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Tsukamoto Shin'ya

Acclamato regista "cult" (più in Europa che in Giappone, a dire la verità) è l'autore del mitico Tetsuo, vincitore a sopresa del Festival del Cinema Fantastico di Roma, edizione 1989, e poi premiato a Berlino e Taormina. A Venezia, nel 2002, ha vinto il premio speciale della giuria nella sezione Controcorrente per Rokugatsu no hebi.
Il Manifesto fu il primo quotidiano ad intervistarlo nel lontano 1989 e da allora lo segue con molta attenzione grazie all'inviato Pio d'Emilia, che ci ha contattato per promuovere l'evento. Nel settembre del 2002, da Venezia Pio scriveva:

In Giappone nessuno o quasi lo conosce, in Italia c'è la fila per intervistarlo. [...] Dopo un paio di incursioni nel colore (Tokyo Fist, 1995, e Gemini, 1999) Tsukamoto è tornato al bianco e nero. Condito di blu. "E' il colore dell'acqua, come ce lo immaginiamo..." Ma l'acqua è incolore... "Infatti, anzi, a Tokyo è decisamente sporca ed ecco da dove nascono molte malattie, fissazioni, fantasie..." E ce ne sono tante, di fantasie, agitate da Rokugatsu no hebi (Il serpente di giugno)... "Erano almeno 15 anni che pensavo a questo film. Finalmente ci sono riuscito. E come al solito conto sull'interesse del pubblico europeo e italiano in particolare, che mi segue con molto affetto..." Vedendo il film, sembra che Tsukamoto, oramai sposato e padre felice, abbia abbandonato l'incubo della cyber-mutanza e sia finalmente atterrato in un appartamento di Tokyo. Dalle visioni alla realtà. Sembra un film impegnato, di denuncia, e di grande rispetto per la nuova rivoluzione giapponese. La vittoria delle donne, la sconfitta dei maschi. "Può darsi. Certo rispetto a Tetsuo sono invecchiato e maturato. Se l'avessi realizzato prima, questo film avrebbe avuto una velocità diversa. Quanto alle donne, è vero. Hanno sconfitto i maschi. Quelli che se ne sono accorti, forse riusciranno ad adattarsi, gli altri e sono la maggioranza, rischiano l'estinzione..." C'è una certa benevolenza, tuttavia, per gli "stalker", i molestatori. Un fenomeno sempre più diffuso, asfissiante... "Preferisco il molestatore al marito, questo è certo. Il molestatore non usa violenza, la violenza di chi non si occupa del proprio partner è certamente più grave. Rinko, la protagonista, scopre l'amore grazie al molestatore, fosse per il marito, sarebbe già morta" Ma è davvero così grave la situazione, in Giappone? "Beh, i dati sono chiari, la socetà invecchia, non si fanno figli, i giovani, specie maschi, non sono attratti dal sesso." E al matrimonio o alle convivenze preferiscono restare in casa o vivere da single. Frequentando, per soddisfare i propri bisogni, il mondo del fuzoku (l'industria del sesso, spesso solo virtuale). Nel film c'è una scena molto esplicita.... "Sì, quello che stupisce è che questi masturbatoi pubblici sono frequentati anche dai giovani... [...]" Uomini nei masturbatoi, donne che fanno la fila per acquistare l'ultimo modello di kokeshi, i vibratori con il telecomando a distanza, senza fili. Ma in Giappone nessuno scopa più, "normalmente"? "Evidentemente pochi. Troppo impegnativo, complicato. In un paese dove si vendono le pillole per deodorare la cacca e dove il sudore è considerato fastidioso e osceno... cosa puoi aspettarti?" [...] C'è ancora spazio per i sentiementi, in Giappone? "Forse sì. Ma è cambiato linguaggio e contesto. E interlocutori. Nel film è il molestatore, personaggio negativo, che paradossalmente si preoccupa con più attenzione, quasi affetto, delle esigenze di Rinko. E' lui, ad esempio, che si accorge, osservandone il seno da lontano, attraverso le foto che gli scatta di nascosto, che potrebbe avere il cancro..." [...] Eppure il marito, anziché occuparsi delle esigenze di Rinko, pensa soltanto alle pulizia maniacali della cucina ed del bagno. E' per questo che alla fine il molestatore (impersonato dallo stesso Tsukamoto, ndr) lo prende a calci, in una scena truculenta che ricorda le indimenticabili sequenze di Tetsuo? "Sì, il marito deve essere punito. E' grave non accorgersi degli altri, delle loro esigenze. E' il reato che oggi moltissimi uomini commettono" [...]

Rokugatsu no hebi uscirà nelle sale il 28 marzo 2003.

Bibliografia

Silvestri, Silvana. Metalli urlanti giapponesi. Il Manifesto, 20 febbraio 2003.
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