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Uno scudo contro la maleducazione
di Massimiliano Crippa

2 gennaio 2001. Una gabbia elettromagnetica che può isolare i telefoni cellulari è l'ultima speranza dei giapponesi per tutelare il silenzio negli ambienti pubblici, dove lo squillo degli apparecchi rende difficile la conversazione, l'ascolto della musica o la visione di un film.

Con 40 milioni di cellulari, il Giappone è uno dei paesi più densamente affollati e, per quanto i giapponesi siano noti nel mondo per educazione e rispetto del prossimo, il problema rimane.
Al punto che, nel luglio 1998, è stato brevettato e messo in commercio un "disturbatore di cellulari", in pratica un trasmettitore radio che emette onde di grande potenza sulle stesse frequenze utilizzate dai telefoni e impedisce le conversazioni in un determinato ambiente. Ad acquistare questi disturbatori sono stati alberghi, cinema, bar e ristoranti.
L'apparecchio, non più grande di una scatola di cioccolatini, ha un raggio d'azione che va dai 6 ai 30 metri e costa dal mezzo milione al milione di lire. L'apparecchio si chiama "Wave Wall".
In Giappone è un vero boom e sono in molti ad averlo già prenotato anche in Europa. L'arrivo dello strumento in Italia, altro paese afflitto dalla schiavitù da suoneria, non dovrebbe tardare.
In Giappone, la mania della reperibilità continua ha provocato più danni che altrove. Un abitante su tre, vecchi e bambini compresi, possiede un cellulare e si è diffuso in modo preoccupante il gusto della suoneria poco discreta, a volume alto.

Abolire le conversazioni a distanza per salvare quelle dal vivo. Le maniere dei giapponesi sono andate di male in peggio dopo il boom dei cellulari. L'apparecchio dà una risposta tecnologica a un problema culturale.
Risposta più efficace di mille campagne di informazione: nei locali schermati, il cellulare non squilla. E la buona educazione, anche se imposta, trionfa.
"La domanda è stata molto forte", conferma Onodera Makoto, portavoce della Nikkodo, piccola azienda specializzata in equipaggiamenti per karaoke, che ha scoperto quanto il silenzio possa essere d'oro: in pochi mesi ha venduto 5.000 apparecchi. Prezzo: 50.000 yen. Più dell'intero fatturato 1997 (2 miliardi).
Presto il sistema verrà introdotto sui treni, dove vengono regolarmente ignorati i messaggi registrati che invitano i passeggeri a non abbandonarsi a chiacchierate telefoniche all'interno degli scompartimenti.

Ma è scoppiata la polemica: infatti poter ricevere una telefonata è una sorta di "diritto", che lo schermo potrebbe violare. L'orientamento del ministero delle Poste e delle Comunicazioni giapponese è di consentire l'uso dello "scudo" soltanto in alcuni locali, come i teatri, i cinema e le sale per i concerti, "dove è davvero rilevante il livello di disturbo arrecato al pubblico".
L'accecamento dei cellulari, inoltre, andrà segnalato con appositi cartelli per consentire alle persone di scegliere tra lo spettacolo e la possibile telefonata in arrivo. La preoccupazione è che si verifichino pericolose interferenze con altri strumenti elettronici come gli stimolatori cardiaci (pericolo che si vorrebbe evitare proibendo appunto l'uso del cellulare), e che vengano danneggiate anche telefonate importanti come quelle di emergenza ai medici.
Ma soprattutto, si teme che le proibizioni nei locali si estendano fino a minacciare l'efficienza stessa della rete cellulare. Il Governo ha annunciato un piano di regolamentazione della materia.
Per mettere un freno alla diffusione di questi apparecchi, il ministero si avvia a introdurre un obbligo di licenza:

Il loro uso sarà limitato a luoghi, come teatri e sale di concerto, dove il grado di disturbo pubblico è significativo. E' un problema di equilibrio tra il diritto ad avvalersi dei vantaggi della comunicazione e quello di starsene tranquilli.

Saranno autorizzate quindi solo installazioni fisse, in luoghi non di transito (stazioni, vie, parchi); l'oscuramento dei cellulari andrà infine segnalato da cartelli.
Le multinazionali dell'elettronica non sono ancora entrate in questa nicchia di mercato, ma la stanno studiando attentamente: i potenziali di crescita sono proporzionali a quelli della telefonia mobile. A fronte dei 50 milioni di utenti di cellulari attesi per il 2000 in Giappone (quasi il 40% della popolazione) aumenterà inevitabilmente anche la richiesta di protezione.

In Italia, purtroppo, far sentire agli altri che si è ricavuta una chiamata è considerato segno di vitalità più che fonte di disturbo. Soltanto sugli aerei si è diffusa la cultura del silenzio, dopo i casi clamorosi di persone multate per aver fatto conversazioni telefoniche durante un atterraggio. Negli altri posti la linea del proibizionismo non è passata.
I giapponesi, maestri di jishuku (autocontrollo, moderazione), hanno realizzato anche le tecnologie per proteggersi da coloro che di tale arte non sono estimatori.
Cosa succederà se questi apparecchi arriveranno sul mercato italiano? Inutile chiederlo al nostro ministero:

La libertà di comunicazione è un diritto costituzionale e tutti gli operatori di telefonia mobile hanno obblighi di copertura nazionale.

Unica eccezione ammessa: gli aerei. Dice il segretario generale Guido Salerno: "Una cosa è limitarne l'uso quando è pericoloso, un'altra quando dà fastidio. Altrimenti dovremmo anche vietare di starnutire al cinema".
Di diverso avviso Marina Migliorato, presidente del Movimento di Difesa del Cittadino: "Prima della libertà di comunicare col cellulare viene la libertà di comunicare tra le persone. E' un problema non solo di sensibilità e buon senso, ma anche di educazione a un uso più ragionevole e gentile". Ma il tentativo di oscurare l'aula della Camera ha fatto insorgere i deputati.
Le aziende di telefonia mobile fanno notare che, per ridurre i disturbi, basta inserire la segreteria o la suoneria a vibrazione.

I silenziatori sono illegali in Australia, Francia e Stati Uniti, poiché è illegale diffondere segnali che deliberatamente interferiscono con le comunicazioni radio autorizzate.

Secondo alcuni esperti, il carattere dei giapponesi sarebbe migliorato con l'uso del cellulare. Prima erano chiusi, cercavano di estraniarsi dalla realtà e dagli altri, creandosi un mondo proprio, sfere in cui ognuno si rifugiava evitando di entrare in quella del vicino.
Ora, se ti guardi intorno, non vedi persona che non stia utilizzando il cellulare. Questo mezzo di comunicazione avrebbe influenzato moltissimo la società giapponese, rompendo quella sfera che ognuno si creava, in quanto la conversazione viene sentita anche dalle persone che stanno vicino.
A noi sembra solo un tentativo di giustificare le nostre manie. I cellullari sono sempre più spesso una forma di maleducazione senza precedenti.

In base ad uno studio biennale cominciato nel 1995 e portato avanti da una commissione formata da funzionari del ministero delle Poste e delle Comunicazioni e di quello dei Trasporti, nonché da ricercatori universitari e rappresentanti degli industriali, l'uso dei cellulari entro un raggio di 22 centimetri dal cuore può causare un malfunzionamento o blocco temporaneo dei pacemaker.
Circa 200.000 persone hanno un pacemaker impiantato nel corpo. In luoghi affollati, come i mezzi pubblici, il rischio esiste.

Nel marzo 1998, la commissione ha proposto alle aziende del trasporto pubblico delle linee guida per minimizzare i rischi.
East Japan Railway Co. ha subito messo dei cartelli e diffuso degli annunci che chiedono ai passeggeri di spegnere volontariamente i propri cellulari nei convogli affollati. Da allora, moltri altri gestori hanno fatto lo stesso.
Purtroppo, queste stesse aziende hanno precedentemente piazzato nelle stazioni antenne per facilitare l'utilizzo dei cellulari. Il dilemma cui si trovano di fronte non è di facile soluzione.
Da parte sua, la Japan Association of Cardiac Pacemaker Friends, pur spingendo per un maggiore impegno della società, consiglia alle persone a rischio di evitare i treni affollati.

Keio Electric Railway Co. ha deciso nell'agosto 2000 di "limitare" l'uso dei cellulari, creando apposite aree dove il loro uso è permesso. Ciò non sembra per niente un inasprimento, ma piuttosto un passo indietro. La mossa, però, sembra essersi resa necessaria per incanalare il mancato rispetto delle raccomandazioni da parte dei passeggeri.
Un'inchiesta condotta dall'azienda nel giugno 2000 ha rivelato che il 78,3% degli intervistati ha usato il proprio cellulare mentre si trovava su un treno e solo il 6,6% ha aderito alle raccomandazione avanzate dall'azienda.
In base ai risultati dell'inchiesta e alle motivazioni, a volte giustificabili, espresse dagli utenti, i funzionari della Keio hanno espresso l'impossibilità di impedire l'uso del cellulare.

Il cartello con le avvertenze, presente sugli shinkansen Il governo metropolitano di Tokyo vuole proporre la messa al bando dei cellulari sulla rete del trasporto pubblico per proteggere i portatori di pacemaker. Anche alcune linee private invitano già i passeggeri a non usare il cellulare, ma non si va oltre. Sullo shinkansen, si chiede gentilmente di spostare la suoneria del cellulare su vibrazione. Si chiede sempre gentilmente di andare in fondo alla propria carrozza per telefonare. Alla partenza una registrazione ripete lo stesso appello tramite gli altoparlanti.

Nel dicembre 2000, la West Japan Railway (JR West), con base a Osaka, era intenzionata a combattere l'uso improprio e pericoloso dei cellulari autorizzando i propri sorveglianti a ordinare ai passeggeri di spegnere i propri apparecchi.
La stessa compagnia aveva già bandito nell'ottobre 2000 l'uso dei cellulari durante le ora di punta. Il numero delle persone che hanno utilizzato il proprio telefono in quest'occasione parlando ad alta voce è andato calando, ma molti lo utilizzano comunque per ricevere le e-mail.
Ciò riduce l'inquinamento acustico, ma non riduce il rischio per i portatori di pacemaker.

La gente sembra favorevole all'inasprimento delle regole, anche se poi molti non si comportano di conseguenza. Un cartello in cui viene scritto "Si prega di non usare il telefono cellulare" in Giappone, secondo la consuetudine, la cultura, la filosofia di questo popolo, viene considerato come un divieto. Ma esistono sempre le eccezioni, più o meno numerose.
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