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Nu
Via Feltre, 70
Tel: 0289059291
Orario: 12.00-14.30 19.30-23.30
Chiusura: lunedì
Coperti: 100
Aria condizionata: sì
Parcheggio: facile
Disabili: facile
Prezzo medio: 45 euro
Coperto: 2,5 euro
Servizio: no
Carte di credito: tutte e Bancomat
Cosa significa Nu in giapponese? Niente. Nu non è una parola giapponese, ma deriva dal francese, dove vuol dire nudo. Allora perchè chiamare un locale rigorosamente orientale con un nome derivante da una lingua occidentale? La risposta risiede nella filosofia del Nu, il primo sushi restaurant a Milano nato dalla volontà di unire sapori e tradizioni orientali all'inconfondibile stile naturale ed intimo occidentale, in assoluta controtendenza col minimalismo che spesso contraddistingue questo genere di locali. Ecco allora il "nudo" che ben si associa al concetto di "crudo". Nudo come la scultura trasparente che sostiene il bancone o come le pareti che, svestite del loro intonaco, riemergono con tutta la bellezza rudimentale degli antichi mattoni e si alternano alla trasparenza delle vetrate, che con eleganza e semplicità si affacciano sul patio interno. Qui è possibile sorseggiare una tazza di tè verde comodamente seduti sotto il gazebo di legno davanti alla rilassante veduta della fontana, protagonista del patio. Il percorso, arrivando dal parcheggio attiguo al locale, è pressoché obbligatorio: passaggi in legno e candele ci accompagnano per mano fino all'entrata del ristorante. Tutto sembra seguire una logica perfetta di armonia ed equilibrio, ispirandosi alla nuda naturalezza delle cose, dagli oggetti agli odori: le lampade grezze in ferro arrugginito che si confondono con i mattoni delle pareti e richiamano le tovaglie color zinco-argento assolutamente uniche nel loro genere; i tatami in perfetto stile orientale ben si accordano con i tavoli tipicamente occidentali, ma col prezioso dettaglio del piano in foglia d'oro zecchino, per coloro che non possono rinunciare alle tradizioni di casa. Le luci blu, soffuse su ogni tavolo e sostenute da una leggerissima rete in acciaio inox, ricordano le lampare utilizzate dai pescatori durante la notte. I colori che permeano tutto il locale sono quelli che si trovano in natura: oro, sabbia, mattone, ambra, ruggine, etc., colori caldi e rilassanti associati a zen e feng shui. Tutto all'interno del ristorante ha un suo perché: dalla disposizione dei tavoli al giardino di sabbia; dalla scelta delle candele e dell'illuminazione a quella dei tessuti e della presentazione delle pietanze. Il tradizionale sushi, il delicato sashimi o il sempre più amato tenpura, solo per citarne alcuni, vengono serviti su piccole barche di legno, tavolette in tek, ciotole e vasellame in cotto, accompagnati da salse e creme che sembrano delle vere e proprie decorazioni. La raffinatezza nella presentazione delle vivande equivale all'importanza che ha il gusto. I sapori sono molto leggeri e armonizzati. Diventa elegante ciò che è semplice e squisito ciò che di per sé ha solo un gusto leggero. Nu si avvale del lavoro di vari sushi man e chef che riescono a soddisfare le richieste di una clientela sempre molto esigente. Il locale è una location particolarmente indicata per cene aziendali, mostre, business lunch, grazie alla sua organizzazione interna e alla supervisione sempre attenta ed impeccabile di Massimo Gao.
Il proprietario. Massimo Gao arriva in Italia nell'ottobre del 1982. Seppur molto giovane, grazie alla tradizione di una famiglia da sempre impegnata nell'ambito della ristorazione, apre nel 1987 il suo primo ristorante a Milano, il "Mr. Gao" di piazza Cantore. Il locale, esclusivamente ispirato alla cucina cinese tradizionale, riscuote da subito un grande successo, grazie alla sua privilegiata posizione nel cuore della zona navigli e, soprattutto, per l'alta qualità dei cibi e alla professionalità del personale. Dopo soli due anni, nel 1989, lo spirito dinamico ed innovativo di Massimo Gao lo porta ad avventurarsi in una nuova esperienza, quella della cucina nipponica, e nell'autunno di quello stesso anno viene inaugurato il "Sushi-koboo". L'architettura di questo nuovo ristorante, anche lui situato in zona navigli, è stata studiata da un architetto giapponese, una donna, che ha voluto rendere il locale molto informale e giovane, utilizzando la resina per i pavimenti grigi e lasciando a vista i tubi in acciaio sui soffitti per il passaggio del condizionamento dell'aria. A cavallo tra il 1996 e il 1997, Massimo Gao intraprende il suo più grande progetto. L'acquisto dell'antica cascina seicentesca di proprietà del Conte Belgioioso porterà Gao inizialmente ad aprire uno dei più eleganti e raffinati ristoranti cinesi in città, "Villa Gao", dove la cura per i dettagli, l'eleganza degli arredamenti e la qualità della cucina lo hanno reso unico nel suo genere. Questa volta la locazione rimane volutamente decentrata, nel residenziale quartiere Feltre, alle porte di Milano 2. Mentre "Villa Gao" fidelizza una clientela medio alta, Massimo Gao, insieme ai fratelli e al prezioso contributo dell'architetto Simone Nisi Magnoni, inizia i lavori di ristrutturazione del piano terra della cascina. L'area, infatti, verrà destinata all'apertura, il 16 ottobre 2002, del "Nu", un ristorante giapponese esclusivo. Un anno dopo, la famiglia Gao decide di ampliare e rinnovare l'immagine del locale trasformando lo storico ristorante cinese "Villa Gao", situato al piano superiore, nell'innovativo e dinamico "Nu - Cucina Fusion".
L'architetto. Simone Nisi Magnoni, laureatosi al Politecnico di Milano, da anni svolge in università attività didattica e di ricerca, oltre ad occuparsi del suo studio di Milano. Nell'attività di ristrutturazione del Nu, la volontà dell'architetto è stata quella di far riemergere l'antica bellezza austera della cascina, valorizzandola con linee, forme e colori assolutamente naturali. Conciliare il rispetto della villa con il rispetto della cultura zen. Nulla è lasciato al caso. L'occhio esperto non può non comprendere i piccoli accorgimenti presenti, dalla semplice brocca ai porta-bastoncini, uniformati nella loro immagine coordinata. Accorgimenti da scoprire e gustare come il cibo. Così come sono evidenti le citazioni e gli omaggi a personaggi illustri del mondo del design e dell'architettura. Ecco allora le lampade color oro ruggine sulle pareti, chiaramente un omaggio a Catellani Smith, opere d'arte create dalla flessibilità dei metalli. I semplici tavoli "occidentali" in foglia d'oro zecchino sono, ad uno sguardo più attento, un richiamo al Neobarocco, dove il buon gusto e il bello veniva associato al valore e alla ricchezza. All'interno del Nu, l'essenziale e l'effimero diventano preziosi.
Al piano di sopra. In linea col progetto che ha dato vita al ristorante giapponese, Gao vuole oggi offrire alla propria clientela una nuova realtà complessa, legata all'emergente gusto per i diversi sapori orientali delle cucine asiatiche. Il risultato è la ristrutturazione di un'area di 215 m² con la creazione di circa 150 coperti dedicati ad un nuova idea di cucina: la fusion, mixture di sapori, piatti e tradizioni culinarie asiatiche, con una prevalenza di pietanze appartenenti alla cucina thailandese, qualche selezionato piatto vietnamita e l'intramontabile tradizione cinese. Sarà facile distinguere i sapori della cucina thailandese che, seppur molto speziata - utilizza molte erbe mediche come la calanca e la cintronella, ma anche peperoncino, curry, foglie di limone, etc. - risulta essere una cucina delicata e leggera. Sua peculiarità l'utilizzo di latte di cocco per preparare le zuppe e i dolci o per la decorazione dei piatti. Il riso rimane un elemento basilare. Per gli amanti del light, la cucina vietnamita risulta essere la più indicata. Particolarmente adatta per le diete poiché leggera, poco piccante, quasi priva di condimenti, i piatti sono caratterizzati sempre dalla presenza di molta verdura fresca. Nu vuole proporre i migliori piatti tradizionali delle città orientali, esaltandone le caratteristiche originarie, ma aggiungendo un pizzo d'arte ad ognuno. La cucina fusion vuole essere una combinazione delicata di sapori e di colori. La presentazione dei piatti è anch'essa ricercata, con servizi nuovi nei disegni e nelle geometrie, che accompagnano anche con il senso della vista, il gusto e l'olfatto. Piatti quadrati, rettangolari, scuri, che ben si prestano ai giochi decorativi creati con elementi essenziali di queste cucine: il rosso del curry, il verde delle foglie di menta, etc. Il colore è sempre il protagonista delle due sale. Ancora una volta l'architetto Nisi Magnoni ha saputo ricreare le naturali atmosfere orientali. L'intervento architettonico ha infatti riportato a nudo la ruralità della cascina, riaffiorano i mattoni, che si accordano con le tonalità rosse e verdi delle due sale, inno ai colori delle sete asiatiche. L'accento è posto sulla geometricità e regolarità delle forme, lineari e leggere: dalle sedie in pelle nera e acciaio, ai tavoli con inserti in legno che richiamano la struttura del bancone all'ingresso, alle pareti, rivestite anch'esse con listelli sottili simili a quelle già presenti nel ristorante giapponese. Nasce spontanea l'alternanza di ritmi tra chiaro e scuro dando vita ad un intreccio di giochi di luce che si estende a macchia su pareti, soffitto ed arredo. Le lampade, infine, completano l'atmosfera del locale donando una luce più naturale, calda e leggera, consolidando l'armonia tra materia e colore che avvolge sin dall'ingresso il ristorante.
Sito ufficiale
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