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Planet Manga
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L'uomo che cammina
Planet Manga
1999

Al tempo di papà
Planet Manga
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Territori del racconto a fumetti
L'ancora del Mediterraneo
2000


Schede correlate

Natsume Souseki
Natsume Kinnosuke (1867-1916), in arte Souseki. Romanziere, ma anche noto studioso di letteratura inglese. Nato a Tokyo, ottavo e ultimo figlio di Natsume Kohyoe Naonatsu e sua moglie Chie, Souseki fu dato in adozione immediatamente dopo la nascita e trascorse l'adolescenza in continui spostamenti dalla casa adottiva a quella paterna...
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Taniguchi Jirou

Taniguchi Jirou, fotografato da Makihara Toshiaki Taniguchi Jirou nasce a Tottori il 14 agosto 1947, vive e lavora a Tokyo. Nel 1966, dopo essersi diplomato, entra a far parte dello staff del disegnatore Ishikawa Kyota, in qualità di assistente. Nel 1970 inizia la sua carriera di mangaka sulla rivista Young Comic con la storia breve Kareta heya. L'anno successivo vince il premio indetto annualmente da Big Comic con il racconto Toi koe. Nel 1975 vede la luce il suo primo manga Namae no nai dobutsutachi, avente per protagonisti degli animali, soggetti ricorrenti nelle sue opere. Nel 1976 inizia la lunga e fruttuosa collaborazione con Sekikawa Natsuo, uno scrittore a tutto tondo, che spazia dal reportage alla saggistica, dalla critica ai romanzi. Tale collaborazione porterà alla realizzazione per l'editore Futabasha di diverse opere: Rind!3, Muboi toshi, Nashikaze wa shiroi, Hotel Barbour View e più tardi, nel 1985, Botchan no jidai, considerato il capolavoro di Taniguchi e premiato con il prestigioso Osamu Tezuka Award.
In seguito, la sua opera inizia ad essere influenzata anche dall'universo occidentale. Dal 1980 collabora anche con lo scrittore Caribu Marley per storie di ambientazione boxistica pubblicate sempre da Futabasha: Ao no senshi, Knukle Wars, Live Odissey. Nel 1985 realizza l'opera di fantascienza Chikyu hyokai kiji e, come già accennato, inizia Botchan no jidai.
Nel 1990, comincia Blanca, storia di un cane dotato di poteri psichici. Nello stesso anno nascono due opere composte da storie brevi, in seguito raccolte ognuna in un unico volume: Genju jiten e Aruko hito. Nel 1992 vince il premio Shougakukan con la storia breve Inu o kau; l'anno seguente disegna K, di ambientazione alpinistica, su testi dello scrittore Tosaki Shiro. Nel 1995 esce Chichi no koyomi. Nel 1996 arriva a conclusione Botchan no jidai, mentre comincia la lavorazione del fantascientifico Icaro, su sceneggiatura del francese Moebius per il settimanale Morning.
Successivamente, nel 1999, Taniguchi realizza Harukana machi e, un nuovo romanzo in bilico tra passato e presente che mostra diversi punti di contatto con Chichi no koyomi.
Nel 2000 esce il volume Quest for the Missing Girl. Nel 2001 è la volta di Sky Hawk, una storia ambientata nel Far West.
Con il tempo, Taniguchi si è conquistato una fama che ha superato i confini nazionali. I suoi racconti spaziano da un genere indefinibile e tipicamente giapponese, che narra storie di vita quotidiana, sino a storie hard-boiled, sportive, storiche o di fantascienza.
Si sanno poche cose su di lui. Invidia l'Europa per la facilità di contaminazione tra i paesi che la compongono. E' affascinato dalla Francia, paese in cui vorrebbe andare ad abitare. Per lui, uomo di poche parole, gli italiani parlano troppo.
Non ci sono molte parole nemmeno nei suoi manga. Taniguchi ha anche corretto gradualmente il suo tratto adeguandolo anno dopo anno, opera dopo opera, a quello raffinato e dettagliato della bande desinée franco-belga, riducendo all'indispensabile l'uso dei retini (a favore di disegni superparticolareggiati) e aggiungendo sempre più tavole colorate a mano.
Il pennino che disegna con maniacale precisione e con tratto preciso, morbido, pulito tutte le tegole del tetto di una casa sullo sfondo di una piccola immagine di passaggio finisce per raggiungere, con uno sforzo "realista" che a un disegnatore occidentale apparirebbe tempo sprecato, anche una precisione di resa psicologica che a pochi è data con la medesima intensità. E' questa perizia che ha impressionato persino Jean Giraud, in arte Moebius.
Non lo attirano le ombre, prevale il grigio-bianco, la mezzetinta. Taniguchi tende, come la maggior parte dei mangaka, a documentarsi fotograficamente il più possibile per descrivere al meglio un ambiente. Ciò giustifica anche la lentezza delle sue produzioni:

Quando costruisco una scena mi occupo sempre dell'ambientazione storica, della ricostruzione; la definizione dei dettagli diventa, essa stessa, parte del racconto. Mi appassiona disegnare nel dettaglio. Forse disegno anche troppo nei dettagli.

Quando Taniguchi sbarcò in Italia, era il più sconosciuto tra i mangaka. Le case editrici Planet Manga e Coconino Press, con grande coraggio, hanno iniziato a pubblicare la sua opera in una edizione ben curata, anche se spesso solo per il circuito librario. Ora sono passati parecchi anni e Taniguchi ha aperto gli occhi a molti.
Prima di passare alle opere, segnaliamo che dal 25 agosto al 17 settembre 2000 si è tenuta al Festival Nazionale dell'Unità di Bologna la mostra "Territori del racconto a fumetti" curata da Giovanna Anceschi, Stefano Ricci e Igort, direttore della casa editrice Coconino Press nonché fumettista, che ha dato vita ad un libro-intervista con alcuni tra i più rappresentativi autori internazionali di fumetti che con la loro opera hanno saputo raccontare i luoghi e il territorio. Tra questi, il nostro Taniguchi.

Tokyo Killers (Hotel Harbour View). Quando uscì questo volume, Taniguchi era, con storie adulte e un disegno "poco" giapponese, diverso da tutto ciò che fino ad allora era stato proposto dall'editoria di settore. Per leggere qualcosa di simile si deve rispolverare Sanctuary, firmato Ikegami-Fumimura. Ora Taniguchi è riconosciuto da stampa e pubblico come sinonimo di qualità.
Il volume è una raccolta di cinque lavori frutto della collaborazione con Sekikawa Natsuo, anch'egli appassionato per le storie hard-boiled, per il cinema dei gangster e per il fumetto europeo.
Ciò che più colpisce di queste storie è la perfetta autonomia di testi e disegni, la regia "cinematografica" adottata da Taniguchi (pronta a rallentare su un colpo di pistola e ad accelerare vertiginosamente su un inseguimento), l'ombra insistente del fumetto francese. Come scrive Davide Castellazzi nell'introduzione a questo volume, "grazie ad autori come Sekikawa e Taniguchi, il fumetto non sarà mai il parente povero del cinema".
Protagonista di queste storie è un uomo dall'aspetto vissuto, dal passato tormentato e da un presente ancor più difficile, che interpreta vari ruoli: un poliziotto, un condannato a morte, un "giustiziere", un ex-mercenario, un uomo d'onore. Citiamo ancora Castellazzi:

Gelidi assassini, atmosfere rarefatte, lunghi silenzi, vite in frantumi. Racconti sceneggiati giocando sul tempo, sulle pause, su momenti interminabili, disegnati con un tratto realistico.
Ogni azione è scandita nei tempi e nei modi giusti, ma è spesso fredda, impersonale, perché legata a personaggi che hanno fatto della morte una professione, e che quando si trovano a riflettere sulla loro condizione di carnefici comprendono di essere anche vittime.

Ai tempi di Bocchan (Botchan no jidai). L'opera ha richiesto oltre dieci anni di lavoro. Sekikawa Natsuo, critico, romanziere e giornalista, ma soprattutto suo inseparabile scenggiatore da quasi vent'anni, ha condiviso con lui la fatica. E' forse il manga più riflessivo e più adulto di Taniguchi. E' considerato il racconto più importante non tanto per la qualità della narrazione, che è all'incirca la stessa in tutte le opere, ma per il fascino dell'argomento.
Ma è sicuramente un manga "difficile" perché legato alla tradizione giapponese. Le complesse descrizioni di personaggi e situazioni portano a classificare quest'opera come un manga a sfondo storico, un nitido documento di ciò che era il Giappone del periodo Meiji (1868-1912).
Botchan ("Signorino") è uno dei romanzi cruciali del '900 giapponese, e Natsume Souseki, l'autore, è il primo protagonista di questa storia. Nei primi due volumi si racconta niente di più che la quotidianità della sua vita, il suo frequente abusare dell'alcool, i rapporti con gli amici, ma con questo vi si finisce per raccontare anche il rapporto controverso del Giappone con la cultura occidentale, gli inizi del socialismo, l'ambiente culturale di quel momento di tradizione.
Scrittore, viaggiatore, studioso, è per antonomasia l'uomo a cavallo tra due epoche: il vecchio Giappone feudale e la nuova nazione industriale che vuole occidentalizzarsi.
Il manga è, infatti, sia una biografia per immagini della vita di grandi personaggi della cultura giapponese, che un viaggio nel Giappone di altri tempi, tratteggiato con il ritmo di un grande romanzo. Le immagini nitide e minuziosamente ricostruite ci mostrano un Giappone che sogna, pensa e si trasforma.
Nel terzo e quarto volume si racconta la vita dello scrittore e poeta Ishikawa Hajime, detto Takuboku. Egoista, spudorato, bugiardo e privo di volontà: insomma, un vero e proprio snob. Ma Takuboku era anche istruito e piacevole, uno studioso malinconico e un attento osservatore. Sekikawa ne parla così:

Takuboko, "lamentoso e impertinente", divenne immortale. [...] Mi chiedo se si possa accettare come vera la nozione di progresso nella storia. Col passare del tempo le conoscenze sono aumentate, ma io non riesco a trovare da nessuna parte la prova che, oltre ad aver acquisito tecnologie avanzate, l'uomo sia divenuto più saggio. Giovani con un'attitudine verso la vita e un carattere simile a quello di Takuboko esistevano anche vent'anni fa, ed esistono ancora oggi. Però, o perché non hanno il talento sufficiente, o perché difettano di volontà, o soltanto perché gli manca la serietà, lasciano opere che invecchiano e cadono nell'oblio, senza fissarsi nella memoria.

Nel quinto volume si parla in particolare di due scrittori, Mori Oogai Rintarou e Futabatei Shimei Hasegawa Tatsunosuke. Il sesto volume è completamente dedicato al viaggio in Giappone di Elise Weigert, la donna conosciuta da Oogai in Germania e che diventerà la protagonista del suo romanzo "La ballerina". Il settimo volume narra le vicende di due dei grandi protagonisti della scena politica e culturale del tempo: Koutoko Shuusui e Kanno Sugako, entrambi giustiziati nel 1910 per alto tradimento, anche se l'accusa di aver complottato per assassinare l'imperatore era totalmente infondata.
Quest'opera ha portato Taniguchi a inventare il disegno lieve e delicato della sua piena maturità, come afferma l'autore stesso:

Prima non mi interessavo particolarmente del periodo Meiji. Poi, in seguito a una proposta di un editor, ho letto un testo di Sekikawa e l'ho trovato piuttosto interessante. Più che interessante: era affascinante. Quando ho letto questa storia ho pensato che fosse una cosa nuova, non ricordavo una cosa simile in un manga. Così è nato questo lavoro.
Il periodo Meiji per noi è molto importante, è un periodo che ha messo le fondamenta del Giappone di oggi, così come lo conosciamo. Mi interessava trasmettere la sensazione che avevo percepito nelle pagine di Sekikawa. Si respirava un'altra aria, più pulita, più trasparente. E per raffigurare questa atmosfera leggera ho cercato di inventarmi un modo diverso di disegnare.

L'uomo che cammina (Aruko hito). Forse non ha il fascino della storia di Botchan no jidai, ma resta comunque l'opera più esemplare. Contiene diciassette brevi storie in cui al protagonista non succede quasi nulla.
L'argomento può essere una passeggiata durante la quale si fa amicizia con un vecchio signore, la sistemazione su un albero di una casetta per gli uccelli, l'esperienza del mondo visto attraverso un paio di occhiali rotti, una gita al mare, etc.
E' come osservare la vita quotidiana con una lente di ingrandimento. Piano piano, questa vita vissuta al rallentatore, fatta di piccole cose normali, finisce per appassionare. Come spiega la prefazione che lo stesso Taniguchi ha scritto:

L'uomo che cammina è un uomo spensierato. Gli piace camminare con tranquillità. Non si preoccupa del tempo che passa. Possiede un corpo e uno spirito lievi. Perciò riesce a notare diverse cose. Persino in un paesaggio quotidiano, che nulla ha di particolare, trova motivo d'interesse e ne gode.
Ogni tanto si ferma, s'incanta, accarezza gli alberi, ci si arrampica, raccoglie dei ciottoli... Già, l'uomo che cammina è proprio un tipo strano. Eppure sicuramente quest'uomo ci riporterà alla mente dolci ricordi persi in qualche luogo lontano.
Allora, arrestiamo un attimo le nostre corse affannose, e proviamo a camminare anche solo un poco. Però lentamente...

Un'opera splendida, riflessiva e disarmante, un invito a rallentare, a "consumare" più lentamente la nostra vita. Il talento grafico e narrativo prendono il sopravvento su una sceneggiatura realizzata come "alibi" per svelarci paesaggi e viuzze mai così fedeli alla realtà. I paesaggi non sono che un pretesto per raccontare e denunciare il nostro modo di vivere, frenetico e superficiale.
L'opera fu pubblicata sulla rivista Morning Party tra il 1990 e il 1991.

L'olmo e altri racconti (Keyaki no ki). Taniguchi ha selezionato otto racconti tra i circa duecento realizzati dallo scrittore Utsumi Ryuichiro per la serie "Gente", e li ha illustrati. Il risultato è un volume capace di farti commuovere tanto sono semplici e sincere le storie che ci vengono narrate.
Ad esempio, il racconto che apre e intitola la raccolta, parla di come i coniugi Harada, per trascorrere la loro vecchia in piena tranquillità, decidano di comprare una villetta ad un'ora di treno dal centro di Tokyo, colpiti dalla vegetazione che circondava l'intera abitazione. Tornati a visitare la casa prima di abitarla definitivamente, la coppia si accorge che l'intero "vivaio" è stato traslocato insieme al vecchio proprietario; solo una cosa è rimasta com'era: un olmo gigantesco.
Siccome quest'ultimo pare dare molte noie ai vicini quando perde le foglie, i coniugi decidono seppur a malincuore di tagliarlo. Giunto il giorno di reciderlo, grazie ai racconti del vecchio inquilino, l'olmo si salverà mostrando germogli ancor più belli di quanto non avesse mai fatto.
Tutti i racconti approfondiscono temi importanti della cultura e della società giapponese, dall'educazione dei figli al rispetto per gli anziani, dal rapporto tra fratelli all'incontro con gli stranieri. Non fatevi ingannare dalle apparenze e seguite con attenzione.
Le opere sono state pubblicate per la prima volta tra il maggio e l'agosto del 1993 sulla rivista Big Comic.

Al tempo di papà (Chichi no koyomi). Ancora una volta Taniguchi è riuscito ad incantare con il suo disegno minimale ma al contempo preciso e dettagliato, con le sue storie che sanno di vita vera anche se non lo sono fino in fondo, con quelle atmosfere distese e riflessive che solo egli è in grado di ricreare puntualmente in ogni suo lavoro.
Quest'opera, che in Italia è stata insignita del Premio Attilio Micheluzzi, fa addirittura commuovere. L'autore mette a confronto il Giappone metropolitano di oggi con quello rurale di una volta, la frenesia della vita moderna con l'immagine di un mondo più semplice e più umano. Come scrive Davide Castellazzi:

Se Tokyo (come altre grandi città) rappresenta il presente e il futuro del ricco stato asiatico, la campagna racchiude il suo passato, le sue origini. E il viaggio nello spazio diventa anche un viaggio nel tempo. La storia di Youichi è una metafora della storia del Giappone, passato dalla povertà e dai ritmi lenti del dopoguerra, alla ricchezza e alla frenesia di questi ultimi anni. Una frenesia che però comincia a pesare a molti, specie a chi, come Taniguchi, ha vissuto la propria infanzia in altri luoghi e con altri ritmi.

Youichi torna a Tottori, il paese natio, dopo quindici anni di lontananza, per assistere al funerale del padre. Quando se ne andò di casa gli ci vollero ben otto ore di treno per giungere a Tokyo, mentre oggi, con l'aereo, la distanza è coperta appena in un'ora. Ma la vita frenetica della città e i vecchi rancori verso il padre, l'hanno tenuto lontano dal paese che egli tanto amava.
Arrivato a destinazione, Youichi ritroverà invecchiati tutti i suoi cari e stravolta la Tottori che ricordava, nonostante tanti piccoli particolari lo riportino inevitabilmente indietro con la memoria. Sarà proprio quest'ultima ad essere la protagonista dell'opera: ogni ricordo e pensiero di amici e parenti riveleranno particolari sconosciuti a Youichi, che "smacchieranno" l'immagine del padre che si era fatto dopo il divorzio dei genitori, dimostrando la superficialità e la testardaggine che lo avevano caratterizzato nella giovinezza.
Anche Taniguchi è nativo di Tottori e manca da casa da parecchi anni. Un po' di Youichi c'è anche in Jirou, come leggiamo in questa sua memoria del 14 ottobre 1994:

Per lungo tempo non avevo fatto ritorno a Tottori, il mio paese natio. Non ricordavo nemmeno a quando risaliva la mia ultima visita. Compresi che non vi era una ragione per la mia mancanza. Ero solo impegnato e pigro. Sono il più giovane dei figli, i miei stanno bene e vivono con mio fratello maggiore. Sono stato irrispettoso nel loro confronti.
Un giorno ricevetti una telefonata da un mio amico del paese: Jirou, perché non vieni? [...] Così mi sono ricordato che per tanto tempo avevo mancato al dovere di tornare dai miei. [...] Prima erano necessarie otto ore di treno. Ora ci sono tre voli diretti al giorno e ci si impiega una ora soltanto. Le distanze si sono accorciate.
Il paese che ho visto dopo quindici anni mi ha disorientato. Il paesaggio era completamente cambiato. Mi sono reso conto della mia lunga assenza. Ma la famiglia, i aprenti e gli amici non erano cambiati così tanto. Solo un po' invecchiati. Non mi hanno fatto pesare la mia lunga assenza, mi hanno accolto calorosamente. Forse perché vivono nell'ambiente ameno del paese? L'unico a essere cambiato ero io. [...]
Chichi no koyomi è una storia di mia invenzione, nata dal mio amore per il paese natio. Inizialmente non avevo intenzione di ambientarla nel mio paese, ma [...] ho deciso di utilizzarlo per l'ambientazione, e di basarmi su alcune delle mie esperienze infantili.
Tutti coloro che vivono in città, lasciando il proprio paese, hanno qualcosa in comune in fondo al cuore. Con il passare degli anni ho compreso la fortuna di avere un paese natio. Soltanto adesso che ho raggiunto l'età che avevano allora i miei genitori posso provare le emozioni che loro hanno provato...

Icaro. Icaro racconta una storia vecchia come il mondo: la libertà ha un prezzo, ma va conquistata e difesa ad ogni costo. Protagonista della storia è un ragazzo che sembra fuoriuscito dalla mitologia greca. Capace di volare, proprio a causa delle sue "inumane" capacità, si troverà contro tutti i suoi simili.
Icaro viene segregato sin dalla nascita in un enorme giardino coperto, dove gli vengono praticati dei test: l'uomo intende avere risposte a qualsiasi cosa non conosca e per farlo non esita a privare Icaro del piacere di volare, di conoscere il mondo, di innamorarsi.
Al di fuori della gabbia, a Tokyo, si susseguono incidenti inspiegabili: uomini dai poteri paranormali si sono rivoltati contro il potere dispotico che li ha generati. Il reparto investigativo pensa sia giunto il momento di servirsi della forza di Icaro per mettere fine alle azioni terroristiche. Nel frattempo Icaro sta cercando di fuggire, portando con sé la sua amata, Yukiko, una ragazza appartenente al gruppo di ricerca.
Moebius (Jean Giraud è il vero nome), padre del fumetto fantascientifico occidentale, ha fornito, insieme a Jean Annestay, questa sceneggiatura alla maestria grafica di Taniguchi e bastano già le primissime tavole per capire come il disegnatore abbia voluto fare le cose in grande. Illustrazioni a due pagine e, più in generale, poche vignette per tavola fanno intuire che il maestro abbia voluto dare risalto ai volti e alle figure e a panoramiche semplicemente stupefacenti. Ne consegue una maggiore libertà di regia, asso nella manica di Taniguchi.
Il manga, purtroppo, non ha avuto in Giappone il successo sperato ed è rimasto incompiuto.

Gourmet (Kodoku no Gurume). Se vi piace la cucina giapponese, questo è il manga che fa per voi. Perché Inogashira Goro, il protagonista, ha tutte le caratteristiche del buongustaio.
Sceglie il posto dove mangiare solo dopo aver girato a lungo. Oltre al cibo, guarda anche all'ambiente, che deve essere rilassante. Inoltre, è molto informato e conosce tutti i piatti tipici della zona in cui si trova.
Alla fine della lettura, non saprete nulla del protagonista, ma avrete imparato moltissimo sulla cucina giapponese. I testi sono di Kusumi Masayuki.

In una lontana città (Harukana machi e). Protagonista di questa storia è un uomo di 48 anni che si ritrova inspiegabilmente a rivivere il suo passato, all'età di 14 anni, con un corpo da adolescente e la mente di un adulto.
Grazie a questo manga, nel 2003, Taniguchi si è aggiudicato il premio Alph-Art come migliore sceneggiatore al Festival di Angouleme, in Francia, la più prestigiosa kermesse europea dedicata al fumetto.

Riportiamo qui di seguito la sua opera completa:

1970 Kareta heya (La stanza arida), Shonen Gahosha
1971 Toi koe (Voci lontane), Shougakukan
1975 Namae no dai dobutsutachi (Animali senza nome), Koudansha
1976 Rind!3, Futabasha
1976 Muboi toshi (Città aperta), Futabasha
1976 Nashikaze wa shiroi (Il vento dell'Est è bianco), Futabasha
1976 Hotel Harbour View, Futabasha
1980 Ao no senshi (Il guerriero blu), Futabasha
1980 Knukle Wars (Guerre di nocche), Futabasha
1980 Live Odissey, Futabasha
1985 Botchan no jidai (Ai tempi di Botchan), Futabasha
1985 Chikyu hyokai kiji (Cronaca del dissolvimento della Terra), Koud...
1990 Blanca, Shougakukan
1990 Genju jiten (Enciclopedia degli animali primordiali), Koudansha
1990 Aruko hito (L'uomo che cammina), Koudansha
1992 Inu o kau (Allevare un cane), Shougakukan
1993 K, Futabasha
1993 Keyaki no ki (L'olmo), Shougakukan
1995 Chichi no koyomi (Il calendario di papà), Shougakukan
1996 Icaro, Koudansha
1997 Kodoku no Gurume (Il buongustaio solitario), Fuso
1999 Harukana machi e (Al paese lontano), Shougakukan
2000 Quest for the Missing Girl, Shougakukan
2001 Sky Hawk, Futabasha

Bibliografia

Anceschi, Maria Giovanna. Igort. Ricci, Stefano. 2000. Territori del racconto a fumetti. L'Ancora.
Barbieri, Daniele. Il Giappone che esiste. Golem, n. 1, febbraio 2001.
Redazione. Territori - Luoghi del romanzo a fumetti. Fuji Fanzine, n. 13, ottobre 2000.
Rimondi, Davide. Jiro Taniguchi - L'Ozu del manga. Fuji Fanzine, n. 13, ottobre 2000.
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