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Senritsumirai

Il manifesto della mostra Presso il Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, è stata allestita la mostra "Senritsumirai - Futuro anteriore. Arte attuale del Giappone" (30 settembre 2001 - 6 gennaio 2002), che raccoglie quattordici artisti tra i più rappresentativi del Giappone dell'ultimo decennio: Higashijima Tsuyoshi, Hirose Satoshi, Honma Takashi, Kanemura Osamu, Katou Go, Kobayashi Masato, Nakahashi Katsushige, Nara Yoshitomo, Sawayanagi Hideyuki, Shinoda Tarou, Takeoka Yuji, Yanagi Miwa, Yanobe Kenji, Yokomizo Shizuka. Un impero di segni tracciato da artisti che lavorano con pittura, video, installazioni, performance, fotografia e scultura utilizzando nuovi materiali.
Come nel caso di Nara Yoshitomo che crea cani alti e lunghi due metri e bambini androgini, manga rivisitati pittoricamente e in forma di scultura, che si muovono nell'immaginario contemporaneo tra innocenza e perversione. Partendo da un'iconografia infantile, riesce con pochi tratti (i dentini da vampiro di un faccino infantile, lo sguardo perverso di una bimba che regge un fiorellino) a suscitare un senso di angoscia e inquietudine. Un mondo affine a quello dei romanzi di Yoshimoto Banana, per cui Nara ha realizzato una copertina. Bambini o pupazzi da cui, comunque, non bisogna lasciarsi ingannare, perché per niente spauriti: si atteggiano da adulti, hanno sguardi cinici, dicono "Non abbiamo futuro".
Yanobe Kenji, nella sua complessa installazione "Atom suite project, Antenna project installation", lega il suo lavoro al trauma da lui subito a seguito della tragedia di Cernobyl menttendo in scena se stesso vestito con uno scafandro e un centinaio di robot alti 20 centimetri, muniti di antenne per captare la radiottività, quasi a volerci dire anch'esso che non c'è futuro. L'opera, però, non trasmette il senso di drammaticità che ci si aspetterebbe.
Cup kids, Nara Yoshitomo (1995)
Yanagi Miwa ci spiazza con la ripetitività delle sue inquietanti modelle, commesse di grandi magazzini o infermiere, splendenti ma gelide, identiche una all'altra, in pose senza vita e con sguardi vuoti.
Hanno curato la mostra Bruno Corà, direttore artistico del Pecci, Haito Masaiko e Fuyumi Namioka. Con sorpresa scopriamo che il titolo, ricco di suggestione, non ha niente di nipponico, ma è stato suggerito a Corà da uno scritto di Adriano Sofri sulla sua tragica vicenda:

Il futuro anteriore fu la prima scoperta del vincolo misterioso e attorcigliato che lega ciò che sarà a ciò che è già stato.

Sia del punto di vista tecnico, sia del punto di vista concettuale, si può dire che l'arte giapponese abbia raggiunto una sua espressione originale equivalente a quella occidentale.
Un'opera di Yanagi Miwa
Soprattutto tra gli artisti di spicco apparsi sulla scena durante gli anni '90, non ci sono più complessi di inferiorità nei confronti dell'arte occidentale, come spiega Corà:

Nel dopoguerra, gli artisti giapponesi sono venuti in Europa per conoscere l'arte occidentale. Oggi la lezione è stata completamente assorbita e rielaborata. Non ci sono più complessi di inferiorità. E hanno recuperato molti elementi della tradizione artistica e della cultura visiva nazionale.

Casomai, la difficoltà sta nel definire una certa "giapponesità". A riprova della mancanza di una precisa e riconoscibile identità, diversi fra questi artisti abitano e operano in Europa: Hirose Satoshi a Milano, Kobayashi Masato a Gent in Belgio, Takeoka Yuji a Dusseldorf, Yokomizo Shizuka a Londra.
Un'opera di Nara Yoshitomo
Anche gli elementi più giapponesi servono a sottolineare aspetti di disagio comuni a molte culture. Le fotografie di Homma Takashi denunciano l'omologazine degli spazi urbani e le inquietudini delle megalopoli, ma i suoi scorci di Giappone potrebbero appartenere a qualunque grande città del mondo. La fotografia urbana in bianco e nero di Osamu Kanemura richiama fortemente anche il linguaggio filmico di certo cinema giapponese degli anni '50 e degli inizi degli anni '60, uno fra tutti Kurosawa.
La mostra suona fredda, distaccata: sembra esserci un eccessivo controllo delle emozioni anche se, per alcuni versi, è inquietante.

Bibliografia

Ronzani, Valeria. Senritsumirai – Futuro anteriore. Arte attuale dal Giappone. Exibart, 5 novembre 2001.
Russo, Paolo. Un futuro senza destinazione. La Repubblica, 6 novembre 2001.
Sofri, Adriano. 1992. Il futuro anteriore. Stampa alternativa, Roma, p. 6.
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