
|
Oro rapace
di Yu Miri
Feltrinelli, 2001
pagine 352
Il romanzo si apre con uno stupro commesso da un gruppo di giovani su una coetanea che si accorge troppo tardi della situazione pericolosa in cui involontariamente si ritrova. E' un dramma per molti versi simile a quello raccontato nel film Rashoumon di Kurosawa Akira (tratto da due racconti, Rashoumon e Yabu no naka, di Akutagawa Ryuunosuke, autore dell'inizio del Novecento), ma il contesto è assolutamente cambiato. Per questi giovani dignità, onore, coerenza sono parole senza senso, come lo sono per i loro genitori. Non c'è rimorso, non ci sono punizioni e sembra non esserci più una legge. Kazuki, il quattordicenne ricco e viziato protagonista (uno degli stupratori), perde di vista i confini morali dell'esistenza, confondendo la realtà virtuale con la verità, lo "sballo" con la vita quotidiana, e si trasforma in un essere incapace di avere relazioni normali con le persone che lo circondano. La colpa è degli adulti che si disinteressano di lui (la madre lo ha abbandonato, il padre non è capace di sviluppare rapporti affettivi), della società che premia solo chi possiede il denaro, che non condanna con voce sufficientemente forte chi si prostituisce, chi ruba, chi spaccia droga. Kazuki è un ragazzino con Rolex al polso, che consuma cocaina, che gestisce i rapporti interpersonali sulla base del potere acquisito, per interposta persona, dalla posizione direttiva del padre, proprietario di sale di pachinko. Il fratello Kouki è un malato psichico e la sorella Miho si prostituisce per noia. A un certo punto uccide un cane, con una ferocia inaudita, e poi suo padre e, alla fine, non riesce più a uscire da una spirale di follia.
Yu Miri descrive la cultura giapponese odierna, con le sue contraddizioni, con i limiti comuni a tutte le società occidentali, con la violenza sempre più diffusa e gratuita, vissuta quasi come strumento di crescita da parte degli adolescenti, inquieti e insoddisfatti, che vivono esattamente le medesime esperienze di quelli europei o americani. Come è accaduto che la società giapponese si trasformasse in così poco tempo, sino a soffrire dei medesimi mali di ogni altra società occidentale? Leggendo Oro rapace sembrerebbe impossibile trovare una risposta a questo interrogativo e una via d'uscita a una condizione che, anche se descritta nella sua forma patologica più acuta, degenera giorno dopo giorno. Quella di Yu Miri è una denuncia, ispirata a un fatto vero accaduto nel 1997. E' la fotografia di una situazione che molti scrittori, in altrettanti paesi del mondo, stanno contemporaneamente scattando. Con questa dura rappresentazione degli adolescenti, inebetiti dal vortice del consumismo, Yu Miri sembra voler mettere in guardia la società contemporanea (non solo quella giapponese) dagli sviluppi improvvisi della tecnologia: la morale e la religione non riescono più a stare al passo. E alla generazione cresciuta nella realtà virtuale, nessuno è più in grado di indicare la linea di confine tra il bene e il male.
L'autrice
Nata nel 1968 in Giappone, Yu Miri ha sofferto della discriminazione che ancora oggi esiste verso le persone di origine coreana. Molto presto si è dedicata al teatro, come attrice e autrice, e è poi passata alla scrittura. Attualmente in Giappone è considerata una delle autrici di maggior successo. Ha vinto nel 1997 l'Akutagawa Prize, considerato il più importante premio letterario giapponese, con Family Movie.
Il parere dei lettori
|
Struggente. Come anche in Scene di famiglia, Yu Miri traccia uno spaccato della tormentata gioventù nipponica, dilaniata dall'assenza di figure familiari degne di essere prese a modello, schiava di una società in cui l'importante sono i soldi e la posizione sociale. Il quattordicenne Kazuki è capace di compiere un efferato parricidio, di assistere freddamente ad uno stupro di gruppo, di uccidere un cane con spietata freddezza usando una costosa mazza da golf. Ma anche se in questa agghiacciante situazione per lui non ci sarà un lieto fine, la premura e la tenerezza provati per suo fratello e sua sorella, per la povera nonna adottiva morta, che a sprazzi affiorano dentro di lui, il bisogno di essere amato e di amare, lo riscattano dalla perdizione completa. Chiara
|
|
|