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Otaku
La parola giapponese otaku significa "casa altrui", ma ha assunto un significato nuovo e diverso a partire dagli anni '80. La nuova accezione di otaku indica, per lo più, dei giovani appassionati di fumetto e animazione giapponese che trascorrono la maggior parte del loro tempo in casa, coltivando questo loro interesse. In Europa, il fenomeno fu segnalato molto presto e spesso con una connotazione negativa. Invece, secondo Cristiano Martorella, il fenomeno otaku non sarebbe presente soltanto nella società giapponese, ma riguarderebbe l'intero globo e avrebbe alcuni aspetti positivi:
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Parlano una lingua composta di idiomi giapponesi e inglesi, si confrontano e discutono di mondi immaginari usando i più svariati mezzi di comunicazione, rappresentano una tendenza giovanile e anche se originari dell'Estremo Oriente sono multietnici e presenti a livello mondiale".
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Martorella afferma che "il mondo degli otaku influenza silenziosamente i gusti, i comportamenti, l'estetica e le arti, permeando invisibilmente diversi settori e contribuendo a definire la caotica società contemporanea". Anche Elena Romanello è dell'opinione che gli otaku abbiano in sé elementi positivi. Romanello analizza il fenomeno otaku senza clamori e individuando come creativi quegli aspetti che spesso sono demonizzati. Ad esempio, "la valvola dell'animazione giapponese diventa anche e soprattutto un nuovo modo di essere creativi: si diffonde il cosplay, durante fiere e feste, cioè ragazzi e ragazze vestiti come i loro eroi animati, molti giovani disegnano e inventano fumetti in stile manga, c'è chi invece scrive storie sui personaggi, quella che viene chiamata nei paesi di lingua anglosassone la fan fiction" (Due realtà nel mondo dei giovani, "LG Argomenti", Anno XXXV, n. 4, ottobre-dicembre 1999, pp. 33-38). Ad occuparsi diffusamente degli otaku ci pensarono Massimiliano Griner e Rosa Isabella Furnari, che dedicarono un intero libro all'argomento. Gli autori analizzarono il fenomeno dal punto di vista sociologico e mass-mediatico:
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Probabilmente integrati completamente in un mondo a venire, progressivamente sempre più integrati con lo scorrere del tempo, gli otaku non sono certo l'esemplificazione del giapponese e della sua cultura nel suo estrinsecarsi più autentico. Ma possiamo anche escludere che gli otaku siano un corpo estraneo alla società giapponese.
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Nonostante queste analisi e indagini, non si è raggiunta un'opinione unanime sull'argomento, che resta controverso. Lo dimostra un articolo di Michele Scozzai che vede il fenomeno come una semplice degenerazione della società giapponese. Secondo Scozzai "il fenomeno otaku è l'espressione del malessere di un'intera generazione". Un libro che fornisce, tra le altre cose, un'analisi approfondita degli otaku nel Giappone contemporaneo è Sol Mutante. A parte ogni tipo di giudizio che si possa dare sul fenomeno, dal libro di Alessandro Gomarasca e Luca Valtorta si ricava un'impressione forte: la vastità e ricchezza del mondo metropolitano giapponese con tutti i suoi stili, tendenze e ossessioni. Dal testo, dotato nelle ultime pagine di ampi riferimenti discografici, si apprende dell'esistenza di un mondo metropolitano ignorato prima. Anche Karl Tarou Greenfeld si è occupato di questa realtà, tanto che il suo libro Baburu va annoverato fra le diverse indagini sulla gioventù giapponese che possono fornirci un quadro del fenomeno otaku. Dice Greenfeld:
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A Tokyo viaggiare sulla soprelevata a bordo di un'auto con buone sospensioni può essere un'esperienza metafisica: sei su un'arteria che ti pompa nel cuore del mondo.
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Un altro contributo alla comprensione del fenomeno otaku è stato fornito dall'analisi del fumetto e dell'animazione giapponese operata da Marco Pellitteri. In questo caso, l'autore punta l'attenzione a ciò che ha rappresentato l'animazione giapponese per i giovani italiani. L'importanza dell'argomento è segnalata da una presentazione di Alberto Abruzzese che individua nel tema un innovativo campo di ricerca sociologica.
Bibliografia
Anonimo. 1991. Le Phénomene "otaku": bonjour chez vous!, in "Courrier International", n. 35.
Gomarasca, Alessandro e Valtorta, Luca. 1996. Sol Mutante. Mode, giovani e umori nel Giappone contemporaneo. Costa & Nolan, Genova.
Greenfeld, Karl Tarou. 1995. Baburu. I figli della grande bolla. Instar Libri, Torino.
Griner, Massimiliano e Furnari, Rosa Isabella. 1999. Otaku. I giovani perduti del Sol Levante. Castelvecchi, Roma.
Martorella, Cristiano. 1996. La rivoluzione invisibile, in "Sushi", n. 3, nuova serie.
Pellitteri, Marco. 1999. Mazinga nostalgia. Storia, valori e linguaggi della Goldrake-generation. Castelvecchi, Roma.
Scozzai, Michele. 2000. La strana tribù del Giappone, in "Focus", n. 95.
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