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Alle radici del sole
I mille volti del Giappone: incontri, luoghi, riti e follie
di Renata Pisu
Sperling & Kupfer, 2000
pagine 224


Siamo sicuri che quella che leggerete sarà l'unica recensione negativa su questo libro, quindi tenetela nella dovuta considerazione.
Renata Pisu ha vissuto a lungo a Tokyo come giornalista e spesso vi fa ritorno, spinta ogni volta dal desiderio di avvicinarsi alla comprensione di un popolo e di una cultura che lei ritiene "impossibili da cogliere nella loro interezza, afferrabili forse solo per frammenti, come quei loro folgoranti componimenti poetici chiamati haiku".
E' sempre bene conoscere tutti i punti di vista, ma questo è sicuramente un libro che non raccomanderemmo a chi vuole "imparare a conoscere" il Giappone, perché nonostante pretenda proprio di essere una sorta di "guida introduttiva" alla scoperta di un paese lontano, non lo si può certo considerare tra i meglio riusciti.
La sua personale visione risulta essere, da un lato, ancorata all'incanto per una cultura esotica e, dall'altro, a stereotipi e pregiudizi dovuti ad un'interpretazione improntata ad una estrema superficialità.
L'autrice sembra poco ricettiva sul Giappone, finendo con lo screditare ciò che non comprende. Ella non ha un'ottica di tipo problematico, che vede nei fatti più facce diverse e complesse, ma piuttosto un'ottica riduzionista, ossia "crede" in un Giappone che abbia nella sua tradizione dei pericoli che vanno denunciati e condannati.
Renata Pisu ci parla di un paese che di solito suscita perplessità e sconcerto, perché, benché simile all'Occidente per il suo sviluppo industriale e tecnologico, appare remoto per la sua civiltà, al punto che viene definito da alcuni "l'ultima fermata prima della luna".
A volte gli occidentali si attendono una totale corrispondenza fra i loro pensieri e i comportamenti degli altri. Caso emblematico è la stessa Renata Pisu che, in una puntata del Maurizio Costanzo Show, ha affermato che gli uomini giapponesi hanno l'abitudine di emettere strani "versi fatti con lo stomaco" quando parlano, quasi grugnissero. Ciò dimostra l'ignoranza dei principi linguistici che abbiamo scoperto proprio noi occidentali, fin dal tempo di Ferdinand de Saussure. I suoi scritti sono pieni di imprecisioni, tanto da risultare inservibili per uno studioso.
Interessanti risultano essere soltanto le interviste a vari personaggi giapponesi, come lo scrittore cristiano Endou Shuusaku, che fanno da intermezzo alle considerazioni dell'autrice. Ma anche in queste interviste, forse, si è persa l'occasione di porre domande più intelligenti.
Raccontare il Giappone è difficile, ma soprattuto per lei. Ella tenta di trasmettere delle intuizioni che tolgano al Giappone quel velo di mistero che noi occidentali abbiamo creato, ma il libro finisce con l'essere un continuo tentativo di ridicolizzare i giapponesi, tramite l'uso di esempi estremi, che rendono il tutto poco realistico e non credibile.
Visto che l'incontro con il Giappone è nato più per caso che per elezione, non ci saremmo mai aspettati di trovare nel libro la passione con cui Renata Pisu ha affrontato la Cina, ma almeno un approccio più umile e distaccato. In alcuni punti, leggiamo invece tra le righe un certo disprezzo.

L'autrice

Giornalista e studiosa di culture orientali, è romana di nascita e milanese d'adozione. La città natale la abbandonò a vent'anni, nel 1958, per andare a studiare lingua cinese e storia della Cina moderna all'Università di Pechino, dove rimase fino al 1964 e al grande scompiglio determinato dalla Rivoluzione Culturale cinese. Rientrata in patria, a Milano, dopo un periodo d'incertezza sulla strada professionale da prendere, impiegato peraltro anche a mettere al mondo due figlie, intraprese la carriera giornalistica.
Nel 1982 venne nominata corrispondente de La Stampa a Tokyo, anche se lei tentò di spiegare loro che, in realtà, era esperta di Cina. Ci rimane fino al 1987 come inviata speciale. In Cina ritornò nel giugno del 1989, a descrivere i tragici fatti di Piazza Tian An Men, il suo ultimo appassionato reportage per La Stampa, prima di passare a La Repubblica, dove lavora ancora oggi come inviato.
Va in giro per il mondo, sul fronte di tutte le guerre non dichiarate, di tutte le insurrezioni popolari, di tutte le catastrofi: dal Kuwait al Ruanda, dalla Bosnia all'Indonesia, dalla Cambogia al Sud Africa, dall'India al Tibet.
Intanto, segue sempre la Cina e continua a raccontare il Giappone.
Ma di tutti i numerosi reportage della sua vita, quello a cui tiene di più risale al 1998, quando descrisse le ragazze del Bangladesh sfregiate con l'acido muriatico da innamorati respinti, fatto subito ripreso dai principali quotidiani europei e dalle grandi reti televisive.
Ha tradotto dal cinese numerose opere di narrativa contemporanea ed è autrice di saggi sulla società cinese pubblicati su varie riviste italiane e straniere. In volume ha pubblicato: Le cause della rivoluzione cinese (ISEDI, 1976), L'Opera di Pechino (Mondadori, 1983), Cina, tra uomini e mostri (Rizzoli, 1991) e La via della Cina (Sperling & Kupfer, 1999), vincitore al Premio Rapallo e finalista al Premio Strega. Ogni settimana, sulle pagine di "D de La Repubblica", viene pubblicata la sua rubrica Oriente Express.

Bibliografia

Floridi, Pico. Giappone, ultima fermata prima della luna. La Repubblica, 22 gennaio 2001.
Sala, Ilaria Maria. Viaggio in un Paese pieno di quesiti, in "Diario della settimana".
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