 
Il testo integrale del famoso racconto di Nosaka Akiyuki (1967), da cui è stato tratto l'omonimo film di animazione di Takahata Isao (1988), ci è stato gentilmente offerto dalla Picomax. Detta società gestisce l'archivio della defunta rivista Linea d'ombra, che pubblicò l'opera nel numero di ottobre del 1994. La traduzione in italiano è quella originale di Maria Teresa Orsi, così come l'introduzione sull'autore.
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Una tomba per le lucciole
Giappone, 21 settembre 1945: alla stazione di Kobe il quattordicenne Seita muore di inedia. Il suo fantasma ripercorre i tragici eventi degli ultimi quattro mesi: i bombardamenti americani, il cadavere della madre sfigurato dalle ustioni, il padre a difendere la gloria dell'Impero con la sua bianca uniforme da ufficiale di marina, Seita e la sorellina Setsuko soli contro il mondo impazzito. E poi la paura, i furti, la mancanza di soldi, la fame. Questa notte spaventosa è rischiarata dai flebili bagliori delle lucciole. Ma all'alba non ne rimarrà più nessuna.
Il racconto
Sedeva per terra a gambe tese, appoggiando la schiena curva al pilastro di cemento che aveva ormai perso parte delle sue piastrelle decorative, dentro la stazione della linea extraurbana di Sannomiya dal lato della spiaggia, e benché non si lavasse quasi da un mese e il viso fosse bruciato dai raggi del sole, le guance di Seita apparivano pallide ed emaciate, di notte guardava controluce le sagome degli uomini che seduti attorno ai falò come pirati si lanciavano insulti a gran voce pieni di arroganza e al mattino le studentesse dirette verso la scuola come se nulla fosse mai accaduto, le divise kaki e i fagotti bianchi della Prima Scuola Media di Kobe, gli zaini della media comunale, e poi la Ken'ichi, Shinwa, Shoin, Yamate, benché tutte indossassero pantaloni di cotone, poteva distinguerle dalla forma del colletto delle bluse alla marinare, la folla incessantemente gli passava accanto, senza accorgersi di lui, ma all'improvviso qualcuno abbassava gli occhi colpito dallo strano odore e allora si scansava di colpo per evitare Seita. Seita che non aveva nemmeno più la forza di trascinarsi fino al gabinetto pubblico che pure si trovava alla portata dei suoi occhi e del naso. Ai piedi di ogni pilastro sedeva un orfano di guerra come se tutti cercassero il conforto di una madre nella solida colonna di un metro quadrato, si erano radunati nella stazione forse perché era l'unico posto in cui fosse loro permesso di entrare, forse per il desiderio di restare comunque tra la gente, forse perché potevano bere un po' d'acqua e sperare in qualche sporadica elemosina, e già dagli inizi di settembre era cominciato il mercato nero sotto il tunnel di Sannomiya, dapprima solo zucchero caramellato sciolto in acqua, imbottigliato in bidoni e venduto a cinquanta centesimi il bicchiere, poi patate bollite, focacce di farina di patate, nigirimeshi(1), pasta dolce di fagioli rossi, focacce ripiene, tagliolini di farina di frumento, scodelle di riso con gamberi fritti, riso al curry, e poi dolci, riso, orzo, zucchero, tenpura(2), carne di manzo, latte, scatolette, pesce, acquavite di riso, whisky, pere, arance, e ancore stivali di gomma, copertoni di biciclette, fiammiferi, sigarette, calzerotti con la suola rinforzata, pannolini, coperte militari, scarpe e uniformi dell'esercito, stivaletti a mezza gamba, c'erano persino quelli che porgevano lo scatole di alluminio colme di orzo bollito che la moglie aveva preparato la mattina stessa: "Dieci yen, solo dieci yen", e altri che facevano dondolare sulle dita di una mano le proprie scarpe usate: "Venti yen che ne dite di venti yen?", Seita che si aggirava da quelle parti senza uno scopo attratto solo dall'odore del cibo, aveva venduto a un negozio dl roba usata - in realtà formato solo da una stuoia di paglia stesa al suolo - un sottokimono, un obi(3) un colletto e una cintura, tutti ricordi della madre morta, che avevano ormai perso il loro colore impregnati d'acqua nel rifugio antiaereo, era così in qualche modo riuscito a mangiare qualcosa per una quindicina di giorni, poi erano scomparsi anche l'uniforme da studente in fibra sintetica, le scarpe e i gambali, e mentre ancora esitava a vendere i calzoni, aveva preso l'abitudine di passare la notte dentro la stazione, qui famigliole composte da genitori e figli vestiti di tutto punto che probabilmente rientravano dalla campagna dove erano stati sfollati - i cappucci antincendio ben ripiegati appesi ai loro sacchi di tela, le gamelle per il riso, il bricco per il tè, gli elmetti di ferro ciondolanti dagli zaini sulle spalle - gli allungavano talvolta focacce di crusca mezze ammuffite, certo preparate nell'eventualità degli imprevisti del viaggio, in fretta come si liberassero da un peso ora che erano finalmente a casa; oppure qualche soldato appena rimpatriato o una anziana signora che forse aveva un nipote della stessa età di Seita, mossi a compassione, gli davano un tozzo di pane avanzato o di giuncata di soia arrostita avvolta in un pezzo di carta, doni lasciati quasi di nascosto un pò distanti da lui, come fossero offerte al Buddha, qualche volta gli inservienti della stazione cercavano di mandarlo via, ma al contrario la polizia ausiliaria che stazionava accanto all'uscita lo difendeva, e poiché lì almeno c'era acqua in abbondanza, alla fine aveva messo radici e dopo quindici giorni non era neppure più capace di muoversi. Violenti e continui attacchi di diarrea lo costringevano ad andare e venire dai gabinetti della stazione, ogni volta che si piegava sulle ginocchia le gambe gli tremavano nel momento di rialzarsi e allora si teneva in piedi appoggiandosi con tutto il corpo alla porta dalla maniglia divelta, e camminava sostenendosi con una mano lungo la parete, ben presto come un palloncino privo d'aria fu costretto a rimanere seduto contro il pilastro, senza la forza di rimettersi in piedi e poiché la diarrea non gli dava tregua a vista d'occhio il pavimento attorno a lui si era colorato di giallo, Seita era in preda alla vergogna e alla confusione, ma il suo corpo si rifiutava di muoversi e allora per nascondere quell'orribile colore aveva freneticamente cercato di coprirlo con la poca sabbia e il terriccio sparsi al suolo, che si affannava a raccogliere con le mani, ma lo spazio in cui riusciva a muoversi era troppo limitato e agli occhi dei passanti sembrava un orfano, a cui la fame avesse sconvolto il cervello, intento a giocare con i propri escrementi. Ormai non sentiva più né fame né sete e la testa gli ricadeva pesante sul petto, "Dio, che schifo" "Ma è morto?" "Proprio adesso che stanno per arrivare gli americani, che vergogna, un simile spettacolo", solo le orecchie sembravano vive e riconoscevano i rumori degli oggetti attorno a lui, i momenti di tranquillità della notte, l'eco di geta(4) di legno che avanzavano all'interno della stazione, il frastuono dei vagoni che gli passavano al di sopra della testa, l'improvviso rumore di passi in corsa, la voce di un bambino che chiamava la mamma, il borbottio di uomini che chiacchieravano proprio accanto a lui, il fracasso dei secchi spostati senza riguardo dagli inservienti "Che giorno è oggi?", già che giorno sarà mai? da quanto tempo sono qui? davanti ai suoi occhi si allungava il pavimento di cemento, senza che se ne fosse reso conto il suo corpo si era lasciato cadere, ancora piegato in due come quando era seduto, e mentre fissava la leggera polvere mossa dal suo debole respiro e riusciva solo a chiedersi che giorno sarà? che giorno sarà? Seita morì. Nella tarda notte del 21 settembre 1945 - il giorno prima erano stati formulati i "Punti essenziali sulle misure per la protezione degli orfani di guerra" - un inserviente della stazione frugando fra gli abiti di Seita coperti di pidocchi trovò una scatola da caramelle infilata nella cintura, cercò di sollevare il coperchio ma questo, forse perché coperto di ruggine, non si mosse. "Che diavolo?" "Lascia perdere, lascia perdere, meglio gettarla via" "Anche quest'altro sta per andarsene, quando hanno questi occhi sbarrati non c'è più niente da fare", aggiunse un compagno cercando di guardare il viso seminascosto di un altro orfano seduto accanto al corpo di Seita che giaceva a terra, senza neppure una stuoia per coprirlo, in attesa che gli uomini del municipio venissero a portarlo via, incerto sul da farsi l'uomo scosse la scatola che mandò un suono sordo, quindi con un lancio degno di un giocatore di baseball, la gettò nell'oscurità che si stendeva sulle macerie della stazione e sull'erba che già era cresciuta rigogliosa all'intorno, nel cadere il coperchio si aprì e ne uscì una polvere bianca e tre piccoli frammenti di ossa che rotolarono al suolo e le lucciole nascoste nei cespugli si alzarono in volo, erano venti o trenta, brillarono luminose qua e là poi subito si quietarono. Le ossa bianche appartenevano alla sorella minore di Seita, Setsuko, morta il 22 agosto dello stesso anno in una grotta che serviva da rifugio antiaereo nella zona di Manchitani, verso Nishinomiya, causa della morte risultava essere un'infiammazione acuta dell'intestino, ma la bimba di quattro anni, così debole da non potersi reggere in piedi, se ne era andata come se sprofondasse nel sonno e non diversamente da quella del fratello la sua morte era dovuta a mancanza di nutrimento. Il 5 giugno una formazione di 350 B29 aveva attaccato Kobe, cinque quartieri - Fukiai, Ikuta, Nada, Suma, Higashi Kobe - erano stati distrutti dagli incendi, Seita, che frequentava la terza media e prestava servizio civile come operaio nelle acciaierie di Kobe, quel giorno – dedicato al risparmio di energia elettrica - era rimasto a casa sua, dalle parti della spiaggia di Mikage, e quando era stato dato il primo segnale di avvertimento aveva nascosto in una fossa da lui stesso scavata nell'orto dietro la casa, in mezzo a pomodori, melanzane, cetrioli e rape, un braciere di ceramica dove aveva sistemato seguendo un suo piano riso, uova, fagioli di soia, tonno disseccato, burro, aringhe affumicate, saccarina, prugne sotto sale, uova in polvere, e dopo aver coperto il tutto con la terra, sostituendosi alla madre malata aveva preso Setsuko sulle spalle - del padre, tenente della marina militare imbarcatosi su un incrociatore, non si avevano notizie, aveva tolto dalla cornice la sua fotografia in divisa e l'aveva nascosta nello scollo della camicia - durante i bombardamenti del 17 marzo e dell'11 maggio si era reso conto che era impossibile, con una donna e una bambina, spegnere le bombe incendiarie, mentre il rifugio sotto la casa non gli pareva per niente sicuro, così dapprima aveva accompagnato la madre nel rifugio di cemento armato costruito dietro la caserma dei vigili del fuoco dall'associazione dì quartiere, poi aveva cominciato a infilare nello zaino gli abiti da civile del padre tolti dai cassetti dell'armadio, quando la campana della vigilanza contraerea, che risuonava stranamente allegra, aveva riempito l'aria, si era precipitato verso l'ingresso e subito era stato avvolto dal rumore delle bombe, dopo la prima ondata gli era parso per un attimo che a quel frastuono terribile seguisse una certa calma, ma era solo un'illusione, l'opprimente boato dei B29 seguitava senza sosta, fino a quel momento una sola volta, quando Osaka era stata bombardata cinque giorni prima, aveva visto dal rifugio della fabbrica una formazione di aerei, simili a pesci che avanzavano perforando le nubi, alti nel cielo sopra la baia, muovendosi verso est e lasciando alle spalle nuvole di fumo, forme silenziose e a mala pena distinguibili, ma ora quando aveva alzato gli occhi, aveva potuto distinguere perfino la spessa linea disegnata sotto la fusoliera dagli aerei che volavano enormi a bassa quota dirigendosi dal mare verso la montagna, per scomparire a ovest con un improvvisa virata, poi per la seconda volta il suono delle bombe e come se di colpo l'aria si fosse condensata il suo corpo era stato chiuso in una stretta che lo immobilizzava, le bombe incendiarie azzurre rotolavano giù dai tetti, spesse solo cinque centimetri e lunghe una sessantina, rimbalzavano per la strada come grossi bruchi, spargendo olio all'intorno, frenetico Seita era rientrato di corsa, ma già dall'interno della casa dilagava una nube nera, e allora si era precipitato per strada, al due lati le solite case allineate una contro l'altra come nulla fosse successo, neppure un essere umano in giro, al muro di fronte erano appoggiati una scala a pioli e un rastrello per spegnere gli incendi, ma ora bisognava correre verso il rifugio dov'era la mamma, si era incamminato mentre Setsuko aggrappata alle sue spalle singhiozzava, subito dopo dalla finestra del primo piano della casa all'angolo era scaturita una nuvola di fumo nero e come in risposta era esplosa una bomba che fino a quel momento era forse rimasta fumante in attesa sul tetto, scricchiolii di rami spezzati nel giardino, il fuoco che correva lungo gli spioventi, un'imposta di legno che cadeva divelta, il campo visivo che si oscurava mentre l'aria attorno si faceva di fuoco, e Seita aveva cominciato a correre come avesse ricevuto una spinta vigorosa alle spalle, si era diretto verso est costeggiando la ferrovia sopraelevata Kobe-Osaka, la sua idea era di trovare riparo sulla diga del fiume Ishiya, ma la zona era già affollata di gente in cerca di rifugio, chi trascinava un carretto, chi reggeva sulle spalle fagotti di trapunte e materassi, una vecchia chiamava qualcuno con voce stridula, impaziente Seita si era diretto verso il mare, ma il fuoco si era esteso fin lì e ancora il frastuono delle bombe lo avvolgeva, una grossa botte piena di acqua di riserva si era rotta allagando ogni cosa all'intorno, qualcuno tentava di trasportare un malato su una barella, una strada pareva deserta ma già in quella successiva si udiva il fracasso dei giorni delle grandi pulizie e la gente tentava di mettere in salvo persino i tatami(5), Seita aveva attraversato la vecchia strada nazionale e aveva continuato a correre luogo stradine strette in una zona di periferia dove non si vedeva un'anima, forse tutti erano già scappati?, poi gli era apparsa la nera sagoma familiare dal deposito di sake(6) di Nada, in estate, quando si arrivava da quelle parti si poteva già sentire il profumo dell'acqua salata e tra gli spazi aperti fra un edificio e l'altro del deposito, larghi poco più di un metro e mezzo appariva la spiaggia luminosa sotto il sole e poi il mare di un azzurro cupo, alto all'orizzonte più di quanto si potesse aspettare, ma quel giorno nulla dl tutto ciò, in quella zona della spiaggia non c'erano rifugi, si era diretto verso l'acqua per istinto, per sfuggire alle fiamme e altra gente spinta dallo stesso riflesso cercava riparo accanto alle barche da pesca e alle pulegge per le reti sulla riva larga solo una cinquantina di metri, Seita aveva proseguito verso ovest, dove il letto del fiume Ishiya si era disposto su due livelli dopo l'inondazione del 1938, e aveva trovato rifugio in uno dei fossi che si erano formati sulla parte più alta, certo non bastava a coprirli ma comunque nascondersi in un buco dava un senso di sicurezza, quando si era seduto a terra il cuore gli batteva all'impazzata e sentiva la gola riarsa, aveva allentato la fascia che gli permetteva di tenere Setsuko sulla schiena e l'aveva fatta scendere, accorgendosi solo allora che non aveva neppure avuto il tempo di voltarsi una sola volta per guardarla, e il solo gesto di posarla a terra era stato sufficiente perchè le ginocchia gli tremassero e si sentisse sul punto di crollare, ma Setsuko non piangeva neppure, la testa coperta dal piccolo cappuccio antincendio screziato, vestita con una blusa bianca, pantaloni uguali ai cappuccio e calzerotti di flanella rossa, ai piedi le era rimasto uno solo dei preziosi geta di lacca nera a cui era affezionata, e fra le mani stringeva la sua bambola o il grosso borsellino della madre. Si sentiva odore di bruciato e il rumore dell'incendio portato dal vento come se fosse solo a due passi da loro, e ancora quello delle bombe, simile a un improvviso scroscio di pioggia che si allontanava verso ovest, i due fratelli spaventati si strinsero uno all'altra, poi Seita si ricordò all'improvviso della merenda che aveva nella sacca di emergenza, la sera prima la madre aveva cotto per cena solo riso bianco dicendo che non aveva senso lasciare del cibo in casa, la mattina dopo aveva mescolato gli avanzi con fagioli di soia e riso non brillato, ora erano appena coperti da un velo di umidità, diede a Setsuko la parte bianca tenendo il resto per sé, sopra di loro il cielo era tutto arancione, un tempo la mamma gli aveva detto che la mattina del grande terremoto di Tokyo le nuvole si erano tutte colorate di giallo. "Dove è andata la mamma?" "E' nel rifugio, quello dietro la caserma dei pompieri, può resistere anche a una bomba di 250 chili, non ti preoccupare" rispose come se parlasse a se stesso, ma l'intera fascia della linea Kobe-Osaka che costeggiava il mare e che si poteva scorgere attraverso i pini lungo la diga mandava bagliori rossi "Ci aspetta ai due pini sul bordo del fiume, riposiamo ancora un po' e poi andiamo", pensando che forse la madre era riuscita a sfuggire alle fiamme si preoccupò del resto, "Stai bene Setsuko?" "Ho perso un geta" "Te ne comprerò un altro, più bello" "Anch'io ho dei soldi, sai?", mostrò il portafoglio, "Aprilo", una volta allentata la grossa chiusura di metallo, apparvero tre o quattro monete da un centesimo, da cinque centesimi, dei sacchettini di otedama(7) screziati di bianco, qualche biglia rossa. gialla e blu, l'anno precedente una volta Setsuko ne aveva inghiottito una, il giorno dopo avevano steso un giornale in giardino perché potesse fare lì la cacca e la sera successiva tutto era andato liscio e la biglia era ricomparsa. "La nostra casa è bruciata?" "Credo di sì" "Cosa faremo?" "Vedrai che papà ci vendicherà" era una risposta fuori luogo, ma neppure Seita sapeva cosa avrebbero fatto, per fortuna il rumore delle esplosioni si era allontanato, dopo un momento cominciò una pioggia improvvisa che durò solo cinque minuti e guardando le macchie nere sul vestito "Allora è questa la pioggia che cade dopo un bombardamento?", la paura si era attenuata e quando finalmente si alzò in piedi vide che il mare in un attimo si era coperto di uno strato nero di rifiuti, oggetti innumerevoli galleggiavano e affondavano, le montagne erano sempre le stesse, alla sinistra del monte Ichio qualcosa che poteva essere un incendio mandava nuvole di fumo violetto che si allungavano senza fretta nel cielo, "Forza, monta sulla schiena" dopo aver faro sedere Setsuko sull'argine, Seita le voltò le spalle perché si aggrappasse alla schiena, era piuttosto pesante anche se poco prima mentre correva non se ne era neppure accorto, e cominciò ad arrampicarsi lungo il pendio reggendosi alle radici degli arbusti. Quando giunsero sulla cima, gli edifici della prima e della seconda scuola elementare di Mikage e quello della sala comunale sembravano vicinissimi come se si fossero mossi verso di loro, il deposito di sake, le baracche dove un tempo alloggiavano i soldati, la caserma dei vigili del fuoco, il bosco di pini tutto era scomparso, il terrapieno della linea Osaka-Kobe era solo a due passi, sulla strada nazionale tre tram erano fermi accostati l'uno all'altro, le rovine fumanti sembravano estendersi lungo la collina fino alle falde del monte Rokko, là dove si perdevano nella foschia, quindici o sedici punti erano ancora in fiamme, ogni tanto con un sibilo un caricatore inesploso, o forse una bomba a orologeria risuonavano come una raffica di tempesta, un turbine sollevava nell'aria le lamiere zincate, si accorse che Setsuko gli si stringeva contro con tutte le forze e tentò di dirle qualcosa "Hanno spazzato via proprio tutto, guarda la sala comunale dove abbiamo mangiato insieme una volta, ti ricordi?", ma non ebbe risposta. Dopo averle chiesto dl aspettare un attimo si sistemò i gambali e continuò ad avanzare sul terrapieno, alla loro destra le macerie di tre edifici, poi la stazione di Ishiyakawa che conservava solo il traliccio del tetto, il tempio poco più avanti era stato raso al suolo, ma la fonte per le abluzioni sembrava intatta, piano piano si vedeva sempre più gente intorno, intere famiglie sedute sul bordo della strada, in grado solo di parlare senza un attimo di sosta, qualcuno scaldava l'acqua sui carboni fumanti tenendo il bricco sospeso ad un bastone, qualcuno arrostiva delle patate, i due pini erano sulla destra dove la via nazionale piegava verso la montagna, finalmente erano arrivati ma della madre non c'era traccia, della gente era intenta a osservare il letto del fiume dove giacevano sulla sabbia asciutta i corpi di cinque persone morte soffocate, chi a testa in giù, chi a braccia e gambe spalancate, e Seita sentì il bisogno di assicurarsi che fra di loro non ci fosse anche la mamma. Dopo la nascita di Setsuko la mamma soffriva di cuore e talvolta di notte sentendosi soffocare chiedeva a Seita di rinfrescarle il petto con dell'acqua e se le fitte si facevano più dolorose di aiutarla a sedersi e ad appoggiarsi sui cuscini messi uno sull'altro, il suo seno scosso dalle palpitazioni si vedeva anche attraverso la stoffa del kimono(8) di cotone, si curava con erbe della scuola medica cinese, ogni mattina e sera doveva prendere una polvere rossa e i suoi polsi erano così sottili che sarebbe stato possibile stringerli tutti e due nel palmo della mano. Proprio perché non poteva correre l'aveva mandata al rifugio, certo se questo era stato invaso dalle fiamme per lei sarebbe stata la fine, lo sapeva bene, ma d'altra parte quando si era accorto che la via più breve per il rifugio era bloccata dal fuoco, il pensiero della mamma gli era in qualche modo uscito di mente, Seita si rimproverava di essere scappato, ma anche se fosse corso subito da lei cosa avrebbero potuto fare? "Devi scappare con Setsuko, io me la caverò in qualche modo, se vi succede qualcosa come potrò farmi perdonare da vostro padre?" aveva detto una volta la mamma, come per gioco. Due autocarri militari avanzavano verso ovest lungo la strada nazionale, una guardia in bicicletta cominciò a gridare qualcosa in un megafono "Ne sono cadute due, volevo sbatterle via ma l'olio schizzava dappertutto" era un ragazzo della sua stessa età che stava parlando con un amico, "Gli abitanti di Ichirizuka, Kaminishi e Kaminaka devono rifugiarsi nella scuola statale di Mikage", nel sentire il nome del proprio quartiere Seita pensò che forse la mamma aveva trovato scampo nella scuola e cominciò a scendere lungo il pendio, si udiva nuovamente il rumore delle bombe, ancora il fuoco divampava fra le rovine, e dove le strada non era larga a sufficienza era impossibile avanzare nell'aria arroventata "Fermiamoci un attimo", e Setsuko come se avesse atteso solo che lui le parlasse annunciò "Devo fare la pipì" "Va bene", la fece scendere poi la voltò verso i cespugli sorreggendola sotto le gambe e l'orina zampillò con inaspettata energia, l'asciugò con una salviettina "Adesso puoi toglierti il cappuccio" e notando che il viso di Setsuko era imbrattato di nero inumidì un angolo della salvietta con l'acqua della borraccia e glielo passò sul viso "Qui è pulito, non ti preoccupare" "Mi bruciano gli occhi", forse per colpa del fumo erano rossi e irritati "Andiamo alla scuola, te li sciacqueranno" "E la mamma?" "Vedrai che è a scuola" "Andiamo allora" "Sì, ma fa ancora troppo caldo, non possiamo camminare" "Voglio andare a scuola" Setsuko scoppiò a piangere non per un capriccio e nemmeno per il dolore, era uno strano pianto di persona adulta. "Seita, hai visto la tua mamma?" era la figlia dalla vicina di casa, una ragazza che nonostante l'età non si era ancora sistemata, Seita nel cortile della scuola aveva chiesto a un soldato infermiere di disinfettare gli occhi della sorella e si era rimesso di nuovo in fila perché ancora le bruciavano "No" "Va subito, è ferita", prima ancora che potesse chiederlo di badare a Setsuko la ragazza intervenne "Ci penso io, che paura Setchan, non hai pianto per niente?", non era mai stata così affettuosa e questa improvvisa gentilezza gli fece sospettare che le condizioni della madre fossero gravi, si allontanò dalla fila di persone in attesa e dopo aver attraversato la scuola dove aveva studiato per sei anni, arrivò all'infermeria che gli era familiare, un catino sporco di sangue, brandelli di bende, il pavimento e le uniformi bianche delle infermiere macchiate di rosso, un uomo in divisa immobile a faccia in giù, una donna avvolta nelle bende con una gamba nuda che sporgeva dai pantaloni laceri, restò fermo in silenzio non sapendo a chi rivolgersi, quando vide il presidente del comitato dl quartiere, il signor Obayashi "Oh Seita ti cercavo. Stai bene?" poi posandogli una mano sulla spalla "Da questa parte", gli fece strada nel corridoio, quindi rientrò dì nuovo nell'infermeria e da un vassoio pieno di bende tirò fuori un anello spezzato, sormontato da una giada "E' di tua madre?", in effetti ricordava di averlo visto. I feriti più gravi erano stati portati nell'aula di applicazioni tecniche mentre quelli in fin di vita giacevano nella stanza dei professori più interna, la madre aveva la metà superiore del corpo avvolta nelle bende, le mani inguantate come quelle di un giocatore di baseball, anche il volto era nascosto dalle bende e si vedevano solo le macchie nere degli occhi, del naso e delle bocca, la punta del naso del tutto simile alla pastella abbrustolita di una frittura di pesce, i pantaloni che riusciva appena a riconoscere erano coperti dai segni delle bruciature e al di sotto si intravvedeva la biancheria color cammello "Finalmente si è addormentata. Bisognerebbe portarla all'ospedale, proverò a informarmi, sembra che il Kaisei di Nishinomiya non sia bruciato", più che addormentata sembrava in coma, il respiro irregolare "La mamma soffre di cuore potrebbe trovare delle medicine" "Proverò" annuì, ma persino Seita si rese conto che era una cosa impossibile. L'uomo che giaceva accanto alla madre ad ogni respiro emetteva dal naso schiuma rossa e una ragazzina nell'uniforme di scuola con il colletto alla marinara lo asciugava con una salvietta guardandosi ogni tanto intorno forse perché si vergognava, forse perché non riusciva a sopportare quella vista, di tante una donna di mezz'età, la parte inferiore del corpo scoperta, il pube nascosto da una striscia di garza, era priva della gamba sinistra dal ginocchio in giù. "Mamma" provò a chiamare a bassa voce, ma non si rendeva ben conto della realtà e comunque bisognava pensare a Setsuko, uscì nel cortile e la trovò in compagnia della vicina di casa, nel campetto di sabbia accanto alla sbarra da ginnastica, "L'hai trovata?" "Si" "Mi dispiace, se c'è qualcosa che posso fare dimmelo, hai avuto la tua parte di gallette?" scosse il capo, "Allora vado a prendertele", e si allontanò, Setsuko stava giocando con una paletta per gelati che aveva trovato fra la sabbia. "Metti via quest'anello, non dobbiamo perderlo", lo sistemò nel borsellino, "La mamma sta poco bene, ma si rimetterà presto" "Dov'è?" "All'ospedale, a Nishinomiya. Questa notte restiamo qui nella scuola e domani andiamo dalla zia di Nishinomiya, te la ricordi? vicino al lago", Setsuko in silenzio cominciò a costruire monticelli di sabbia, la vicina di casa tornò portando due pacchetti marroni "Noi siamo nelle aule al primo piano, tutti insieme, perché non venite anche voi?", Le rispose che sarebbero andati più tardi, immaginava che Setsuko avrebbe sofferto in mezzo a una famiglia al completo, con i genitori, e non era escluso che lui stesso sarebbe scoppiato a piangere "Mangiamo qualcosa?" "Voglio andare dalla mamma" "Domani, adesso è tardi" si sedette sul bordo del campetto di sabbia e poi "Guarda come sono bravo!" si aggrappò alla sbarra, si sollevò con un grande slancio e cominciò a volteggiare come se non dovesse più smettere, la mattina dell'otto dicembre quando era scoppiata la guerra Seita alla stessa sbarra aveva stabilito un record con quarantasei volteggi. Il giorno dopo decise di portare la madre all'ospedale, ma era impensabile caricarla sulle spalle, alla fine si rivolse a un risciò fermo vicino alla stazione di Rokkomichi, scampata alle fiamme "Sali, ti porto fino alla scuola" era la prima volta che saliva su un risciò, passarono per le strada piene di macerie, ma quando arrivarono la donna era ormai in fin di vita impossibile spostarla, l'uomo del risciò con un gesto della mano rifiutò il compenso e se ne andò, la sera stessa la madre morì per le ustioni riportate "Può toglierle le bende? Vorrei guardarla", alla richiesta di Seita il medico che sotto il camice indossava l'uniforme militare rispose: "Meglio di no, meglio non vederla", le bende che coprivano il corpo immobile erano imbevute di sangue, nugoli di mosche si addensavano attorno, anche l'uomo che perdeva sangue dal naso e la donna con la gamba amputata erano morti, un poliziotto dopo aver chiesto due o tre cose ai familiari, prese appunti "Non ci resta che scavare una fossa nel crematorio di Rokko e bruciarli, se non li portiamo via subito con un autocarro, con questo clima...", senza rivolgersi a nessuno in particolare salutò con un inchino e uscì, non c'erano né incenso né fiori né offerte né preghiere, neppure lacrime, una donna a occhi chiusi si lasciava ravviare i capelli da una più anziana, un'altra con il seno scoperto allattava il suo bambino, un giovane aveva in mano l'edizione straordinaria del giornale già tutta spiegazzata e annunciava ammirato: "Grandioso, dicono che dei 350 aerei che ci hanno attaccato, ne abbiamo abbattuto il 60 per cento" e Seita calcolò che il 60 per cento di 350 equivale a 210 aerei, un calcolo che aveva ben poco a che fare con la morte della madre. Decise di affidare per qualche tempo Setsuko a una lontana parente di Nishinomiya, esisteva una promessa fra le due famiglie di aiutarsi a vicenda se le loro case fossero state incendiate, era una vedova che viveva con una figlia, un figlio che frequentava l'istituto navale e un pensionante, impiegato alla dogana di Kobe. Il corpo della madre fu cremato il sette giugno, verso mezzogiorno, alle falde del monte Ichio, le tolsero le bende per metterle al polso una targhetta legata da un filo di metallo, la sua pelle che finalmente Seita poteva vedere era nera e non sembrava appartenere a un essere umano, quando la deposero sulla barella alcuni vermi rotolarono al suolo, a guardar bene erano centinaia, forse migliaia e strisciavano per la stanza, calpestati con indifferenza dagli inservienti che portavano fuori i cadaveri, i corpi delle vittime dell'incendio, simili a lunghi cilindri bruni avvolti nelle stuoie, venivano ammassati su un camion, coloro che erano morti soffocati o per via delle ferite erano allineati in un autobus privo di sedili. Nello spiazzo ai piedi del monte si apriva una fossa di circa dieci metri di larghezza. riempita alla rinfusa da pezzi di legno, travi, pilastri, porte scorrevoli, resti di baracche, in cima vennero stesi i cadaveri, le guardie buttarono secchi di olio pesante come se stessero facendo un'esercitazione, poi diedero fuoco a uno strofinaccio e non appena lo gettarono sul rogo si alzò un fumo nero seguito dalle fiamme, i corpi che rotolavano al suolo venivano ributtati nel mezzo con un'asta, accanto su un tavolo coperto da un telo bianco centinaia di nude scatole di legno per raccogliere le ossa. Fu allontanato con la scusa che la presenza dei parenti intralciava il lavoro e a notte, finita la cremazione alla quale non aveva assistito neppure un monaco mendicante, gli consegnarono la scatola che portava il nome tracciato con il carbone, c'era da chiedersi quanto erano state utili le targhette, le ossa delle dita che conteneva erano bianchissime in confronto al fumo nero. A notte fonda rientrò nella casa di Nishinomiya "La mamma sta ancora male?" "Beh sì, è stata ferita durante il bombardamento" "Forse non vuole più mettere l'anello e me lo ha regalato?", aveva nascosto l'urna nell'angolo di uno scaffale, il pensiero dell'anello infilato su quelle ossa bianche gli passò per la mente e si affrettò a scacciarlo, "E' prezioso, mettilo via" disse a Setsuko che seduta sul materasso stava giocando con l'anello e le sue biglie. Seita non ne era al corrente, ma la madre aveva mandato alla casa della parente di Nishinomiya kimono, lenzuola, una zanzariera, la vedova mostrandogli un fagotto di stoffa arabescata in un angolo del corridoio gli disse senza particolari intenzioni: "Sono fortunati gli ufficiali di marina, possono usare un camion", il fagotto conteneva parecchie cose, dalla biancheria di Setsuko e Seita ai vestiti della mamma e, in una scatola per abiti occidentali, anche un kimono da cerimonia con le maniche lunghe, avvolto dall'odore familiare della naftalina. A loro fu assegnata una stanzetta di soli tre tatami accanto all'ingresso, in quanto vittime di una calamità potevano ricevere razioni speciali di scatole di riso, salmone, manzo, fagioli bolliti e inoltre fra le rovine della loro vecchia casa, un fazzoletto di terra, ma davvero avevano vissuto lì un tempo?, scavando nel luogo dove aveva seppellito le provviste, Seita trovò intatto il cibo che aveva messo in salvo nel braciere dì terracotta, prese in affitto un carretto e passando per Ishiya, Sumiyoshi, Ashiya e Shukugawa trasportò le sue masserizie alla nuova casa, quando le ammassò nell'ingresso la vedova commentò acida: "Solo le famiglie dei militari se la passano bene" ma poi, come fossero cose sue, arrivò a distribuire ai vicini le prugne sotto sale, la fornitura idrica era stata interrotta e le giovani braccia di Seita erano l'ideale per attingere l'acqua al pozzo distante circa trecento metri, per qualche tempo la figlia della vedova che frequentava il quarto anno di una scuola femminile ed era stata reclutata nella fabbrica Nakajima, restò a casa dal lavoro per badare a Setsuko. La moglie di un vicino di casa, partito per il fronte, si fece vedere al pozzo tenendo per mano senza pudore uno studente dell'università Doshisha, mezzo nudo con il berretto quadrato dell'uniforme scolastica calzato in testa, e diventò oggetto delle chiacchiere di tutto il vicinato, Setsuko e Seita, figli di un tenente della marina, furono guardati con simpatia ora che la vedova raccontava a destra e a manca quanto fossero sfortunati ad aver perso la madre nei bombardamenti. A notte, nella vicina riserva d'acqua le ranocchie gracidavano senza posa, fra i cespugli rigogliosi ai lati del rivolo che scorreva abbondante, le lucciole brillavano e bastò che Seita tendesse le mani perché la luce continuasse a splendere fra le sue dita "Prendila", porse la lucciola a Setsuko e la bimba afferrò l'insetto con tutte le forze fino a schiacciarlo fra le mani, dove rimase un odore pungente, nelle tenebre dense di quel mese di giugno erano a Nishinomiya, a un passo dalla montagna, e i bombardamenti sembravano appartenere a un altro mondo. Scrissero al padre, tramite la base navale di Kure, ma non vi fu risposta, al ritorno dall'ufficio postale si ricordò della banca, ne aveva più volte chiesto alla madre, e provò a controllare a quanto ammontavano i loro depositi, alla filiale di Motomachi della banca Sumitomo e alla filiale Rokko della Kobe, erano solo 7000 yen e la vedova commentò impettita: "Quando mio marito è morto, la sua liquidazione era di 70.000 yen, Yukihiko era uno studente di terza media, ma ha salutato il presidente della ditta in modo perfetto, tanto da meritarsi gli elogi di tutti, è proprio un ragazzo a posto", piena di orgoglio materno, non risparmiava allusioni al fatto che Seita al mattino si svegliasse tardi, ma Setsuko faticava ad addormentarsi, spesso cominciava a piangere come spaventata e ogni volta lo svegliava, nel giro di dieci giorni scomparvero le prugne sotto sale contenute nella grossa bottiglia, le uova in polvere, il burro e anche la razione speciale, quando le forniture di riso furono per metà sostituite da miglio, orzo e fagioli, la vedova, timorosa che i due ragazzi sempre affamati potessero mangiare anche la sua parte, affondava il mestolo nel minestrone preparato tre volte ai giorno e raccoglieva il riso sul fondo della pentola per darlo alla figlia, nelle ciotole di Setsuko e Seita solo il brodo con qualche foglia di verdura, e se talvolta la sua coscienza sembrava risvegliarsi "La mia bambina lavora per il nostro paese, deve mangiare bene per rendere al meglio", dalla cucina la si poteva sentire mentre grattava via il riso bruciato sul fondo del paiolo e nell'immaginarla intenta a divorare quegli avanzi, di certo profumati, croccanti e gustosi, anziché arrabbiarsi Seita sentiva l'acquolina in bocca. Il pensionante che lavorava alla dogana conosceva bene la via del mercato nero e portava alla vedova scatolette di carne, zucchero caramellato, salmone per ingraziarsela, con un occhio rivolto alla figlia. "Andiamo al mare?" propose Seita in un intervallo di sereno durante la stagione delle piogge, preoccupato per le bollicine sulla pelle di Setsuko, certo se le avesse lavate con acqua salata sarebbero scomparse, e Setsuko che chissà come nel suo cuore di bambina aveva accettato i fatti e non parlava quasi mai della madre ma si era ancor più attaccata al fratello, fu subito d'accordo. Fino all'anno precedente avevano preso in affitto una stanza a Suma per tutta l'estate e, lasciando Setsuko sulla riva, Seita arrivava a nuoto fino alla boa per le reti che galleggiava al largo, poi nel piccolo locale sulla spiaggia, niente più di una baracca, trovavano lo sciroppo di riso fermentato e bevevano tutti e due quel liquido che sapeva di zenzero, a casa Setsuko si riempiva la bocca con la farina tostata preparata dalla mamma e quando tossiva la farina le si spargeva per tutto il viso "Ti ricordi?" stava per chiederle, ma no, era meglio non ricordarle certe cose. Si avviarono verso la spiaggia costeggiando il piccolo corso d'acqua, qua e là lungo la strada asfaltata che correva in linea retta erano fermi dei carri, gente che trasportava bagagli, un ragazzino paffuto con gli occhiali e il berretto della prima scuola media di Kobe reggeva a fatica tra le braccia una pila di libri astrusi e li poggiava sul carro mentre il cavallo agitava pigramente la coda, svoltando a destra arrivarono sulla diga dello Shokugawa, a metà strada si fermarono in un negozio di nome Paboni per comprare gelatine addolcite con saccarina, la pasticceria Juchheim di Sannomiya era rimasta aperta fino all'ultimo, soltanto sei mesi prima dopo aver annunciato che avrebbe chiuso aveva messo in vendita torte farcite e la mamma ne aveva comprato una, il proprietario del negozio era ebreo, verso il 1940 molti rifugiati ebrei erano arrivati a Akayashiki non lontano da Shinohara dove Seita andava a lezione di matematica, benché fossero giovani avevano la barba, verso le quattro del pomeriggio si mettevano in fila davanti all'ingresso del bagno pubblico, anche in estate portavano pesanti cappotti, uno di loro calzava urta scarpa sinistra anche al piede destro e zoppicava, chissà cosa ne sarà stato di loro, saranno stati fatti prigionieri e piazzati in qualche fabbrica, costretti a lavorare sodo, prima i prigionieri, poi gli studenti, poi quelli richiamati per il servizio civile e infine gli operai veri e propri dovevano fabbricare scatole da sigarette in duralluminio e righelli di resina sintetica, sarà così che vinceremo la guerra?, la diga era stata trasformata in un orto dove erano sbocciati fiori di melanzane e cetrioli, fino alla strada nazionale non si vedeva nessuno, ma fra gli alberi che la fiancheggiavano era fermo un aeroplano dl media grandezza, tenuto di riserva per la battaglia decisiva della loro patria, per salvare le apparenze era ricoperto da corde mimetiche, tutto era avvolto nel silenzio. Sulla spiaggia solo una vecchia e un bambino intenti a raccogliere acqua salata con una bottiglia "Setsuko togliti i vestiti", con una salvietta inumidita le strofinò le spalle, le gambe già rotonde come quelle di una ragazza, dove la pelle era ricoperta di macchioline rosse "Forse è un po' fredda", la lavò più volte, di sera andavano al bagno pubblico distante solo un isolato, ma erano sempre gli ultimi e nell'oscurità del coprifuoco non sembrava neppure di essersi lavati, gettò un'altra occhiata al corpo di Setsuko che aveva la pelle chiara come quella dal padre, "Quello chi è? Dorme", vicino alla diga frangiflutti era disteso un cadavere coperto da una stuoia, le gambe che sporgevano apparivano singolarmente grosse in confronto al corpo "Lascia perdere, quando farà più caldo possiamo nuotare, ti insegnerò io" "Se nuoto mi viene fame", negli ultimi tempi lo stomaco vuoto creava problemi anche a Seita, al punto che quando si schiacciava i foruncoli che gli spuntavano capricciosamente sul viso gli capitava di portare alla bocca il liquido grasso che ne usciva, aveva un pò di soldi, ma non sapeva destreggiarsi al mercato nero,"Proviamo a pescare?" forse era possibile prendere qualche pesciolino o cercare delle alghe, ma sulle onde galleggiavano soltanto erbe marine imputridite. Al suono dell'allarme rientrarono, davanti all'ospedale Keisei udirono una giovane voce femminile, era un'infermiera che abbracciava una donna di mezza età con un fagotto sulle spalle, doveva essere la madre appena arrivata dalla campagna, Seita le fissò incerto, esitante fra l'invidia e l'ammirazione per il bel sorriso della ragazza, quando udì l'ordine di mettersi al riparo si voltò istintivamente verso il mare, un B29 che lanciava mine volava a bassa quota sulla baia di Osaka, forse aveva già colpito il suo bersaglio, di recente gli attacchi su larga scala sembravano essersi spostati più lontano. "So che è un peccato vendere gli abiti della mamma, ma ormai non servono più e potresti ottenere in cambio del riso, cosa ne dici? Anch'io sto dando via molte cose per tirare avanti", la mamma sarebbe stata contenta, aggiunse la vedova e senza aspettare la risposta di Seita aprì la scatola dei vestiti, forse aveva già frugato qua o là mentre loro non erano in casa, e con mano sicura tirò fuori due o tre capi e li stese sui tatami "Con questi ci farai un to(9) di riso, anche tu devi mangiare bene e crescere forte per fare il soldato". Era il kimono che la mamma metteva quando era più giovane, Seita si ricordò di quando alle riunioni di genitori e insegnanti si voltava a guardarla per assicurarsi che lei fosse la più bella, pieno di orgoglio, poi di quella volta, che erano andati a Kure per incontrare il padre, e la mamma sembrava incredibilmente giovane, avevano preso insieme il treno e lui tutto felice continuava a sfiorarle il kimono, ma adesso si trattava di un to di riso, quella sola parola bastava a farlo tremare di gioia, la normale razione per lui e Setsuko non era sufficiente neppure per riempire metà della piccola cesta di bambù e dovevano farla durare cinque giorni. La zona di Manchitani era circondata da case di contadini e ben presto la vedova tornò reggendo un fagotto dl riso, ne versò una parte nella grossa bottiglia di Seita, che un tempo aveva contenuto prugne sotto sale, la parte che avanzava la mise nel recipiente di legno che serviva per la propria famiglia e per due o tre giorni mangiarono riso a sazietà, ma presto si ritornò al minestrone e quando Seita lasciò trapelare il proprio scontento "Ormai sei grande, dovresti pensare a dare una mano, non porti a casa un pugno di riso e ti lamenti che hai sempre fame, non è possibile, non è ragionevole", ragionevole o meno che fosse, il riso ottenuto scambiando il kimono della loro madre le serviva per preparare tutta contenta la merenda per la figlia, o i nigiri per il pensionante, mentre il loro pranzo consisteva solo di fagioli arrostiti che Setsuko, dopo aver di nuovo gustato il sapore del riso si rifiutava di inghiottire "Ha ragione, ma si tratta del nostro riso" "Intendi dire che vi sto imbrogliando? Questo è davvero troppo, sentirsi rinfacciare certe cose da due orfani che ho accolto in casa, d'accordo allora, facciamo pasti separati così non avrai nulla da ridire spero, e poi Seita, avevate anche dei parenti a Tokyo, giusto? Da parte di tua madre, come si chiamano? perché non provi a scrivere una lettera? Nishinomiya da un momento all'altro potrebbe essere bombardata", non era un esplicito invito a che se ne andassero, ma certo non aveva fatto complimenti e dopo tutto poteva anche aver ragione, erano rimasti da lei più a lungo del previsto, in fondo era la famiglia della moglie dì un cugino del padre, avevano parenti più prossimi a Kobe, ma la loro casa era stata distrutta e non sapeva come ritrovarli. In un negozio di casalinghi comprò un cucchiaio per il riso con un lungo manico, una pentola di coccio, un recipiente per la salsa di soia e poi, visto che costava dieci yen, un pettine di legno di bosso per Setsuko, mattina e sera cuoceva il riso su una piccola stufa presa in prestito, per contorno foglie e steli di zucca bolliti, chiocciole di lago con soia e zucchero, seppie disseccate ammorbidite in acqua bollente, "Coraggio, non c'è bisogno che ti sieda in modo così formale", Setsuko, davanti alla misera ciotola poggiata direttamente sui tatami senza neppure un vassoietto di legno, sedeva composta sui talloni, la schiena rigida come le era stato insegnato, e se Seita dopo aver finito di mangiare si lasciava andare a sdraiarsi lo rimproverava: "Diventerai un bue". Si stava meglio con le cucine separate, ma non riusciva a risolvere le altre difficoltà, quando ravviava i capelli di Setsuko con il pettine di bosso, si accorgeva che cadevano i pidocchi e le loro uova, chissà dove se li era presi, anche il bucato creava problemi, se stendeva la biancheria subito la vedova protestava di cattivo umore: "Gli aerei nemici la vedranno", cercavano disperatamente di stare attenti, ma erano sempre sporchi, non avevano il permesso di lavarsi in casa, i bagni pubblici funzionavano solo ogni tre giorni e bisognava portarsi il combustibile, un'altra complicazione, durante il giorno comprava nel negozietto di libri usati davanti alla stazione di Shukugawa qualche vecchia rivista di quelle che la mamma una volta prendeva e steso sul tatami si metteva a leggere, non appena sentiva l'allarme oppure quando la radio annunciava una grande formazione nemica, restio a entrare nel rifugio improvvisato, scappava tirando Setsuko per mano fino ad una grossa cava al di là del lago, subito criticato dalla vedova e dai vicini che ormai non ne potevano più degli orfani di guerra, un ragazzo della sua età avrebbe dovuto essere al centro di tutte le attività antincendio della città, ma ora che aveva sperimentato sulla pelle il frastuono delle bombe e la velocità del fuoco, non desiderava affatto fronteggiare una formazione nemica di qualunque genere esse fosse. Il 6 luglio, sotto le ultime piogge della stagione, i B29 attaccarono Akashi, dalla cava Setsuko e Seita stavano guardando i cerchi che uno scroscio di pioggia disegnava sull'acqua del lago, quando Setsuko stringendo fra le braccia l'inseparabile bambola disse all'improvviso: "Voglio tornare a casa, non mi piace stare dalla zia", fino a quel momento non si era mai lamentata, ma ora la sua voce sapeva di pianto "Non possiamo, la nostra casa è bruciata", eppure si rendeva conto che ormai non era possibile restare dalla vedova più a lungo, quando di notte Setsuko spaventata da qualche incubo cominciava a piangere, la donna entrava nella stanza, quasi fosse rimasta fuori in attesa: "Ma lo sai che mio figlio e la mia bambina stanno lavorando per la nostra patria? Non puoi farla stare zitta? Con questo chiasso, qui nessuno può dormire", accostava la porta scorrevole con un colpo secco e allora Seita prendeva in braccio la bimba che spaventata da quel rimbrotto piangeva ancora più forte, e usciva nella strada buia, piena di lucciole come sempre, se solo non ci fosse Setsuko, gli capitava di pensare e subito chissà forse per uno scherzo dell'immaginazione, gli sembrava che il corpo di lei, già addormentata sulle sue spalle, si facesse più leggero, la fronte e le braccia morsicate senza pietà dalle zanzare, se solo si grattava ne usciva del pus. La vedova era uscita per qualche motivo e Seita aprì il vecchio organo della figlia: "He, to, i, ro, ha, ro, i, ro, to, ro, i, he, to, i, ro, i, he, ni", dopo che le scuole elementari erano diventate scuole del popolo, il sistema delle note musicali, do, re, mi, era stato sostituito da ha, ni, ho, he, to, i, ro, ha, provò a strimpellare incerto la canzoncina delle carpe, la prima che aveva imparato e Setsuko gli fece eco, "Smettetela, ma cosa vi salta in mente, non sapete che siamo in guerra? La gente se la prenderà con me, scriteriati che non siete altro", la vedova era tornata all'improvviso ed era infuriata "Mio dio, che sciagura ci è capitata addosso, nessun aiuto durante i bombardamenti, ma se proprio non ci tenete alla pelle perché diavolo non ve ne andate a vivere nella cava?'". "Veniamo davvero a vivere qui, che ne dici? In questa grotta nessuno ci darà fastidio, potremo fare quello che vogliamo, noi due soli", era una grossa cava di forma quadrata, i puntelli sembravano robusti, se avessero comprato in qualche casa di contadini delle stuoie e le avessero stese al suolo, con una zanzariera, non ci sarebbero stati problemi. e poi c'era anche l'emozione di quella avventura degna di un ragazzo della sua età, terminato l'allarme raccolse le loro cose senza una parola "Molte grazie per la lunga ospitalità. Ci trasferiamo altrove" "Ma dove andrete?" "Non lo so ancora bene" "Buona fortuna, allora, addio Setsuko" un sorriso forzata e la vedova rientrò subito in casa. Insieme con il baule di vimini, i materassi, la zanzariera e gli attrezzi da cucina, riuscì in qualche modo a portare con sé anche l'urna con le ossa della madre, a guardare bene si trattava solo di una grotta ed era triste pensare di viverci, ma da un contadino al quale si era rivolto a caso poté ottenere una certa quantità di paglia e poi, a pagamento, delle grosse rape e delle cipolle, la cosa più importante era che Setsuko correva qua e là ridendo e schiamazzando: "Questa è la cucina e questo l'ingresso", poi un po' perplessa: "E il gabinetto?" "Dove vuoi tu, tanto ti ci porto io", si era seduta sulla paglia, una volta il padre aveva detto: "Questa bimba diventerà di una bellezza squisita", e quando Seita che non aveva capito il significato di squisita aveva chiesto spiegazioni, la risposta era stata: "Dunque, vediamo, potrebbe essere qualcosa come "raffìnata", raffinata lo era di sicuro, ma anche così fragile e delicata. Erano lontani dalla zona del coprifuoco, ma nel rifugio le tenebra della notte sembravano ancora più dense, dopo aver appeso la zanzariera vi scivolarono sotto, fuori si sentiva solo il rumore degli insetti che arrivavano a frotte, d'istinto si accostarono l'uno all'altro, quando strinse le gambe nude di Setsuko al proprio ventre Seita avvertì subito come una pungente eccitazione, la strinse più forte e Setsuko sembrò spaventata: "Mi fai male, Seita". Le propose di andare a fare due passi visto che non riuscivano a prendere sonno, fuori fecero la pipì uno accanto all'altra, sulle loro teste i segnali intermittenti rossi e azzurri di aerei giapponesi che si dirigevano verso ovest, "Sono le truppe speciali d'attacco" disse e Setsuko pur senza capire annuì, "Sembrano lucciole" "Hai ragione" e se prendessimo la lucciole e le mettessimo dentro la zanzariera, avremmo almeno un pò di luce, non si trattava di imitare Che Yin(10), ma ne raccolsero quante potevano e quando le lasciarono libere sotto la zanzariera, cinque o sei piccole luci tremolanti si mossero, dopo una breve pausa uscirono a cercarne altre, ne presero forse un centinaio, il chiarore non era sufficiente perché riuscissero a vedersi in viso, ma almeno si sentivano più tranquilli e seguendo quel debole movimento luminoso Seita poté addormentarsi e sognare, la sfilata delle lucciole e la parata navale dell'ottobre 1935, le falde del monte Rokko decorate con una grande immagine luminosa a forma di nave, viste da lassù la flotta da guerra e le portaerei ancorate nella baia di Osaka sembravano bastoni galleggianti, sulla prua della corazzata erano tese delle tende bianche, a quel tempo il padre era imbarcato sull'incrociatore Maya e Seita aveva disperatamente cercato la nave in mezzo alle altre, ma senza riuscire a individuare il ponte, alto come una rupe, che era caratteristico della Maya, ogni tanto risuonava la marcia della marina militare, forse era la banda dall'Università di Commercio, come erano le parole? "nella difesa e nell'attacco, le nostre fortezze d'acciaio galleggianti resisteranno sempre", chissà dove starà combattendo nostro padre adesso, la sua fotografia è ormai tutta rovinata dal sudore. L'attacco degli aerei nemici, ta, ta, ta, ta, i loro proiettili traccianti erano come la luce delle lucciole, e ricordò che i proiettili della batteria contraerea che aveva visto durante i bombardamenti notturni del 17 marzo erano stati inghiottiti dal cielo in un sol colpo proprio come le lucciole, avranno mai abbattuto qualcosa? La mattina dopo metà delle lucciole erano morte e Setsuko volle seppellirle accanto all'ingresso della cava, "Cosa stai facendo?" "Una tomba per le lucciole" senza neppure voltarsi verso di lui, anche la mamma è morta vero?, mentre Seita non riusciva a rispondere "Me lo ha detto la zia, sai, che è morta e che è in una tomba", per la prima volta Seita sentì gli occhi pieni di lacrime, "Uno di questi giorni ti porterò al cimitero, Setsuko, te lo ricordi il cimitero di Kasugano vicino a Nunobiki, la mamma è laggiù", in una piccola tomba sotto un albero di canfora, è vero, se non porto le sue ossa al cimitero non potrà riposare in pace. Dal momento che Seita aveva ceduto i kimono della madre in cambio del riso e andava ad attingere l'acqua, la gente intorno capì ben presto che abitavano nel rifugio, ma nessuno si fece vivo, raccattava rami secchi per cuocere il riso, quando il sale non gli bastava attingeva acqua di mare, lungo la via poteva essere il bersaglio di qualche P51, ma le giornate scorrevano tranquille, le notti erano protette dal chiarore delle lucciole, si erano ormai abituati alla vita nella cava, anche se fra le dita di Seita spuntavano degli eczemi e Setsuko deperiva. Quando di notte andavano alla riserva d'acqua per lavarsi e raccogliere lumachine, le sue costole e le scapole sembravano ogni volta più sporgenti, "Devi mangiare di più", le diceva guardandosi attorno con dispetto, le ranocchie che gracidavano a tutto spiano potevano servire come pranzo, ma non c'era verso di prenderle, aveva un bel ripetere a Setsuko che doveva mangiare dl più, ma ormai i kimono della madre se ne erano andati, era vero che al mercato nero un uovo costava tre yen, uno sho(11) di soia cento yen, cento monme di carne venti yen, uno sho di riso venticinque yen, ma se non si conoscevano i canali giusti non c'era nessuna speranza di arrivarci. La città era a portata di mano e i contadini si facevano furbi, non accettavano denaro in cambio di riso, ben presto dovettero accontentarsi di nuovo del minestrone di fagioli, alla fine di luglio Setsuko prese la scabbia, per quanto si desse da fare per scacciare pulci e pidocchi già la mattina seguente li trovava insediati in tutte le cuciture dei suoi vestiti, furioso al pensiero che ogni stilla di sangue rosso che usciva da quegli insetti grigi era di Setsuko, provò a ucciderli lentamente, strappando una ad una le loro zampe sottili, ma anche questo era inutile, chissà se era possibile mangiare le lucciole, dopo un po' di tempo la bimba era priva di forze e anche quando Seita andava al mare restava sdraiata con la sua bambola fra le braccia "Va tu, io ti aspetto qui" ogni volta che usciva, Seita rubava dagli orti vicini un cetriolo grande come il suo dito mignolo o un pomodoro verde per portarli a Setsuko, un giorno incontrò un ragazzino di cinque o sei anni che stava morsicando una mela, felice come avesse con sé un tesoro, e glielo strappò di mano fuggendo subito dopo "Setsuko, guarda, una mela"e la bimba con gli occhi splendenti provò ad addentarla, ma subito la rifiutò, non è una mela, e Seita si accorse che in effetti si trattava di una patata cruda senza buccia e mentre Setsuko aveva gli occhi pieni di lacrime forse per la gioia assaporata troppo presto la rimproverò "Anche la patata è buona, se non la mangi subito guarda che la prendo io", ma anche la sua voce tremava di pianto. Chissà dove erano finite le razioni, insieme con il riso aveva ottenuto fiammiferi e salgemma, ma le razioni di cui ogni tanto parlavano i giornali erano al di fuori dalla sua portata perché non faceva parte di nessun gruppo di quartiere, di notte Seita, visto che gli orti non bastavano più, razzolava fra i campi di patate per rubare qualche barbabietola e spremerne il sugo per Setsuko. La notte del 31 luglio suonò l'allarme proprio mentre era all'opera in un campo, ma senza badarci continuò a raccogliere patate fin quando un contadino che stava cercando riparo in un rifugio poco distante lo scoprì, lo colpì senza risparmio e non appena l'allarme cessò, lo trascinò alla cava cercando con l'aiuto di una torcia elettrica le foglie di patate che Seita aveva lasciato da parte per la cena, una prova inconfutabile, davanti a Setsuko terrorizzata che chiedeva scusa, implorò il contadino inutilmente: "Mia sorella è malata, non può restare sola" "Discorsi del cavolo, non sai che in tempo di guerra il furto è un reato gravissimo?" lo buttò a terra con uno sgambetto, poi lo afferrò per le spalle "Cammina, ti faccio sbattere in galera", ma il poliziotto che trovarono nell'ufficio non sembrò molto interessato, "Questa notte sembra abbiano bombardato Fukui" dopo aver placato il contadino furioso, fece a Seita una breve predica e lo lasciò subito andare, appena fuori ecco Setsuko, dio solo sa come aveva fatto ad arrivare fin lì. Quando tornarono al rifugiò, carezzando la schiena di Seita che stava ancora piangendo, Setsuko disse: "Dove ti fa male? Dovremmo chiamare il dottore e dirgli di farti un'iniezione, sai", lo stesso tono della mamma. Con l'arrivo dell'agosto ogni giorno si ripetevano gli attacchi di aerei trasportati sulle navi e Seita usciva a fare razzie dopo aver atteso il segnale d'allarme, approfittando dei momenti in cui tutti gli abitanti della zona si raccoglievano nei rifugi, terrorizzati dalle sventagliate di proiettili che piombavano sulle loro teste mentre ancora il bagliore degli aerei sembrava lontano nel cielo estivo, entrava nelle cucine attraverso la porta spalancata e afferrava tutto quello che gli capitava a tiro, nella notte del 5 agosto il centro
di Nishinomiya fu incendiato e anche la tranquilla zona dì Manchitani fu tutta in subbuglio, ma per Seita era quello il momento di mettersi al lavoro, in mezzo alla confusione di suoni terrificanti dove si mescolava anche il fragore delle bombe, si aggirava di nascosto nei quartieri deserti, del tutto simili a quelli che aveva visto il 5 luglio, afferrava i kimono che avrebbe barattato con il riso, gli zaini abbandonati, e tutto ciò che non poteva portare con sé lo nascondeva sotto le lastre di pietra della fognatura attento a spazzarne via le scintille, rannicchiato in un angolo per evitare la valanga di gente in fuga alzava gli occhi verso il cielo notturno dove i B29 rasentando il fumo degli incendi si dirigevano verso la montagna o avanzavano verso il mare, ma niente paura ormai, gli veniva quasi voglia di agitare una mano e lanciare un grido di saluto. In quella confusione chissà, forse aveva scelto un bel kimono adatto per uno scambio, la mattina dopo non trovando nulla per avvolgere l'elegante veste da cerimonia, se la infilò fra la camicia e i calzoni, mentre camminava gli scivolava da tutte le parti e reggendola con le due mani, del tutto simile a una grossa ranocchia, si mise in cerca di una fattoria, ma si prevedeva che quell'anno il raccolto sarebbe stato scarso, i contadini erano sempre più restii a cedere il loro riso, certo non era il caso di restare nei dintorni, doveva cercare più lontano fino a Nishinomiya Kitaguchi, dove i buchi delle bombe si allineavano lungo i campi irrigati e infine a Nikawa, tutto quello che poté ottenere fu pomodori, baccelli di soia, fagiolini. Setsuko era tormentata dalla diarrea, una metà del suo corpo appariva di un bianco quasi trasparente, l'altra era devastata dalla scabbia, quando la lavava con l'acqua di mare piangeva per il dolore. La portò dal dottore davanti alla stazione dl Shukugawa, che si limitò a dire: "Ha bisogno di nutrimento", per dovere le appoggiò lo stetoscopio al petto senza neppure prescrivere una medicina, nutrimento voleva dire carne bianca di pesce, rosso d'uovo, burro, forse vitamine, un tempo quando tornava a casa da scuola trovava nella cassetta dalla posta il cioccolato fatto a Shanghai che il padre gli aveva spedito, quando aveva mal di stomaco poteva bere il succo di una mela spremuta, sembrava tutto così lontano, ma solo fino a due anni prima anzi solo due mesi prima avevano di tutto, la mamma faceva bollire una pesca nello zucchero e apriva scatolette di polpa di granchio, e poi la marmellata di fagioli rossi che lui aveva rifiutato perché non gli piacevano i dolci, la scatola della colazione di riso cinese preparata il giorno della Cooperazione per lo Sviluppo dell'Asia, che aveva buttato via perché puzzava, l'insipido pasto vegetariano del tempio Manpuku a Obakusan, i grossi gnocchi che la prima volta non era riuscito neppure a mandare giù, dio mio, era tutto un sogno. Setsuko non aveva più la forza di reggere nemmeno la bambola da cui non si staccava mai, che teneva fra le braccia e che mentre camminava le ciondolava al fianco, anzi sembrava che le braccia e le gambe sporche di nero della bambola fossero più rotonde delle sue, seduto con lei sull'argine dello Shukugawa Seita notò un tale che accanto a un carretto pieno di blocchi di ghiaccio, li tagliava con una sega, ne raccolse qualche frammento caduto e lo accostò alle labbra della bimba. "Hai fame?" "Umh" "Cosa vorresti?" "Tenpura e poi otsukuri e poi tokoroten(12)", molto tempo prima avevano in casa un cane di nome Bell e Seita che odiava il tenpura gli gettava di nascosto la sua porzione, "Niente altro?" parlare di quello che si voleva mangiare, anche solo ricordare i sapori era meglio di niente, il sukiyaki(13) di pesce che avevano preso da Maruman dopo essere stati a teatro a Dotombori, un solo uovo a testa, ma la mamma gli aveva ceduto il suo, i piatti cinesi del mercato nero del quartiere, c'era andato con il padre, e osservando i filamenti delle patate cotte nella gelatina di riso aveva chiesto se erano andate a male, facendo ridere tutti, le caramelle scure che una volta aveva rubacchiato dal pacco regalo per i soldati, aveva preso di nascosto anche il latte in polvere di Setsuko e una volta in pasticceria della cannella, e poi quella volta che durante una gita scolastica aveva diviso una mela con un compagno più povero che aveva solo caramelle al limone della Glico, e mentre pensava ricordò già, è vero, Setsuko ha bisogno di nutrimento, esasperato la prese di nuovo in braccio e fece ritorno al rifugio. Guardando Setsuko che stesa al suolo con la bambola tra le braccia sembrava sonnecchiare, si chiedeva se non fosse possibile ferirsi un dito per offrirle il suo sangue, anzi non gli sarebbe importato molto di tagliarsi un intero dito, chissà se poteva farle mangiare la sua carne, "Non ti danno fastidio i capelli, Setsuko?", solo i capelli lunghi e folti sembravano pieni di vita, la fece sedere e glieli divise in tre trecce mentre le dita gli si riempivano di pidocchi, "Grazie" i capelli ravviati facevano risaltare ancora di più i suoi occhi infossati. Qualcosa doveva passarle per la mente perché raccolse tre sassi che aveva a portata di mano "Seita, è pronto" "Cosa?" "Il pranzo, vuoi anche un pò di tè?" poi tutta allegra all'improvviso: "Ho preparato anche del toufu(14), ne vuoi?" come se giocasse alle signore allineava sassi e zolle di terra "Serviti, non vuoi mangiare?". A mezzogiorno del 22 agosto, quando Seita tornò al rifugio dopo aver fatto il bagno nella riserva d'acqua, Setsuko era morta. Ridotta ormai a pelle e ossa, negli ultimi due o tre giorni non aveva avuto neppure la forza di parlare, se una grossa formica le si arrampicava sul viso non riusciva a scacciarla, soltanto di notte i suoi occhi sembravano seguire il volo delle lucciole "Salgono, scendono, ah, si fermano" mormorava, quando una settimana prima Seita aveva sentito dire che la guerra era perduta aveva gridato d'istinto: "E la flotta unita?"e un vecchietto che gli stava a fianco aveva risposto ben sicuro di ciò che affermava: "E' affondata un sacco di tempo fa, non si è salvata neppure una nave", allora anche l'incrociatore di papà è affondato? camminando guardava la fotografia ormai accartocciata che era diventata quasi parte di lui stesso, "Anche il papà è morto, anche il papà è morto", la realtà di questa morte gli pareva molto più tangibile che nel caso della madre, non aveva più senso ripetersi che lui e Setsuko dovevano continuare a vivere, ormai nulla importava più. Tuttavia solo per Setsuko aveva continuato a girare qua e là, con in tasca le banconote da dieci yen che aveva prelevato dal deposito in banca, ogni tanto gli capitava di trovare un pollo per 150 yen, il riso era rincarato di colpo, uno sho costava 40 yen, aveva provato a darlo a Setsuko ma non era più in grado di inghiottirlo. Quella notte arrivò un tifone, Seita accoccolato nel rifugio con il corpo di Setsuko sulle ginocchia, ogni tanto sonnecchiava, ma subito riapriva gli occhi per carezzarle i capelli, appoggiare le guance alla fronte ormai fredda, senza una lacrima. Sotto l'urlo del vento le foglie degli alberi si agitavano furiosamente e nella tempesta che infuriava gli pareva di udire il pianto di Setsuko, in altri momenti aveva l'illusione di sentire ancora la marcia della marina militare. Il giorno dopo, passato il tifone, il cielo tinto dei colori dell'autunno era tutto percorso dalla luce del sole, senza una nuvola, e Seita salì sulla collina con Setsuko tra le braccia, si rivolse al municipio, ma gli fu detto che il crematorio era pieno, che non avevano ancora sistemato i morti della settimana prima, ottenne solo una cesta di carbone, una razione speciale, "Se è una bambina puoi cremarla tu stesso nell'angolo di un tempio, te lo permetteranno, ricordati di spogliarla, se usi baccelli secchi per accendere il fuoco vedrai che brucerà bene, senza fatica" gli spiegò l'impiegato come fosse abituato a questo genere di discorsi. Dopo aver scavato una fossa sulla collina che dava su Manchitani adagiò Setsuko nel baule di vimini sistemandole accanto la bambola, il portafoglio e la biancheria, poi, come gli era stato detto, mise insieme rami e baccelli di fagioli secchi e dopo aver rovesciato tutto il contenuto della cesta vi posò sopra il baule, diede fuoco a un pezzo di legno cosparso di zolfo e lo gettò dentro, i baccelli cominciarono a crepitare fiammeggiando mentre il fumo sembrava ancora incerto, poi di colpo una colonna si alzò sicura verso il cielo, Seita con gli intestini sconvolti si accovacciò al suolo, gli occhi fissi sulle fiamme, la diarrea cronica aveva cominciato a tormentare anche lui. Verso la fine del giorno i carboni gemendo al vento tremolavano di luce rossa, nel cielo del crepuscolo c'erano le stelle e in basso tra le file di case nella valle dove due giorni prima era stato tolto il coprifuoco si potevano scorgere qua e là le luci amiche di un tempo lontano, quattro anni prima era passato da quelle parti con la mamma che doveva informarsi su una possibile fidanzata di un cugino del padre, nulla era cambiato da quel giorno quando aveva intravisto da lontano la casa della vedova. A notte fonda il fuoco era ormai spento, ma impossibile nel buio raccogliere le ossa, si sdraiò accanto alla fossa, intorno a lui uno sciame enorme di lucciole, ora non gli interessava più catturarle, meglio così, Setsuko si sarebbe sentita meno sola, ci sono le lucciole, salgono, scendono, ora volano da questa parte, fra non molto anche le lucciole scompariranno, ma tu potrai andare in cielo con loro. Si svegliò all'alba, raccolse le ossa bianche simili a minuti frammenti di alabastro e scese in pianura, nel rifugio antiaereo dietro la casa della vedova raccolse un sottokimono e delle cinture della madre tutti arrotolati e imbevuti d'acqua, forse erano stati gettati via dopo che Seita aveva dimenticato di portarli con sé, se li mise in spalla e fu tutto, non fece più ritorno alla cava. Nel pomeriggio del 22 settembre 1945 Seita, morto come un cane nella stazione di Sannomiya, fu cremato assieme ai corpi di altri venti o trenta orfani di guerra in un tempio sopra il cimitero di Nunobiki e le sue ossa furono raccolte nella cripta come quelle di un'anima abbandonata.
L'autore
Nosaka Akiyuki è nato a Kamakura, ma dopo la morte della madre è stato adottato da parenti e ha trascorso l'infanzia a Kobe; qui ha conosciuto l'esperienza della guerra, dei bombardamenti, delle macerie e del mercato nero, che sarebbero stati, secondo le sue stesse parole "gli unici maestri della sua carriera letteraria". Subito dopo la fine della guerra si è trasferito a Tokyo dove, dopo un breve periodo di vita vagabonda e piccoli furti che lo hanno portato anche a essere rinchiuso in una casa di correzione per minori, è ritornato a far parte della famiglia d'origine. Nel 1950 si è iscritto al corso di francese della Waseda Daigaku di Tokyo, interrompendo gli studi due anni dopo per dedicarsi a una serie di lavori disparati, prima di entrare alla televisione come autore di spot pubblicitari, scenette comiche, canzoni per bambini e curatore di spettacoli musicali. Nel 1963 ha pubblicato Erogotoshitachi (I maestri dell'eros), un romanzo spregiudicato e ironico, drammatico sotto l'apparente frivolezza dell'impianto. Tradotto in americano nel 1968, I maestri dell'eros ha determinato il suo successo come scrittore, confermato in seguito dalla pubblicazione di Hotaru no haka (La tomba delle lucciole), America hijiki (Le alghe americane) nel 1968 e Mayonaka no Maria (Maria della notte) nel 1969. Scrittore originale non solo per la scarsa convenzionalità dei suoi soggetti, ma anche per il linguaggio formato da frasi lunghissime prive dl punteggiatura, le uniche a suo dire che gli permettano di esprimere al meglio la confusione dei suoi pensieri, Nosaka è inoltre diventato famoso come cantante (creandosi un'immagine inconfondibile a base di abiti bianchi e spessi occhiali da sole), ha tentato senza successo la carriera politica candidandosi alle elezioni per la Camera Alta ed è stato inoltre coinvolto nel corso degli anni '70 in un lungo processo per oscenità dopo la pubblicazione, in una rivista da lui diretta, di un breve racconto attribuito allo scrittore Nagai Kafu (1879-1959).
Il film
Triste, duro, crudo e mai melodrammatico. Anche i rari momenti di gioia nascondono in realtà il dramma. Non vi è nessuna concessione alla speranza. La vita degli uomini, in questo periodo storico, è destinata a durare quanto la vita di una lucciola. Takahata fotografa la guerra dando poco risalto al sangue e ai corpi, ma senza nascondere la gravità della situazione, come dopo il bombardamento di Kobe. La città scompare davanti agli occhi di questi due poveri bambini, in balia di eventi tanto più grandi di loro. Chi è abituato a pensare allo Studio Ghibli associandolo ai film di Miyazaki, avrà una grossa sorpresa. Takahata non solo racconta una storia triste, ma la racconta con un atteggiamento completamente diverso dall'altro regista. Nella realtà della guerra, l'unica cosa da fare sarebbe aiutarsi da solo, ma Seita non ne ha il carattere. Fino alla fine, non si rende conto di quanto grave sia la situazione. Vive aspettando il ritorno del padre, convinto che lui risolverà le cose. Non pensa neanche per un momento che il padre potrebbe non tornare. Il protagonista è assolutamente impotente di fronte agli eventi drammatici verso i quali, rassegnato, non prova nemmeno a reagire. Seita vive in attesa, è un personaggio quasi completamente passivo. Anche quando prende delle decisioni, in realtà non è per "fare qualcosa", ma per "non fare qualcosa". Miyazaki sembra avere una scorta infinita di ottimismo e i suoi protagonisti sono sempre dei piccoli eroi. Takahata ci mette una buona dose di pessimismo e un personaggio che non si ribella, piange e aspetta che qualcuno gli dica cosa fare. In realtà, Seita agisce in maniera molto più comune di quanto si possa pensare. Sono i personaggi di Miyazaki ad essere personaggi più ideali che reali, i ragazzi che tutti avremmo voluto essere. Seita agisce da ragazzo, da persona che dei meccanismi della vita ha capito ben poco. Più che altro non è la forza di volontà che gli manca quanto l'intelligenza di comprendere la situazione. E' probabilmente anche un bambino un po' viziato. Uno degli obiettivi del film è certamente far capire la mostruosità della guerra e le sofferenze che ne possono derivare per le persone comuni: un "eroe" sarebbe stato totalmente fuori luogo. Il film di Takahata potrebbe adattarsi ad una qualunque guerra. Ha tutte le caratteristiche del capolavoro. E' un film che colpisce al cuore e allo stomaco. Un film che dovrebbe essere visto nelle scuole.
Note
1. Riso bollito e pressato in forma rotonda o triangolare, spesso avvolto da fogli di alghe secche e contenente una prugna sotto sale, un pezzo di salmone cotto o altro. Molto comune per i picnic.
2. Uno dei piatti tradizionali della cucina giapponese, composto da verdura e pesce immersi in una leggera pastella di farina e fritti nell'olio. Viene servito con l'accompagnamento di una salsa di soia e rafano grattuggiato.
3. Alta fascia di broccato decorato che tiene chiuso il kimono, annodata dietro con un ampio nodo.
4. Calzatura tradizionale, formata da un infradito di stoffa e una suola rettangolare di legno che poggia su due supporti paralleli.
5. Stuoie di giunchi intrecciati, sostenute da un'imbottitura di paglia di riso, bordate da una passamaneria decorata, che ricoprono l'impiantito delle stanze in stile tradizionale giapponese.
6. Bevanda alcolica propria del Giappone, simile alla birra, ricavata dal mosto di riso fermentato.
7. Sacchettini di stoffa multicolore contenenti fagioli secchi. Un gioco diffuso fra le bambine prevede che se ne lanci in aria un certo numero e che si raccolgano al volo senza farli cadere.
8. La veste nazionale e tradizionale, maschile e femminile, dei giapponesi, costituita da una lunga tunica incrociata sul davanti, stretta alla vita con una larga cintura.
9. Misura di capacità equivalente all'incirca a 18 litri.
10. Studioso dell'antica Cina che secondo la tradizione leggeva alla luce delle lucciole.
11. Pesi e misure di capacità: uno sho equivale a circa 1,8 litri, un monme a circa 3,75 grammi.
12. Otsukuri (anche sashimi): fettine sottilissime di pesce crudo che costituiscono uno dei piatti più apprezzati della cucina giapponese. Si servono in genere con salsa di soia. Il tokoroten è invece composto di cubetti di gelatina, aceto, salsa di soia, senape e striscioline di alghe.
13. Piatto fra i più noti della moderna cucina giapponese: è costituito da fette sottilissime di carne di manzo e varie verdure, (foglie di crisantemo, porri, germogli di bambù, funghi) cotte in una pentola di ferro con zucchero e salsa di mais, e immerse dagli stessi commensali, subito prima di servirsi, in una piccola ciotola contenente un uovo crudo e salsa di sola. Nella regione di Osaka spesso la carne di manzo è sostituita con quella di pesce.
14. Latte di soia cagliato, presente in molti piatti della cucina giapponese.
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Takahata Isao
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