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Shirabyoushi
La shirabyoushi era una cortigiana giapponese apparsa alla fine del periodo Heian (794-1185). Compito della shirabyoushi era intrattenere gli ospiti con il canto e la danza, offendo la sua compagnia. In questo senso era per certi versi un'antenata della geisha della metà del periodo Edo (1600-1867), anche se esse differivano notevolmente per l'ambiente sociale dove lavoravano: l'aristocrazia per la shirabyoushi, la borghesia per la geisha. La shirabyoushi era una cortigiana che poteva ottenere un discreto potere e ricchezza grazie alla vicinanza con la classe dominante. Ad esempio, la shirabyoushi Kamegiku nel XIII secolo aveva avuto in dono dal sovrano gli shouen (territori) di Nagae e Kurahashi nella provincia di Settsu (antico kuni nei pressi dell'attuale prefettura d'Osaka).
La storia di due shirabyoushi, Giou e Hotoke, è narrata nello Heike monogatari, capolavoro epico del XIII secolo. Riportiamo un breve riassunto della vicenda. La shirabyoushi Giou era entrata nelle grazie di Taira no Kiyomori e viveva alla corte di Kyoto. Trascorsi tre anni dal suo arrivo, giunse nella capitale un'altra shirabyoushi di nome Hotoke che riuscì ad esibirsi davanti a Kiyomori. Egli cacciò subito Giou e prese accanto a sé la giovane Hotoke. La povera Giou scrisse perciò un waka (poesia giapponese):
Moeizuru
karuru mo onaji
nobe no kusa.
Izure ka aki ni
awade hatsubeki.
Le erbe, fresche o secche,
sono ugualmente
piante del campo.
Entrambe sono destinate
ad andare incontro all'autunno.
L'anno seguente Giou fu chiamata per intrattenere Hotoke, ma dopo tale umiliazione decise di farsi monaca buddista. Un giorno, mentre pregava, Giou sentì bussare alla porta. Era Hotoke, anch'ella era divenuta monaca. Non era sua intenzione sostituirsi a Giou alla corte di Kyoto, e l'accaduto l'aveva convinta della caducità degli splendori terreni. Ogni rancore e amarezza scomparve dal cuore di Giou.
Bibliografia
Muccioli, Marcello. 1970. Il Giappone. UTET, Torino.
Takeshita, Toshiaki. 1996. Il Giappone e la sua civiltà: profilo storico. Clueb, Bologna.
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