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Suicidio

Secondo i dati forniti dall'Agenzia Nazionale di Polizia, nel 2001 il numero dei suicidi è sceso a 31.042 (-2,9%). Purtroppo, per il quarto anno consecutivo, il totale è ancora superiore a 30.000, dopo essersi mantenuto intorno a 20.000 dal 1978 al 1997. I dati relativi al 2002 saranno resi noti nell'agosto del 2003. L'Agenzia ha iniziato a fornire statistiche sui suicidi nel 1947.
Le vittime di sesso maschile sono circa il 70%. Per quanto riguarda i motivi, in base ai messaggi lasciati da una parte degli stessi suicidi, parecchie persone hanno scelto la morte per motivi economici. Tra questi, molti erano uomini tra i 50 e i 60 anni. Si capisce che gli effetti più gravi della crisi economica colpiscono soprattutto gli uomini. Nel periodo 1990-1998, l'aumento dei suicidi attribuibili all'insorgere di difficoltà economiche è stato quasi del 500%.
Il numero di suicidi per 100.000 abitanti era 17 nel 1991, più o meno all'inizio dello scoppio della bolla speculativa giapponese, e 17,2 nel 1997, all'inizio della crisi economico-finanziaria asiatica. Nel 1999, il momento peggiore, il valore era salito a 26. Attualmente, il valore è circa 25.
Il gruppo di età più numeroso è quello oltre i 60 anni. Segue il gruppo tra i 50 e i 60 anni e tra i 40 e i 50 anni. C'è stato un declino in tutti i gruppi di età, con la diminuzione maggiore tra gli adolescenti e nel gruppo tra i 40 e i 50 anni.
I disoccupati erano i più numerosi, seguiti da impiegati, liberi professionisti e casalinghe. Sono in aumento la categoria dei liberi professionisti e quella degli studenti delle medie.
Il massimo numero di suicidi prima del 1999 era stato nel 1986 (25.524), poi i casi diminuirono fino al 1992, quando si invertì la tendenza.
Il suicidio è la prima causa di morte per le persone tra i 25 e i 34 anni e la seconda tra i 15 e i 24 anni. I morti per suicidio sono tre volte superiori a quelli per incidente stradale. Al contrario, negli Stati Uniti si sono avuti nel 1998, con il doppio della popolazione, 29.264 suicidi e 41.480 incidenti stradali.
La prefettura col maggior numero di suicidi è da parecchi anni quella di Akita.

Suicidi in Giappone

AnnoTotaleVariazione

200131.042-2,9%
200031.957-3,4%
199933.048+0,6%
199832.863+34,7%
199724.391

Fonte: Agenzia Nazionale di Polizia

"Dieci anni fa si moriva di karoushi, per superlavoro; oggi perché non c'è più lavoro" commenta lo scrittore Shimada Masahiko. Sorimachi Yoshihide, patologo legale a Osaka, ha studiato la correlazione tra la perdita del lavoro e il ricorso al suicidio. Egli ha confrontato anche l'andamento dei suicidi in Giappone e in Svezia, due nazioni con redditi elevati e bassi tassi di disoccupazione.
Al contrario del Giappone, in Svezia il tasso di suicidio sta calando. Sorimachi attribuisce tale differenza alla più forte (e oppressiva, aggiungeremmo noi) etica del lavoro giapponese, alle polizze assicurative che pagano il premio anche in caso di suicidio (se la stipula è avvenuta almeno due anni prima) e all'insufficiente trattamento psichiatrico che viene offerto alle persone depresse.
Secondo l'avvocato Kawahito Hiroshi, che si occupa di diritto del lavoro, almeno un terzo dei suicidi sono legati al troppo lavoro. Il Ministero del Lavoro la pensa diversamente: nel 2000 ci sono stati solo 19 casi ascrivibili a tale causa, comunque in aumento rispetto al singolo caso del 1996.
La differenza di vedute è presto spiegata. La legge prevede pene per le aziende che si rendono responsabili di "karoushi" (morte per troppo lavoro).
Kawahito faceva parte del gruppo di medici e avvocati che negli anni '80 fece introdurre il karoushi nella legislazione:

Durante la bolla speculativa, gli impiegati lavoravano fino alla morte per il profitto. Ora lo fanno per evitare la bancarotta alle proprie aziende o per non essere licenziati. Lo stress è, di conseguenza, aumentato.

La stampa giapponese mette deliberatamente in secondo piano questi avvenimenti per non incoragggiare possibili imitatori. Di solito raggiungono le pagine dei giornali solo i casi più spettacolari.
Quando Kobe venne sconvolta dal terremoto del 1995, alcuni responsabili delle società energetiche si uccisero a catena per errori nella gestione dell'emergenza che aveva causato vittime tra la popolazione. Il vicesindaco di Kobe si diede fuoco un anno dopo, probabilmente per il rimorso di non aver potuto fare di più.
Nel dicembre 1998, nella regione di Tohoku, fallì la Tokuyo City Bank, una piccola banca locale che non fece certo notizia nella grande finanza. Eppure da questa bancarotta ebbero origine 37 fallimenti di piccole e medie aziende, per un totale di 24,4 miliardi di yen, e tra gennaio e giugno del 1999, 78 suicidi. Denominatore comune di queste morti: la vergogna per il disonore.
Ma gli esempi ecclatanti sono tanti: Nonaka Masaharu, manager della Bridgestone uccisosi davanti al presidente dell'azienda; Kamoshida Takayuki, capo del personale della Banca del Giappone; alcuni funzionari del Ministero delle Finanze indagati per corruzione; il capo di una commissione d'inchiesta dell'Agenzia per il Nucleare; il direttore della Società Autostrade.
Kobayashi Masaaki, presidente della Spot Co., una ditta che commercializzava parti di automobili, e due agenti di vendita che piazzavano i suoi prodotti, si sono tolti la vita in un albergo di Tokyo, dopo aver inviato istruzioni al capocontabile dell'azienda di utilizzare la loro assicurazione sulla vita per ripagare i debiti della ditta.

Tasso di suicidio per 100.000 abitanti

Nazione1967-681980-861987-91

Ungheria33,745,336,9
Finlandia---26,628,6
Belgio15,023,821,2
Danimarca20,027,820,9
Svizzera17,322,820,7
Austria21,928,320,6
Francia15,322,719,0
Svezia21,618,517,4
Norvegia7,014,115,1
Giappone14,121,215,0
Germania Ovest21,343,113,9
Nuova Zelanda10,010,313,8
Australia12,711,613,3
Stati Uniti10,812,312,0
Olanda6,311,09,3
Gran Bretagna9,18,97,4
Italia5,47,66,8
Filippine0,80,5---
Messico0,71,6---
Egitto0,10,1---

Fonti: per il 1967-1968, The Encyclopedia Americana (1992); per il 1980-1986, Current research on suicide and parasuicide, (World Health Organization, 1989); per il 1987-1991, Statistical Abstract of the United States (1994)

Uno dei successi editoriali del 1993, con 635.000 copie vendute, fu Kanzen jisatsu manyuaru (Il manuale completo del suicidio). L'autore, Tsurumi Wataru, classifica i metodi in base alla sofferenza, lo sforzo necessario e le condizioni del corpo dopo la morte. L'impiccagione è considerato il lavoro più "artistico". Tra i posti consigliati vi è Aokigahara, nella prefettura di Yamanashi. Nella pittoresca foresta alle pendici del monte Fuji, conosciuta come il "mare d'alberi", per un certo periodo la polizia fermava come sospette le persone sole. Nel 1998 si è avuto il record di suicidi in questo luogo (73). Accanto ad alcuni dei corpi, vi era una copia del libro.
L'autore, accusato da più parti di spingere al suicidio, ha affermato:

Non sto dicendo cose ridicole del tipo: andate e uccidetevi! Se volete vivere, dovete vivere come più vi piace. Se volete morire, dovete poter morire come preferite. Non c'è molto più di questo nella vita.

Se ciò vi sembra già abbastanza incredibile, ecco un elenco dei principali libri dedicati alla morte apparsi nel 1994:

  • AA.VV. Bokutachi no "Kanzen jisatsu manyuaru" [Il nostro "manuale completo del suicidio"]. Ota Shuppan.

  • Aramata, Hiroshi (a cura di). Chishikijin 99-nin no shinikata [99 modi intellettuali di morire]. Kadokawa Shoten.

  • Ei, Rokusuke. Daiojo [Morte pacifica]. Iwanami Shoten. (2° libro più venduto dell'anno, con 1,45 milioni di copie)

  • Nishibe, Susumu. Shiseiron [Sulla vita e la morte]. Nihon Bungei Sha.

  • Tachibana, Takashi. Rinshi taiken [Esperienze vicine alla morte]. Shoseki Joho Sha, 2 voll.

  • Tachibana, Takashi. Sei, shi, shinpi taiken [Vita, morte e esperienze mistiche]. Shoseki Joho Sha.

  • Yamada, Taichi. Korekara no ikikata, shinikata [Vivere e morire nel mondo di oggi]. Koudansha.
Non è che la cultura giapponese incoraggi il suicidio, semplicemente non ne fa un tabù. Se il suicidio è considerato onorevole, una persona in difficoltà vede in esso un paracadute.
Come ci spiega Gianni Fodella, professore di Politica economica internazionale all'Università Statale di Milano e conoscitore della cultura giapponese, il Giappone convive culturalmente con l'idea del suicidio:

Semplificando molto, in Occidente ogni soggetto rende conto delle proprie azioni a due referenti: la propria coscienza (o la propria idea di divinità) e la società. La pressione che si esercita su ogni soggetto, quindi, è per così dire dimezzata: se pesa l'aspetto sociale, la coscienza individuale può offrire una via di scampo, o viceversa. In Giappone, è la società il solo riferimento. Quindi, il fallimento di fronte a un compito viene visto come una sconfitta radicale: se ho fallito è perché non ho commisurato le mie forze all'ostacolo o non sono stato capace di tenere conto delle circostanze; comunque, non ho vie d'uscita. Il suicidio può essere inteso come una risposta a questo dilemma. In Occidente, invece, l'atteggiamento mentale di chi fallisce un'impresa nella quale si è impegnato seriamente è di dire: ce l'ho messa tutta, se mi è andata male non è colpa mia.

Il suicidio non è una colpa, non porta con sé un marchio d'infamia, come nei paesi occidentali, dove è considerato un peccato imperdonabile. Miyamoto Masao, psichiatra e scrittore, afferma:

I giapponesi non vedono nel suicidio qualcosa di male, esso è diventato parte dell'estetica e parte del comportamento socialmente accettato.

Il suicidio è un rituale della tradizione samurai. La letteratura, la storia, ma anche l'attualità mostra il suicidio come un gesto non solo praticabile, ma anche nobile, una presa di coscienza, una forma onorevole di protesta, un modo di fuggire la vergogna o di salvare la dignità. Molti personaggi famosi e di cultura hanno deciso di morire in questo modo. Tra i più vicini a noi, ricordiamo Mishima Yukio e Itami Juuzo. Quest'ultimo, accusato di avere una relazione extraconiugale, ha scritto prima di suicidarsi:

Solo con la morte posso provare la mia innocenza.

Negli ultimi anni, per la prima volta, il governo ha riconoscuto il suicidio come un problema nazionale e sembra intenzionato ad intervenire.
Nell'anno fiscale 2001 il governo ha speso 349,39 milioni di yen in misure per la prevenzione dei suicidi, mentre negli anni precedenti questa cifra era pari a zero. Per l'anno fiscale 2002, che comincia il primo di aprile, saranno messi a bilancio 566,26 milioni di yen.
Nel gennaio 2002 il Ministero del Lavoro ha diffuso un libretto di 38 pagine che fornisce le direttive per le aziende al fine di identificare e aiutare i lavoratori con tendenze suicide. Sostanzialmente si descrivono 10 sintomi che dovrebbero attirare l'attenzione della dirigenza.
Tra questi vi sono un atteggiamento malinconico, la tendenza a piangere facilmente, l'autocritica, la bassa produttività, i disordini del sonno, la sensazione di fatica, la mancanza di appetito, i mal di testa, l'abuso di alcol. Tra i comportamenti a rischio da evitare vi è invece l'eccesso di straordinario.

Una curiosità. Il Giappone è uno dei pochi paesi dove le assicurazioni pagano anche il suicidio, a patto che esso avvenga almeno un anno dopo la stipula della polizza. Ciò alimenta il fenomeno dei cosiddetti fantasmi viventi. Molti giapponesi che perdono il lavoro non dicono nulla alla famiglia, stipulano l'assicurazione e continuano per un anno a uscire di casa fingendo di andare in ufficio. Invece vanno in giro, mangiano, bevono, vanno a donne. E mettono in conto. Per la mentalità giapponese esigere il credito dai familiari di un suicida non sta bene. E così, prima di andarsene, si vendicano del sistema.

Bibliografia

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Dilworth, David e Rimer, J. Thomas. 1991. The Historical Fiction of Mori Ogai. University of Honolulu Press, Honolulu.
Kopel, David B. 1992. The Samurai, the Mountie, and the Cowboy : Should America Adopt the Gun Controls of Other Democracies. Prometheus Books.
Ikegami, Eiko. 1995. The Taming of the Samurai: Honorific Individualism and the Making of Modern Japan. Harvard University Press, Cambridge.
Magnier, Mark. Japan's Suicide Epidemic. Los Angeles Times, 14 dicembre 2001.
Nakata, Hiroko. Government finally takes action to fight suicide. The Japan Times, 7 marzo 2002.
Nakata, Hiroko. Rural regions struggle to stem elderly suicides. The Japan Times, 8 marzo 2002.
Nitobe, Inazou. 2001. Bushido: The Soul of Japan. Charles E. Tuttle Co., Tokyo.
Redazione. Nearly 100 people commit suicide every day. Asahi Shinbun, 4 gennaio 2002.
Strom, Stephanie. In Japan, Mired in Recession, Suicides Soar. The New York Times, 15 luglio 1999.
Tsurumi Wataru. 1993. Kanzen jisatsu manyuaru. Ota Shuppan.
Wehrfritz, George. Death By Conformity. Newsweek, 20 agosto 2001.

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