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Shinjuu

Lo shinjuu era il doppio suicidio d'amore praticato soprattutto in epoca Edo. Divenne celebre grazie alle opere teatrali dove si narravano le vicende degli amanti infelici che realizzavano lo shinjuu.
Vogliamo qui ricordare solamente l'opera bunraku Sonezaki shinjuu (Doppio suicidio d'amore a Sonezaki), capolavoro di Chikamatsu Monzaemon.
Per essere precisi, esistevano diversi livelli di shinjuu: il doppio suicidio era solo l'ultimo. Tagliarsi il mignolo e donarlo all'amante era, ad esempio, una forma di shinjuu (ripresa dalla mafia).
Lo shinjuu è paragonabile al doppio suicidio d'amore in voga nell'Ottocento e praticato dallo scrittore Heinrich von Kleist e da numerosi imitatori. Il suicidio singolo per amore fu narrato invece da Wolfgang J. Goethe ne I dolori del giovane Werther e da Ugo Foscolo nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis.
La parola shinjuu è composta da due kanji: shin, lettura cinese (on yomi) di kokoro (cuore), e juu, lettura cinese di naka (centro). Quindi letteralmente "nel centro del cuore" col senso di una esaltazione dei sentimenti.
Gian Carlo Calza, nipponista e autore di importanti libri sul Giappone, traduce la parola shinjuu come "ciò che sta in mezzo al cuore". Egli spiega che lo scopo dello shinjuu, anche se cruento, è mostrare la sincerità dei propri sentimenti.
Il filosofo Kuki Shuuzou ha fornito una riflessione sul rituale dello shinjuu antico che possiamo ricordare e riassumere nei diversi livelli. I pegni d'amore (shinjuudate) che si potevano offrire all'amante erano così in ordine crescente:
  1. strapparsi un'unghia;
  2. scrivere un giuramento col sangue;
  3. tagliarsi i capelli;
  4. tatuare sul braccio il nome dell'amante;
  5. tagliarsi il mignolo;
  6. commettere il doppio suicidio.
Secondo Chikamatsu Monzaemon, gli amanti si tolgono la vita in questo mondo per essere riuniti nell'altro "su un'unica foglia di loto". Quanto viene idealizzato non è quindi una morte senza significato, ma l'amore portato ai limiti estremi.
Andou Shoueki in Shizen shin'eidou afferma che "se un uomo e una donna si amano e sono divisi da qualcosa e non possono divenire marito e moglie, si danno la morte facendo shinjuu".
Gli amanti non scelgono deliberatamente la morte, essi scelgono l'amore anche se conduce alla morte (nel romanticismo tedesco è detto Liebestod, morte per amore). Rispetto alla cultura giapponese, si evidenzia con lo shinjuu lo scontro fra il dovere sociale (giri) e il sentimento (ninjou), con il prevalere netto di quest'ultimo. Ma come già spiegato, non è un fenomeno soltanto giapponese.

Bibliografia

Katou, Shuuichi. 1989. Storia della letteratura giapponese dal XVI al XVIII secolo. Marsilio, Venezia.
Kuki, Shuuzou. 1992. La struttura dell'iki. Adelphi, Milano.
Ihara, Saikaku. 1988. Vita di un libertino. Guanda Editore, Parma.
Takeshita, Toshiaki. 1996. Il Giappone e la sua civiltà: profilo storico. Clueb, Bologna.

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