuito a moderare la frenata della diffusione.
Nel 1999, con i segnali di ripresa economica in corso, il colosso dell'advertising Dentsu stima che la pubblicità per i mass media tornerà a crescere, sia pure in modo modesto (+0,2%), alleggerendo la pressione sui giornali.
Otani Kiyoshi, vicedirettore generale dell'Ufficio di Presidenza con responsabilità per la pianificazione strategica, è favorevole ad un ben maggiore allentamento della normativa:

La questione della tutela dell'indipendenza mi sembra mal posta: se leggo giornali come il Financial Times o il New York Times, non noto che le loro opinioni siano schiave del fatto che abbiano un socio di riferimento o siano quotati. La situazione attuale limita la nostra flessibilità nel finanziamento, confinandola ai prestiti bancari. Se e quando le norme cambieranno, saremo senz'altro i primi ad aprire il nostro capitale".

Il Nikkei è riuscito a mantenere la diffusione in un trend lievemente ascendente anche nel 1998, ma i ricavi sono calati da 231,9 a 229,8 miliardi di yen e l'utile netto è sceso da 6,75 a 4,5 miliardi di yen, in parte a causa degli investimenti in nuovi settori.
La società possiede una stazione televisiva (Tv Tokyo), al pari di altri giornali, e gestisce l'unica radio privata giapponese a onde corte, oltre a pubblicare ogni anno circa 300 libri per un totale di 4 milioni di copie.
Ha rafforzato l'informazione elettronica, con Nikkei Telecom 21, e la sua presenza nel business Internet, con il sito Nikkei Net e con Nikkei Online, frutto di una joint venture con America Online.

Le attività Internet oggi generano solo poco più di 10 milioni di dollari, la stessa cifra che viene spesa nella ricerca e sviluppo per questo settore, ma è intenzione dell'azienda decuplicare in tre anni questo business, espandendo contenuti e servizi come gli annunci di lavoro, ma anche investendo in società start-up e lanciandosi nel commercio elettronico e nell'offerta di consulenza finanziaria online.
Nell'ottobre del 1999 è partito il nuovo canale via cavo di notizie 24 ore su 24 in joint venture con l'ameriana CNBC. E si sta preparando per l'arrivo dell'era digitale: nell'ottobre 2000 dovrebbero partire i servizi digitali satellitari di B. S. Japan, di cui sono azionisti, che ha già ottenuto la licenza ministeriale. Non sarà solo un canale di notizie, ma si estenderà allo sport, all'intrattenimento e così via.

Per contenere le spese, a partire dalla recessione del 1993, il Nikkei ha tagliato la sua forza lavoro per un totale di oltre 500 unità, portandola a poco più di 4.000 persone. Resta però di gran lunga il quotidiano giapponese più orientato verso il settore internazionale, che è stato anzi valorizzato, con circa 90 corrispondenti all'estero, in 36 sedi (Milano compresa).

In sintesi, il Nikkei si sta riposizionando su due pilastri: quello tradizionale della carta stampata e quello delle nuove attività dove, a causa degli elevati investimenti necessari, è indispensabile una flessibilità strategica e saranno quindi sempre più varate joint venture, scorpori ed eventualmente anche quotazioni in Borsa.
Ai 1.300 giornalisti viene chiesto un cambiamento di mentalità: non si lavora più solo per un quotidiano di carta. Non a caso, sono stati assunti presso la redazione una dozzina di specialisti Internet.

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