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L'Associazione Difesa Anime e Manga nasce nel luglio 1997 per opera di un gruppo di appassionati che si è subito dato delle regole ben precise, prime fra tutte il rifiuto dell'illegalità e del fanatismo. Si pone come obiettivo primario la lotta alla disinformazione che circonda il mondo del fumetto e dell'animazione giapponese, causa prima delle censure e delle polemiche che colpiscono tali prodotti.
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Di cosa parliamo quando parliamo di pedofilia?
Piccolo vademecum per accusatori ingenui
di Marco Pellitteri

7 gennaio 2004. Lo spunto di questo saggio nasce come tentativo di spiegazione e chiarimento rispetto a un tipo di evento eclatante e talvolta abusato nel mondo del fumetto, ovvero una denuncia. In questo caso, si tratta di una denuncia sporta presso la Procura della Repubblica di Roma nel novembre del 2000 dall'associazione CittadinanzAttiva ai danni di un albo dell'anime comic di "Dragon Ball" di Toriyama Akira, edito in Italia dalla casa editrice Star Comics di Bosco (PG) e curato dallo studio Kappa Edizioni di Bologna, diretto dai noti esperti di fumetto e animazione giapponesi Andrea Baricordi, Massimiliano De Giovanni, Andrea Pietroni e Barbara Rossi, da più di dieci anni conosciuti anche col simpatico nome collettivo di "Kappa Boys".
Dopo la notizia di quella denuncia, scrissi un lungo e civile comunicato esplicativo a CittadinanzAttiva, e lo inviai per e-mail.
Prima di esporre le mie osservazioni critiche sul problema specifico sollevato, cioè la presunta "pruriginosità" delle pagine 90-94 dell'albo in questione, nel comunicato originale fui costretto a correggere alcune errate definizioni da parte dei portavoce dell'associazione, da me lette sul loro sito web, suggerendo un metodo un po' più rigoroso per affrontare dibattiti delicati e complessi, che non mi sembrava ancora avessero i pieni strumenti per gestire, nella loro comprensibile (ma non del tutto accettabile) premura di individuare e rimuovere pericoli ai danni dei bambini italiani.
Quello che segue è dunque il comunicato che a suo tempo inviai all'indirizzo e-mail di CittadinanzAttiva. Ovviamente, per la presente edizione, ho apportato alcune modifiche: ho omesso la breve sintesi del mio profilo bibliografico-professionale, che avevo originariamente inserito per dare ai membri dell'associazione le coordinate sulle mie competenze, ho eliminato qua e là espressioni lessicalmente legate al tono epistolare con cui questa comunicazione era nata(1) e, soprattutto, ho cercato di arricchire il comunicato con notizie, note e riflessioni che in prima battuta non avevano potuto trovare spazio.

"Bambini" e "minori"

Trovo poco proficua la continua confusione, in cui spesso i mass media, le associazioni e gli stessi addetti all'infanzia cadono loro malgrado, fra i concetti di "bambino" e di "minore". La seconda definizione contiene la prima, ovviamente, ma non ne è il sinonimo. "Minore" è, dal punto di vista puramente giuridico, una persona che non abbia ancora compiuto il diciottesimo anno di età; "bambino" è, pedagogicamente parlando e in termini molto semplici, l'individuo che non abbia superato gli 11-12 anni di età. Dagli 11-12 anni di età, infatti, e fino ai 18-19, subentra la fase adolescenziale. Dai 18-19 anni l'individuo, in condizioni normali, è pienamente considerabile adulto, a prescindere dal suo tipo di inserimento in società e dalle attività che svolga; e soprattutto è definibile come adulto in base al suo raggiunto sviluppo psicologico e cognitivo - identità personale, sviluppo del sé, delineamento della propria personalità in rapporto a sé stesso e alle persone vicine, definizione strutturale e operativa del mondo circostante, piena conoscenza della propria sessualità e dei rapporti fra i sessi, approssimativa idea della propria posizione nel mondo.

Cosa sono i manga

Nella denuncia sporta da CittadinanzAttiva viene accusato "il manga di Dragon Ball", viene citato un albo preciso e vengono indicate delle pagine altrettanto inequivocabili, la sequenza che va da pagina 90 a pagina 94. Tuttavia l'albo denunciato non è affatto un manga: è, come si diceva in apertura, un anime comic, cioè - come sa chi un po' si intende di fumetti e disegni animati - un albo a fumetti in cui le vignette disegnate sono sostituite da fotogrammi significativi di un disegno animato, al quale vengono aggiunti i testi tramite i consueti box per le didascalie, le nuvolette per i dialoghi e le onomatopee grafiche per i rumori scenici. Nella fattispecie, il disegno animato da cui è stato tratto l'anime comic incriminato è un film cinematografico di Dragon Ball (il settimo di una lunga serie) che ripercorre sinteticamente l'epopea del piccolo combattente alieno. Dunque non un fumetto, non un manga, ma un disegno animato trasferito nel medium fumettistico. Questo, per la precisione.
I fumetti giapponesi si chiamano "manga", che vuol dire approssimativamente "immagini buffe" e talvolta "immagini in movimento". Il "manga" è il corrispettivo giapponese del "fumetto" in Italia, dei "comics" nel mondo anglofono, delle "historietas" nei paesi di lingua spagnola (in Spagna però si chiamano "tebeos") e delle "bandes dessinées" nel mercato francofono. E così via. Il manga non è dunque un genere, come non lo è il fumetto italiano. Il manga è, così come ogni tipo di fumetto di varia scuola e nazionalità, un linguaggio e nel contempo una forma narrativa, che alle volte può tradursi in arte. Praticamente, tutte le definizioni identificative in uso per il cinema o per la letteratura si devono estendere formalmente anche al fumetto.
Il fumetto non è un genere perché per "generi" si intende una tipologia che elenca e nomina i canoni ambientativi e narrativi (i topoi) delle vicende strutturate: così è un genere il western, è un genere il noir, è un genere il comico, è un genere la fantascienza, e così via. Esiste il cinema western, il cinema di fantascienza, esiste il romanzo noir, il romanzo dell'orrore, ed esiste il fumetto sentimentale, il fumetto comico, il fumetto sportivo e via elencando.
Anche nel manga esiste una suddivisione in generi narrativi, anzi nel manga tale suddivisione è incredibilmente varia e multiforme: esistono fumetti di moltissimi tipi e indirizzati ad altrettanti pubblici, che essi siano maggioritari o di nicchia. La suddivisione dei pubblici nel fumetto nipponico è basata su diversi fattori: l'età dei lettori (manga per under 12, per adolescenti, per adulti, per persone mature, per anziani), il loro sesso (esiste il fumetto per uomini e il fumetto per donne, anche se ormai fra i due tipi con una certa frequenza non v'è più soluzione di continuità), i loro interessi (esistono perfino fumetti che parlano di cucina, di pesca, di videogiochi e dei più improbabili argomenti). E' ovvio che tutte queste suddivisioni teoriche non viaggiano mai da sole ma interagiscono nel configurare moltissimi tipi di fumetto e dunque di target.
Dragon Ball, in particolare, è uno shounen manga, un fumetto per maschi, dai cinque anni in su - lo leggono anche gli adulti, pur capendo che il target primario è di bambini e adolescenti - ma è letto anche da femmine; ed è inquadrabile come fumetto principalmente d'azione - le arti marziali la fanno da padrone - ma con inserimenti umoristici, fantascientifici, talvolta mistici, per quanto trattati con grande lievità, e, in ultimo, piccoli inserti ironicamente "erotici".
Scrivo "erotici" fra virgolette perché l'erotismo in Dragon Ball è praticamente assente. Occorre a questo punto rammentare la differenza lessicale e semantica fra "erotico" ed "erotemico": i radi e lievi ammiccamenti erotemici (e non "erotici") contenuti in Dragon Ball vanno inquadrati nel differente approccio al nudo e al sesso della cultura giapponese rispetto alla nostra. Anche in opere del tutto caste e infantili come Dragon Ball è possibile incontrare scene che in Italia potrebbero esser definite "osé", o "piccanti", in cui l'elemento sensuale stuzzica il lettore adolescente, ma non tocca minimamente il lettore bambino. Ora, se una gag erotemica stuzzica il lettore adolescente, questi è perfettamente in grado di assorbirla e gustarla responsabilmente, perché ormai possiede adeguati strumenti culturali e psico-cognitivi per capire che il fumetto è pur sempre un'astrazione, un puro divertimento atto a farlo sorridere e ad avvincerlo. Il lettore bambino, invece - italiano o giapponese che sia - ancora non possiede alcun interesse erotemico (tantomeno erotico) consapevole, e soprattutto non ha reali e pratiche conoscenze - né dirette né indirette - sulla sessualità; possiede però già i rudimenti di senso dell'umorismo, ha già la facoltà di accorgersi dell'eventuale natura grottesca di una situazione narrata, è nel pieno della scoperta della propria corporalità, dunque può ben provare divertimento leggendo o guardando una gag raccontata con stile "ridicolo" e ironico, come quelle invece indicate da CittadinanzAttiva quali inaccettabili e istiganti alla pedofilia - una parola grossa, sulla quale naturalmente dovrò tornare.

Cosa sono gli anime

Sorvolo per il momento sul tema dell'"erotismo" di Dragon Ball e della sequenza incriminata, e chiarisco brevemente che i disegni animati giapponesi si chiamano "anime". Il termine "anime" è la contrazione, effettuata dai giapponesi, della parola inglese "animation". Gli "anime" (e non "le anime") sono i disegni animati giapponesi destinati alla televisione e al mercato dell'home-video; ormai anche i film cinematografici d'animazione giapponesi sono chiamati genericamente anime, ma il loro nome tradizionale sarebbe "manga eiga" (cioè, più o meno, "film a fumetti"). Dunque gli anime e i manga sono i disegni animati e i fumetti giapponesi, non sono due generi ma due linguaggi e forme di narrazione (a loro volta suddivisi in generi narrativi, come già detto). Molto spesso gli anime derivano da manga di successo, e così è anche per Dragon Ball, una delle serie di anime più longeve di tutti i tempi, da alcuni anni famosissima e seguitissima anche in Italia, perché trasmessa prima sul circuito Junior TV e oggi su Italia 1 - ma con un doppiaggio e un adattamento molto discutibili, sui quali però non è il caso di parlare in questa sede.

Cos'è Dragon Ball

Il fumetto Dragon Ball è una lunga opera seriale del fumettista giapponese Toriyama Akira, già famoso in tutto il mondo per aver creato negli anni '80 la saga infantil-demenziale Dr. Slump & Arale-chan (nota in Italia come Dottor Slump), anch'essa trasposta in animazione e giunta fino alle nostre televisioni private. Dragon Ball è una saga incentrata sulle arti marziali, composta di numerosi volumetti suddivisi in diverse serie. In breve, narra le avventure e la crescita, dall'infanzia all'età adulta, del valoroso Songoku (in Italia, semplicemente Goku), un extraterrestre giunto sulla terra appena nato e dotato di una forza smisurata, capace di accrescerla indefinitamente se stimolato da allenamenti sempre più impegnativi. Il canovaccio iniziale della saga prende liberamente spunto sia dall'antica leggenda cinese dello scimmiotto Sun Wukong, sia dalla prima avventura di Superman (la discesa sulla Terra del protagonista ancora in fasce), ma si evolve poi in direzione fantascientifico-avventurosa e si riempie di inserti umoristici e "fogliettoneschi", come consueto nelle lunghe storie a puntate, dai tempi del romanzo d'appendice ottocentesco in poi. I personaggi (amici e nemici) che Goku incontra durante la sua vita sono tutti valorosi guerrieri o spietati criminali, e di volta in volta Goku si allea con i primi per sonfiggere i secondi, perennemente intenzionati a conquistare e/o distruggere la Terra.
L'universo di Goku non è il nostro: il lettore/spettatore si accorge ben presto che si tratta di un continuum parallelo, il quale somiglia solo apparentemente al mondo vero ma che è situato in una sorta di realtà "libera", sincretica, del tutto fantasiosa, in cui convivono animali parlanti e dinosauri, robot e macchine del tempo, e in cui la geografia terrestre e perfino la cosmogonia di riferimento è completamente differente da quella cui siamo abituati. Fin da subito dunque il lettore, anche quello bambino, riceve l'informazione implicita che quello che sta leggendo è un puro racconto di fantasia, di stampo per certi aspetti fiabesco (vedremo fra breve perché), e lo accetta come non riferibile alla realtà o a modelli di racconto realistico.
La struttura narrativa di base di Dragon Ball è ciclica. Anche se il primo blocco di storie si differenzia dal prosieguo della saga, con la ricerca delle sette sfere del drago Shemron(2) (da cui il nome Dragon Ball, "Sfera del drago"), in seguito la vicenda seguirà un suo preciso schema ripetitivo, per il quale Goku e i suoi alleati periodicamente sono costretti a scontrarsi contro avversari potentissimi, che vengono alfine sconfitti per miracolo; dopo aver sventato la minaccia il mondo torna alla normalità, i protagonisti possono dedicarsi a una vita più tranquilla e a migliorare le loro capacità con i continui allenamenti, fino a quando non spunta un'ulteriore minaccia, ancor più temibile (e proporzionata all'avanzamento delle doti combattive dei personaggi positivi); oppure viene indetto un torneo di arti marziali che metterà alla prova le abilità dei partecipanti, fino a dichiarare il vincitore, cioè il combattente più potente, che spesso è proprio Goku.

Elementi metanarrativi di Dragon Ball

Dragon Ball, dal punto di vista strutturale, è una serie che contempla elementi metanarrativi sia "moderni" sia "antichi".
Gli aspetti moderni riguardano la struttura ciclica, ripetitiva e "a elica" delle avventure vissute dai protagonisti: Goku e i suoi amici si preparano, diventano forti, combattono e sconfiggono i loro nemici, e la Terra è salva. In seguito la storia si ripete con nemici ancora più forti, e così via: è un andamento basato essenzialmente sulla reiterazione tipica del fumetto supereroico (si pensi a Superman o all'Uomo Ragno), in cui però vi è un'aggiunta, tutta giapponese, sulla quale non si può sorvolare, ovvero il continuo aumento di forza - fisica e interiore - dei personaggi e dei loro avversari. A prima vista questo andamento ricorda quello ascensionale dei videogiochi "picchiaduro"(3); più in profondità, però, Dragon Ball mette in campo l'idea che l'impegno costante alla ricerca di una propria dimensione di consapevolezza possa donarci maggiore forza, sia fisica sia spirituale.
Naturalmente in Dragon Ball, come in altre serie "marziali" (si pensi ai famosi/famigerati "Ken il guerriero" e "L'Uomo Tigre"), si gioca alla pantomima, e i combattimenti sono in fondo, in termini di puro intrattenimento, un modo per avvincere i piccoli spettatori, elargendo loro però, nel contempo, dei contenuti più "sotterranei" che essi scelgono di recepire o meno a seconda della propria profondità e sensibilità. Infatti questa e altre serie giapponesi offrono, a un primo livello di lettura, pura evasione e blandi ma effettivi insegnamenti sulla condotta da seguire (mai essere sleali, rispettare sempre l'avversario) e solo su di un piano più introspettivo permettono al fruitore di coglierne messaggi più sostanziosi, per l'appunto quelli legati alla sfera della spiritualità, una dimensione sempre debitamente considerata dagli autori giapponesi e non imposta ma narrativamente proposta con molta libertà, e mai con pesantezza didascalica o prepotenza ideologica.
Altri aspetti moderni offerti da Dragon Ball riguardano naturalmente il particolare stile grafico, dinamico e "registico" del fumetto come del disegno animato, che si incanala nella tradizione delle produzioni giapponesi dello stesso tipo. Si tratta di uno stile di disegno indiscutibilmente "giapponese" (mi si perdoni l'ovvietà), che spesso appare, alle generazioni adulte, poco gradevole, sgraziato e lontano dalla classica armonia delle forme disneyane. Tuttavia, oltre al rammentare la necessità di un atteggiamento aperto ed esteticamente non prevenuto nel giudicare prodotti grafici di una civiltà lontana, è indispensabile far notare che le generazioni nate in Italia dal termine degli anni '60 a oggi sono cresciute a stretto contatto (tele)visivo con un enorme numero di eroi giapponesi, da Heidi e Goldrake in poi, e che dunque il loro gusto estetico si è andato inevitabilmente formando non solo sulla base di personaggi simpatici e soavi come Topolino o Bugs Bunny, ma anche sulla base di eroi "seri" come Mazinga, Capitan Harlock o Lady Oscar, e recentemente con Sailor Moon, Card Captor Sakura e, appunto, Dragon Ball, per tacere del recente Pokémon, che però costituisce un esplosivo ritorno al gusto morbido e rotondeggiante del cartoon umoristico e "carino", per quanto anch'esso basato su dinamismo e blanda competizione fra i vari allenatori di Pokémon e fra gli stessi animaletti(4).
Quanto agli aspetti "antichi" presenti in Dragon Ball, riprendo quanto detto poco fa a proposito degli aspetti fiabeschi delle avventure di Goku: l'eroe è infatti un eletto, è quasi sempre destinato a vincere, la sua forza aumenta in base a una forza spirituale indefinita, egli addirittura muore e resuscita, intorno a lui accadono gli eventi più prodigiosi ma molto spesso egli e i suoi amici reagiscono a tali meraviglie senza scomporsi quanto sarebbe lecito aspettarsi; sono presenti forme di vita fra le più varie, di natura spesso magica (come il citato drago Shemron), e viene tratteggiata una complessa cosmogonia fantastica, dalla struttura piramidale, comune a molte tradizioni mitiche, dall'antica Grecia allo stesso Giappone, passando per la cosmogonia dantesca della Divina Commedia. Tutto ciò determina nel piccolo fruitore di Dragon Ball, durante il suo tempo di lettura del fumetto o di visione del disegno animato, la totale immersione in un cosmo fantastico e scevro da regole limitanti; la possibilità, in altri termini, di spaziare in un mondo onirico e l'occasione di ricevere spunti per alimentare, in seguito, la propria fantasia in maniera autonoma. L'elemento fantastico del racconto, dunque, può avere la facoltà di generare nel fanciullo una propria e indipendente libertà creativa e non necessariamente attaccata agli schemi creati per l'avventura a fumetti o a disegni animati. Il che è, in fin dei conti, una delle più utili e riconosciute caratteristiche della fiaba popolare classica(5).

Ammiccamenti erotemici in Dragon Ball e ansia del genitore prevenuto

Come scrivevo, essendo il medium manga inevitabilmente manifestazione della cultura giapponese, esso rispecchia i costumi e gli atteggiamenti del popolo nipponico, molti dei quali giocoforza diversi dai nostri, e di primo acchito talvolta incomprensibili agli occidentali. Questo è vero anche per i riferimenti e le allusioni sessuali, presenti in moltissimi generi di manga, con una grande varietà di registri narrativi e di "forza" figurativa. Va da sé che la nudità e il sesso, in Giappone, vengono visti in modo tradizionalmente diverso rispetto a come vengono considerati in Occidente, in particolare in Europa e negli Stati Uniti. I bambini giapponesi, seppur tendenzialmente protetti - da famiglia e istituzioni, come in Occidente - dalle forme precoci e devianti di sessualità, vengono informati già a scuola sui rapporti fra i sessi, ed esistono perfino fumetti per adolescenti (dagli 11-12 anni in su) che, lungi dall'essere sterili e noiose guide pseudo-pedagogiche, trattano il sesso con umorismo, con la giusta dose di didascalismo formativo, senza pesantezze ma anzi mettendo il sesso nella giusta ottica, come elemento fondamentale dell'esistenza, da vivere con maturità, con gioia e al momento giusto, in un'ottica di sicuro molto moderata, ma certamente diversa rispetto a quella euro-americana.
Naturalmente, come in quasi ogni paese del mondo, anche in Giappone non mancano prodotti d'intrattenimento erotico, in cui il sesso viene visto esclusivamente come piacere fisico e come esperienza soave e ludica, ed è presente una grande varietà di forme mediatiche - cartacee, televisive, pubblicitarie e cinematografiche - di mercificazione del corpo femminile; ma ovviamente non è questo l'argomento del presente discorso(6). Quello che però va notato a proposito dell'eros(7) nel fumetto giapponese è che alcuni elementi fondamentali della vita, quali la competizione, il rapporto/conflitto fra giovani e anziani e fra Vecchio e Nuovo, l'attenzione per la meccanizzazione e per il futuro tecnologico, l'affetto familiare e l'amore passionale, i rapporti fra i sessi, il rispetto verso gli anziani, il lavoro, lo spirito di squadra, l'importanza della Natura e degli antenati, la tradizione folklorica e religiosa, sono quasi sempre presenti in moltissimi manga e anime. Il genere di appartenenza non è a questo proposito una discriminante per la presenza o meno di uno o più di questi elementi metanarrativi: essi, in diversa misura, sono - ripeto - pressoché sempre presenti, perché costituiscono l'ossatura ideologica e culturale del popolo giapponese e pertanto sono costantemente inseriti dagli autori, spesso in modo inconsapevole e "automatico".

Perché i giudizi negativi su Dragon Ball sono errati

Ora, venendo a Dragon Ball, da ciò che ho letto nelle comunicazioni di CittadinanzAttiva ho notato una doppia mancanza di metodo analitico, che ritengo abbia pesantemente viziato la lucidità di giudizio.
Innanzitutto non mi è parso di aver letto che la succitata associazione, prima di sporgere denuncia alla Procura della Repubblica di Roma, abbia contattato la casa editrice Star Comics per richiedere chiarimenti su Dragon Ball, sull'eventuale opinione argomentata dei curatori della collana, sulla natura narrativa della storia in questione. Va da sé che una denuncia va sporta solo dopo aver prima approfondito i termini della questione, e non con impeto e frettolosità, contagiata magari dall'ansia di un singolo genitore che, con atteggiamento inconsapevolmente malsano e malizioso, ha visto della "pedofilia" dove invece non v'è assolutamente alcuna perversione sessuale. Inoltre sembra che CittadinanzAttiva si sia fatta, più o meno acriticamente, portavoce di alcuni genitori spaventati da qualcosa che è lontano dalla loro cultura ma che piace molto ai loro figli, e dunque abbia subito accolto la richiesta dei genitori senza verificare approfonditamente la veridicità, o quantomeno la condivisibilità, delle loro affermazioni e delle loro paure(8).
Queste due "irregolarità" nel modo di procedere di CittadinanzAttiva, già in prima istanza indicano una preoccupante carenza di attenzione verso i prodotti culturali fruiti dai bambini. Perché essere attenti ai fumetti o ai disegni animati amati dai propri figli non coincide con il vietarli dopo un primo sommario esame, viziato nel giudizio da un'innegabile prevenzione censoria verso gli eroi giapponesi giunti in Italia fin dagli anni '70. Tra l'altro non mi pare che negli ultimi vent'anni ci sia mai stato, da parte dei comitati di genitori, il minimo sospetto di diseducatività circa disegni animati o fumetti di origine statunitense, che pure annoverano spesso simboli e messaggi di una certa opinabilità ideologica e superficialità tematica. Al contrario, è purtroppo lunga la serie di denunce e azioni censorie contro molti fumetti e film, anche in anni recenti: basti pensare alle campagne di diffamazione contro Diabolik, Satanik e Tex, o i tagli apportati a serie televisive in cui magari figurasse una ragazza con un'innocua minigonna (parliamo di telefilm degli anni '60 e '70, come U.F.O. e Spazio: 1999). Recentemente, la quasi totalità degli attacchi contro gli eroi dei fumetti e dei disegni animati si è invece rivolta contro i personaggi giapponesi, evidentemente diversi da quelli occidentali, e dunque "alieni" rispetto agli assetti e alle consuetudini culturali di gran parte della popolazione euro-americana, in particolare quella parte della popolazione poco avvezza ai linguaggi dei media, alle mode giovanili e incapace di sguardi complessivi sugli scenari dell'immaginario mediale planetario.
Questa parte della popolazione è primariamente identificabile, per quanto riguarda il nostro paese, nelle istituzioni, incapaci di pianificare delle politiche culturali in grado di considerare l'interazione delle strategie mediali provenienti dall'estero con quelle autoctone, e in tutte le persone che abbiano oltrepassato una certa età e non siano mai state in contatto e/o interessate ad approfondire almeno un po' i complessi (ma niente affatto incomprensibili) scenari multimediali della civiltà contemporanea, attraversata principalmente dalla cultura di massa americana, da quella europea e da quella asiatica - soprattutto giapponese e, recentemente, anche cinese.
Invece, il modo migliore per capire ciò che piace ai bambini è innanzitutto conoscere ciò che loro ascoltano, guardano e leggono. Capisco molto bene anche l'atteggiamento protettivo di molti genitori, e di certo non lo biasimo (anzi, entro certi limiti lo sostengo vivamente). Tuttavia i modi in cui questa protettività si espleta risultano esasperati, perché paranoici e talvolta addirittura "casuali", oltre che decisamente superficiali: essi individuano il "pericolo" non dopo un esame attento e sereno, ma all'apparire di scene e situazioni che solo estrapolate dal loro preciso contesto appaiono come "scabrose".
Capisco anche come sia difficile per i genitori, che devono lavorare spesso per molte ore al giorno, badare non solo ai figli ma perfino a quello che i figli leggono o guardano in televisione; ma proprio perché spesso i genitori non conoscono i prodotti mediali amati dai loro figli devono astenersi dal giudicare precipitosamente in modo negativo un disegno animato o un fumetto prima di averlo attentamente capito e interpretato, e soprattutto devono evitare di averne paura solo perché esso viene tanto gradito dai loro figli, come se il fatto stesso che un prodotto mediale sia divertente - e nel contempo ignoto ai papà e alle mamme - lo faccia divenire automaticamente pericoloso per i bambini.
Oltretutto, per quanto vietare a un bambino un fumetto da lui molto amato sia una soluzione pedagogicamente sbagliata, essa è quantomeno migliore rispetto al denunciarlo senza averne approfondito i contenuti.
CittadinanzAttiva, in altri suoi comunicati, ha affermato che talvolta è proprio estrapolando delle immagini e delle situazioni dal loro contesto originario che si può individuare la loro pericolosità. Questa è una totale dietrologia: se io estrapolassi delle scene cruente da un film come Full Metal Jacket di Stanley Kubrick e le mostrassi a un adolescente, poniamo, di sedici anni, questi, pur avendo tutti gli strumenti cognitivi e culturali per comprendere in linea di massima l'operazione culturale e ideologica messa in atto dal regista (cioè una severissima condanna della cieca disciplina militare e dell'imperialismo bellico ed economico statunitense, a scapito delle vite dei soldati, vera e propria "carne da macello" mentalmente plagiata), ebbene il giovane spettatore - non aiutato da tutto il contesto del film inteso come opera unitaria e indivisibile - potrebbe solo leggere in modo distorto le scene propostegli, travisando del tutto il reale contenuto del film, e magari ricavandone dei messaggi negativi e fuorvianti.
Allo stesso modo il genitore ansioso, guardando solo ed esclusivamente una breve sequenza di un fumetto giapponese dagli inserti umoristici demenziali e talvolta leggermente piccanti, non ne può intendere la valenza del tutto dissacratoria e sarcastica. Nella fattispecie, la scena incriminata e denunciata è solo una parte della situazione complessiva. La enucleo: il Maestro Muten, noto saggio in piena crisi senile, per dimostrare a sé stesso il suo ancor presente vigore giovanile spesso evidenzia alacremente il suo interessamento per le grazie delle giovani donne o delle adolescenti, cercando di sbirciare la loro biancheria intima o di palparle. Tuttavia, questi comportamenti non solo risultano narrativamente grotteschi e ridicoli (oltre che opinabili), ma portano costantemente il vecchio a rimediare delle pessime figure, pubblicamente messe alla berlina e condannate dagli altri personaggi della storia e, implicitamente (ma chiaramente), anche dall'autore del fumetto, Toriyama Akira, di cui si avverte la totale partecipazione al mondo giovanile, alle sue problematiche e ai suoi modi di vedere. Così accade anche nell'episodio in questione, che si risolve in un pubblico ludibrio per il Maestro Muten. Oltretutto, chi abbia la disponibilità di leggere l'intera sequenza, si renderà conto che la sedicenne Bulma, che pure è disposta a mostrare le mutandine al vecchio (del quale conosce bene le piccole manie senili, mal sopportandole ma facendosene una ragione per motivi di quieto vivere), per una serie di piccoli stratagemmi creati da Toriyama non si rende conto di non avere gli slip, dunque ella è effettivamente convinta di mostrare a Muten la propria biancheria intima, invece che le pudenda.
Quanto all'accusa di "prostituzione" di Bulma, che offrirebbe una "prestazione sessuale" in cambio di una delle sfere del drago, mi trovo di fronte a una vera e propria aberrazione dialettica: Bulma semplicemente concede un "contentino" a un vecchio sporcaccione, senza del resto venire abusata in nessun modo, e prendere "alla lettera" una semplice gag boccaccesca, trasfigurandola nel veicolo sinuoso e infido di un disvalore, è sintomo di grande malafede da parte dell'attore in giudizio (cioè del genitore che ha richiesto la denuncia) nei confronti di qualsivoglia forma di umorismo "corporeo" destinato ai più piccoli, che mai e poi mai possono avere in sé la malizia per pensare a concetti come "prostituzione", "mercificazione del proprio corpo" o "prestazione sessuale". Non possono pensare a concetti del genere perché non li hanno mai sentiti nominare, e se per caso qualche bambino ne ha sentito parlare di certo non è stato né in un fumetto giapponese (a meno che esso non fosse espressamente vietato ai minori, e qui il problema non starebbe nel fumetto preso in sé ma nell'edicolante che glielo avesse venduto o in chiunque altro glielo avesse procurato) né tantomeno in un disegno animato televisivo.
Inoltre, quanto all'aspetto bambinesco di Bulma, che da sedicenne è stata scambiata per una bambina dal genitore che ha segnalato la necessità di denunciare Dragon Ball e perfino da CittadinanzAttiva, mi rifaccio a quanto scritto a proposito degli aspetti grafici del manga: lo stile di Toriyama è decisamente "cartoonesco", e pure personaggi abbondantemente adulti (come Goku, che da un certo punto in poi della saga è abbondantemente adulto) risultano raffigurati con tratti adolescenziali, anche perché ad adolescenti è indirizzato il fumetto. Se invece il lettore distratto e prevenuto si affida solo al suo gusto e alle proprie consuetudini interpretative per valutare l'età di un personaggio, anziché alla storia narrata (che come tale ha uno svolgimento e non è fatta di immagini casuali), allora è possibile travisare tutto il travisabile. Fatte le debite proporzioni, potrei dire che Picasso era un folle a disegnare un toro solo mediante tratti filiformi, spacciandolo come l'essenza della "taurinità", soltanto perché magari sono io a non avere la minima idea circa la sua ricerca di progressiva defigurazione (cioè un graduale processo di trasformazione rappresentativa dal "figurativo" all'"astratto") da lui operata sulla struttura di base di un toro reale.
Nel fumetto avviene qualcosa di simile: ciascun autore inventa un "codice" visuale e iconico e su di esso basa la rappresentazione dei suoi personaggi, scenari e oggetti di scena. Toriyama ha deciso di raffigurare guerrieri muscolosi con la faccia da ragazzini, e nessuno ha il diritto di obiettare su questa scelta, oppure molti altri avranno da ridire sul fatto che negli Stati Uniti qualcun altro abbia avuto la splendida idea di inventare un topo bipede che porta a spasso un cane giallo.

La parola ai "Kappa Boys"

Cito alcuni brani tratti da un editoriale di "Kappa Magazine", rivista edita proprio dalla Star Comics e realizzata precisamente dagli stessi curatori del fumetto Dragon Ball.
I "Kappa Boys", come sono simpaticamente soprannominati i membri dello studio Kappa Edizioni, sono grandi esperti di fumetto e animazione giapponesi: quattro persone (tre uomini e una donna) di circa trent'anni, molto equilibrate (le conosco personalmente), che da dodici anni fanno divulgazione della cultura del manga e dell'anime, con grande impegno e soprattutto con grande serietà professionale, che spesso li ha portati a scontrarsi sul piano deontologico con altri editori poco seri, impegnati invece a sfruttare subdolamente la "moda" del fumetto pornografico giapponese a discapito dell'immagine e della reputazione dell'intera produzione fumettistica nipponica, tanto che purtroppo oggi molti profani e i mass media associano erroneamente l'idea di "fumetto giapponese" a quella di "fumetto porno".
Nessuno più dei "Kappa Boys" dunque, a mio parere, ha avuto il diritto di scrivere le seguenti righe, all'indomani della denuncia di Dragon Ball:

Le istituzioni faticano a mettere le mani addosso a chi si occupa di pedofilia, per cui è necessario trovare qualche capro espiatorio a portata di mano per rassicurare le masse. In questo modo, il "popolo" è contento, vede che la giustizia "segue il suo corso", e si sente protetta dai mostri che si annidano nell'oscurità. Mentre, in realtà, non è cambiato assolutamente nulla. [...] I media hanno trovato nel termine "pedofilia" il più grande alleato per aumentare tirature, vendite e spettatori. Per questo motivo non ci si fa scrupolo a pubblicare notizie senza nemmeno verificarne la fonte o la veridicità. [...] Come sempre accade in clima di "caccia alle streghe", la gente si lascia prendere dalla paura [...] e, in alcuni casi, dalla coscienza sporca. [...] Molto spesso, infatti, la malizia è solo nella mente di chi accusa, e non in quella dell'accusato. [...] Forse, una buona percentuale di coloro che accusano il prossimo di misfatti legati alla pedofilia cerca semplicemente di distogliere l'attenzione su di sé per qualche motivo noto solo a lui.(9)

Completo i pareri dei "Kappa Boys", con i quali peraltro concordo pienamente, facendo notare che dai comunicati di CittadinanzAttiva su Internet(10) si evince una notevole travisazione del concetto di "pedofilia". La pedofilia è tutt'altro che non qualche vignetta ironica e piccante su un fumetto per ragazzi.

Di cosa parliamo quando parliamo di pedofilia?

Enucleo in breve due elementi basilari a proposito della pedofilia reale.
In Italia e in tutti i paesi del mondo esistono da decenni delle lobby segrete rivolte allo sfruttamento pedofilo dei bambini, e non si tratta di fantasie da incubo. Ogni anno si riscontrano casi di "allevamenti" di bambini sparsi per il mondo: oscure case di produzioni "cinematografiche" sono colte in flagrante durante la realizzazione di brevi e violentissimi film porno, detti "snuff movies", in cui bambini/e dai tre ai dodici anni e adolescenti subiscono reali violenze (spesso mortali), e questi film sono destinati a ricchissimi e potentissimi acquirenti clandestini, per forza di cose facenti parte non solo della malavita ma molto più spesso del mondo della cultura, dello spettacolo, della politica e dell'alta finanza; inoltre l'avviamento e l'obbligo alla prostituzione dei bambini e, addirittura, le pratiche di "adozione" illecita e vòlta alla mercificazione sessuale di bimbi e adolescenti hanno raggiunto in tutto il mondo (soprattutto in Europa e in alcuni paesi asiatici) livelli allucinanti. Infine esiste ovviamente la pedofilia domestica, che si manifesta in effusioni sessuali e veri e propri abusi fisici verso bambini e adolescenti da parte dei parenti più prossimi (il più delle volte padri e zii), e che è da decenni in costante aumento, ma sono sempre pochissime le denunce effettive, a causa sia della comprensibile incapacità dei bambini di far valere i propri diritti, sia di una detestabile omertà familiare e rionale "di clan". Questa sì, che è pedofilia.
A proposito dell'episodio che vede coinvolti il Maestro Muten e Bulma, va ribadito che Muten, il quale è certamente fomentato da un superficiale interesse pseudo-sessuale verso la giovane Bulma, rappresenta nell'economia narrativa di Dragon Ball l'elemento "deviante" e grottesco, che viene perennemente disapprovato (quando non punito severamente) dagli altri personaggi per le sue tendenze senili e "malsane". È questa pedofilia? No, non lo è, in quanto il piccolo lettore anzi riceve un importante avvertimento dalla storia, circa la non avvicinabilità della donna se questa non è consenziente. Inoltre il lettore nota quanto sia sgradevole e ridicola la condotta di Muten e dunque la cataloga come "sconveniente" e "inaccettabile".
Per concludere, risulta inadeguata la condanna di tale sequenza come "istigante alla pedofilia", per ragioni puramente logiche:
  1. Dragon Ball è un fumetto letto da bambini e adolescenti;
  2. la "vittima" dell'azione incriminata, Bulma, nel fumetto ha sedici anni;
  3. come può dunque il bambino o il ragazzo lettore ricevere indicazioni pedofile, se egli stesso è al massimo adolescente e la "vittima" nel fumetto è anch'essa adolescente?
In realtà, ripeto, il piccolo lettore riceve un'informazione importante: non deve fidarsi troppo delle eventuali, eccessive carinerie riservategli da qualche adulto o anziano impropriamente affettuoso. Al massimo, se proprio volessimo attribuire a un semplice fumetto addirittura una forza condizionante in grado di creare e direzionare comportamenti devianti in individui psicolabili (cosa certo possibile, ma solo ed esclusivamente in individui già mentalmente fragili, e dunque influenzabili da tutto e non in particolare da un fumetto), allora l'istigazione alla pedofilia sarebbe recepibile solo da un lettore adulto che fosse già, per l'appunto, mentalmente disturbato e con vistose tendenze voyeuristiche.
Non certo da un bambino, che in quanto tale ancora non possiede, per sua fortuna, la malizia, le perversioni e la sporcizia interiore degli adulti che gli stanno intorno.

Note

1. La realtà, come spesso accade, precede le intenzioni di chicchessia: infatti nel maggio 2002 una nuova denuncia, avvenuta stavolta a Genova, è stata fatta nei confronti dello stesso albo. Evidentemente chi non conosce la storia è condannato a ripeterla.
2. Sheron, nella versione originale giapponese.
3. Cioè i videogame di lotta, in cui dopo ogni avversario il giocatore si trova di fronte un nemico ancora più difficile da battere.
4. La bibliografia su questi argomenti esiste, anche se purtroppo è in fase di costruzione solo da parte di saggisti della nuova generazione, mentre pare che i più anziani, tranne rari e ammirevoli casi, proprio non vogliano interessarsi dell'argomento, limitandosi a condannare le produzioni amate dai loro figli senza peraltro entrare mai nel dettaglio. Mi permetto dunque di rinviare ai miei "Mazinga Nostalgia. Storia, valori e linguaggi della Goldrake-generation" (King Comics, 2002) e "Anatomia di Pokémon. Cultura di massa ed estetica dell'effimero fra pedagogia e globalizzazione" (SEAM, 2002).
5. Attualmente i vari albi della serie, che è stata edita dalla Star Comics, sono facilmente reperibili nelle fumetterie (librerie specializzate che vendono esclusivamente fumetti, videocassette di disegni animati e gadget vari). Esistono inoltre, come s'è già chiarito, gli anime comics di Dragon Ball. Non mancano, ovviamente, le serie televisive in videocassetta (edite da Mediaset, De Agostini e Dynamic Italia) e i film cinematografici, giunti in Italia direttamente in VHS (tramite la stessa Dynamic Italia).
6. E comunque, anche qui bisognerebbe previamente porsi il problema se sia giusta o sbagliata una tale rappresentazione del sesso, prima di giudicarla come negativa tout court. Ad ogni modo, la differenza di concezione del sesso fra il Giappone e l'Occidente si estrinseca, lo ripeto, anche in manga - destinati magari a un pubblico indifferenziato - in effetti piuttosto stupidi, ma in cui la pochezza grafica e narrativa, e magari anche la scarsa accuratezza artistica (che talvolta degenera anche in dozzinalità), non vengono incriminate, nell'ottica di una grande libertà da parte del pubblico, che può decidere di acquistare o ignorare i prodotti che gli siano proposti. Un ragionamento di politica culturale e di democrazia che, mi scuserete, non fa una piega.
7. Ricordo che il termine eros, immeritoriamente traslato di significato negli ultimi decenni, indica in Occidente oggi una correlazione solo al sesso. Ma la sua accezione complessiva indica invece un legame con la sfera dell'amore, dunque con tutte le sue manifestazioni, sia fisiche sia spirituali.
8. Vale la pena di riportare il primo comunicato di Cittadinanzattiva a proposito della denuncia sporta contro Dragon Ball, e in seguito un secondo comunicato volto a "smorzare i toni" del precedente, dopo l'arrivo di centinaia di proteste indignate da parte di lettori della serie. Entro parentesi quadre ho inserito alcuni miei commenti di chiarimento.

"Pedofilia: non solo video porno. Attenzione anche ai fumetti. CittadinanzAttiva deposita una denuncia per un fumetto in libera vendita. È stata depositata questa mattina, presso la Procura della Repubblica di Roma, un esposto denuncia nei confronti della Kappa srl di Bologna, la casa editrice che distribuisce il fumetto "Dragon Ball" [errore: in realtà è la Sar Comics di Perugia a pubblicare Dragon Ball, la Kappa ne cura l'edizione]. Nel numero di settembre 2000 della rivista a fumetti, in libera vendita presso le edicole italiane a lire 8.000, e quindi priva della dicitura "vietato ai minori", sono raffigurate delle scene con evidente contenuto a carattere pedofilo e altre con evidente contenuto erotico. In particolare, in alcune di esse un anziano protagonista del fumetto invita una bambina [in realtà non si tratta affatto di una bambina] a scoprirsi le parti intime e a mostrarle, cosa che puntualmente viene poi fatta nelle scene seguenti [qui si evidenzia un'incomprensione della scena, dettata da una lettura superficiale e intrinsecamente sporca]. Ma questo è solo un esempio. Stiamo infatti verificando che in molti altri fumetti di stile giapponese e in materiali multimediali, come cd-rom e riviste in formato elettronico, e in vendita senza limitazioni di età, sono presenti scene fortemente erotiche e, nei casi peggiori, che istigano alla pedofilia, o che la rendono normale agli occhi del giovane lettore". Queste le dichiarazioni di Giustino Trincia, vice segretario nazionale di CittadinanzAttiva, e firmatario della denuncia. "Ciò che più ci colpisce", continua Trincia, "è che queste riviste siano facilmente reperibili dai bambini, e che i genitori, fidandosi dell'assenza di divieti della censura, non sospettino minimamente il contenuto osceno. Il problema principale, e più ripugnante, è la presenza diffusa che può far abituare i bambini a scene del genere, facendogli credere, per esempio, che mostrare le proprie parti intime ad un anziano per strada sia normale, esponendoli così, inconsciamente, a pericoli evidenti per la propria incolumità". "Invitiamo quindi la Magistratura", conclude Trincia, "a verificare gli estremi penali per una azione, per il sequestro del materiale dalle edicole, e per l'avvio di una inchiesta a tappeto su pubblicazioni del genere. Occorre intervenire al più presto anche per avvertire i genitori di questi rischi, impedendo possibili danni ai bambini italiani. Ai genitori invece un invito, cioè quello di partecipare attivamente alla fase di crescita dei propri figli, non solo partecipando alle loro "navigazioni" sulla rete Internet, ma anche controllando ciò che i propri figli leggono. È proprio grazie alla segnalazioni di una mamma umbra che abbiamo scoperto quanto segnalato. È quindi importante ricordare la funzione fondamentale che i genitori devono esercitare direttamente, e non solo attraverso la delega alla Magistartura e alle organizzazioni di tutela. Questo vuol dire essere cittadini attivi e genitori coscienti". Roma, 28 ottobre 2000.

Due rapide osservazioni prima di passare al secondo brano: la dicitura "vietato ai minori", o la più blanda "consigliato a un pubblico maturo", hanno senso solo quando sia ravvisabile un effettivo contenuto inadatto a persone sotto una certa fascia d'età. Rimane il dilemma - solo illusoriamente risolto dalla legge e dalla sua interpretazione di "erotico" o "pornografico" - di quale sia il criterio discriminante per stabilire se un fumetto debba o meno essere vietato. Nel caso di Dragon Ball, ci si sarà già accorti che in questo saggio sto cercando di spiegare perché esso non sia dannoso o pericoloso.
Nel caso invece delle riviste su cd-rom citate da Giustino Trincia, qui egli ha in buona parte ragione, ma cerchiamo di descrivere meglio la faccenda: esistono in Italia alcune riviste che fra i loro contenuti contemplano anche, su un supporto digitale allegato, non solo immagini disegnate - e dunque frutto di fantasia, per quanto ardita, come nei fumetti pornografici per adulti - ma anche, talvolta, foto di ragazzine giapponesi nude, talvolta minorenni (ma questa è solo una indimostrabile intuizione, giusta o sbagliata che sia, dell'osservatore, operata in base a un giudizio visivo; vi sono talmente tante variabili che potrebbero portare a un errore di valutazione anagrafica che non vale nemmeno la pena soffermarvisi, eccezion fatta per l'evidente diversità estetica delle donne giapponesi, le quali - in particolare nell'età giovanile - sembrano spesso molto più giovani rispetto alle coetanee caucasiche); tali riviste, tuttavia, seppure talvolta non presentino alcuna dicitura di "vietato", non sono preda ambita di bambini (anche a causa del prezzo un po' elevato), ma semmai di adolescenti in piena tempesta ormonale, quando non di adulti che collezionano amenità varie di origine giapponese. Dunque, invece di condannare e ritirare tali riviste incriminandole in modo così categorico, basterebbe ordinare alle rispettive case editrici di apporre la scritta "vietato ai minori"; quanto alla presenza di fotografie di preseunte minorenni svestite, tali immagini - peraltro quasi sempre molto caste, nulla più che delle prudérie - sono quasi sempre scaricabili da Internet o comunque riprese, da parte dei redattori italiani, da riviste giapponesi regolarmente vendute in edicola in Giappone, dunque la questione puramente legislativa un po' si complica. Resta comunque il fatto oggettivo che si tratti di minorenni del cui corpo viene fatta mercificazione. La questione, concludendo, è complessa, perché in Giappone vigono leggi differenti e ciò che qui è reato lì magari è legale. Ad ogni modo, se proprio vogliamo parlare di pedofilia delle immagini, suggerisco allo staff di CittadinanzAttiva e ai critici più salaci di visitare per esempio il sito con le foto del più grande fotografo di adolescenti (www.hamilton-archives.net) o di ammirare le immagini pubblicitarie dell'azienda di abbigliamento Sisley, che mostrano ad esempio una ragazzina in mutandine e reggiseno, con un seno nudo e lo slip bianco che lascia intravedere la peluria pubica: a mio avviso l'apoteosi dell'ammiccamento à la Lolita. Lungi da me l'idea di condannare queste belle immagini (di livello o almeno dalle velleità artistiche, e dunque in sé non condannabili), tuttavia occorre valutare le cose del mondo con un solo peso e una sola misura: se va ritirato Dragon Ball dalle edicole, allora vanno incriminati anche Hamilton (che è un artista) e la Sisley (che si rivolge ad agenzie pubblicitarie e a fotografi di indubbio valore).
Ecco adesso il secondo comunicato di CittadinanzAttiva in merito alla questione. È evidente che, prima di questa seconda comunicazione, gli estensori abbiano pensato bene di provare a rileggere meglio l'albo.

"Cari amici, come molti di voi sanno, negli scorsi giorni CittadinanzAttiva ha depositato, presso la Procura della Repubblica di Roma, un esposto denuncia contro il numero di settembre 2000 del fumetto [sic] Dragon Ball. Intendiamo precisare che la casa editrice di tale fumetto è la Star Comics S.r.l., mentre la pubblicazione è a cura di Kappa S.r.l., come riportato sul fumetto, rispettivamente in prima di copertina e a pagina 1. Nello stesso fumetto, in vendita presso le edicole privo della dicitura "vietato ai minori", sono raffigurate delle scene con contenuto a possibile carattere pedofilo e con alcune implicazioni erotiche. In particolare, in alcune di esse (le pagine 91, 92, 93 e 94), un anziano protagonista del fumetto invita una ragazzina a scoprirsi le parti intime e a mostrarle, cosa che puntualmente avviene nelle scene seguenti. A segnalare a CittadinanzAttiva il fumetto sono stati alcuni genitori in vari luoghi d'Italia, che lo hanno trovato tra le mani dei loro bambini. CittadinanzAttiva ha raccolto la segnalazione di questi genitori, facendosi loro portavoce. In seguito alla denuncia di CittadinanzAttiva, sono arrivate anche molte lettere di protesta da parte degli amanti del genere [sic!] manga e dei fumetti giapponesi nel loro insieme. Intendiamo rassicurare gli amanti del genere: il nostro intervento non intende colpire indiscriminatamente tutti i fumetti (come avrà fatto pensare qualche articolo di stampa sulla nostra denuncia), e non abbiamo nulla contro questo genere. La nostra denuncia è rivolta soltanto a quel fumetto che ci è stato segnalato e, ovviamente, a tutti quelli che allo stesso modo invitano alla mercificazione del corpo e a comportamenti sessuali non rispettosi dei diritti altrui. La nostra non intende essere una campagna moralistica, ma semplicemente, visto che il fumetto non è vietato ai minori, un modo per tutelare il pubblico dei più piccoli e per mettere in guardia i genitori, invitandoli espressamente a svolgere un ruolo attivo. Chiediamo agli estimatori dei fumetti in generale, e di quelli manga in particolare, di visitare le nostre pagine web: potranno così avere informazioni sulle attività, l'impegno e lo spirito della nostra organizzazione che - da più di vent'anni - è orientata ad accrescere la partecipazione civica e a tutelare i diritti di tutti. E, se volessero saperne di più, siamo a loro disposizione..."

Si avverte chiaramente una correzione di tiro, e questo va benissimo, tuttavia il vero problema di questa denuncia è che CittadinanzAttiva prima di intentare azioni legali precipitose avrebbe dovuto informarsi scrupolosamente presso i redattori dell'albo, presso esperti di media e di letteratura per ragazzi, e certo non soltanto presso i "soliti noti" che è risaputo abbiano una pessima idea dei manga (in questo caso il consulto sarebbe solo masturbatorio). Sarà per la prossima volta.
Entrambi i brani sono stati rilevati dal sito di ADAM Italia - Associazione Difesa Anime e Manga, i cui curatori qui ringrazio vivamente.
9. Kappa Boys. Tremate, tremate, le streghe son tornate!, in "Kappa Magazine", anno IX, n. 101, novembre 2000, p. 1.
10. Comunicati che quando ho cercato di consultare non sono riuscito a ritrovare sul loro sito, ma come ho scritto in una nota precedente sono comunque reperibili presso il sito di ADAM Italia - Associazione Difesa Anime e Manga (www.adamitalia.org), un'associazione di appassionati che li ha registrati prima che scomparissero dal sito di CittadinanzAttiva.
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